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Il Palazzo Sessoriano nell’area archeologica di Santa Croce in Gerusalemme: ultima sede imperiale a Roma?

snapshot_21-08-27_18-18-06Un articolo di Donato Colii che espone l’ipotesi che il Palazzo Sessoriano, ultima trasformazione in epoca costantiniana della villa suburbana imperiale degli Horti Spei Veteris e situato nell’area archeologica di Santa Croce in Gerusalemme, sia stata l’ultima dimora imperiale prima della fine dell’Impero Romano d’Occidente. La trattazione è corredata da foto, stampe d’epoca e ricostruzioni nonchè di planimetrie della zona relative al periodo tardoantico. Assai interessanti e dettagliate le descrizioni dei monumenti e delle “domus” presenti nell’area in questione che ancor oggi riservano sorprese di notevole importanza grazie agli scavi e ai rilievi tuttora in corso.

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Due splendide stampe della Basilica di Santa Maria Maggiore del 1664

Due splendide stampe di Lievin Cruyl del 1664 che ritraggono la Basilica di Santa Maria Maggiore con vedute laterali. Da notare le grandi trasformazioni architettoniche della basiica avvenute nel XVIII secolo ad opera di Ferdinado Fuga e  urbane dello spazio circostante che ci sono state nei secoli successivi fino ai giorni nostri.

La chiesa di Santa Bibiana: gli effetti speciali ancor oggi visibili e la storia della sua ricostruzione nel XVII secolo

Questa piccola chiesa non finisce mai di stupire! Verso la fine di giugno, per la prima volta, ho potuto ammirare l’eccezionale effetto luminoso del sole che, verso le 19:30, grazie a un finestrone opportunamente posizionato,  pian piano sale fino ad illuminare il volto della statua di Santa Bibiana posta sull’altare maggiore ed opera di quel genio di Gian Lorenzo Bernini. Purtroppo la fotografia  solo in parte rende il fantastico spettacolo che si può godere dal vivo ma è una testimonianza di come il genio e la maestria resistano al passare dei secoli e alle offese che nel tempo maldestri interventi architettonici e paesaggistici hanno inferto a questa chiesa stupenda.

Ma lo stupore non finisce qui perchè quasi contemporaneamente ho avuto modo di leggere un articolo di Dimitri Ticconi che descrive con dovizia di particolari, tratti da fonti storiche, le fasi e gli attori della ricostruzione  della chiesa così come è arrivata ai giorni nostri, avvenuta  nella prima parte del XVII secolo sotto il papato di Urbano VIII.

Ebbene, anche se questa trattazione ridimensiona il ruolo avuto da Gian Lorenzo Bernini nell’elaborazione e nella progettazione dell’architettura della chiesa e in seguito nella gestione del cantiere, è incredibie  come già a quel tempo fosse chiaro che per la buona riuscita di un progetto fosse necessario un lavoro di squadra (team) con compiti ben prestabiliti nell’attribuzione delle varie attività e il controllo dei tempi di realizzazione. Non c’è nulla di nuovo sotto il sole ma tutto ciò deve insegnare come non sia possibile al giorno d’oggi non programmare minuziosamente le varie fasi di un progetto per evitare di avere sorprese tali da far lievitare tempi e costi.

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“Septimontium” le origini di Roma

Dall’account Facebook “ROMA ANTICA” di Angelo Mortati alcune interessanti notizie sulle origini di Roma
 
