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Terminati i restauri interni al cd. Tempio di Minerva Medica, ed ora ?

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Dopo circa tre mesi di inattività,  nei giorni scorsi sono tornati tecnici ed operai all’interno del cd. Tempio di Minerva Medica per smantellare i ponteggi, segno inequivocabile dell’avvenuto termine dei lavori interni di restauro. Non sappiamo se con questo ultimo lotto siano terminati del tutto i lavori di ricostruzione e di ristrutturazione  del monumento iniziati nel 2012 o rimangano ancora da effettuare ulteriori interventi (cercheremo di scoprirlo nelle prossime settimane), ma già da ora si pone una domanda: che cosa ne sarà di questo monumento al termine dei ciclo dei restauri?

Dopo i milioni di euro di denaro pubblico spesi per salvarlo da un più che probabile crollo e metterlo in sicurezza dobbiamo aspettarci di vederlo ancora chiuso e privare cittadini e turisti del facoltà di visitare un monumento patrimonio dell’umanità per l’UNESCO? Cosa oltretutto sancita dalla Costituzione della Repubblica Italiana (Art.9 comma 2).

Oppure aspettare rarissime ed episodiche occasioni di aperture straordinarie come il 5 ottobre u.s. con la visita organizzata da Open House Roma?

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Ce lo chiediamo anche noi, da decenni, come valorizzarlo. Purtroppo per alcune istituzioni e per molti tecnici attuali più che una risorsa, oltre che un monumento di eccezionale importanza e bellezza, il cd. Tempio di Minerva Medica appare come un rudere che dà fastidio al continuo ed incessante via vai di treni semi vuoti della linea Laziali Centocelle a via Giolitti.

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Pirro Ligorio e il Tempio di Minerva Medica

Immagine 1: Pirro Ligorio – IL Tempio di Minerva Medica e la Schola Medicorum

Templum Minervae Medicae, altramente detto Pantheum. Fu dove oggidì è detto l’edificio delle Galluzze, di forma decagona, vicino de la via Praenestina, a man sinistra, nell’andare alla porta chiamata Maggiore della città, come si vede nel disegno impiedi posto nella Roma stampata. Lo quale tempio i moderni scrittori tirati dalla poca diligenza l’hanno posto per la Basilica di Caio e di Lucio, lo quale era nel Foro Boario, talché l’hanno poste le cose dell’oriente nell’occidentale sito della città. Ma per tacere le loro sciocchezze, diremo come Antonino Pio fu l’autore d’esso tempio, come si trova nella medaglia e nella sua vita, e quivi fu accanto la Schola de’ Medici, cioè la Schola Medicorum, dalla quale fu tolta la imagine di Aesculapio e posta nell’atrio Palatino da Marco Comodo imperatore. Ora delle cose ch’erano dedicate in questo tempio si sono vedute le imagini rotte a minutuoli, e trovate da messer Cosmo Medico Iacomelli, e quantunque fussero rottissime, chi avea ingegno poteva conoscere la condizione delle cose, e per li nomi d’alcune scritti […].

Tempio di Esculapio over d’altri dei. Questa pianta è in Roma tra porta San Lorenzo e Porta Maggiore. Gli scrittori moderni, non riguardando le ragioni che si doverebbeno considerare in far iudicio di così fatte cose, ingannati dal nome, che volgarmente si chiama le Galluzze, han creduto esser la basilica di Caio e di Lucio. Noi, che non discompagnamo punto li pareri e conietture nostre da le ragioni di buoni scrittori, non discostandoci da le regole d’architettura e da l’autorità di Vitruvio, diciamo che facendosi le basiliche di forma quadrata con portichi intorno, per regola osservata ella non può esser basilica, e che la forma istessa di quello edificio, qual’è di diece ancoli, mostra ben chiaro l’errore di coloro che l’han così chiamata, onde con più ragionevoli considerazioni siamo in opinione che fosse tempio, ma a chi dedicato non sappiamo. Questa ragion di architettura mi pare che debba valere, nondimeno non lasciarò dire. Scrive Plinio che la Basilica di Lucio Paulo aveva le colonne di marmo frigio e secondo questa autorità non si può dire che questa fusse quella, perché non avea colonne così celebrate. E non ho voluto restare di porvi l’autorità di Papinio, il quale dice che la regia di Paulo era nel foro romano, pur sia come si vuole, non è basilica. L’ edificio oggi si vede assai intiero, et è coperto. La pianta era solo di diece angoli, ma per le molte aperture, cominciandosi a ruinare, si vede ch’ella fu ristaurata, e giontovi una fodra da la parte di fuori, et oltre vi fecero di più le parti segnate A. L’ornamenti di nicchi della parte aggiunta erano ornati da la parte di fuori come a quella di dentro di essa giunta, e ciò ne mostra apertamente l’istesso edificio. Le cornici che ornavano i detti nicchi le mostraremo signate A B nella seguente faccie. Le colonnette di essi nicchi erano di granito bianco schizzati di nero, e parte di esso erano di porfido, la parte del tempio di fuori nella seguente carta è segnata B. […]

