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I aprile 2021: storia e tradizione del “Pesce d’Aprile”

Oggi è il primo aprile giorno in cui, per tradizione,  sono ammessi scherzi, burle e bugie (alcune divenute famose). Ma ci siamo mai chiesti quale è l’origine di questa tradizione? Perchè proprio il il primo giorno di aprile? In questo bel post dal  blog “Io Donna”  , tutte le risposte storiche a questi interrogativi

Pesce d’aprile: scherzi, frasi, origine e storia – iO Donna

C’è un giorno dell’anno – uno solo – in cui si può mentire impunemente senza essere criticati o additati come bugiardi cronici. In quel giorno, chi racconta qualche frottola può venir considerato, al massimo, un semplice giocherellone. Stiamo parlando del 1° aprile, data internazionalmente riconosciuta come la giornata degli scherzi e delle burle. Che, solo per oggi, vengono chiamati “pesci d’aprile”: chi ci casca, infatti, “abbocca” all’amo di qualche burlone.

Questa festa è nota in tutto il mondo, e prende nomi diversi a seconda dei vari Paesi in cui viene “onorata”: da noi è il Pesce d’Aprile, mentre nei paesi anglofoni si chiama April Fool’s Day (dopo spiegheremo perché) o Pescado de Abril negli Stati di lingua spagnola.

Ma perché il Pesce d’Aprile si festeggia il primo giorno del mese? Ci sono diverse teorie sulla nascita di questa divertente ricorrenza. Per scoprire la prima ipotesi dobbiamo spostarci in Francia nel XVI secolo. A quel tempo, prima del 1582, il calendario in uso prevedeva che i festeggiamenti per il nuovo anno si svolgessero tra il 25 marzo e il 1° aprile, giorno dedicato alla festa, alle libagioni e ai banchetti.

Successivamente, con l’avvento – e l’utilizzo – del calendario gregoriano, il capodanno fu spostato al primo di gennaio, com’è universalmente festeggiato nella maggior parte dei Paesi del mondo. Questo mutamento di data, però, lasciò interdetta la maggior parte della popolazione, che fece fatica ad abituarsi a questo cambio di tradizione.

Così, chi continuò a festeggiare il cambio di anno secondo l’antico calendario, prese il nome di “sciocco di aprile. Non a caso, in inglese il nostro Pesce d’Aprile viene chiamato invece April Fools’ Day, ovvero “il giorno degli sciocchi d’aprile”.

Chi continuava a festeggiare ancora secondo l’antico calendario era infatti considerato un po’ “tonto” e ridicolizzato con inviti a feste inesistenti, regali assurdi o pacchetti privi di contenuto. Dalla Francia di Re Carlo IX e dalla Germania degli Asburgo, la tradizione si diffuse poi in Inghilterra nel XVIII secolo e negli altri stati europei.

Nel nostro Paese l’usanza di farsi degli scherzi e dirsi bugie impunemente il 1° aprile risale al periodo storico che va dal 1860 al 1880. Sembrerebbe che la prima città ad accogliere questa abitudine di origine francese, che abbiamo raccontato nel paragrafo precedente, fosse Genova.

Qui, questa nuova tradizione si diffuse a macchia d’olio, dapprima tra i ceti medio-alti della città e poi a tutto il resto della popolazione. Travalicò poi i confini della città per raggiungere tutte le regioni d’Italia.

C’è invece una teoria che collega la tradizione del Pesce d’Aprile addirittura all’antica Roma. Forse meno accreditata della precedente, questa spiegazione risalirebbe ai tempi della Roma imperiale. Precisamente subito dopo le Idi di Marzo, quando i contadini e gli allevatori della città organizzavano i festeggiamenti in onore della Dea Cibele (quando ancora la religione romana era politeista), protettrice degli animali e dei luoghi selvatici.

Il nome di questa ricorrenza era Hilaria, dalla parola latina hilaris che significa “giocoso”: la caratteristica peculiare era che durante il giorno della festa erano concessi mascheramenti e scherzi di ogni tipo. In pratica, una sorta di antesignano del carnevale d’epoca medioevale: ci si poteva travestire da chiunque, anche da personalità in vista della vita pubblica, e organizzare burle e scherzi senza essere puniti.

Balli, canti e danze in onore della divinità si protraevano per giorni e notti, e il vino che scorreva a fiumi aiutava a rendere tutti più sciolti e propensi a farsi scherzi a vicenda, prontamente archiviati dopo la fine del periodo di festa.

Un’altra teoria sposta ancora più indietro le lancette del tempo e farebbe risalire le origini del pesce d’Aprile addirittura all’Antico Egitto. Secondo questa stravagante spiegazione – la meno accreditata tra le tre, ma forse la più fantasiosa – Antonio durante una battuta di pesca avrebbe chiesto a un suo schiavo di attaccare un grande pesce al suo amo, per fare bella figura con la sua adorata Cleopatra e vincere la gara di pesca.

