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Finalmente qualche rattoppo a via Giolitti!

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Dopo aver utilizzato il servizio “Io segnalo” venerdì scorso per avvisare la Polizia Locale della presenza di una buca grossa e profonda in via Giolitti (ed è stata tappata in giornata) domenica 14 gennaio, (come i lettori più attenti del nostro blog ricorderanno)  abbiamo pubblicato le foto delle altre numerosissme buche presenti nella via (vedi). Ebbene, nella giornata di lunedì, sono state tappate quasi tutte come testimoniano le fotografie. Certo con questo intervento non si risolvono i problemi atavici di via Giolitti  e, sicuramente, con le prossime piogge si apriranno altre buche, ma è un primo passo almeno per evitare temporaneamente e per quanto possibile sicure cadute e guasti meccanici.

Che dire, siamo rimasti stupiti da tanta solerzia visto che il problema era presente da mesi e le autorità competenti ne erano perfettamente a conoscenza. A questo punto non possiamo che esortare tutti i residenti del Rione ad utilizzare il servizio “Io segnalo” sul sito istituzionale del Comune di Roma e in seconda battuta ad inviarci foto di buche e di altre situazioni pericolose esistenti su strade e marciapiedi dell’Esquilino. Evidentemente le segnalazioni servono a qualcosa!

Gennaio 2018, SOS strade dell’Esquilino

Ci siamo spesso preoccupati  di via Giolitti: l’assurdo passaggio di mezzi pesanti e di un treno a scartamento ridotto ha causato, causa e causerà ingenti danni a monumenti e palazzi e ha rovinato, rovina e rovinerà l’esistenza a centinaia di persone che hanno la sfortuna di abitare accanto a questo autentico castigo di Dio e convivono tutti i giorni con continue scosse telluriche al passaggio dei convogli e degli aubus turistici e di linea. E non bastano neppure le pubblicazioni scientifiche  sui “sinkholes antropogenici” di cui via Giolitti è un esempio tra i più significativi di tutta la città di Roma per far cambiare idea agli amministratori: il cosiddetto “trenino” deve passare per forza lì costi quel che costi (e oltretutto costerà ai cittadini romani più di cento milioni di Euro) e così anche i bus turistici e di linea.

La situazione della strada è a dir poco allarmante: ad ogni pioggia si aprono buche molto pericolose per chi ha la sventura di passarci sopra.  Ma è tutta la via a destare allarme,  avvallamenti sempre più lunghi e profondi, sia sulla sede stradale sia in quella ferroviaria, dovrebbero allertare le autorità competenti. C’è assoluto bisogno ad avviare un discorso per programmare lavori seri di consolidamento e non semplici rattoppi che lasciano il tempo che trovano.

Qui sotto alcune fotografie di buche a via Giolitti scattate in questi giorni (non è una città appena bombardata) e un filmato della buca “storica” davanti al Tempio di Minerva Medica di cui si occupò anche “L’Unità” in un articolo del 29 dicembre del 2004 purtroppo non più disponibile on-line.

Ma non c’è solo via Giolitti,  vorremmo spostare l’attenzione anche su un’altra via del Rione martoriata da un traffico incessante di mezzi pubblici (tram e autobus) e mezzi privati: via di Porta Maggiore. Nei giorni scorsi si è aperta una buca abbastanza profonda nella carreggiata in direzione  di Porta Maggiore. Certo non era comparabile alle voragini che si aprono periodicamente a via Giolitti e impongono lo stop al passaggio del “trenino” per settimane se non addirittura mesi (anche qui per gli amministratori, che problema c’è?), ma era talmente profonda da richiedere l’intervento dei Vigili Urbani per segnalarla prima che fosse riparata.

A lavoro effettuato ci siamo recati sul posto ed abbiamo avuto una spiacevole sorpresa: a parte la qualità mediocre del rattoppo, infatti dopo poche ore la buca (anche se ovviamente meno profonda) era già ricomparsa, ci siamo accorti che un precedente intervento era già stato compiuto alla stessa altezza sulla corsia del tram e c’è una crepa che attraversa tutta la strada da marciapiede a marciapiede.

