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Sant’Eusebio: i 130 anni di una parrocchia romana

In occasione dei 130 anni di vita parrocchiale  di Sant’Eusebio all’Esquilino riproponiamo il documento che descrive sia la storia dell’antichissima chiesa sia i tesori archeologici dei suoi sotterranei e le opere d’arte all’interno.

Nel seguente link  un post che abbiamo realizzato lo scorso anno in occasione della presentazione del restauro dell’affresco “La gloria di Sant’Eusebio” di A. R. Mengs all’interno della chiesa.

24 settembre 2020 Convegno “L’architettura nei 150 anni della istituzione della Capitale 1871 – 1911” alla Casa dell’Architettura

I 150 anni di Roma Capitale: il percorso di sviluppo della città e le scuole romane di architettura in un ciclo di incontri dell’OAR

Dal racconto delle scuole romane di architettura, che hanno dato forma alla Roma moderna e contemporanea, ai grandi progetti urbani che hanno strutturato il nucleo del tessuto urbano capitolino. È un viaggio nel tempo, tra le stagioni dell’architettura, il ciclo di incontri – in cinque appuntamenti – organizzato dall’OAR e dedicato ai 150 anni dalla istituzione della Capitale, avvenuta il 3 febbraio 1871. Gli eventi si svolgeranno alla Casa dell’Architettura, con un programma che parte il 24 settembre 2020 (ore 14.20) – con il primo convegno dedicato al periodo 1871-1911 – e si concluderà il 4 febbraio 2021, data in cui è prevista la giornata conclusiva.

Qui la scansione temporale degli eventi in calendario alla Casa dell’Architettura con l’indicazione del periodo di sviluppo di Roma Capitale cui si riferiranno:

– 24 settembre 2020: 1870-1911

– 22 ottobre 2020: 1912-1945

– 26 novembre 2020: 1946-1970

– 14 gennaio 2021: 1971-2000

– 4 febbraio 2021: 2001-2020

Il programma della prima giornata

Maggiiori informazioni

A 150 anni dalla proclamazione di Roma Capitale d’Italia alcune curiosità che riguardano l’Esquilino sui PRG del 1873 E 1883

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In alto la tavola originale del PRG di Roma del 1873. Per quanto riguarda l’Esquilino è già completatmente delineato non solo nel suo complesso  ma anche per quanto riguarda le strade, gli isolati e le piazze. Nel 1873 la parte a sud di viale Manzoni non risulta ancora acquisita a livello pubblico e compaiano ancora i nomi di alcune ville storiche ma nel 1883 questa zona viene destinata ad area pubblica con opere (Policlinico) che non verranno mai realizzate in questa sede ed in seguito questi terreni verranno ceduti a privati e cooperative.

1873 – 1883

Quello che ci ha incuriosito e meravigliato sono comunque i correttivi che sono stati ideati tra il 1873 e il 1883 per via Giolitti e vie limitrofe ed in genere per la viabilità della zona tenendo presente che nel 1883 non esistevano ancora le automobili. Ebbene mentre nel primo PRG non c’è traccia nè del sottopassaggio di Santa Bibiana nè di quello fantomatico (mai realizzato) di viale Manzoni, nel secondo appaiono tutti e due. Ciò evidenzia, in quei dieci anni, un attento studio delle esigenze di mobilità, che ovviamente erano completamente diverse da quelle attuali, ma che è quasi completamente mancato nei decenni seguenti e ci ha consegnato l’attuale situazione tutt’altro che ottimale.

“La Sperduta” una storia (o leggenda?) tutta esquilina

La Sperduta è il nome di una campana della Basilica di Santa Maria Maggiore che suona ogni sera poco dopo le 21. Ai suoi rintocchi è legata una storia (o leggenda?) molto ben raccontata da questo articolo apparso su Famiglia Cristiana il 5 agosto scorso.