«Dove adesso si trova Roma c’era un tempo il Septimontium così chiamato per il numero di montes che in seguito la città incluse all’interno delle sue mura.»(Varrone, De lingua latina, V, 41.)
Il termine latino Septimontium o Settimonzio (ovvero sette monti) era utilizzato dagli antichi Romani sia per indicare una festività religiosa sia, secondo Varrone, per rappresentare anche un concetto territoriale collegato alla città di Roma.
Secondo la tesi più diffusa, il termine deriva da Septem Montes, con chiaro riferimento alle sette cime del primo nucleo abitato della città.Per un’altra tesi, il termine deriva da Saepti Montes, ovvero da Monti divisi, con riferimento alle palizzate che proteggevano i primi nuclei abitati.
Lo scrittore latino Sesto Pompeo Festo riporta una festa che si celebrava l’11 gennaio. Sembra fosse stata istituita dal re Numa Pompilio e che consistesse in una processione lungo tutti i “sette monti” (da cui il nome di Septimontium) con relativi sacrifici da celebrare presso i siti dei 27 sepolcri degli Argei (che si trovavano appunto su quelle alture) che secondo la tradizione erano gli eroici principi greci che, giunti nel Lazio al seguito di Ercole, strapparono alle popolazioni sicule e liguri ivi stanziate i colli su cui sarebbe poi sorta Roma.La circostanza che la festa fosse originariamente riservata alle sole genti di stirpe latina che abitavano quei luoghi, sembrerebbe una conferma del fatto che si tratti di una festività molto antica, forse anche precedente all’epoca di Numa Pompilio, corrispondente alla prima espansione del centro urbano dal Palatino ai colli circostanti. Solo con il re Servio Tullio sembra che la celebrazione sia stata estesa anche alle genti di origine sabina abitanti il Quirinale.In epoca imperiale si perse il significato della festa, che divenne comune a tutta la città.
Dal punto di vista territoriale , i “sette monti” non corrispondono ai tradizionali “sette colli”: i primi si riferiscono a una fase più antica dell’abitato. Il primo centro proto-urbano di Roma sarebbe sorto dall’unione di villaggi pre-urbani, attorno alla prima metà del IX secolo a.C.
La lista più antica dei montes riguardava infatti:
Il Palatino (ove avvenne la fondazione della città),
il Germalo (una propaggine dello stesso Palatino verso il Tevere),
la Velia (posta tra il colle Oppio, una delle propaggini del colle Esquilino, e il Palatino),
il Fagutale, (parte occidentale dell’Esquilino)
l’Oppio (parte meridionale dell’Esquilino)
il Cispio (parte settentrionale dell’Esquilino)
la Suburra (in direzione del Quirinale).
I sette colli invece, come riportati da Cicerone e Plutarco in epoca più tarda furono:
Aventino ( inserito nella città ai tempi di Anco Marzio)
Capitolino (secondo Tacito, Campidoglio e Foro Romano, furono aggiunti alla Roma quadrata da Tito Tazio)
Celio (inserito da Anco Marzio
Esquilino (sobborgo del Palatino)
Palatino (formato da Palatium e Germalus)
Quirinale (formato dal Collis Latiaris,, il Mucialis e il Salutaris)
Viminale ( tra l’Esquilino e il Quirinale)

La leggenda della Porta Magica

Un bell’articolo postato sull’account  Facebook “Quando il Destino Diventa Fato” che parla della leggenda della Porta Alchemica di Piazza Vittorio.

Nell’articolo si parla  della regina Cristina di Svezia: ecco un articolo che descrive con dovizia di particolari il periodo passato a Roma da questo personaggio così famoso (e chiacchierato) del XVII secolo

La regina Cristina di Svezia a Roma, di Delfina Ducci

Il cd. Tempio di Minerva Medica e gli effetti della luce solare dorata del tramonto

Stonehenge è un grande henge o cerchio di pietre nel Wiltshire e una destinazione di viaggio riconosciuta a livello internazionale. Enormi pietre erette furono trascinate nel sito e collocate nel paesaggio nell’era del 2.500 a.C. È un sito del patrimonio mondiale dell’UNESCO.

Dalla notte dei tempi la luce solare ha avuto un’importanza notevole nella progettazione e nella costruzione di edifici e monumenti. Un esempio classico e famosissimo è Stonehenge in Inghilterra che al sorgere del sole nel giorno del solstizio di estate regala atmosfere uniche e magiche. E parliamo di una costruzione databile intorno al 2500 a. C. periodo in cui l’Italia era abitata ancora da popolazioni primitive. Ma il sole ha sempre rappresentato nell’ immaginario collettivo la fonte di vita più importante e senza di esso si è capito che non era possibile vivere. La luce e l’illuminazione solare sono stati sempre degli argomenti che hanno accompagnato il cammino dell’umanità e anche delle menti eccelse nel corso dei secoli  hanno realizzato opere in cui la luce solare giocava un ruolo di primaria importanza. Anche il sommo Michelangelo Buonarroti per il gruppo monumentale del Mosè a San Pietro in Vincoli pensò ad un gioco di luci che mettesse in evidenza ora l’una ora l’altra statua in maniera che ne amplificasse l’espressione e la drammaticità. In questo splendido video curato dal MIBACT il gioco delle luci voluto e cercato dall’artista