Tenendo presente che anche nella carreggiata opposta c’è una situazione che si trascina da anni, con crepe e buche che si aprono periodicamente in prossimità di un tombino all’altezza dell’incrocio con viale Manzoni chiediamo alle autorità di non procrastinare ulteriormente le decisoni perchè c’è bisogno di interventi non solo al manto stradale ma anche all’intera viabilità del Rione. I prossimi provvedimenti infatti rischiano di peggiorare la situazione ancor di più di quanto non lo sia oggi: lo smantellamento di una parte delle sopraelevata e lo spostamento di diversi posteggi per i bus turistici verosimilmente all’interno del nostro Rione rischiano di paralizzare intere zone dell’Esquilino e peggiorare ancor di più  la qualità della vita dei residenti. L’Associazione Abitanti via Giolitti Esquilino si è fatta carico, all’inizio della scorsa estate, di un sopralluogo con alcuni amministratori del Comune per far vedere sul posto lo stato di alcune strade del Rione. C’era stato assicurato, in tempi brevi, l’istituzione di un tavolo per discutere di questi problemi con gli attori interessati (Comune, Municipio, Ministero dei Beni Culturali e residenti), ma stiamo ancora aspettando. Chi non aspetta, sono le buche.

Via Giolitti, problemi seri da sempre sottovalutati

I problemi  causati dal passaggio della linea ferroviaria Laziali Centocelle a via Giolitti, sono amplificati da un aspetto critico da sempre sottovalutato ma di estrema importanza  per la sicurezza di residenti e utilizzatori del treno: il sottosuolo  della strada.

I progettisti che nella metà dell’800 idearono la sede ferroviaria delle linee che arrivano alla Stazione Termini, non solo si posero questo problema, ma si preoccuparono della statica dei due monumenti che erano situati nelle vicinanze: la chiesa di Santa Bibiana e il cd. Tempio di Minerva Medica (all’epoca non c’erano ancora  i palazzi). Si attestarono a un distanza di circa 20 metri e fecero appoggiare le rotaie su un terrapieno in maniera da rinforzare il sottofondo ed attutire le vibrazioni causate dal passaggio dei treni.

Chi progettò e in seguito realizzò nel 1910 la ferrovia  a scartamento ridotto Roma Fiuggi non solo non osservò alcuna precauzione riguardo alla distanza  relativa a palazzi e monumenti (il trenino passa praticamente accanto al cd. Tempio di Minerva Medica) ma non si preoccupò neanche di analizzare il sottosuolo e creare un sottofondo in grado di resistere al passaggio dei treni e di attutire le vibrazioni prodotte dai convogli e amplificate dai cosiddetti “sinkholes antropogenici” di cui parleremo più diffusamente in seguito.

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Come è ora con il trenino che continua la sua opera distruttrice
Come è ora con il trenino che continua la sua opera distruttrice

Eccco due articoli scritti a distanza di dieci anni l’uno dall’altro ma che evidenziano una realtà che è stata approfondita da una pubblicazione del 2015 dal nome “Analisi della suscettibilità ai sinkholes antropogenici nel centro urbano di Roma

Dal Quotidiano “l’Unita’” 29 dicembre 2004

Edizione di Roma, pagina 2 estratto dall’articolo

Tra Termini e Porta Maggiore, in viaggio tra le buche. Municipio V: c’è l’emergenza sfollati, le strade dovranno aspettare. Municipio I: siamo in attesa dei fondi 2005” di Paolo Molinari (articolo completo)

Scendendo verso Porta di San Lorenzo incontriamo la prima buca: non molto larga, ma profonda abbastanza da mettere in difficoltà anche il motociclista più esperto. Passati gli archi, troviamo una vera voragine: una trentina di centimetri di diametro, profonda almeno quindici. La fortuna è che si trova in corrispondenza dell’arco riservato al passaggio pedonale. Lasciamo Porta San Lorenzo e giriamo in Via Giolitti. Buche più o meno grandi, ma niente in confronto a quel che troviamo di fronte il tempio di Minerva Medica: un intero tratto di strada completamente sconnesso. Nel mezzo una lunga e profonda apertura. Le auto che si trovano a passare su quei cinque, sei metri di Via Giolitti si inclinano paurosamente a sinistra. Arriviamo a Piazza Porta Maggiore, ultima tappa della passeggiata odierna. Le auto che entrano ed escono dalle mura seguono traiettorie obbligate, le poche ancora libere da buche e sampietrini sporgenti

Dopo 12 anni la situazione è praticamente la  medesima nonostante gli innummerevoli rappezzi che sono stati effettuati in questo lasso di tempo con la buca che diventa sempre più profonda con il passare dei giorni.