Ma la regina d’Egitto, che tutto era tranne che credulona, intuì subito l’inganno e sostituì l’enorme pesce con un misero pesciolino finto rivestito di pelle di coccodrillo, per prendere in giro il compagno. Chi di scherzo ferisce, di pesce… perisce!

Oltre alla spiegazione fornita dall’ultima tesi, questa denominazione porta subito a pensare ai pesci che abboccano all’amo, proprio come una “vittima” credulona abbocca a una burla o a una bugia. Un’altra teoria, invece, sottolinea come ci sia un legame tra il 1° aprile e il segno zodiacale dei pesci, in cui è collocata questa data.

Oppure, ancora, si racconta che per qualche motivo misterioso i pescatori, nei giorni tra fine marzo e inizio aprile, a causa di correnti marine non favorevoli, tornassero a riva con le reti quasi completamente vuote. Questo scatenava l’ilarità e le prese in giro della popolazione, che li ritenevano incapaci di fare bene il proprio lavoro e un po’ “stupidotti”.

L’ultima spiegazione sul perché si dica “pesce” di aprile si lega invece alla religione. Si narra infatti che il beato Bertrando di San Genesio, patriarca di Aquileia, abbia salvato la vita al Papa, liberandolo da una grossa spina di pesce conficcatasi nella sua gola dopo un banchetto. Da quel momento, oltre a festeggiare, nella città di Aquileia non si mangia pesce ogni 1° aprile. Quasi per esorcizzare e allontanare dalla città una possibile tragedia o evento negativo.

La Cappella di Sant’Elena in Santa Croce in Gerusalemme

La storia della cappella di Sant’Elena a Santa Croce in Gerusalemme in una pubbicazione di Marilena Luzietti. Un altro dei tesori dell’Esquilino non troppo conosciuto se non addirittura sconosciuto

LA CAPPELLA DI SANT’ELENA IN SANTA CROCE IN GERUSALEMME:
IL PROGRAMMA ICONOGRAFICO DEL CICLO MUSIVO

(cliccare sull’immagine per scaricare la pubblicazione)

Le Terme di Diocleziano oltre che granaio sono diventate per alcuni decenni nel XIX secolo anche una caserma!

Per quanto possa sembrare incredibile questo splendido monumento non bastasse il granaio (vedi post sull’argomento) nel XIX secolo è stato utilizzato anche come caserma dai soldati francesi di stanza a Roma. Per fortuna nonostante tutte queste trasformazioni è arrivato fino a noi ancora nella sua magnificenza sia nella parte archeologica sia nella parte monumentale (Santa Maria degli Angeli e la Certosa) opera di Michelangelo.

Ecco la storia della trasformazione a caserma in un post dall’account Facebook del Museo Nazionale Romano.

Roma Termini Ieri ed Oggi

Una  pubbicazione curata da Fondazione FS sulla storia della Stazione Termini. Il tutto corredato da splendide fotografie d’epoca. Di seguito la presentazione della pubblicazione. Clicca sull’immagine della copertina per scaricare il .PDF originale.

La Stazione di Roma Termini rappresenta un vero e proprio punto di riferimento per intere generazioni di viaggiatori e di romani. Tutti noi abbiamo un ricordo legato ai viaggi in treno in partenza, o in arrivo, nella Capitale o alle numerose banchine calpestate da milioni di viaggiatori giornalieri.

Con l’aiuto del grande repertorio documentario che la Fondazione FS Italiane ha ereditato dalle Ferrovie dello Stato, effettueremo un viaggio per immagini attraverso l’evoluzione architettonica, ingegneristica ma anche culturale della stazione.

Per la prima volta Fondazione FS Italiane ha pensato di proporre una pubblicazione ideata per una divulgazione veloce attraverso la rete web, prevedendo alcuni link nel testo che permetteranno una navigazione esterna verso alcuni database culturali. Grazie all’utilizzo delle tecnologie odierne, possiamo tracciare una linea retta tra il passato e il nostro presente, proseguendo il viaggio verso un futuro da scoprire.

E scansionando il QR code  puoi sfogliare la pubblicazione sullo smartphone o sul tablet

Lezioni di epigrafia latina al Colosseo

Lezioni di epigrafia latina con la professoressa Silvia Orlandi docente di Epigrafia Latina all’Università degli Studi “La Sapienza”. Cliccare sulle immagini per vedere i relativi filmati interamente girati all’interno del Colosseo. Assai interessanti le spiegazioni che mettono in luce usi e costumi non solo della vita di tutti i giorni delle persone che frequentavano l’anfiteatro ma anche l’organizzazione dello stoccaggio dei materiali che sono serviti alla costruzione del Colosseo


Prima lezione

Davanti agli occhi di tutti, ma visibile a pochi: l’”Iscrizione di Lampadio”, oggi conservata al secondo ordine del Colosseo…

Seconda lezione

Sul lato orientale del Colosseo, negli anni Trenta del secolo scorso, fu ricostruita una porzione della cavea dell’Anfiteatro dove il pubblico sedeva per assistere alle lunghe giornate di spettacoli

Terza lezione

Per il terzo episodio della fortunata rubrica #LezionidiEpigrafia saliremo lungo la cavea del Colosseo sino alla galleria intermedia posta tra il secondo e il terzo ordine dei posti a sedere.

