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La Stazione Termini e i progetti mai realizzati

All’inizio del 2015 pubblicammo il post “Le grandi sorprese dei vecchi progetti (1883) all’#Esquilino e non solo” analizzando il Piano Regolatore di Roma del 1883 e sottolineando che già a quel tempo, tra le altre cose,  era stato previsto un sottopassaggio per prolungare viale Manzoni oltre i binari dei treni che transitavano da e verso la Stazione Termini fino ad un suo eventuale congiungimento con la via Tiburtina.

In realtà, in quel documento,  il tutto era racchiuso all’interno delle  mura aureliane e l’uscita non era neache abbozzata anche perchè, al pari dell’Esquilino, il quartiere di San Lorenzo era ancora in costruzione e quindi l’Ing. Viviani, il responsabile del progetto, si era limitato più che altro ad indicare questa soluzione che poi, in effetti, non ebbe alcun seguito negli anni successivi.

Immagine n.1

Ma nel 1938 l’arch. Angiolo Mazzoni nel presentare il suo progetto per il rinnovamente della Stazione Termini oltre che la parte architettonica ideò anche diverse soluzioni urbanistiche per rivoluzionare la mobilità di tutta la zona intorno alla nuova Stazione Termini.

Abbiamo finalmente trovato la riproduzione della tavola originale in cui si indicavano le diverse demolizioni da effettuare per realizzare strade più larghe e facilitare la mobilità evitando colli di bottiglia e tortuose deviazioni che, ahinoi, sono tuttora presenti e causano ogni giorno ingorghi e rallentamenti.

Ecco il documento tratto dal libro “Termini. Dalle Botteghe di Farfa al Dinosauro” di G.Angeleri e U.M. Bianchi (cliccare per ingrandirlo)

Immagine 2

Abbiamo cercato di evidenziare i punti salienti di questo progetto indicandoli in quattro zone ben definite:

  1. Demolizione degli edifici che si affacciano su via Giolitti da Piazza dei Cinquecento a via Mamiani. Demolizione iniziata (palazzo davanti alla galleria della stazione di cui è rimasto solo il pian terreno) ma mai portata a termine. Demolizione edifici che si affacciano su via Cappellini per ingrandire la strada e renderla di fatto un prolungamento del sottopassaggio Tubingo senza restrizioni.
  2. Demolizioni parziali di edifici militari tra via Marsala e viale Pretoriano per la creazione di vie per il collegamento da e per la Stazione Termini e piazzali.
  3. Demolizioni di edifici che si affacciano su via Marsala da Piazza dei Cinquecento a via del Castro Pretorio per allargare la strada in prossimità delle entrate della Stazione e degli ambienti facenti parte dell’intero complesso architettonico
  4. Creazione del sottopassaggio per prolungare viale Manzoni oltre le linee ferroviarie con le demolizioni in via dei Sabelli a S.Lorenzo per allargare la strada e renderla di fatto un prolungamento  di viale Manzoni con la sua stessa larghezza.
Immagine n.3

In questa rara fotografia (immagine n.3) scattata alla fine degli anni ’30 del secolo scorso mentre si stavano costruendo gli edifici di servizio della Stazione Termini accanto al cd. Tempio di Minerva Medica si può notare in basso a sinistra l’apertura che avrebbe dovuto diventare l’ingresso del gemello del sottopasso Tubingo e che avrebbe prolungato il flusso del traffico di viale Manzoni ben oltre le Mura Aureliane. Tale apertura è ancora ben visibile al giorno d’oggi: in Immagine 4 risulta evidente la differenza sostanziale della muratura e del rivestimento esterno rispetto all’insieme del fabbricato perchè nel corso degli anni, nel secondo dopoguerra, quello spazio venne chiuso e adibito a tutt’altro uso.

Immagine n. 4

La speranza è che finalmente i progetti creati per questa parte dell’Esquilino (e via Giolitti in particolare) siano portati a termine e finalmente tutta la zona venga valorizzata per quello che è: un vero e proprio museo a cielo aperto con tutti i suoi monumenti di inestimabile valore.

“Piazza Vittorio e i suoi portici”

L’intervento tenuto dal Prof. Andrea Grimaldi, Ph.D.Professore Associato di Architettura degli Interni Sapienza, Università di Roma, in occasione del terzo incontro del forum Esquilino Chiama Roma del 24 Giugno 2019.