Così si esprimeva Pirro Ligorio famoso architetto del ‘500 (1513-1583) che per primo attribuì il nome di Tempio di Minerva Medica al monumento di via Giolitti. In realtà, come si può facilmente dedurre anche da questi scritti, polemizzò aspramente con molti artisti, architetti ed eruditi del suo tempo sulle origini di quasi tutti i monumenti dell’ Antica Roma allora conosciuti (vedi questo articolo di Gennaro Tallini), ma una cosa è certa, riconobbe nel cd. Trempio di Minerva Medica un monumento di eccezionale importanza e tale da essere a buon diritto inserito tra quelli più rappresentativi dell’Antichità Classica non solo da un punto di vista architettonico ma anche da un punto di vista storico e scientifico perchè immaginò che fosse anche il centro della Schola Medicorum.

Immagine 2 – Pirro Ligorio: Pianta di Roma Antica

Da “Papers of the British School at Rome © 2011 British School at Rome”

…si indaga come, quando e perché Pirro Ligorio (ca. 1513-83) scelse di legare un santuario dedicato a Minerva Medica, citato nei Cataloghi Regionari del IV secolo d.C., che elencavano i monumenti di Roma come situati sull’Esquilino, con il padiglione tardo-antico decagonale situato vicino la stazione Termini, ehe aveva la seconda più grande cupola a Roma dopo il Pantheon. Il saggio stabilisce che il catalizzatore fu la scoperta di molte statue, inclusa quella di Minerva, nel 1552. Viene esaminato il destino di questi ritrovamenti e ugualmente il tentativo di Ligorio di individuare la misteriosa Schola Medicorum sullo stesso sito.

Ecco tre pagine manoscritte di Pirro Ligorio relative al cd. Tempio di Minerva Medica e conservate presso “Bodleian Library, Oxford, MS Canon. Ital. 138, fol. 26v: exterior and interior views of the Esquiline pavilion. (Reproduced by the kind permission of The Bodleian Libraries, University of Oxford.)”

Bodleian Library, Oxford, MS Canon. Ital. 138, fol. 26v: exterior and interior views of the Esquiline pavilion. (Reproduced by the kind permission of The Bodleian Libraries, University of Oxford.)
Immagine 3 – Pirro Ligorio: Manoscritto sul Tempio di Minerva Medica
Bodleian Library, Oxford, MS Canon. Ital. 138, fol. 26r: plan. (Reproduced by the kind permission of The Bodleian Libraries, University of Oxford.)
Immagine 4 – Pirro Ligorio: Manoscritto sul Tempio di Minerva Medica
Archivio di Stato, Turin, Cod. a.III.12.J.10, fol. 136v: plan. (Reproduced by the kind permission of the Archivio di Stato, Turin.)
Immagine 5 – Pirro Ligorio: Manoscritto sul Tempio di Minerva Medica

Tempio di Minerva Medica: autentica superstar per gli artisti del passato: parte seconda

Pubblichiamo altre immagini tra le numerosissime esistenti sul cd. Tempio di Minerva Medica in una ideale carrellata attraverso i secoli