Quarta lezione

Come già in epoca precedente, ancora nel corso del V secolo d.C. e probabilmente anche nel VI secolo d.C. Roma è squassata da violenti terremoti che non risparmiano neanche il Colosseo

Il Mercato delle Erbe a viale Manzoni

Archivio Fotografico Roma Sparita – Personale comunale addetto alla sorveglianza del Mercato delle Erbe

Forse non tutti sanno che nel Rione Esquilino fino al 1922, anno in cui sono stati inaugurati i Mercati Generali a via Ostiense, nel luogo dove oggi sorge l’Istituto Tecnico Galileo Galilei. alla fine del XIX secolo venne edificato un complesso di edifici che ufficialmente venne chiamato il “Mercato Centrale” ma per tutti era il Mercato delle Erbe di viale Manzoni dove avvenivano le vendite all’ingrosso di frutta e verdura.  Si riteneva che la vicinanza della Stazione Termini facilitasse i problemi di trasporto  e della distribuzione delle merci.

Archivio Fotografico di Roma Sparita – Una rara fotografia del Mercto delle Erbe a viale Manzoni

L’immagine qui sotto è un particolare di una pianta di Roma del periodo che va dalla fine ‘800 all’inizio ‘900 in cui al posto dell’Itituto Tecnico Galileo Galilei che venne costruito negli anni successivi al 1922 compare il “Mercato Centrale”. (cliccare per ingrandire)

    Dal sito “Mercati d’Autore – Storia delle Storie del Mercato d’Autore Parte 3”

    Alla fine dell’ottocento la frutta e verdura furono ospitate a viale Manzoni, in quel mercato delle Erbe che chiuderà per trasferirsi con le altre merceologie nei nuovi, e per allora, era il 1922, futuristici, mercati di via Ostiense. Realizzato alla fine dell’Ottocento, troviamo (anche se non coperto) il mercato Esquilino non lontano dalla stazione Termini era un luogo di grande passaggio, dopo una prima sistemazione nel 1913, ma anche in epoca fascista assistiamo al rilancio ed alla apertura di nuovi mercati coperti come quello di di via Baccina nel Rione Monti. I mercati continuarono a prosperare durante il Fascismo e sopravvissero alla guerra ed alla borsa nera.

    27 gennaio 2021: Giornata della Memoria

    Per ricordare e non dimenticare

    Sono solo alcuni esempi significativi dell’immenso dolore e dell’orrore che ha contraddistinto uno dei momenti più bui della storia dell’umanità. Ricordare è il primo passo perchè simili atrocità non si ripetano mai più

    Il giorno dell’Epifania: storia e tradizioni

    Pubblichiamo tre post dagli account Facebook degli “Amici della Biblioteca di Villa Altieri Roma”, del “Museo Nazionale Romano” e del’Associazione Culturale Sinopie che descrivono l’uno la tradizione tutta romana del giorno della Befana, l’altro le origini dell’Adorazione dei Magi ed infine la contesa tra i due geni del Barocco Romano (Bernini e Borromini) per la costruzione  della cappella all’interno del Palazzo di Propaganda Fide a Piazza di Spagna

    Il Labirinto di Villa Altieri all’Esquilino

    Giovanni Cipriani: Il Labirinto di Villa Altieri

    Forse non tuttii sanno che nel giardino di Villa Altieri era presente un labirinto di siepi famoso per essere uno tra i più grandi della città di Roma. L’edificio principale fu risparmiato (ed è tuttora la sede della Biblioteca della Città Metropolitana con l’Archivio Storico) dalle demolizioni iniziate dopo il 1870 per la costruzione del nuovo Esquilino, il giardino, invece, fu completamente distrutto  e con esso il labirinto. Ecco la pianta del labirinto in un disegno di Giovanni Acquaroni

     

    e una rara fotografia con il labirinto, un pino secolare al centro e Villa Altieri sullo sfondo

     

    Le Mura Serviane all’Esquilino

    Le Mura Serviane sono uno dei monumenti tra i  più antichi della Storia di Roma. Spesso sottovalutate ma mai ignorate per la loro imponenza e maestosità sono sicuramente uno dei tanti tesori del Rione Esquilino.

    Nel post seguente dall’account Facebook di Turismo Roma la storia sintetica oltre che una splendida fotografia delle Mura accanto alla Stazione Termini

    Ma le Mura sono presenti anche all’interno del giardno di Piazza Manfredo Fanti

    e a via Carlo Alberto sporgenti dal muro del palazzo costruito accanto alla chiesa di San Vito e a poca distanza dall’Arco di Gallieno ex Porta Esquilina delle antiche Mura Serviane

    La prossima immagine mette a confronto le Mura Serviane (in rosso) con quelle Aureliane (in nero) edificate nella seconda metà del III secolo d.C.

    Per maggiori informazioni sulle Mura Serviane l’articolo sul sito della Sovrintendenza Capitolina ai beni culturali (vedi)