La verità, purtroppo, è una sola: il sottosuolo di  via Giolitti è sicuramente pieno di cavità di origine naturale ed archeologica. D’altro canto nel luglio del 2014 quando si è aperta un’enorme voragine  all’altezza dell’incrocio con piazza di Porta Maggiore sotto le rotaie del treno  Laziali Centocelle (e sono stati ritrovati i resti di un tempio di età repubblicana databile tra il II e il I secolo a.C:),  il Messaggero pubblicò un articolo relativo a questo avvenimento, eccone  un estratto:

Via Giolitti tra voragini e scavi archeologici: ora si teme per i palazzi

„A preoccupare, invece, sono le fondamenta di un palazzo che sta alla fine di via Giolitti. In prossimità del cedimento, eroso dalle ultime piogge, vi sarebbe un avvallamento profondo. Condizione che potrebbe mettere a rischio la stabilità dei palazzi, tanto da convincere i tecnici a ipotizzare una verifica statica su alcuni edifici.
……

„Il tempio (quello rinvenuto nella voragine non quello di Minerva Medica ndr.) sarà ripulito e una volta documentato, l’area sarà rivestita con materiali protettivi, per essere salvaguardata per studi futuri, e poi riempita con soluzione tecnica tale da garantire la sicurezza delle volte nell’ottica di dare priorità alla riapertura del servizio ferroviario della ex Roma-Pantano.“

Fin qui abbiamo pubblicato  articoli apparsi sulla carta stampata e fotografie riprese in questi giorni ma nel 2015 uno studio scientifico (Memorie descrittive della Carta Geologica d’Italia XCIX 2015, pp. 167-188 figg 27; 1 tav ft. Analisi della suscettibilità ai sinkholes antropogenici nel centro urbano di Roma – G. Ciotoli, S. Nisio, R. Serafini)  oltre alla constatazione di un aumento esponenziale di aperture di voragini nel territorio cittadino, afferma (pubblicazione completa) :

L’area della Stazione Termini  costituiva in passato un bacino di approvvigionamento del tufo, in parte bonificata, ancora oggi nasconde dei vuoti sconosciuti: nel ’98 a Via Giolitti si aprì una voragine, un altro evento si verificò il 26 novembre del 2010 (vedi); nei pressi di Porta Maggiore che mise in luce dei cunicoli sotterranei; l’ultimo sinkhole antropogenico è del 7 luglio 2014 presso Piazza di Porta Maggiore angolo Via Giolitti che ha coinvolto le rotaie del tram e ha messo in evidenza ampi locali sotterranei con resti archeologici di età romana.
Ora chiediamo con ancor più fermezza che vengano prese delle decisioni serie per il futuro della linea Laziali Pantano a via Giolitti,  la natura del suo sottosuolo e i danni dovuti alle piogge e ai terremoti di questi ultimi tempi dovrebbero allarmare chiunque abbia un pò di buon senso  e abbia a cura la sicurezza  e il benessere dei cittadini. Secondo noi è assurdo far passare un mezzo pesante decine e decine di tonnellate su un fondo inesplorato ma sicuramente pieno di cavità e cunicoli. Fin qui la sorte è stata molto benevola con aperture di voragini senza che si verificassero incidenti a cose e persone ma perchè  continuare a far finta di niente  e mettere a repentaglio la sicurezza di decine e decine di residenti e viaggiatori. Ecco il panorama di questi giorni a via Giolitti : transenne, ponteggi, buche  e crepe paurose sulla sede delle rotaie del treno Laziali Centocelle (cliccare per ingrandire)
 dobbiamo aspettare l’apertura della prossima voragine perchè siano presi dei provvedimenti?

