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Templum Gentis Flaviae

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CarnevalEsquilino 3.0 sta procedendo alla grande. Stamattina, la festa dei bambini, organizzata magnificamente da Paola Morano, è stata un successone. Spero che la sfilata dei carri di questo pomeriggio abbia avuto altrettanto successo. Martedì, termineremo alla grande con l’evento delle Danze di Piazza Vittorio nel Caffè Ciamei, dove ci sarà anche uno spazio dedicato ai bambini. Rocografica verrà infatti  a portare degli album da colorare, dedicati a loro.

In attesa di tale festa, mi metto a parlare di uno tra i meno noti monumenti dell’antica Roma presenti nel nostro Rione: il Templum Gentis Flaviae, celebre per la sua grandezza e per la magnificenza della decorazione in marmo e oro, fatto costruire da Domiziano sul luogo della sua casa natale, intorno al 95 d.C.

Per molto tempo, si era ipotizzato che trovasse sotto la Caserma dei corazzieri del palazzo del Quirinale, dove sono stati scavati vari resti: un tratto di Mura…

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Lo stendardo rubato

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Sabato, come molti sanno, l’Esquilino è stato scenario di Stend/Art Stendardi di artista a piazza Vittorio, in cui numerosi artisti locali hanno decorato i portici con riproduzioni delle loro opere.

Ci sarà occasione per scrivere le mie riflessioni e perplessità su tale iniziativa: ma oggi vorrei parlare d’altro. Domenica sera, alle 18.50, uno degli stendardi, che rappresenta un’opera di Michel Bedouin, è stato rubato in circostanze poco chiare.

Di versioni ne sto sentendo tante, alcune romanzate, e ammetto che mi risulta difficile capire il perchè di tale gesto: ho molti dubbi sulla versione del complotto, su quella della bravata per ubriachezze e su quella di furto per lucro.

Sperando che le forze dell’ordine ne vengano presto a capo e che gesti del genere non si ripetano, esprimo la mia solidarietà sia a Michel Bedouin, sia all’associazione Arco di Gallieno che ha promosso Stend/Art

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Via Giolitti 212

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Nell’ottica di recupero di Via Giolitti, in questi giorni ho parlato della questione dello stabile situato al 212; spazio costituito da tre padiglioni su due piani, tipico edificio industriale d’inizio secolo, fu la sede del Centro di formazione professionale della Regione Lazio, sino al 2000.

Abbandonato per anni, forse venduto a una S.r.l sotto la giunta Storace, ci furono delle polemiche all’epoca, divenne la “Casa dei Diritti Negati”, un centro sociale, tra l’altro oggetto di parecchie tesi di laurea, sgomberato nel 2006, anche se in maniera discreta, qualche occupante, in emergenza abitativa, sospetto sia rimasto.

Di chiunque sia la proprietà, pubblica o privata, però lo stabile non è stato mai valorizzato: per caso, però, ho scoperto come l’IPi stia facendo da advisor per una sua vendita in due lotti distinti.

Citando il loro sito, abbiamo

Compendio immobiliare costituito da due immobili: – IMMOBILE N. 1 Edificio distribuito su due…

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Ridare vita a Via Giolitti

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Come sapete, difficilmente su questo blog faccio propaganda politica, tranne quando si tratta di spernacchiare il cialtronismo dei grillini che (mal)governano Roma. Però, in questo caso, farò un’eccezione, condividendo il comunicato dei consiglieri del I Municipio Di Serio e Curcio, relativo alla questione Via Giolitti.

Come detto altre volte, assieme a tanti amici artisti, stiamo elaborando un piano per rendere Via Giolitti un’asse della cultura: iniziativa che non impatterebbe solo sull’Esquilino, ma anche su San Lorenzo e su parte del V Municipio, creando un circolo virtuoso per rendere più vivibile l’intero quadrante cittadino.

Piano che non implica solo il recupero a fini culturali e artistici di edifici pubblici abbandonati, ma soprattutto la ricostruzione di un tessuto sociale che anni di abbandono da parte delle istituzioni hanno desertificato. Per cui la battaglia di Curcio e di Di Serio, sul recupero dei negozi comunali al commercio di qualità e alla cultura…

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Castra Fontanorum

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I Castra Fontanorum è uno dei piccoli misteri dell’Esquilino: sede del collegio dei fullones e dei fontani, ossia dell’associazione di categoria dei proprietari delle lavanderie, sappiamo dalle fonti antiche che doveva essere nei pressi della Chiesa di Sant’Antonio e che fosse decorata con fontane e statue.

Nel Rinascimento fu persino associato ai trofei di Mario o con la basilica di Giunio Basso.Attualmente gli scavi archeologici ancora non hanno determinato la sua posizione precisa: i membri del collegio sono tra l’altro noti per una delle più lunghe cause civili della Roma Antica.

A quanto pare, i gestori degli acquedotti, i curatores aquarum, nel 182 d.C. decisero di violare il contratto di fornitura alle lavanderie, diminuendo drasticamente l’afflusso d’acqua, mettendo in crisi gli affari di tutte le lavanderie romane

I rappresentanti di categoria andarono a protestare negli uffici dei curatores, nei pressi della nostra Largo Argentinia e furono presi a pernacchioni.