Ma anche nel nostro Rione, nella chiesa di Santa Bibiana, Gian Lorenzo Bernini  ideò un finestrone che lasciasse entrare la luce dell’alba in modo da illuminare in maniera particolare la statua della santa posta sull’altare maggiore in una posizione attentamente studiata e solo recentemente, al termine di accurati restauri, ripristinata. Non solo, ricorrendo a diverse modalità  di levigatura arrivò all’effetto di far risaltare  alcune parti del corpo in maniera più marcata rispetto ad altre (vedi nostro post sull’argomento)

Ma anche il cd. Tempio di Minerva Medica poco prima del tramonto, nelle giornate di pieno sole, con quel che resta della cupola e alcuni muri interni viene illuminato  con degli effetti di luce molto suggestivi e viene creato un contrasto notevole (tanto che sembra quasi artificiale) tra le varie parti del monumento . Credevamo che fosse il risultato di condizioni metereologiche particolari ma il fatto che  tali effetti siano visibili in più occasioni,   ci ha fatto pensare che, in realtà, sia il risultato di precise tecniche costruttive con particolare riferimento all’esposizione tanto importante per i popoli antichi.  Immaginiamo per un attimo la cupola al completo magari rivestita di materiale riflettente e immaginiamo i muri interni ricoperti di pasta vitrea e marmi policromi pregiati: pensate la meraviglia di questo monumento che magari era visibile anche a distanze notevoli e chi era all’interno grazie agli enormi finestroni poteva godere di uno spettacolo unico.

Ecco oggi lo spettacolo è sicuramente ridotto rispetto a quello che doveva essere nei periodo di maggior fulgore del monumento ma ciò non toglie che sia comunque un’ulteriore attrattiva quindi è una ragione in più per aprirlo al pubblico e farlo visitare tutti i giorni.

Un libro da condividere – vita d’ogni giorno in Roma antica – Il Quirinale e il Campidoglio – Estratto n°5

Ecco l’ultimo estratto relativo ai Colli di Roma dal libro Vita d’ogni in Roma Antica.
[Autrice: Maria Paoli
Editore: Felice Le Monnier – Firenze – 1962]

Ci addentriamo oggi nel racconto della vita del Quirinale e del Campidoglio.

Leggeremo come resti di tubature di piombo siano stati utili indizi per comprendere quali famiglie illustri risiedettero al Quirinale.
Un colle che nella parte centrale e meridionale ebbe un aspetto signorile, ma che d’altro canto, fu caratterizzato dalla presenza di alte case di affitto, alveari umani di povera gente, nella parte occidentale più vicina alle mura.

Dei colli di Roma, il Campidoglio con le sue due sommità, il Capitolium e l’Arx, era il più piccolo, ma il più venerato; più che altrove, si sentivano presenti le divinità.
Oltre a vari templi, fra i quali quello di Giove Capitolino, Iuppiter Optimus Maximus, il primo per l’importanza del culto, si trovava su questo colle anche l’edificio della zecca.

Ci fermiamo con le anticipazioni…

Per chi volesse recuperare il racconto sulla storia dei sette colli, ricordiamo che è iniziata nel post dedicato al Palatino (estratto n°2), per proseguire con Aventino e al Celio (estratto n°3) ed Esquilino e Viminale (estratto n.4).

…addentriamoci quindi negli ultimi due colli: il Quirinale e il Campidoglio. Buona lettura!

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Riportiamo di seguito l'indice (basta un click sull'immagine per ingrandirla) invitando chiunque avesse curiosità per uno specifico paragrafo a segnalarcelo. 

La Basilica di Santa Croce in Gerusalemme e la sua area archeologica illustrata da un sito spagnolo su twitter

Spesso abbiamo a due passi da casa degli autentici tesori e magari non li abbiamo mai visitati. Qui un completo reportage fotografico e video sulla Basilica di Santa Croce in Gerusalemme apparso nei giorni scorsi sull’account Twitter del sito spagnolo “Roma Medieval“. Un grazie particolare per questa opera di divulgazione di respiro internazionale che illustra con dovizia di particolari uno dei monumenti più belli e più importanti da un punto di vista storico e religioso di tutta Roma.

