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Dal 9/7 al 27/9/26 “Lirismo indifeso – Percezioni riflesse di Franco Onali” al Palazzo Merulana

Dal 9 luglio al 27 settembre 2026

PALAZZO MERULANA

Lirismo indifeso

Percezioni riflesse di Franco Onali

Palazzo Merulana è lieto di presentare: Lirismo Indifeso – Percezioni riflesse di Franco Onali a cura di Jacopo Bucciantini.

La mostra intende proporre una rilettura critica della produzione di Franco Onali, attraverso una selezione di dipinti e di materiali audiovisivi che possano evidenziare gli elementi strutturali della sua ricerca figurativa.

L’esposizione nasce dalla volontà di superare una lettura esclusivamente cronologica o antologica della poetica dell’artista, privilegiando invece un percorso capace di restituire al pubblico la grammatica visiva e poetica che caratterizza oltre cinquant’anni di attività.

L’opera di Onali si distingue infatti per una forte autonomia espressiva, per una costante tensione lirica e per una modalità di costruzione dell’immagine che rifugge sistemi teorici rigidi, sviluppandosi piuttosto attraverso associazioni intuitive, suggestioni interiori e processi immaginativi.

La definizione “Lirismo Indifeso”, presente nel titolo della mostra deriva da una dichiarazione del critico Dario Micacchi per descrivere la natura della ricerca dell’artista. Questa espressione individua efficacemente una delle caratteristiche più significative della pittura di Onali: l’assenza di qualsiasi dispositivo retorico volto a guidare o proteggere la lettura dell’opera. Non a caso, le opere non si presentano come sistemi chiusi o concettualmente dimostrativi, ma come organismi poetici aperti, nei quali il significato emerge attraverso un processo di osservazione e partecipazione individuale.

L’esibizione è atta, quindi, ad offrire strumenti interpretativi che consentano ai pubblici di avvicinarsi alla complessità dell’immaginario dell’artista – senza ridurne la natura enigmatica – e a scoprirne le modalità compositive e le tensioni poetiche attraverso la sua intera produzione.

La mostra trova una collocazione particolarmente significativa all’interno di Palazzo Merulana poiché nel corso della sua carriera, l’artista ebbe numerose frequentazioni con personalità riconducibili all’ambiente della Scuola Romana e sviluppò rapporti culturali che ne favorirono il dialogo con alcune delle più importanti esperienze artistiche del secolo scorso. Particolarmente significativa risulta la stima manifestata nei suoi confronti da Gino Severini, figura centrale delle avanguardie storiche e autore presente nella collezione permanente del museo.

La mostra intende pertanto valorizzare tali connessioni, inserendo il lavoro di Onali all’interno di una più ampia riflessione sul Novecento italiano e sui suoi sviluppi successivi.

La mostra si sviluppa attraverso una selezione di circa venticinque opere pittoriche rappresentative della ricerca dell’artista e comprende inoltre della documentazione audiovisiva documentaristica e video-artistica.

BIOGRAFIA FRANCO ONALI

Franco Onali nasce a Roma nel 1932. Fin da piccolo, dimostra di possedere una connaturata disposizione per il disegno. Studia presso l’Accademia di Belle Arti e, successivamente, prosegue gli studi presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze. Così, Onali frequenta i corsi di studio dei professori Renato Marino Mazzacurati e Roberto Melli ed incontra artisti del calibro di Mario Mafai e di Ugo Capocchini, con i quali stringe una amicizia duratura. Concluso il percorso accademico, Onali inizia a viaggiare per l’Europa, guadagnandosi da vivere, vendendo vignette ed illustrazioni ai quotidiani che hanno sede nei luoghi in cui si trova di volta in volta. Alla fine degli anni Cinquanta, è a Stoccolma dove lavora come designer per alcuni architetti. Ivi, Onali conosce Mario Marenco e Gianni Boncompagni, con i quali — oltre a legare strettamente sul piano personale — inizia una collaborazione di natura professionale. Contemporaneamente, la produzione pittorica di Onali si sviluppa in maniera eterogenea. I critici hanno difficoltà ad iscriverlo ad una corrente esatta. Secondo alcuni, Onali è un degno erede della Scuola Romana per altri, invece, è un post-cubista. La verità è che Onali non è interessato a crearsi una identità artistica commerciale, bensì persegue infaticabilmente una ricerca atta ad alimentare nient’altro che la sua inalienabile libertà espressiva. Ciò è conseguenza diretta della precisa volontà dell’artista di restare ai margini delle scene. Per questo motivo, le sue opere sono circolate, quasi esclusivamente attraverso rapporti personali sebbene non manchino esposizioni in contesti prestigiosi: a New York, a Las Vegas, a Stoccolma, a Lugano e a Buenos Aires. In quest’ultima città, ad esempio, Onali espone nel 1995, presso il Museo Nazionale delle Belle Arti. In Italia, invece, espone soprattutto a Roma, a Bologna, oltre che ad Arezzo, località a cui Onali è da sempre legato: il suo studio, infatti, si trova tuttora in Valtiberina.