Il campanile romanico di S. Maria Maggiore è alto 75 metri, il più alto di Roma. Costruito tra il 1375-1376, è stato, nei secoli, rialzato e completato sotto il cardinale Guglielmo d’Estouteville, arciprete della basilica fra il 1445 e il 1483, a cui si deve anche, per fini statici, la grossa volta a crociera di divisione tra la parte inferiore e il primo piano. Nei primi anni dell’Ottocento fu munito di un orologio. Una delle campane è detta “La Sperduta” e suona appena dopo le 21. In merito ad una leggenda che risale al XVI secolo: quella della pastorella (pare cieca) che si era persa nei prati intorno all’Esquilino, pascolando il suo gregge; era ormai sera e la pastorella non tornava, furono fatte suonare le campane della Basilica di Santa Maria Maggiore perché i rintocchi la guidassero a casa. Sembra poi che effettivamente lei non tornò mai più ma le campane continuino a chiamarla. Da qui il rito serale detto appunto della “Sperduta”. Altra storia simile, ambientata nello stesso periodo, narra che, invece di una pastorella, si fosse sperduta una pellegrina (o un distinto viaggiatore, secondo altre fonti) che, venendo a Roma a piedi, avesse appunto perso la strada e pertanto si fosse raccomandata alla Vergine per essere aiutata. Subito udì i rintocchi della campana, seguendo i quali raggiunse la Basilica di Santa Maria Maggiore e quindi la salvezza. In ricordo del fatto la pellegrina lasciò una rendita affinché alle 2 di notte (trasformate alle 9 di sera nei tempi recenti) venisse perpetuamente suonata la campane.

Vorremmo sottolineare un altro dei primati che contraddistinguono il Rione Esquilino: il campanile più alto di Roma.

Una ricetta dell’Antica Roma di chiare origini Esquiline “Il Pullus Varianus”

L’Imperatore Eliogabalo a cui si attribuisce questa ricetta aveva la sua residenza nell’area archeologica di Santa Croce in Gerusalemme che comprendena oltre all’Anfiteatro Castrense anche il Circo Variano i cui resti sono ancora visibili e visitabili e che aveva una pista addirittura più lunga di quella del Circo Massimo. La ricetta la potete consultare nel post di Facebook creato dal Museo Nazionale Romano comunque è conosciuta anche all’estero e in questo link un ulteriore aiuto per cucinare questa prerlibatezza dell’antica Roma (vedi)

I pavimenti cosmateschi della Basilica di Santa Maria Maggiore

Chissà quante volte abbiamo camminato sul pavimento della Basilica di Santa Maria Maggiore senza prestare attenzione alla sua  incredibile bellezza. Questo articolo di Nicola Severino illustra la storia di questa pavimentazione corredando il testo con splendide immagini d’epoca della basilica e fotografie di particolari del pavimento.

ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA 2020. Civis Civitas Civilitas – Roma antica modello di città. Museo dei Fori Imperiali (07/2020 – 10/2020). S.v., Italo Gismondi & Pierino Di Carlo – IL GRANDE PLASTICO DI ROMA ANTICA (1937). S.v., Carlo Pavia (08/11/2019) & (26/11/2018); Andrea Felice (26/08/2018); IL MESSAGGERO (23|01|2015); Alvaro de Alvariis (2012); Dr. Anna M. Liberati (2003); James E. Packer (2008 & 1979); Giornale Luce B1131 / Istituto Luce Cinecittà (21/07/1937) & Pierino Di Carlo (1935).

ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA 2020.

ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA 2020. Civis Civitas Civilitas – Roma antica modello di città. Museo dei Fori Imperiali (07/2020 – 10/2020). S.v., Italo Gismondi & Pierino Di Carlo – IL GRANDE PLASTICO DI ROMA ANTICA (1937). S.v., Carlo Pavia (08/11/2019) & (26/11/2018); Andrea Felice (26/08/2018); IL MESSAGGERO (23|01|2015); Alvaro de Alvariis (2012); Dr. Anna M. Liberati (2003); James E. Packer (2008 & 1979); Giornale Luce B1131 / Istituto Luce Cinecittà (21/07/1937) & Pierino Di Carlo (1935).

ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA 2020. Civis Civitas Civilitas - Roma antica modello di città. Museo dei Fori Imperiali (07/2020 - 10/2020). S.v., Italo Gismondi & Pierino Di Carlo - IL GRANDE PLASTICO DI ROMA ANTICA (1937).

1). ROMA – Civis Civitas Civilitas – Roma antica modello di città; Mercati di Traiano Museo dei Fori Imperiali (07/2020 – 10/2020).

La cultura romana si è radicata nei territori conquistati militarmente attraverso il modello di vita urbano, che si esprime negli edifici che qualificano la città come tale.