1552 Pirro Ligorio – Ricostruzione del Tempio di Minerva Medica
1618 Willem van Nieulandt II – Nynphaeum in Rome
1629 Giovan Battista Mercati – Tempio di Minerva Medica e Santa Bibiana
1646 Jan van de Velde II – Travellers in Front of the Minerva Medica Temple in Rome
1700 ca. Ferdinando Galli Bibiena – Tempio di Minerva Medica
1753 Giuseppe Vasi – Tempio di Minerva Medica presso Porta Maggiore
1754 Richard Wilson – The Temple of Minerva Medica
1755 Jonathan Skelton – The Temple of Minerva Medica
1758 Adolf Friedrich Harper – Temple of Minerva Medica
1800 ca. E Hearth – Tempio di Minerva Medica (incisione su acciaio)
1811 Joseph Mallord e William Turner – The Temple of Minerva Medica
1826 Pietro Parboni – Veduta del Tempio di Minerva Medica
1927 Louis Conrad Rosenberg – Temple of Minerva Medica

 

Il muro di terra delle Carine

Veduta attuale del Muro della Suburra

Sorgente: Il muro di terra delle Carine     www.romeandart.eu

L’urbanistica di Roma sin dai tempi primitivi è stata conseguenza delle occupazioni dei siti da parte delle tribù che si spartivano il territorio e la sfera d’influenza con veri scontri fisici che se tra il IX ed VIII secolo a.C. si verificavano tra Sacravienses e Suburani, venti secoli dopo vedevano coinvolti Monticiani e Trasteverini.
Il limite tra le due fazioni era lo stesso, il muro di terra delle Carine e il luogo dello scontro la valle fangosa tra Palatino ed Equilino che in tempi arcaici si chiamò Foro Romano e in tempi moderni Campo Vaccino.
La storia del territorio di confine inizia già nell’età del bronzo medio, XIII secolo a.C., quando le antiche comunità italiche iniziarono ad insediarsi in sponda sinistra del Tevere; i latini scesero lungo la colata di Capo di Bove andando ad insediarsi sul Palatino per poi essere raggiunti da gruppi etruschi che costruirono i loro pagus sull’Aventino mentre da nord i sabini arrivarono ad occupare il Quirinale e le aree limitrofe. Questa estraneità dell’area alla città palatina venne rimarcata dal nome che sin dal tempo arcaico ebbe il colle: Exquiliae. Il nome deriva dal verbo colere (abitare) preceduto dal prefisso ex usato per designare coloro che abitavano fuori dalla città; l’homo esquilinus era colui che si opponeva all’inquilinus, colui che viveva dentro la città.
Tuttavia corre l’obbligo di ricordare che esiste una diversa interpretazione dell’etimologia del nome del luogo che rimanda al esculus, ovvero l’eschia un tipo di quercia sacra a Giove e che cresceva abbondante sul colle; la notazione comunque non esclude il significato legato al limite.
La città arcaica, molto prima che Servio costruisse le sue mura che circondavano i sette colli, era chiusa da terrapieni fortificati che proteggevano solo quattro colli e dove sull’altura della Velia c’era il murus mustellinus, muro della donnola, che fronteggiava il murus terreus Carinarum.
Qui correva il confine tra il dentro ed il fuori e si aprivano probabilmente delle porte di cui una poteva essere il Janus.
All’interno della città erano le case dei Sacraviensi, mentre tutto l’ager che si trovava al di là del muri di terra della Carinae era abitato dai Suburani; questi avevano una posizione di sottomissione nei confronti di Sacraviensi e probabilmente una funzione difensiva nei confronti di tribù delle genti sabine che erano andate ad insediarsi sul Quirinale. Nell’arco di due secoli la città si espanse e assorbì gli abitanti di tutti i sette colli ma tra le due tribù che si fronteggiavano tra Velia e Colle Oppio rimase l’attrito che nasce dalla distanza tra, da una parte di chi sente la città propria e rifiuta coloro che “vengono” da fuori e, dall’altra di chi sente di aver contribuito alla grandezza della città e detesta chi vuole solo per sé i frutti di quella grandezza in nome di prerogative ormai svuotate di valore.
Le testimonianze letterarie non offrono alcun sostegno a questa ipotesi mentre invece sono rilevanti le testimonianze archeologiche: nel IX secolo a.C. sulle pendici nord-orientali del Palatino esistevano delle capanne che furono distrutte intorno al 750 a.C.. ed al loro posto fu costruito un muro, il murus mustellinus, a baluardo dalle invasioni delle tribù etrusche che si erano insediate sulle exquiliae.
Ma probabilmente quel muro non era abbastanza alto o abbastanza robusto e ne fu costruito uno più possente meno di un secolo dopo. All’inizio del VII secolo a.C. il primo muro fu demolito e su quell’area furono collocate delle sepolture che gli archeologi interpretano come sacrifici umani per espiare l’obliterazione delle prime mura, mentre il nuovo muro venne costruito con un tracciato leggermente diverso. I reperti archeologici suggeriscono che questo possa essere stato il luogo del tigillium sororium un monumento a ricordo di una scelta difficile quale quella di sacrificare un appartenente alla tribù perchè così potessero essere salvi tutti gli altri …