Una lunga storia fatta di segnalazioni, riparazioni e pseudo riparazioni

Abbiamo spesso fatto presente come la mancanza di programmazione sia alla base di problematiche che sembrerebbero difficili da risolvere ma che con un minimo di buon senso e professionalità potrebbero risultare meno complesse e meno costose da gestire. Un esempio eclatante è un tombino che sta nei pressi dell’incrocio tra via di Porta Maggiore e viale Manzoni. Più volte abbiamo denunciato come quel tratto di strada non sia adatto per il passaggio continuo dei Jumbo Bus (50 e 105) se non adeguatamente rinforzato. Ma come in tante altre parti di Roma si è scelto di procedere come al solito con l’improvvisazione e in pratica si va avanti con i soliti rattoppi. Ecco la sequenza temporale con le relative date di quello che è successo sempre al medesimo tombino negli ultimi due anni.

Di nuovo quest’anno (2015) ecco che succede

al passaggio dei Jumbo Bus

Ed ecco l’ultima riparazione effettuata  domenica 26 luglio 2015 con ben cinque mezzi tra camion camioncini e mini escavatori.

27 luglio 2015
27 luglio 2015

A questo punto la domanda sorge spontanea : quanto ci costa questo tombino ?

Ma a fronte di episodi come questo in cui si può discutere sulla bontà degli interventi che comunque sono stati realizzati, ci sono altre realtà che hanno dell’incredibile : a viale Manzoni appena dopo l’incrocio con via Principe Umberto fin dall’inizio del 2013 si è verificata questa situazione

02 febbraio 2013
02 febbraio 2013

Ebbene, ecco come è stata risolta e “riparata”

16 agosto 2015
16 agosto 2015

C’è altro da aggiungere ?

Buche, sempre buche, fortissimamente buche all’Esquilino

Parlare di buche a Roma sembra ormai inutile tanti sono gli articoli e le fotografie che appaiono quotidianamente su giornali e social network. Però, nel nostro caso faremo un’eccezione perchè il panorama delle buche all’Esquilino è quanto mai vario e, se possibile, educativo. Innanzitutto iniziamo da quelle storiche, che esistono da anni, causate dall’incessante via vai di jumbo bus su strade non atrrezzate adeguatamente ad ospitarli ma che nessuno si prende la briga di riparare e diventano ogni giorno più grandi e più profonde mettendo a rischio non solo le sospensioni di autoveicoli e motoveicoli ma la salute degli stessi pedoni perchè sono localizzate sui passaggi pedonali all’incrocio tra viale Manzoni, via di Porta Maggiore e via Principe Eugenio.

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Poi quelle ricorrenti a via Giolitti, ogni anno dopo la stagione delle piogge appena prima del semaforo all’incrocio con via di S.Bibiana e nelle strade limitrofe sembra di essere usciti da un bombardamento: quest’anno se ne è occupato anche Roma Today con delle foto inviate da un lettore e, miracolo, dopo qualche ora dalla pubblicazione, e arrivato il solito camioncino che le ha attappate :

Le foto di Roma Today; cliccare  per aprire l’articolo

fotortodayAnche noi ne avevamo scattato una prima che le riparassero e neanche a farlo apposta ritrae altre buche sempre nello stesso punto

20150404_184851Ciò che lascia perplessi è che a distanza di poche decine di metri sempre a via Giolitti all’altezza dell’ex cinema Apollo ce ne sono altre che obbligano le autovetture e le moto a pericolosissimi slalom per non prenderle ma sono ancora lì

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senza che nessuno di quelli che hanno attappato le buche all’incrocio abbia pensato se magari ce ne fossero delle altre nelle vicinanze. Ma questa, probabilmente, è un’altra storia.

Per chiudere un paio di considerazoni : dato il numero di alberghi presenti a via Giolitti e la Stazione Termini questo stato di cose è un gran bel biglietto da visita che offriamo ai turisti che aumenteranno significativamente per il Giubileo straordinario e poi pur essendoci ancora tanti sampietrini sulle strade del nostro rione, le buche e le voragini si aprono sempre sulle superfici asfaltate : strano, no?