La mostra intende descrivere questo processo affiancando edifici dalle funzioni analoghe distribuiti nelle città dell’impero. Una mostra dedicata alla relazione fra città, cittadinanza e…

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Roma e L’Esquilino nel Medioevo: i 10 itinerari di Einsiedeln

Einsiedeln

Città del cantone Schwyz (Svizzera), 13.370 ab. (stima 2006), 15 km a NE della capitale, nella valle dell’Alp, a W del lago di Sihl. Industrie editoriali e del legno.  La città sorse intorno all’abbazia benedettina fondata nel 934 da Benno ed Eberardo di Strasburgo. Dopo un periodo di grande splendore (sec. X-XV) il convento decadde con la Riforma, ma nel sec. XVII tornò ad acquistare importanza e a partire dal 1704 venne completamente ricostruito su pianta simmetrica ideata dal frate Caspar Moosbrugger, diventando così il maggiore complesso conventuale barocco della Svizzera.

Questa cittadina deve la fama oltre che per l’abbazia anche perchè da diversi secoli si trova presso l’annessa biblioteca il manoscritto “Itinerari di Einsiedeln” una guida di un anonimo scritta per visitare Roma nel periodo carolingio in dieci itinerari ideati per conoscere non solo le chiese più importanti ma anche molti degli antichi monumenti ancora esistenti in quel periodo

Tra i tanti edifici di culto e i tanti monumenti vengono citate anche diverse chiese dell’Esquilino, segno inequivocabile che anche in quel periodo il Rione fosse luogo di pellegrinaggi e visite nei monumenti di epoca romana (Terme di Diocleziano, Terme di Traiano, Trofei di Mario, cd Tempio di Minerva Medica etc.)

Da Wikipedia

L’Itinerario Einsiedlen è una descrizione sommaria della città di Roma fatta nel VIIIIX secolo.

Il manoscritto dell’Itinerario appartenne un tempo alla abbazia di Pfeffers e si trova presso la biblioteca dell’abbazia benedettina di Einsiedeln, in Svizzera. Il manoscritto è attribuito ad un Anonimo di Einseldeln, detto anche Anonimo di Mabillon dal nome del monaco benedettino che lo ha rinvenuto, lo storico Jean Mabillon[1][2]. Il manoscritto fu esaminato e descritto da Haenel, Jordan, De Rossi[3] e dall’archeologo Rodolfo Lanciani. Il testo è stato composto con le scritte di una pianta della città di Roma dell’epoca di Carlo Magno e preparato ad uso dei pellegrini[1], per condurli verso i principali centri religiosi che erano interessanti dal punto di vista della fede cristiana oltre che turistici.

La lista degli itinerari infra Moenia erano i seguenti:

  • Da ponte Aelius all’Esquilino, per Santa Lucia in Selce;
  • Da Ponte Aelius a Porta Salaria; Da Ponte Aelius alla Porta Asinaria (oggi Porta San Giovanni in Laterano);
  • Da Ponte Aelius a San Paolo fuori le Mura;
  • Da Porta Nomentana al Foro Romano;
  • Da Porta Flaminia (Piazza del Popolo) al Campidoglio;
  • Da Porta Tiburtina (San Lorenzo) alla Suburra, per la Porta Esquilina di Servio;
  • Da Porta Tiburtina per la Porta Viminale di Servio;
  • Da porta Aurelia (San Pancrazio) alla Porta Preneste (Porta Maggiore);
  • Dal Circo Massimo a Porta Metronia per il Celio;
  • Dalla Porta Appia (Porta San Sebastiano) alla Schola Greca presso Bocca della Verità.

In termini di castramentazione romana, il nono itinerario che va da est ad ovest della città formerebbe il Decumanus Majior; il terzo itinerario invece, nella sua direzione Nord-Sud, rappresenterebbe il Cardo. Il redattore dell’Itinerario si prometteva di condurre i pellegrini, oltre che per le vie della fede anche per i monumenti, gli edifici più importanti, sacri o profani, che ancora esistevano nel IX secolo[4]. La cartografia usata dal redattore fa pensare ad una consultazione di mappe anteriori a quelle dell’epoca carolingia per la presenza di nomi come Vicus Patricius, Minervium, Hadrianum, che appaiono troppo classici per il IX secolo.

Le strade per le quali l’Itinerario conduce sono quelle della Roma imperiale. Un esempio legato alle condizioni della città lo abbiamo dal primo Itinerario[5]. Alla sinistra del percorso, i pellegrini potevano ammirare il Circo Flaminio, la Rotonda, le terme di Agrippa[6], il Foro di Traiano e la sua colonna, l’arco di Settimio Severo nel Foro, la chiesa di Sant’Adriano (non era altro che la sede dell’antico Senato), la chiesa di Sant’Agata, e poi nella Suburra potevano ammirare le terme di Costantino, la chiesa di San Vitale, la chiesa di Sant’Eufemia. Alla destra, invece, a partire dal ponte Aelius davanti a Castel Sant’Angelo, si potevano ammirare la chiesa di San Lorenzo in Damaso, il teatro di Pompeo, la basilica di San Lorenzo, il Campidoglio, la chiesa di San Sergio (dove si trova l’ombelico di Roma)[7], la statua equestre di Costantino, la basilica di Santa Pudenziana nella Suburra, la chiesa di San Lorenzo in Formosa, e infine le terme di Traiano ad Vincula[8].