Un’analisi innovativa dello stato della piazza con proposte interessanti e sostenibili affinchè il restyling del giardino non rimanga fine a se stesso ma sia solo un primo passo per la completa riqualificazione di questo splendido luogo di Roma

Il progetto di riqualificazione del giardino di Piazza Vittorio

Riportiamo il documento originale pubblicato sul sito istituzionale di Roma Capitale relativo al progetto di riqualificazione dei giardini di Piazza Vittorio Emanuele II.

Ricordiamo che i lavori sono già iniziati e dovrebbero terminare entro il mese di ottobre.

L’odierna via Giolitti esisteva anche in passato?

Ci siamo sempre chiesti se, a differenza di alcune strade storiche del Rione Esquilino come via di Porta Maggiore, via Santa Croce in Gerusalemme (l’antica Strada Felice) e via Merulana, esistesse nei secoli passati una via che potesse essere considerata l’antenata dell’attuale via Giolitti, strada costruita in tempi relativamente recenti accanto alle linee ferroviarie che portano alla Stazione Termini. Ebbene, la risposta è positiva perchè non solo c’è una traccia evidente nella pianta di Roma del Falda del 1656

ma grazie all’archivio fotografico di “Roma Ieri e Oggi” abbiamo scovato una rara fotografia della collezione Jane St. John del 1856 (vedi), quindi, prima che venisse costruita la Stazione Termini con le relative linee ferroviarie, che ritrae la via (allora ridotta a poco più di una strada di campagna) che passava attraverso degli orti e attraverso il cd. Tempio di Minerva Medica esattamente come indicato dal Falda due secoli prima.

Ma altre antiche incisioni  testimoniano l’esistenza di un’ulteriore strada ancor più simile all’odierna via Giolitti visto che costeggiava sia il cd. Tempio di Minerva Medica sia la chiesa di Santa Bibiana

 

Per cui anche se ha cambiato spesso aspetto e nome nei secoli passati a buon diritto via Giolitti deve essere considerata come una delle strade più antiche e più importanti del Rione Equilino

Il Museo della Zecca Romana nello storico Palazzo di via Principe Umberto

Giovedì 5 aprile 2018, nei locali della storica sede della Zecca di Stato a via Principe Umberto è stato presentato alla stampa, alle associazioni e a tutti i cittadini interessati il progetto di riqualificazione e ristrutturazione di questo bellissimo stabile inaugurato nel lontano 1911.

Diventerà non solo un moderno museo numismatico e filatelico che metterà in mostra monete, coni e macchinari d’epoca,  ma anche luogo per mostre temporanee,  una biblioteca, una piazzetta con laboratori artigiani di qualità e servizi di ristorazione. Insomma un vero e proprio polo culturale polifunzionale di respiro europeo con all’interno la prestigiosa Scuola d’incisione conosciuta ed apprezzata in tutto il mondo.

Nelle immagini seguenti alcune slide della presentazione con delle piante che evidenziano, in linea di massima, gli spazi che verranno creati all’interno di questo edificio

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Vorremmo porre in evidenza due aspetti di questa operazione:

  • La ricaduta positiva nei confronti del territorio
  • L’ottima impressione che ha destato la pianificazione progettuale

Per quanto riguarda il primo punto riportiamo un passo dell’intervento dell’AD dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato Dott. Paolo Aielli

E’ un progetto sul quale si stanno concentrando i contributi  dell’Università La Sapienza, del MEF (nostro azionista), del Comune di Roma, del MIBACT, del Provveditorato e per il quale speriamo di avviare una interlocuzione fruttuosa con i cittadini e le loro associazioni

Insomma un progetto che va ben oltre la semplice ristrutturazione di un imponente palazzo d’epoca ma si pone come punto di partenza per la riqualificazione globale del luogo in cui è situato. Non c’è dubbio che le associazioni e i cittadini che lo vorranno grazie anche al loro impegno manifestato per la organizzazione di vari eventi culturali e la partecipazione attiva in altri progetti sapranno collaborare fattivamente per la piena riuscita di questa operazione importantissima per il Rione Esquilino.