2015 : Lavori pubblici all’#Esquilino, stessa musica di sempre

La pioggia di gennaio ha evidenziato in maniera evidente l’annoso e mai risolto problema delle strade di Roma che si sgretolano al contatto con l’acqua provocando buche e voragini  causa di incidenti a non finire. Il Comune ha annunciato l’ennesimo piano straordinario con interventi mirati d’urgenza, ma i risultati di queste task force negli ultimi anni sono stati del tutto insufficienti . Consideriamo alcuni fatti accaduti nel nostro rione relativi ai lavori pubblici in queste ultime settimane per cercare di capire ciò che succede e il perchè di questa situazione. Nei mesi scorsi venne dato ampio spazio mediatico a un paio di notizie che ci avevano fatto credere che finalmente le cose fossero cambiate nell’ambito dei lavori pubblici nel territorio urbano: prima il Comune dichiarava che nel caso di cantieri che avessero bisogno di scavi le ditte interessate avrebbero dovuto ripristinare il manto stradale come era prima dell’intervento anche con una riasfaltatura integrale, poi l’utilizzo di un nuovo asfalto (e un simile concetto è stato ribadito anche per la polemica sorta per la rimozione dei sampietrini) più resistente, più isolante e più rapido nella posa in opera. Purtroppo la realtà a tutt’oggi è ben diversa e ve lo dimostriamo con le foto che documentano  modi e tempi per alcuni interventi effettuati in queste ultime settimane all’Esquilino.20150125_100304 La prima fotografia è relativa a un lavoro effettuato a via A. Grandi angolo via di Porta Maggiore : è la terza volta in solo sei mesi  che quel pezzo di strada viene aperto e poi richiuso (come si vede chiaramente nella seconda fotografia che evidenzia rappezzi realizzati in tempi diversi) , è ovvio che qualsiasi dissertazione sulla qualità del manto stradale sia assolutamente inutile e che la politica dei rappezzi, perdurando questo stato di cose, sia destinata, purtroppo,  a protrarsi nel tempo. 20150220_170217Un altro esempio è a viale Manzoni (vedi terza fotografia), anche qui tra fine novembre e inizio dicembre ci sono stati dei lavori di scavo per la manutenzione di sottoservizi, ed ecco a distanza di circa due mesi, come si presenta il rappezzo all’incrocio con via Conteverde20150125_084913. E’ facile presagire che prima dell’arrivo della primavera le buche si faranno più grandi e più profonde e  che, quindi,  arriverà il solito camioncino che metterà un’ulteriore toppa così da far sembrare la strada un enorme patchwork. Un chiaro esempio di come procedono i lavori lo mostriamo in una slide-show anche quello che è successo in via Principe Umberto all’altezza del numero civico 59 tra il 7 e il 17 gennaio. Il 7 gennaio nel pomeriggio, senza alcun preavviso, dopo che una persona ha prima  aspettato che si liberassero un paio di posti sulle strisce blu, per poi impedire che altre autovetture potessero parcheggiare, arriva un camion con un paio di operai e un piccolo escavatore. Viene recintata la zona e fatto un primo scavo. All’inizio viene esposto un cartello molto malridotto “Roma per Roma” e quasi illeggibile, il dubbio che sia sempre lo stesso per qualsiasi altro lavoro è più che plausibile anche perchè dopo qualche ora, alla fine della giornata (il 7 sera) il cartello viene rimosso e non ne viene messo alcun altro fino alla fine dei lavori. Quindi nessun preavviso (cosa plausibile solo per le emergenze, ma era un’emergenza?),  nessun cartello che indichi di che lavoro si tratti, quale sia la ditta che li esegue, chi sia il direttore dei lavori e quale sia la data della fine del cantiere. Il giorno seguente arriva un’altra squadra e allarga sia l’area sia lo scavo stesso. Nei due giorni seguenti viene eseguito il lavoro (?), chiusa la fossa, praticato il rappezzo  in maniera assolutamente tradizionale e poi la zona rimane recintata con la buca ricoperta e un cumulo di terra da portare via. Per cinque giorni l’area rimane transennata senza nessun avviso o cartello di fine dei lavori e senza nessun addetto fino a che finalmente il 17 gennaio arriva un altro camion più grande e un camioncino e caricano la terra rimasta e le transenne liberando finalmente l’area.