BIOGRAFIA Jacopo Bucciantini

Jacopo Bucciantini nasce ad Arezzo nel 1993, è direttore della fotografia e autore attivo nel cinema. Consegue la laurea in filosofia a Firenze nel 2017 e, successivamente, si specializza in neuroestetica presso l’Università di Pisa. Attualmente, oltre agli interessi musicali, si occupa di videoarte, regia cinematografica e di documentario e curatela di mostre artistiche.

Dal 3 al 5/7/26 “Tutti i binari portano a Termini” allo Studio Kene

Dal 3 al 5 luglio 2026

STUDIO KENE – VIA GIUSTI , 24

Tutti i binari portano a Termini

Un piccolo antipasto di “Amor Termini” questo fine settimana a Roma.

Per tre giorni, il 3/4/5 luglio, Studio KENE si trasforma in una sala d’attesa immaginaria, con il video teaser realizzato dal filmaker cinese Li Zhang e dal compositore giapponese Yogo Treno basato sul documentario “Amor Termini”, un lavoro realizzato in un decennio dal collettivo TerminiTV .

Termini come quartiere di chi non ha quartiere, di chi viene da altrove, è la maggiore piazza della città; più che un “non luogo”, è un “iperluogo”, in cui tutte le periferie, urbane e mondiali, confluiscono.

Termini è uno spazio di transito, di arrivo e partenza, in cui ogni persona porta con sé il proprio bagaglio, reduce da un lungo viaggio fatto di memorie, sogni, rimpianti ed emozioni.

Attraverso questo intervento, la sala d’attesa sarà popolata dai fantasmi di chi ha viaggiato, impresso nel video, che raccoglie alcuni dei momenti topici del documentario, e nelle foto e gli oggetti contenuti nelle valigie portate da Fran Atopos di TerminiTV, che raccontano storie mute, da interpretare: le memorie di altre persone, semplici passanti che prima di arrivare a Termini hanno percorso lunghi binari altrove.

L’evento è organizzato presso lo spazio della Fondazione Beta, in Via Giusti 24, nel rione Esquilino, in collaborazione con lo Studio KENE e sarà visitabile esclusivamente venerdì 3 e sabato 4 dalle 11.00 alle 19.30 e domenica 5 dalle 11.00 alle 15.00.

Un grazie speciale a @mohamed.keita0

Il flyer è realizzato da Kat

2/7/26 “Felicittà” Musica – Mostre – Food&Drink all’Acquario Romano – Casa dell’Architettura

2 luglio 2026 dalle ore 18:30

CASA DELL’ARCHITETTURA – ACQUARIO ROMANO

Felicittà

la festa diffusa del Patrimonio di Roma Capitale

Musica / Mostre / Food&Drink

In occasione di FELICITTÀ 2026, la festa diffusa del Patrimonio di Roma Capitale, la Casa dell’Architettura apre le porte dell’ottocentesco complesso monumentale dell’Acquario Romano per una serata di musica, arte e architettura.

Un’occasione per conoscere l’edificio e visitare le mostre che raccontano una città che attraverso lo sguardo di architetti, artisti e studiosi internazionali sperimenta e ricerca anche nel passato la sua contemporaneità. Durante la serata si terrà l’inaugurazione della nuova caffetteria e l’aperitivo nel giardino.