I…

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Street food a Roma, esperienze all’insegna del gusto

Treasure Rome

Amatriciana, Cacio e pepe, carbonara, coda alla vaccinara. Alzi la mano chi non si è mai concesso un pranzo o una cena in un’osteria o ristorante romano, per provare uno dei piatti della famosa tradizione culinaria della città. Roma però offre ancora di più: lo street food è ormai realtà consolidata e un ottimo compromesso se non si vuole perdere assolutamente nulla della Città Eterna. Perchè per assaporarla fino in fondo ci sono anche validissime soluzioni mordi e fuggi: ecco le nostre preferite!

ANTICO FORNO ROSCIOLI (via dei Chiavari 34)

Pane, panini e pizza, ma anche cornetti, dolci e biscotti. L’Antico Forno Roscioli, a dua passi da Campo De’ Fiori,  è un vero e proprio paradiso per tutti coloro che non disdegnano affatto una pausa pranzo o merenda all’insegna di prelibatezze, semplici o più elaborate, tipiche dei forni della tradizione. Frequentato sia da turisti che da romani, è da segnare…

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Chiacchierando sul Tucci

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Nelle chiacchiere da bar sport che in questi giorni si sono scatenate sul destino del Museo Tucci, alcune preoccupazioni emerse sono di indubbio valore: si va dal sospetto che il trasloco all’Eur possa essere causa di un danno erariale, al timore che la nuova sede espositiva non risolva, anzi peggiori i problemi di quella vecchia, essendo inadatta per un allestimento moderno o incapace di attrarre nuovi visitatori, la preoccupazione per i tempi di chiusura o il dubbio che il modello “isola dei musei” possa, a differenza di altre capitali europei, essere adatto anche a Roma.

Poi, ovviamente, come sempre accade in questi casi, vi sono perle di sublime stupidità: mi limito a citarne un paio, entrambe sparate da un paio di presunti intellettuali esquilini. La prima è

“Con il Tucci chiude l’unico museo d’arte orientale d’Italia”

che fa sorridere per la sesquipedale ignoranza. In Italia e potrei sbagliarmi, perché…

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L’esedra di Termini, tra storie e leggenda

…L’inaugurazione di questa fontana, avvenuta a Roma il 10 settembre 1870, fu l’ultimo atto pubblico ufficiale di un “Papa Re”, dieci giorni prima che la breccia di Porta Pia decretasse la fine dello Stato Pontificio e Sua Santità Pio IX si ritirasse sdegnosamente nella cittadella Leonina del Vaticano; e già questo basterebbe per consegnare questa fontana alla Storia!
Ma per la “mostra” dell’Acqua Pia, Antica Marcia, che tutti oggi conosciamo come fontana delle Najadi, è solo l’inizio di una vita movimentata – di spostamenti, rifacimenti, polemiche, restauri – che arriva fin quasi ai nostri giorni. E’ stata anche l’ultima mostra d’acquedotto romano – la fontana monumentale che celebra l’arrivo dell’acquedotto in città

Sorgente: L’esedra di Termini, tra storie e leggenda

Vittoria Alliata, Quel pasticciaccio brutto del Museo Orientale 

Emergenza Cultura

La storica sede in via Merulana a Roma chiuderà i battenti il 31 ottobre. Migliaia di preziosissimi oggetti d’arte asiatica saranno imballati nelle casse. Per finire dove?
Se il Museo d’Arte orientale di Palazzo Brancaccio, anziché a Roma, fosse in un angolo della campagna britannica, sarebbe meta di milioni di visitatori, soggetto di un paio di bestseller e location di almeno una serie televisiva di successo internazionale. Come Downton Abbey, la fiction che ha salvato una delle più importanti dimore storiche d’Inghilterra scegliendo come protagonista una million dollar American princess: una di quelle figlie di tycoons che, dalla fine dell’800 agli anni 50, colonizzarono le grandi famiglie aristocratiche europee, rinvigorendo lombi e fasti di dinastie secolari. Anche Palazzo Brancaccio ha avuto la sua dollar princess, eppure pochi sanno che esiste, a due passi dalla Stazione Termini e da Colosseo, quel sussiegoso immobile che custodisce – fra cariatidi…

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L’Eusebio che non era Eusebio

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In questi giorni, sto leggendo un interessante articolo sulle origini del titulus Eusebi. Secondo la tradizione, il titulus è dedicato al prete romano Eusebio, che contestò papa Liberio per essere stato troppo accomodante con l’imperatore Costanzo II, seguace dell’eresia ariana.

L’imperatore non la prese sportivamente e rinchiuse il prete in una stanza di un’insula, costruita dove una volta vi erano gli horti Cycladiani, dove morì di fame dopo sette mesi, il 14 agosto del 353 d.C..; il suo corpo fu sepolto nel cimitero di Callisto dai presbiteri Gregorio ed Orosio, i quali misero sulla tomba anche l’iscrizione “Eusebio homini Dei”

Tomba che era identifica con una vicino a quella di San Gaio, finché Giovanni Battista de Rossi scoprì i resti di una poesia, scritta da papa Damaso, che la decorava.I versi dicono questo

Eraclio non ammetteva che i lapsi potessero far penitenza dei loro peccati.
Eusebio insegnava che questi infelici…

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