Sarebbe questo il nuovo corso dei lavori pubblici ?

A maggior ragione speriamo che le dichiarazioni che il  sindaco I. Marino ha rilasciato il 26/01/2015 (vedi) e il 27/01/2015 (vedi) non si risolvano nel solito spot mediatico di grande effetto ma di scarsi (se non inesistenti) risultati: iniziamo a mettere i cartelli obbligatori e poi pensiamo a quelli elettronici con il count down e i controlli  sulla qualità dei lavori vengano effettuati sempre e in qualsiasi zona .

 

L’asfalto sarà pure “nuovo” ma la gestione dei lavori è vecchia

Apprendiano che il Comune di Roma ha deciso di adottare in via sperimentale nel XIV municipio  un nuovo tipo di asfalto “a freddo” che dovrebbe semplificare i lavori di ripristino, ridurre drasticamente i tempi di intervento e durare di più (vedi articolo apparso su “La Repubblica”). Se da una parte ci rallegriamo per una decisione che dovrebbe migliorare la situazione delle strade di Roma dall’altra non possiamo far altro che constatare che passano i tempi, cambiano sindaci ed assessori ma la politica dei lavori pubblici, purtroppo, rimane sempre la stessa. Ad agosto via di Porta Maggiore nella direzione verso viale Manzoni, via Pietro Micca,  via Ballilla e via Grandi a seguito di lavori dell’Italgas per l’adeguamento della rete sotterranea, sono state riasfaltate completamente, purtroppo a distanza di poche settimane dalla fine del cantiere, a via Grandi e a via Micca si è ricominciato a scavare ed ecco il risultato

 

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Il manto stradale a via Grandi è stata riaperto e a via Micca c’è  una vera e propria voragine. Possibile che non si riesca a razionalizzare il calendario dei lavori? Sul cartello del cantiere, in verità, c’è scritto che si tratta di “pronto intervento” ma se è vero, a questo punto, o l’opera non è stata realizzata con la dovuta cura e professionalità o si è sottostimata l’entità del lavoro che prevedeva ulteriori sostituzioni non preventivate. Ora ci ritroveremo con delle strade rappezzate , dei costi aumentati e, forse, nuove buche con i prossimi temporali.

Perlomeno non è la solita toppa

Prendiamo atto e ne diamo notizia che nella giornata di venerdì 14 febbraio non solo sono state rattoppate le buche accanto al tombino a via di Porta Maggiore angolo viale Manzoni ma è stato sostituito il tombino stesso con un altro (si spera ) più resistente. Speriamo che la qualità del lavoro sia consona all’importanza della via che vede il passaggio praticamente di tutti gli autobus del quadrante sud est che si dirigono verso la Stazione Termini. Comunque continueremo  a monitorare anche in futuro lo stato di quel pezzo di strada.

Il nuovo tombino
Il nuovo tombino

La triste storia di una buca

La pioggia a carattere torrenziale del 30 e 31 gennaio ha causato nella città centinaia di milioni di danni e ormai non si contano più le foto in rete di buche e voragini sparse in tutta Roma. La rabbia (che è sfociata anche in ironia) di residenti, automobilisti,ciclisti, pedoni, motociclicsti, pendolari e studenti è facilmente riscontrabile su blog e social network. Ma dare la colpa solo alle avverse ed eccezionali condizioni climatiche per quello che è successo non solo non aiuta  per il futuro ma non è neppure un buon sistema di fare informazione.  Ci riserviamo su post successivi di analizzare la situazione della città nel suo insieme in maniera più oggettiva possibile, ora vogliamo solo testimoniare attraverso delle foto scattate in periodi diversi  come, da una parte un’errata progettazione prima e una carente manutenzione dopo, possono far sì che un problema non venga mai risolto e alla fine gravi in maniera pesante (moltiplicatelo per n volte per n buche) per le casse asfittiche del comune.