PROGRAMMA E SPAZI ESPOSITIVI

Dalle ore 18:30 alle 23:30 | Apertura mostre

Sala centrale

WASTELANDSCAPE: IN SEARCH FOR AN IDEAL – Carole Lévesque

IL CORPO DI ROMA – Ernesta Caviola

Terrazza

ROMA È ANCORA UNA CITTÀ CONTEMPORANEA? – Raccolta dei disegni della Call for Contributions

Atrio

SATIRA DELL’ARCHITETTO – Una selezione di vignette dal volume di Gabriele Neri

Monitor P

GRAND TOUR CONTEMPORANEO. ROMA ATTRAVERSO LO SGUARDO DELLE ACCADEMIE STRANIERE – A cura di Federica Andreoni e Maite Méndez Baiges, in collaborazione con Real Academia de España en Roma

Ore 20:30 | Concerto Jazz

Performance dal vivo del Riccardo Gola Trio

Ingresso gratuito

👉 prenotati qui: https://www.eventbrite.com/…/felicitta-2026-jazz-e-arte…

Dal 12 al 18/6/26 “In natura” Mostra bipersonale di Alessandro Trani & Gene Pompa al Medina Art Gallery

Dal 12 al 18 giugno 2026

MEDINA ART GALLERY – VIA A. POLIZIANO, 4 – 6

In natura

Mostra bipersonale di

Alessandro Trani & Gene Pompa

Il progetto espositivo mette a punto un viaggio sensoriale nel paesaggio contemporaneo, riflesso attraverso due linguaggi opposti e complementari: la densità della terra e la trasparenza dell’aria.

Gene Pompa, maestro del divisionismo materico, porta in scena una natura pulsante, scolpita con la spatola e illuminata da inserti in foglia d’oro. Le sue opere sono “corpi” pittorici che catturano la luce e celebrano la fertilità dei boschi e delle stagioni.

In contrappunto…

Alessandro Trani esplora la dimensione dell’etereo. I suoi orizzonti marini, privi di riferimenti geografici, si spingono verso l’astrazione, trasformando la tela in uno spazio meditativo dove il cielo e l’acqua si fondono in un abbraccio infinito.

L’esposizione non è solo un confronto estetico…

…ma un ritorno a “casa”: Trani, nato artisticamente proprio sotto l’egida della galleria di Pompa, dialoga qui con il suo mentore in un passaggio di testimone tra la certezza della materia e il mistero del Creato.

La mostra non è una pura rassegna di paesaggi, ma un’indagine ontologica sulla percezione. Gene Pompa opera una “vivisezione” della luce: il suo divisionismo supera la retina e diviene tattile, trasformando la natura in un manufatto prezioso e arcaico. Ogni sua opera è un’affermazione di presenza. Al contrario, la pittura di Alessandro Trani agisce per sottrazione. Se Pompa aggiunge strati di vita, Trani dissolve i contorni della realtà per rivelarne l’essenza spirituale. Le sue opere sono portali silenziosi che conducono l’osservatore verso un “altrove” dove il tempo si ferma. 

Il risultato è un “inno” armonico…

…l’energia tellurica di Pompa trova il suo naturale sfogo negli spazi infiniti di Trani, offrendo al pubblico una visione completa e sicura della bellezza che ci circonda.

Dal 12 al 18/6/26 “Domenico Iervasi – Equilibrio” Mostra personale al Medina Art Gallery

Dal 12 al 18 giugno 2026

MEDINA ART GALLERY – VIA MERULANA, 220

Equilibrio

Mostra personale di

Domenico Iervasi

Sia interiore che proiettata sulle aspettative della società: la mostra di Domenico Iervasi si sviluppa come un’esplorazione intuitiva ove espressione personale e percezione esterna interagiscono in una negoziazione continua.

Al centro della pratica dell’artista si colloca la figura umana, resa con una precisione e un’intensità sorprendenti. Volti e corpi emergono con una chiarezza quasi iperrealista, spesso in un confronto diretto con lo sguardo del pubblico, per poi dissolversi in campi di colore gestuale. I corpi appaiono sospesi tra definizione e frammentazione, fungendo da punti di ancoraggio mentre l’astrazione si espande intorno ad essi.

Il colore agisce al tempo stesso…

…come struttura e come elemento di rottura. Applicato attraverso stratificazioni e gesti espressivi, circonda, interrompe e talvolta attraversa la figura, generando una tensione dinamica tra controllo e abbandono. Questo dialogo produce un senso di movimento sulla superficie pittorica, in cui l’intensità cromatica si contrappone alla quiete e alla delicatezza della forma umana.

In opere come Adamo e Eva, la composizione stessa diviene metafora di equilibrio. I corpi intrecciati costruiscono una struttura circolare, suggerendo ciclicità, dualità e interdipendenza. In questo contesto, l’equilibrio non è statico, ma relazionale: si costruisce attraverso prossimità, contrasto e scambio continuo.

Nel concept della mostra, l’equilibrio non si manifesta come uno stato di armonia pacificata, ma come una condizione attraversata da tensione, frammentazione e intensità emotiva. In opere come L’urlo il corpo è luogo di rottura tra contenimento e rilascio. Anche in Eva la figura si colloca in una fase di trasformazione, negoziando identità, esposizione e consapevolezza di sé.