Per quanto riguarda il secondo punto anche se non è stato affrontato esplicitamente negli interventi che si sono succeduti è evidente il ricorso alle più moderne tecniche del Project Management per la corretta pianificazione del progetto e la creazione di un cronoprogramma che renda il percorso progettuale il più vicino possibile alla realtà riducendo così gli imprevisti  e comunque, in ogni caso,  gestendoli in maniera appropriata  rispettando così al massimo i tempi e i costi previsti.

La serata si è conclusa con un aperitivo offerto dall’Istituto Poligrafico Zecca di Stato e allietato dalle musiche dell’Orchestra di Piazza Vittorio.

 

Via Giolitti e la grande bruttezza

Due splendide immagini del cd. Tempio di Minerva Medica scattate  alla fine dell’ottocento. La prima ci mostra il monumento  quando ancora non esisteva l’attuale via Giolitti, la seconda  alla fine del XIX secolo quando non era stata ancora creata la ferrovia Roma Fiuggi.

Ed ecco come questo monumento è ridotto oggi: forse l’unico di Roma Antica nel mondo con dei tralicci arrugginiti addossati direttamente sui muri.

E non è che la situazione di Santa Bibiana, opera di G.L. Bernini, sia migliore: ecco uno scorcio della facciata con in primo piano la massicciata della ferrovia Laziali Centocelle con tralicci, pali, scambi e binari che non sarebbero accettati neanche in una stazioncina di un paese sperduto. Invece siamo nel pieno centro di Roma che molti indicano essere la città più bella del mondo

Il dramma è che ci siamo talmente abituati a tanta bruttezza che non ci facciamo più caso. Ma anche le istituzioni che dovrebbero vigilare sui monumenti di questa splendida città, almeno in questo caso, sembra che se ne siano completamente dimenticate.

Questa bruttezza favorisce anche una grande ignoranza, guardate questo tweet; il Cd. Tempio di Minerva Medica viene soprannominato “coso”, c’è chi sostiene che è il monumento dei pendolari (chissà poi perchè) ed anche chi crede che sia un esempio di archeologia industriale appartenente  alla ex Centrale del Latte

Insomma dobbiamo ringraziare chi, un secolo fa, permise che venisse costruita una ferrovia in una via che non poteva ospitarla: se si voleva che dei monumenti ammirati per secoli cadessero nell’oblio e nel degrado, beh, ci sono sicuramente riusciti.

Vi indichiamo una pagina dell’ottimo sito “Roma Ieri ed Oggi” che con elaborazioni grafiche mette ancora di più in risalto la diversità tra le vedute del cd. Tempio di Minerva Medica tra la fine del secolo XIX ed oggi vedi

E per finire il titolo di un convegno che si terrà il 26 marzo presso la sede della Fondazione Exclusiva che ci vede completamente d’accordo

Terme di Diocleziano: Progetti e approfondimenti archeologici

Non esiste solo il Colosseo e l’area dei Fori Imperiali, Roma è piena di risorse che se fossero adeguatamente supportate e valorizzate ne farebbero di gran lunga non solo la città più bella del mondo ma anche quella più affascinante  da visitare.  E’ di questi giorni una proposta veramente interessante di Tobia Zevi apparsa sull’edizione dell’Huffington Post del 2 novembre 2017 con il titolo “Una (piccola) proposta concreta su Roma per Virginia Raggi” che riprende il progetto complessivo, mai portato a termine, dell’architetto Giovanni Bulian, responsabile del restauro del Museo delle Terme di Diocleziano avvenuto nel 1989. Tale progetto  ipotizzava un unico grande complesso archeologico ed espositivo con l’eliminazione della prima parte di via Cernaia in modo da mettere in comunicazione la grande Aula Ottagona con il resto delle Terme per ricostruire un tessuto archeologico omogeneo tra le varie parti del sito (Aula, Terme, Basilica, Chiostro) ed offrire un percorso di eccezionale interesse e bellezza. L’articolo in questione propone anche una completa rivisitazione di Piazza dei Cinquecento; non è possibile che una parte così importante della città sia afflitta dai tanti problemi di degrado e di traffico.  Siamo assolutamente d’accordo sia sulla proposta sia sul fatto che sarebbe doveroso dopo lo sforzo di rinnovamento intrapreso all’interno della stazione, operare un cambio di passo anche all’esterno per far diventare il più grande scalo ferroviario italiano un vero e proprio biglietto da visita prestigioso della città di Roma.