Via di Porta Maggiore presso l’incrocio con viale Manzoni 16 settembre 2013 : c’è una buca presso un tombino assai pericolosa  e l’incessante traffico di autoveicoli privati e pubblici (tra cui i jumbo bus della linea 105) peggiora la situazione ad ogni passaggio. Scriviamo un post evidenziando anche altre carenze della via.

20130911_173049Passa qualche giorno e finalmente la buca viene rattoppata. ci rallegriamo del fatto ma siamo consapevoli che presto il problema si ripresenterà.

20130921_10452729 gennaio 2014, un giorno prima della pioggia devastante : non solo la buca si è riaperta ma adesso ce n’è anche un’altra davanti al tombino

20140201_1039448 febbraio 2014 la buca dopo l’alluvione. Come si vede la pioggia e il traffico incessante hanno solo peggiorato una situazione già precaria

20140208_093325Abbiamo detto che in origine il problema nasce da un’errata progettazione della corsia preferenziale, per carità, esteticamente riuscita e ben realizzata (in tutti questi anni non si è mai verificato un cedimento all’interno della stessa) ma, ahimè, troppo stretta per consentire il contemporaneo passaggio di tram e autobus specie in prossimità degli incroci. Il problema è : ha sbagliato il progettista a calcolare le misure degli ingombri oppure gli è stato comunicato che doveva essere una corsia per il solo passaggio dei tram e gli autobus sono stati aggiunti solo in un secondo momento quando il lavoro era stato già ultimato ? Il fatto è che gli autobus debbono transitare per la corsia adibita al traffico veicolare normale e sono costretti,data la larghezza, a passare su quel tombino non essendo possibile schivarlo come riescono a fare  molti autoveicoli e motoveicoli. A questo si aggiunge la scarsa e raffazzonata manutenzione che nel corso degli anni è stata capace di mettere solo qualche toppa ma non di risolvere il problema a monte con un lavoro serio di consolidamento visto il peso (diverse tonnellate per ogni autobus che passa) e la frequenza di questi passaggi. Oltretutto un problema più grave a questo tombino provocherebbe un autentico disastro con la paralisi dei mezzi pubblici che provengono dal quadrante sud est della città perchè passano tutti lì con disagi indicibili per decine di migliaia di persone che li utilizzano giornalmente  in assenza della fantomatica linea C della Metro. In conclusione la mancanza di programmazione prima in sede progettuale poi in sede di manutenzione provoca dei disagi che sfociano in veri e propri pericoli e in costi che crescono in maniera esponenziale. Alla fine di questa triste storia vorremmo testimoniare, invece, una cosa positiva (incredibile ma vero) : nel post del 16 settembre ci lamentammo tra l’altro anche delle strisce pedonali scomparse da tempo a via di Porta Maggiore. Non solo sono state ricondizionate ma, finalmente, anche con la vernice adatta che non scompare dopo pochi giorni e nonostante l’alluvione di fine gennaio sono ancora lì perfettamente visibili !

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Buca sì e buche no

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Per un problema risolto (la buca evidenziata nel post del 16 settembre che è stata riparata : vedi foto) ce ne sono altri che si trascinano da tempo immemore. Questa volta parliamo di marciapiedi a viale Manzoni, lungo il lato destro nella direzione verso via Labicana. A parte le buche che sono centinaia ed è impossibile fotografarle tutte,  ci sono due autentici monumenti al degrado che stanno lì da mesi e mesi (se non anni) aspettando che qualcuno prenda qualche provvedimento. Mi riferisco al blocco di travertino sul marciapiede all’incrocio con via Principe Umberto e una caditoia (o tombino ?) compleramente aperta e ostruita da immondizia di fronte a Villa Altieri:

Ma il fatto più incredibile è a viale Manzoni poco prima dell’incrocio con via Merulana. C’è una caditoia completamente ostruita e fin qui niente di nuovo, ce ne sono a centinaia all’Esquilino. Sembra però assurdo  che a nessuno del cantiere che c’è stato per posizionare le barriere  New Jersey (costate milioni di euro) sia venuto in mente di disostruirla,  ma ancora più incredibile  è che sta proprio dinanzi all’entrata di un ufficio comunale (URP – Ufficio Relazioni con il Pubblico – Dipartimento Promozione dei Servizi Sociali e della Salute) !