Dal 4 al 7 giugno 2026
MUSEO STORICO DELLA lIBERAZIONE
Via Tasso 145, Roma
La Resistente – Festival della memoria e della Liberazione
Il programma

Dal 4 al 7 giugno 2026
MUSEO STORICO DELLA lIBERAZIONE
Via Tasso 145, Roma
Il programma

3 giugno 2026
TEATRO BRANCACCIO
Quando la violenza affascina più della pace e la dittatura seduce più della democrazia, la gente soffre, ma il comico ride, perché sa che nel dramma risiede la radice più profonda dell’umorismo.
Una popolazione occidentale, prigioniera di mondi e intelligenze virtuali, si appresta a vivere una fase cruciale per il futuro della civiltà con l’atteggiamento capriccioso e infantile di un bambino sciocco.
L’idea di comunità ha lasciato il posto a un patetico individualismo che, per mascherare la propria solitudine, si riempie la bocca del primo ideale a buon mercato pur di poter gridare al mondo di esistere e di stare dalla parte dei giusti.
Nel frattempo c’è la guerra, ma le persone sono troppo concentrate su se stesse per pensare a soluzioni.
Il pragmatismo viene preso per cinismo e la nostra civiltà si avvia a estinguersi con l’arroganza tronfia di chi sa che due più due fa quattro e lo ripete a ogni occasione per sentirsi intelligente.
Tutto questo è la banalità del bene: un viaggio paradossale in un mondo che sta vivendo una situazione talmente tragica da rendere impossibile non riderne.
Per i temi trattati e il linguaggio utilizzato lo spettacolo è vietato ai minori di 16 anni.
Produzione Showbees, Talento | Ufficio stampa CGP Comunicazione Globale Promotion
Dal 29 maggio al 4 giugno 2026
MEDINA ART GALLERY – VIA A. POLIZIANO 4,6
Mostra fotografica di
Nei paesaggi dell'Azerbaigian, la natura rivela un linguaggio distinto, quasi silenzioso, plasmato non dalla mano dell'uomo, ma dal tempo, dal vento e dalla profonda memoria della terra. Pertanto, la mostra "Guardiani di Pietra dell'Azerbaigian" invita il pubblico a un dialogo contemplativo con forme naturali che, nella loro struttura organica, evocano associazioni con silhouette angeliche, guardiani e presenze immateriali. Queste immagini non sono il risultato di un intervento artistico… …eppure possiedono una notevole espressività interiore, come se celassero un'intenzione nascosta. Appaiono come testimoni di secoli, incarnando uno spazio in cui la realtà naturale e l'immaginazione umana si incontrano. In questa interazione, lo spettatore diventa co-creatore, completando ciò che vede attraverso la propria percezione. Il progetto si confronta con il fenomeno della pareidolia, la tendenza umana a percepire immagini familiari all'interno di elementi astratti. Tuttavia, in questo contesto, va oltre un effetto psicologico, toccando un bisogno umano più profondo di trovare significato, protezione e un senso di presenza spirituale nel mondo circostante. L'Azerbaigian, con il suo patrimonio culturale stratificato, si rivela qui attraverso forme create dalla natura stessa: strutture primordiali che trasmettono l'idea di custodia ed eternità. Questi "guardiani di pietra" trascendono la materia, unendo il geologico al mitologico, il reale al simbolico. Nel quadro della cultura visiva contemporanea, il progetto propone una riconsiderazione dell'atto del vedere come processo creativo. Sfida la percezione convenzionale della natura come sfondo passivo, affermandola invece come autrice autonoma, capace di plasmare immagini che risuonano con la coscienza umana. In definitiva, "Guardiani di pietra dell'Azerbaigian" non è semplicemente una documentazione fotografica di paesaggi, ma un invito a ricercare il sacro nel mondo naturale. Pone una domanda fondamentale: queste forme sono solo un gioco di immaginazione, o sono testimoni silenziose di un'altra realtà, nascosta, arcaica? Aydin Mehdiyev è Dottore in Scienze Tecniche, Colonnello del Servizio Doganale e un illustre fotografo, insignito del titolo di "Titano" dall'Associazione Internazionale dei Fotografi d'Arte (IAAP) nell'aprile 2025. Attualmente è professore presso il Dipartimento di Meccanica dell'Università di Architettura e Costruzioni dell'Azerbaigian. Segui la mostra di Aydin Mehdiyev sui profili social della Galleria d'Arte Medina:
31 maggio 2026 ore 19:00 e 21:00
TEATRO BRANCACCINO
coreografie di LUCA SCADUTO, danzatore del Ballet du Grand Théâtre de Genève, Svizzera
Spettacolo “Te quiero” del programma professionale W.O.M. DI BRANCACCIODANZA con le coreografie di Luca Scaduto, danzatore del Ballet du Grand Théâtre de Genève, Svizzera.
“Te quiero” non è inteso come una dichiarazione, ma come una condizione del corpo. Prima di diventare linguaggio, la frase agisce come un gesto che modella postura, distanza e attenzione. Il desiderio appare come una forza silenziosa ma persistente, capace di piegare il movimento, organizzare la prossimità e alterare il ritmo.
La coreografia si sviluppa attraverso tentativi di sostenere, rimandare o resistere a questo impulso, lasciando emergere momenti di esitazione, ripetizione e interruzione. Questi movimenti rivelano te quiero come una negoziazione continua tra presenza e assenza, esposizione e protezione, slancio e trattenimento.
Piuttosto che rappresentare l’affetto, i corpi ne vengono riorganizzati. In questo spazio, “te quiero” esiste come uno stato fragile: praticato, messo alla prova e incarnato nel tempo.
Biglietti acquistabili esclusivamente presso il Botteghino del Teatro Brancaccio e della Sala Umberto nelle seguenti modalità
SCRIVI UNA MAIL
oppure recandosi al botteghino aperto al pubblico dal martedì al sabato dalle ore 16:00 alle ore 19:00
Brancaccino, Via Mecenate 2
30 maggio 2026 ore 21:00
GATSBY CAFE’
“Anybody can play. The note is only 20 percent. The attitude of the motherfucker who plays it is 80 percent.”
― Miles Davis
Line-up:
Roberto Tarenzi • pianoforte
Alessandro Bintzios • contrabbasso
Pietro Mortillaro • batteria