Il Manoscritto di Einsiedlen include in totale quattro sezioni: una raccolta di iscrizioni dell’Urbe, l’itinerario per i pellegrini, un’antologia liturgica e dei carmi latini[9]. La sezione dei carmi è attribuibile ad un altro autore, probabilmente appartenente al monastero di Reichenau[9], mentre le iscrizioni sono riprese da molti monumenti romani e parlano di personaggi non noti, sebbene importanti, ed edifici ormai non più esistenti[10].

1883 – 1888: in soli 5 anni quanti cambiamenti all’Esquilino!

Se qualcuno pensa che le varianti ai vari Piani Regolatori siano figlie dei nostri tempi si sbaglia di grosso. Guardate questi  particolari di due mappe di Roma, i primi relativi a quella del P.R. ufficialmente approvato nel 1883 i secondi di un’altra mappa pubblicata nel 1888 con qualche opera in più  realizzata ma con non poche variazioni rispetto a diverse  idee e linee guida di solo 5 anni prima

Immagine 1 Piazza Virroeio Emanuele II

Nell’immagine 1 c’è la pianta di Piazza Vittorio a sinistra quella del P.R. del 1883 con la piazza divisa in quattro grandi quadranti con una rotonda in mezzo per collocare la statua monumentale del re Vittorio Emanuele II. L’asse viario che da Santa Croce in Gerusalemme arrivava a Santa Maria Maggiore non era interrotto dalla Piazza. Nella seconda immagine a destra scompaiono i quadranti e la statua commemorativa e l’asse viario viene interrotto.

Immagine 2. Particolare della zona sud dell’Esquilino

Nell’immagine a sinistra c’è l’idea di creare un tunnel alla fine di viale Manzoni per oltrepassare la ferrovia,  in quella di destra, del 1888, scompare questo tunnel di viale Manzoni, rimane quello di Santa Bibiana (che sarà realizzato qualche anno dopo) ma ne viene immaginato un altro che da Porta San Lorenzo arriva a via Mamiani. In realtà diversi decenni dopo (1938) sarà realizzato con la nuova Stazione Termini il sottopassaggio Turbigo ma in asse con via Cappellini

Esquilino: Una cavalcata nella storia dal 1612 al 1826

Roma Ieri ed Oggi (cliccare per ingrandire)

Un particolare dell’Esquilino nella mappa di Roma di George Braun del 1612. Oltre ad una impronta decisamente artistica sono facilmente riconoscibili tutti i monumenti dell’Esquilino dell’epoca. Due menzioni per l’Anfiteatro Castrense e il cd. Tempio di Minerva Medica che appaiono in condizioni decisamente migliori di quanto non siano oggi

La mappa “Urbis Romae” completa di Geaorge Braun del 1627

Roma Ieri ed oggi (cliccare per ingrandire)

Particolare dell’Esquilino nella mappa di Roma di John Senex del 1721 sicuramente più accurata della precedente. Perfettamente riconoscibili diversi monumenti dell’Esquilino: da S. Giovanni in Laterano a Santa Maria Maggiore da Santa Croce in Gerusalemme a Sant’Eusebio da Santa Bibiana al cd. Tempio di Minerva Medica.

La Mappa completa di Roma di John Senex del 1721



Roma Ieri ed Oggi (cliccare per ingrandire)

Questa invece è una mappa del Rione Monti del 1826. Come è facile vedere, all’epoca i Rioni Monti ed Esquilino erano uniti tra di loro  dato che, ufficialmente e formalmente, solo con la delibera comunale del 20 agosto 1921  l’Esquilino divenne il Rione XV con gli attuali confini.

Roma Ieri ed Oggi (cliccare per ingrandire)

Nell’immagine accanto un particolare dell’Esquilino: oltre ai monumenti, perfettamente riconoscibili Villa Negroni (odierna Stazione Termini) e Villa Altieri (viale Manzoni)

La mappa dinamica del Rione Monti del 1826