Vedi anche Subura Antica.. – Stefano Piale Romano 1823     Delle  antichità della città di Roma – Lucio Fauno 1550

Settembre 2018: Lo stato dei restauri presso il cd. Tempio di Minerva Medica

Purtroppo registriamo l’ennesimo ritardo relativo alle date del restauro del cd. Tempio di Minerva Medica a via Giolitti (in alto in una suggestiva ricostruzione grafica dello Studio Twilight).

Il cartello parla chiaro : 240 giorni dal 2 novembre 2017 data di inizio lavori di questa ultima fase: siamo a settembre 2018 e i lavori sono fermi da almeno 2 mesi tutt’altro che terminati come testimoniano le impalcature presenti all’interno del monumento

I casi sono due: o tardano ad arrivare i fondi per il pagamento dei lavori fin qui eseguiti o in sede d’opera è stato scoperto qualcosa di nuovo e di interessante e c’è bisogno di ulteriori risorse finanziarie per poter proseguire. Non è un’ipotesi peregrina perchè da questo interessantissimo articolo di  di Luisa Chiumenti del 2 dicembre del 2015 si evincono non solo notizie sugli evidenti e gravi danni che il cd. Tempio di Minerva Medica ha subito nel secolo XX ma dell’intenzione di continuare ricerche conoscitive per arrivare a notizie certe sull’origine e la funzione di questo fantastico monumento.

Abbiamo estratto alcuni passi dell’articolo; per chi volesse leggerlo integralmente è presente il relativo link in fondo alla pagina.

I restauri avvenuti nel secolo scorso, mirati a salvaguardare il monumento dai progressivi e continui cedimenti delle fondamenta, costruite in un terreno irregolare su strutture preesistenti, hanno purtroppo reso ancora più precarie le condizioni generali, determinando una progressiva riduzione della cupola superstite.

In effetti, dai primi del Novecento al 2006, già si era verificata una riduzione del volume della cupola di quasi di oltre il 50%, per cui il rischio di crolli della porzione superstite e la possibile perdita di gran parte dell’antico edificio hanno portato la Soprintendenza a prendere la decisione di effettuare un importante intervento architettonico di restauro sull’intero monumento, sia da un punto di vista strutturale che formale, tenendo conto delle criticità strutturali ma evitando di stravolgere l’immagine strutturale della costruzione

Verranno comunque continuate, dopo questo recupero preliminare della stabilità strutturale del monumento, le opere di scavo archeologico di tipo conoscitivo, tendente alla completa valorizzazione del complesso nel suo contesto urbanistico di riferimento.

Vorremmo ricordare che “La tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione” è sancito  dall’art. 9 comma 2 della Costituzione della Repubblica Italiana e chiunque agisca in direzione opposta è passibile di denuncia penale. Ci auguriamo quindi che si ripensi alle prese di posizione di questa amministrazione riguardo all’ammodernamento della linea Laziali Giardinetti che non tiene conto delle ormai oggettive e inoppugnabili prove delle vibrazioni e dei relativi danneggiamenti che provoca il passaggio del “trenino” e dei danni al paesaggio  derivanti dai tralicci e dalle rotaie accanto al monumento. Il fatto che questa ferrovia sia stata costruita prima che entrassero in vigore leggi ad hoc per la salvaguardia del patrimonio artistico e monumentale non esime a prendere in considerazione azioni che verrebbero intraprese in qualsiasi altro paese civile.