30 maggio 2026
TEATRO BRANCACCIO
Casa Abis
Vera Produzione
Dopo il successo del primo spettacolo, Stella e Gabriele tornano sul palco con una nuova commedia ironica, tenera e spietata sulla vita di coppia. Si parte dal matrimonio e si attraversano, senza filtri, le tappe della convivenza, i microtraumi della quotidianità, le aspettative degli altri, le crisi, i compromessi… e quella misteriosa forza che spinge due persone a restare insieme. In un mondo in cui la coppia stabile sembra un reperto del passato, Casa Abis mette sotto il microscopio la relazione duratura con il suo stile inconfondibile: ritmo serrato, autoironia tagliente, aneddoti veri e una buona dose di veleno comico. Casa Abis – Ancora in due è uno spettacolo autentico e profondamente umano, che fa ridere (tanto), riflettere (un po’) e dire, alla fine: “Anche noi, in fondo, ci siamo ancora. E siamo ancora in due.”

Dal 29 maggio al 4 giugno 2026
MEDINA ART GALLERY . VIA MERULANA, 220
Con “Parigi: 14 anni in 9 emozioni” Antonella Corso sviluppa un racconto autobiografico e al tempo stesso un’esplorazione universale della memoria, dell’identità e della trasformazione emotiva. Il progetto nasce da un lungo periodo vissuto a Parigi tra il 2003 e il 2017, durante il quale l’artista ha intrecciato la propria esperienza personale con il tessuto urbano e simbolico della capitale francese.
La pratica fotografica di Corso si fonda su uno sguardo intimo e continuo, capace di trasformare luoghi iconici in spazi interiori. Le sue immagini non documentano semplicemente la città, ma ne restituiscono una dimensione vissuta, in cui architetture, luci e paesaggi diventano depositi di emozioni e ricordi. La Tour Eiffel, la Senna, i giardini e le piazze parigine emergono come presenze ricorrenti, attraversate da esperienze quotidiane e momenti di forte intensità emotiva. La mostra si articola in nove nuclei tematici – Celebrazione, Sogno, Scoperta, Stupore, Malinconia, Paura, Lutto, Fascino del caos ed Essenziale – che costruiscono una mappa affettiva più che cronologica.
…una diversa modalità di percezione della città, riflettendo stati d’animo che vanno dalla meraviglia alla perdita, fino alla ricostruzione di un equilibrio interiore. Particolarmente significativa è la presenza di immagini legate agli eventi del 2015, che introducono una riflessione sulla fragilità e sulla resilienza collettiva. In questo contesto, la città diventa teatro di una tensione emotiva condivisa, ma anche spazio di rinascita.
Attraverso un linguaggio visivo diretto e poetico, Antonella Corso costruisce un racconto per immagini in cui il personale si apre a una dimensione universale. Lo spettatore è invitato a entrare in relazione con le opere, riconoscendo nelle fotografie tracce della propria esperienza.
La mostra si configura come un percorso immersivo e riflessivo, che accompagna il visitatore verso una dimensione essenziale fatta di memoria, consapevolezza e sguardo interiore.
Segui Antonella Corso su Instagram: clicca qui @antocorso_photography
Segui la mostra di Antonella Corso sui profili social di Medina Art Gallery:
29 maggio 2026 ore 21:00
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«Certa gente è fatta così, deve spremere ogni opera d’arte fino all’ultima goccia e gridarlo ai quattro venti» (E. Jelinek, "La pianista")
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ROME - THE IMPERIAL FORA: SCHOLARLY RESEARCH & RELATED STUDIES.
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