Nel suo nucleo più profondo, Equilibrio accoglie la complessità e la dimensione irregolare. Non assenza di conflitto, non stato fisso o purificato. Ma capacità di sostenere simultaneamente realtà molteplici, in divenire e spesso contraddittorie, che non vengono risolte, ma mantenute in tensione.

Dal 5 all’11/6/26 “Stefan Velund – Solo Exhibit” al Medina Art Gallery

Dal 5 all’11 giugno 2026

MEDINA ART GALLERY – VIA A. POLIZIANO 4, 6

Stefan Velund – Solo Exhibit

Nella poetica di Stefan Velund, la pittura si presenta come un territorio di soglie tra forma e dissoluzione, superficie e profondità, luce e ombra.

Le sue opere delineano un linguaggio astratto e simbolico, in cui il colore – spesso vibrante, talvolta più contenuto – diventa strumento di costruzione emotiva e percettiva. Il materiale pittorico, affidato principalmente all'acrilico su tela materica, non si limita a descrivere immagini, ma emerge come presenza viva, quasi tattile.

In opere come Asse, Sfera, Monolite, Sia fatta luce ed Eternità echi di dimensioni ancestrali e archetipiche focalizzano i dipinti sulle forme primarie dell'esistenza: centro, equilibrio, stabilità, persistenza, essenzialità. Questa serie presenta una geografia emotiva di paesaggi interiori, un luogo metafisico e sospeso, mai completamente svelato: rigenerato a ogni sguardo.


Tra figurativo e astratto, tutto sembra attraversato da una luce che non solo illumina, ma rivela: fa emergere presenze, tensioni, memorie e simboli che abitano la superficie come tracce di un tempo ormai scomparso.

Accanto a questa tensione strutturale…
visibile nell'uso consapevole di elementi surreali, emerge una componente più lirica ma altrettanto visionaria, che si ritrova nella serie dedicata alle danzatrici: Aurielle, Aniara, Ivorielle… giovani spiriti che fluttuano nell'aria, seguendo il ritmo di una danza silenziosa, quasi più aggraziate dei loro stessi abiti, proiettandosi verso una dimensione metafisica ed evanescente.

Poi arrivano i ritratti in cui la dimensione evocativa si intensifica: i volti non impongono un'unica lettura, ma aprono spazi all'interpretazione: angeli, demoni, donne sognate o persino immaginate. Creature di un mondo lontano che, in qualche modo, grazie al pittore stesso, entrano in contatto con la nostra realtà per rivelarci qualcosa. Attraverso luci, ombre, lampi dorati, improvvisi bagliori rossi, elementi simbolici ricorrenti che caratterizzano la poetica di Stefan Velund, animati da contrasti cromatici e risonanze che si materializzano sulla tela, veri e propri campi magnetici di energia visiva e interiore.

I volti, i paesaggi di Stefan Velund non narrano, ma evocano. Non definiscono, ma suggeriscono. Ogni opera appare come un frammento di una visione che chiede di essere abitata e assaporata lentamente, permettendo l'emergere di risonanze intime e individuali.

Questa mostra personale presenta una serie di opere che dialogano tra loro come le molteplici corde della stessa canzone, in cui i visitatori sono invitati a fermarsi, ad ascoltare e a soffermarsi in questo spazio delicato e intenso, dove la pittura non si limita a mostrarsi, ma accade.

Dal 5 all’11/6/26 “Salvatore Petrucino, Proiezioni e Visioni” al Medina Art Gallery

Dal 5 all’11 giugno 2026

MEDINA ART GALLERY – VIA MERULANA, 220

Proiezioni e Visioni

Mostra personale di

Salvatore Petrucino

“Proiezioni e Visioni”: questo è il panorama immaginifico di una serie di sagaci e pungenti osservazioni sul mondo contemporaneo in cui emerge lo sguardo disincantato ma spesso ancora sognante dell’artista.

Il fil rouge dell’esposizione…

…è una certa ambivalenza tra realtà e rappresentazione, come se l’artista, da narratore onnisciente, conoscesse ciò che si cela davvero dietro le apparenze: in “All In”, è il demone del gioco d’azzardo che si nasconde dietro un giovane e aitante pokerista. In “Neverland” è il Peter Pan che non vuole perdere la sua fanciullezza. Un pedone che apparentemente piccolo e indifeso spodesta il proprio re in “Scacco matto”… persino su Spiderman aleggia minaccioso il profilo del ragno radioattivo che lo ha reso sovrumano, nella tela “The Shadow of Spiderman”.