Ma a proposito del Museo delle Terme di Diocleziano vorremmo mettere in luce un ulteriore aspetto poco conosciuto che lo rende, se possibile, ancora più interessante: nel 1982 sono stati rinvenuti alcuni mosaici sia pavimentali sia parietali durante i lavori di risistemazione del sito eseguiti sotto la direzione della Prof.ssa Daniela Candilio. In questo saggio del prof. Federico Guidobaldi non solo potrete approfondire le notizie su questi mosaici ma ammirarli in numerose fotografie.

 

Due modi completamente differenti di interpretare la città

A Milano nei giorni scorsi c’è stata l’inaugurazione del Palazzo del Cinema Anteo, un’opera di riqualificazione e ristrutturazione urbana eseguita in collaborazione tra pubblico e privato. E’ un intervento in controtendenza, in un momento in cui diverse sale cinematografiche chiudono i battenti, infatti, si è investito nella ideazione e costruzione di una multisala avveniristica, assolutamente all’avanguardia (vedi articolo de “Il Giorno”).

L’ex sindaco di Roma Francesco Rutelli era all’inaugurazione in qualità di presidente dell’ANICA e ha postato questo tweet.

A Roma, purtroppo, c’è una situazione analoga che è ben lontana dall’essere risolta. Stiamo parlando dell’ex cinema teatro Apollo a via Giolitti ora proprietà del Comune di Roma. All’iniziale mancanza di idee e programmazione si sono aggiunti negli ultimi anni seri problemi giudiziari per ritardi, omissioni e accuse reciproche tra le parti in causa. Il risultato è che l’immobile è ora sottoposto a sequestro giudiziario e che il protrarsi dello stato di abbandono (da ben  17 anni!) lo ha reso pericolante tanto che nell’ultimo anno ben due volte i vigil urbani sono stati costretti a transennarlo. Ecco come è ridotto dopo l’ultimo crollo a inizio settembre.

E’ una situazione a dir poco imbarazzante: possibile che non si riesca a trovare qualche interlocutore serio per portare a termine un’operazione simile a quella di Milano? Possibile che molte aziende stiano scappando da Roma e che nessuno voglia investire in questa città? Certo che, nel caso di via Gioitti, se anche dei tesori di inestimabile valore come il cd. Tempio di Minerva Medica o la chiesa di Santa Bibiana di G.L. Bernini sono o chiusi da oltre un secolo o tenuti nascosti e segregati per colpa di una ferrovia obsoleta e anacronistica c’è ben poco da sperare che qualcuno sia disposto a rischiare capitali per restaurare e ridare nuova vita all’ex cinema Apollo.

Piazza Vittorio, una storia piena di problemi e ripensamenti.

E’ noto che questa piazza nasce con il progetto di ristrutturazione urbanistica  del nuovo quartiere Esquilino (a quei  tempi non  esisteva ancora il rione omonimo) realizzato dall’ing. Viviani e dai suoi collaboratori dopo il 1870. Già nel piano regolatore ufficioso del 1873 (vedi) l’Esquilino è perfettamente delineato sia nella sua forma, sia nella sua estensione,  sia nei suoi assi principali secondo i dettami urbanistici tipici di quel periodo: ampi viali rettilinei per facilitare gli spostamenti e vie ortogonali  intercalate  da  piazze e piazzali con alberi e giardini per rompere la monotonia di lunghe file di isolati e creare degli spazi di socializzazione, riposo e ristoro.

Figura 1

Piazza Vittorio nasce per essere luogo di  grandi dimensioni per celebrare la figura di Vittorio Emanuele II, padre della patria (Figura 1). L’idea è quella di costruire un’enorme statua commemorativa e posizionarla al centro della piazza in mezzo a una grande rotatoria. Da notare il giardino diviso in quattro parti da due strade; quella longitudinale altro non è che   il primo tratto dell’antica Strada Felice che collegava in origine Santa Croce in Gerusalemme a  Trinità dei Monti e che i progettisti non volevano troncare. Passano gli anni,  i lavori si susseguono a ritmo vorticoso, l’Esquilino inizia a prendere forma ma l’idea è sempre quella originaria di costruire questa enorme piazza per commemorare Vittorio Emanuele II.