1° Maggio 1891. Prima Festa del Lavoro all’Esquilino

Un episodio forse poco noto ma che vede l’Esquilino,  a fine ‘800, luogo prescelto per la celebrazione della prima Festa del Lavoro il 1° Maggio 1891. Ecco la ricostruzione dei fatti (tragici) di quella giornata pubblicata in un post dall’account Facebook di Carmelo Giuseppe Severino

In occasione del 130 anniversario del 1 maggio.
1 maggio 1891 – la prima Festa del Lavoro a Roma
C’erano già state diverse manifestazioni nel mese d’aprile ed il ministro dell’Interno Nicotera voleva proibire il comizio del primo maggio. Era troppo tardi però per impedire la manifestazione: nel primo pomeriggio la piazza di Santa Croce in Gerusalemme è già piena.
Sono oltre 2000 i lavoratori – anche un gruppo di anarchici con la bandiera nera orlata di rosso che vicino al palco inneggiano all’esercito rivoluzionario e alla rivoluzione.
Sul palco i primi interventi, retorici e vaghi, vengono fischiati.
C’è chi incita all’azione e chi avverte di non accettare provocazioni chiedendo moderazione e prudenza.
Tra gli applausi della piazza, prende la parola uno dei padri del socialismo italiano.
La folla è sempre più infervorata, poi qualcuno si lancia dal palco, tra la folla esaltata.
E’ l’inizio dei disordini e in pochissimo tempo è il caos: un ispettore di pubblica sicurezza ordina gli squilli di tromba, qualcuno spara.
Un giovane poliziotto calabrese cade, colpito a morte da un pugnale.
I rivoltosi, armati con bastoni e coltelli, attaccano le forze dell’ordine che arrestano i più facinorosi. Alcuni carabinieri vengono gravemente feriti.
Intervengono gli squadroni di cavalleria accerchiando i dimostranti.
Si scappa in preda al panico.
Agenti e soldati presidiano piazza di Santa Croce in Gerusalemme, che dalla basilica arriva sino a porta San Giovanni, sotto un fitto lancio di pietre da parte dei manifestanti e di chi abita nei palazzi lungo il viale.
La rivolta si estende a macchia d’olio.
La cavalleria respinge la folla che non smette di lanciare pietre.
Dopo il primo momento di sorpresa, le forze dell’ordine hanno ripreso il controllo e lentamente si ritorna alla normalità.
Ogni tentativo di estendere la rivolta in città è stato sventato.
La manifestazione si conclude con l’arresto di oltre 200 tra lavoratori ed esponenti socialisti e anarchici.
Ancora oggi si ignora cosa abbia trasformato la prima Festa del Lavoro a Roma in una giornata di violenze: la cattiva organizzazione dell’ordine pubblico forse, ma deve esserci stata anche una precisa provocazione, come fa supporre la presenza, vicino al palco, di un gruppo particolarmente facinoroso che darà inizio ai violenti disordini di piazza.
 

Un libro da condividere – vita d’ogni giorno in Roma antica – L’ Esquilino e il Viminale – Estratto n°4

Continua la descrizione dei Colli di Roma dal libro Vita d’ogni in Roma Antica.
[Autrice: Maria Paoli
Editore: Felice Le Monnier – Firenze – 1962]

Vediamo oggi l’Esquilino e il Viminale.

Sono brevi, ma non meno interessanti dei precedenti, i paragrafi dedicati all’Esquilino e al Viminale, due colli con origini ben diverse fra loro.
Poco più di due minuti di presentazione, della quale non anticipiamo nulla.

La storia dei sette colli è iniziata nei post precedenti dedicati al Palatino (estratto n°2), all’Aventino e al Celio (estratto n°3) e terminerà a breve con il Quirinale e il Campidoglio.

Ecco la presentazione. Buona lettura!

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Riportiamo di seguito l'indice (basta un click sull'immagine per ingrandirla) invitando chiunque avesse curiosità per uno specifico paragrafo a segnalarcelo.