L’ombra è al tempo stesso proiezione e rivelazione…

…evidenza tangibile di ciò che realmente siamo o desideriamo essere. La costruzione del dipinto avviene infatti accostando due piani: uno anteriore, in cui i personaggi interpretano il copione che gli è stato assegnato e uno posteriore che, come una quinta teatrale, ospita la vera natura dei fatti narrati.

Nostalgia per un mondo più autentico e critica sottile alla società coeva si uniscono nell’Arte candidamente espressionista di Petrucino, il quale utilizza toni forti in contrasto tra loro per accentuare sì il senso di irrealtà ma anche quello di universalità degli scenari rappresentati.

Strumento figurativo che l’artista utilizza con frequenza è il riferimento agli scacchi…

… un sistema spesso disfunzionale all’interno del quale tutti siamo chiamati a giocare le nostre mosse. Muovendo alfieri e pedoni costruiamo il nostro futuro.

Non manca in generale una vena di sottile ironia con cui il pittore affronta il rapporto con l’Arte Contemporanea: “La scimmia rosa” di Cattelan diviene parodia della vendita plurimilionaria di “Comedian” in un sistema che appare sempre più “esorbitante”.

In questo contesto Petrucino, interprete della società che lo circonda, si fa portavoce di un’estetica vivida, animata da contrasti, in cui spicca un certa capacità di individuare e sintetizzare gli elementi della più efficace coomunicazione.

Sfoglia il catalogo delle opere: clicca qui!

Dal 29/5 al 4/6/26 “The Stone Guardians of Azerbaijan” Mostra fotografica al Medina Art Gallery

Dal 29 maggio al 4 giugno 2026

MEDINA ART GALLERY – VIA A. POLIZIANO 4,6

The Stone Guardian of Azerbaijan

Mostra fotografica di

Aydin Mehdiyev
Nei paesaggi dell'Azerbaigian, la natura rivela un linguaggio distinto, quasi silenzioso, plasmato non dalla mano dell'uomo, ma dal tempo, dal vento e dalla profonda memoria della terra. Pertanto, la mostra "Guardiani di Pietra dell'Azerbaigian" invita il pubblico a un dialogo contemplativo con forme naturali che, nella loro struttura organica, evocano associazioni con silhouette angeliche, guardiani e presenze immateriali.

Queste immagini non sono il risultato di un intervento artistico…

…eppure possiedono una notevole espressività interiore, come se celassero un'intenzione nascosta. Appaiono come testimoni di secoli, incarnando uno spazio in cui la realtà naturale e l'immaginazione umana si incontrano. In questa interazione, lo spettatore diventa co-creatore, completando ciò che vede attraverso la propria percezione. Il progetto si confronta con il fenomeno della pareidolia, la tendenza umana a percepire immagini familiari all'interno di elementi astratti.

Tuttavia, in questo contesto, va oltre un effetto psicologico, toccando un bisogno umano più profondo di trovare significato, protezione e un senso di presenza spirituale nel mondo circostante. L'Azerbaigian, con il suo patrimonio culturale stratificato, si rivela qui attraverso forme create dalla natura stessa: strutture primordiali che trasmettono l'idea di custodia ed eternità.

Questi "guardiani di pietra" trascendono la materia, unendo il geologico al mitologico, il reale al simbolico.

Nel quadro della cultura visiva contemporanea, il progetto propone una riconsiderazione dell'atto del vedere come processo creativo. Sfida la percezione convenzionale della natura come sfondo passivo, affermandola invece come autrice autonoma, capace di plasmare immagini che risuonano con la coscienza umana.

In definitiva, "Guardiani di pietra dell'Azerbaigian" non è semplicemente una documentazione fotografica di paesaggi, ma un invito a ricercare il sacro nel mondo naturale.

Pone una domanda fondamentale: queste forme sono solo un gioco di immaginazione, o sono testimoni silenziose di un'altra realtà, nascosta, arcaica?

Aydin Mehdiyev è Dottore in Scienze Tecniche, Colonnello del Servizio Doganale e un illustre fotografo, insignito del titolo di "Titano" dall'Associazione Internazionale dei Fotografi d'Arte (IAAP) nell'aprile 2025. Attualmente è professore presso il Dipartimento di Meccanica dell'Università di Architettura e Costruzioni dell'Azerbaigian.