Figura 2

Ecco il Piano Regolatore (questa volta ufficiale)  del 1883 (vedi); la piazza è sempre divisa in quattro e al centro permane il monumento (figura 2). In una rara fotografia (dall’archivio di Roma Ieri e Oggi) si può vedere Piazza Vittorio negli anni tra il 1873 e il 1883: molti degli edifici sono stati già ultimati ma non c’è traccia del giardino anzi si

Figura 3

vedono nitidamente i segni delle strade che avrebbero dovuto intersecarla  e quelle che avrebbero dovuto diventare  le quattro aree verdi con al centro la rotatoria (figura 3).

 

 

Da notare che i progettisti  nello stesso P.R. ideano  anche quella che   diventerà in seguito via dei Fori Imperiali  (in giallo le  costruzioni da distruggere) come un prolungamento dell’asse viale Manzoni – via

Figura 4

Labicana che si raccorda con la costruenda via Cavour ma del Vittoriano non c’è traccia e Piazza Venezia, pur ampliata, risulta più piccola di quello che diventerà in seguito (figura 4). Ma a questo punto succede qualcosa che stravolge i progetti e i piani regolarmente approvati. Si cambia completamente idea e prende corpo il progetto di dedicare non solo una statua (per quanto maestosa) e una piazza a Vittorio Emanuele II ma un vero e proprio monumento in linea con i fasti dell’antichità classica e posizionarlo nel luogo più rappresentativo, da un punto di vista storico, della città, tra i Fori Imperiali e il Campidoglio. E Piazza Vittorio? Beh, all’inizio viene lasciata al suo destino.

Figura 5

Ecco una pianta di Roma ( non un progetto) edita da Vallardi Editore del 1891 (vedi): le strade, la rotonda e il monumento sono spariti e al loro posto c’è solo un enorme giardino informale (figura 5).

 

figura 6

Contestualmente insieme al progetto di via dei Fori Imperiali che non viene accantonato (in verde scuro in questa pianta gli edifici da demolire) appare anche il Vittoriano in una Piazza Venezia di grandi dimensioni (più o meno quella attuale).

Negli anni successivi a Piazza Vittorio Carlo Tenerari crea un giardino, con viali di ghiaia sinuosi, piante di vario tipo (tra cui magnolie, palme, cedri del Libano, platani), e in seguito un laghetto con al centro un gruppo statuario opera di Mario Rutelli e proveniente dalla “Fontana delle Naiadi” di Piazza della Repubblica che viene chiamato ironicamente “Fritto misto”. Ecco una galleria di foto d’epoca che ritraggono la piazza tra la fine dell’ottocento e gli inizi del novecento

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Ma non si deve credere che i problemi architettonici ed urbanistici siano i soli ad aver caratterizzato la vita di questa piazza. Purtropoo fin dai suoi primi anni di esistenza le cronache  ci mostrano un quadro poco lusinghiero e già problematico per l’ordine pubblico. A questo riguardo linkiamo due post del gruppo Facebook “L’Esquilino come era, com’è” pubblicati dal prof. Carmelo Giuseppe Severino, autentica memoria storica del Rione.

https://www.facebook.com/groups/515913398498350/permalink/1304147043008311/

https://www.facebook.com/groups/515913398498350/permalink/1257666760989673/

Come si vede, nulla di nuovo sotto il sole.

Pedonalizzare…

ilcantooscuro

maqueda

Come sapete, il sottoscritto non è un sostenitore della pedonalizzazione a prescindere: per essere efficace e utile, tale scelta urbanistica deve avere alla base una visione unitaria e condivisa con in cittadini che tenga conto sia degli impatti sui flussi di traffico e sul tessuto produttivo del territorio.

Una visione che integri il tutto con un sistema di mezzi pubblici elettrici e piste ciclabili e servizi di “car sharing”, “car pooling” e “ride sharing” e che al contempo, per rafforzare un’identità civica, valorizzi le aree pedonali con abbellimenti, pavimentazione, arredo urbano,illuminazione, sorveglianza, servizi quali info point, identificazione dei beni culturali attraverso codici QR e un calendario articolato nel tempo e nello spazio di attività artistiche.

In tale caso, le pedonalizzazioni da problema per i residenti diventato opportunità di sviluppo e riqualificazione del territorio: un esempio concreto, è via Maqueda a Palermo.

La pedonalizzazione, inizialmente osteggiata dall’opinione pubblica, è diventato un…

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