Segui la mostra di Aydin Mehdiyev sui profili social della Galleria d'Arte Medina:

Dal 29/5 al 4/6/26 “Antonella Corso – Mostra fotografica” al Medina Art Gallery

Dal 29 maggio al 4 giugno 2026

MEDINA ART GALLERY . VIA MERULANA, 220

Antonella Corso- Mostra fotografica

Con “Parigi: 14 anni in 9 emozioni” Antonella Corso sviluppa un racconto autobiografico e al tempo stesso un’esplorazione universale della memoria, dell’identità e della trasformazione emotiva. Il progetto nasce da un lungo periodo vissuto a Parigi tra il 2003 e il 2017, durante il quale l’artista ha intrecciato la propria esperienza personale con il tessuto urbano e simbolico della capitale francese.

La pratica fotografica di Corso si fonda su uno sguardo intimo e continuo, capace di trasformare luoghi iconici in spazi interiori. Le sue immagini non documentano semplicemente la città, ma ne restituiscono una dimensione vissuta, in cui architetture, luci e paesaggi diventano depositi di emozioni e ricordi. La Tour Eiffel, la Senna, i giardini e le piazze parigine emergono come presenze ricorrenti, attraversate da esperienze quotidiane e momenti di forte intensità emotiva. La mostra si articola in nove nuclei tematici – Celebrazione, Sogno, Scoperta, Stupore, Malinconia, Paura, Lutto, Fascino del caos ed Essenziale – che costruiscono una mappa affettiva più che cronologica.

Ogni sezione rappresenta…

…una diversa modalità di percezione della città, riflettendo stati d’animo che vanno dalla meraviglia alla perdita, fino alla ricostruzione di un equilibrio interiore. Particolarmente significativa è la presenza di immagini legate agli eventi del 2015, che introducono una riflessione sulla fragilità e sulla resilienza collettiva. In questo contesto, la città diventa teatro di una tensione emotiva condivisa, ma anche spazio di rinascita.

Attraverso un linguaggio visivo diretto e poetico, Antonella Corso costruisce un racconto per immagini in cui il personale si apre a una dimensione universale. Lo spettatore è invitato a entrare in relazione con le opere, riconoscendo nelle fotografie tracce della propria esperienza.

La mostra si configura come un percorso immersivo e riflessivo, che accompagna il visitatore verso una dimensione essenziale fatta di memoria, consapevolezza e sguardo interiore.

Segui Antonella Corso su Instagram: clicca qui @antocorso_photography

Segui la mostra di Antonella Corso sui profili social di Medina Art Gallery:

Dal 28/5 al 10/6/26 “Vinyl Collage” Mostra di Anna Amodio al Gatsby Cafè

Dal 28 maggio al 10 giugno 2026

GATSBY CAFE’

Vinyl Collage

Mostra di

Anna Amodio

“Vinyl Collage” è un progetto espositivo che rende omaggio all’estetica senza tempo del vinile, oggetto iconico tornato al centro della cultura contemporanea.

Attraverso la creazione di copertine inedite, l’artista reinterpreta l’immaginario visivo legato a diversi generi musicali, ispirandosi alle grafiche, ai linguaggi estetici e alle atmosfere che hanno segnato epoche diverse della storia della musica.

Ogni opera nasce dalla tecnica del collage e prende forma utilizzando carta recuperata da riviste d’epoca e pubblicazioni contemporanee: frammenti visivi che attraversano il tempo e si incontrano in nuove narrazioni.

Il riuso dei materiali diventa così parte integrante della ricerca artistica, trasformando elementi destinati a essere dimenticati in opere uniche che acquisiscono una nuova identità.

“Vinyl Collage” è un dialogo tra musica, memoria e sostenibilità: un percorso visivo che celebra il fascino materico del vinile e il potere dell’arte di reinventare il passato in forme nuove e attuali.

DJ set: Daniele Flamini (Killer Groove Records)

Anna Amodio è una collagista che si circonda di bellezza e ha l’obiettivo di condividerla. Appassionata di fotografia e arte, nel corso degli anni approfondisce varie tecniche di collage e décollage, che le permettono di esplorare e portare alla luce pensieri, paure, critiche e desideri inconsci, ridando vita alle immagini e ai materiali in una nuova forma artistica.

Oltre a produrre opere, organizza e conduce workshop in cui insegna e avvicina i partecipanti al meraviglioso mondo di immagini e parole incollate tra loro.

IG: @anna.mobbene_collages

le mostre del Gatsby Café sono a cura di Séverine Queyras