Restauri a Roma: il tempio di Minerva Medica in via Giolitti

 

Riprendono i lavori per il piano archeologico sotterraneo presso la sede ENPAM a Piazza Vittorio

Un altro tassello per la rinascita dell’Esquilino: dal sito dell’ENPAM riportiamo integralmente la notizia della ripresa dei lavori per la costruzione di un piano archeologico sotterraneo presso la sede ENPAM a Piazza Vittorio. E’ un ulteriore progetto in via di esecuzione che nel medio termine renderà sempre più unico e affascinante il Rione. Un altro ambiente di eccezionale importanza e bellezza che, dopo essere stato nascosto per secoli e secoli, sarà di nuovo a disposizione per essere visitato e ammirato da residenti, turisti e archeologi.

Uno scavo archeologico così vasto non si vedeva a Roma dagli anni in cui è diventata capitale del Regno d’Italia. Sotto Piazza Vittorio Emanuele II, la più grande piazza romana (316 x 174 metri) sono stati investigati 1.600 metri quadrati di terreno, passati al setaccio 12mila metri cubi di materiale e riempite più di 8mila cassette di reperti attualmente in fase di pulizia e restauro. Parallelamente alla costruzione dell’edificio dell’Enpam, gli archeologi della Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma hanno svolto e monitorato una campagna di scavo portando alla luce resti risalenti all’epoca imperiale (III/IV secolo d.C). Già dalla fine dell’Ottocento era documentata in questa zona la presenza dei cosiddetti ‘Horti Lamiani’, vaste proprietà, ville e giardini appartenute alla ‘gens Lamia’ passate poi al demanio imperiale. All’inaugurazione, pochi giorni prima di Natale, i resti sotto la sede dell’Enpam sono stati illustrati dalla Soprintendente per i beni archeologici di Roma Mariarosa Barbera, che ha seguito gli scavi fin dall’inizio. Il ritrovamento – ha detto – riguarda una tra le ville più grandi dell’anti-chità romana, una specie di Villa d’Este. “Un ambiente a pianta rettangolare di circa 400 metri quadri completamente ricoperto di marmi, gemme, bronzi dorati, tarsie colorate – ha detto Barbera –.

Stiamo ricomponendo le migliaia di frammenti di affreschi ritrovati. Nell’immediato futuro saranno visibili in questa sede pareti decorate, tra le più belle del mondo antico”.  Spiccano per interesse storico e archeologico oltre che per lo stato di conservazione la scala in marmo (nella foto a tutta pagina) e una condotta per l’acqua su cui è impresso il nome dell’imperatore Claudio.

PROGETTO AREA MUSEALE

Per recuperare e valorizzare i reperti archeologici il progetto finale prevede l’allestimento di un percorso museale nel piano seminterrato accanto alla sala convegni e a un bar. Gli scavi quindi diventeranno un luogo vivo. “Il rudere non viene isolato – ha detto Mirella Serlorenzi, funzionario della Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma – ma interagisce con le strutture moderne e diventa un arricchimento reciproco. Questo progetto ha dimostrato che è possibile conciliare tutela dell’antico e trasformazione della città contemporanea”. È prevista la conservazione quasi integrale delle architetture in parte visibili sotto pavimenti di vetro. Tutto questo nel contesto di un edificio in cui lavorano centinaia di dipendenti e si svolgono riunioni importanti per tutta la categoria dei medici e degli odontoiatri. Non potendo ricreare il contesto originario, saranno proposte ricostruzioni virtuali in 3d, animazioni video, effetti sonori, pannelli didascalici e vetrine espositive, in modo che il visitatore possa immaginare come era questa parte di città nel periodo romano. Da sottolineare – dice Serlorenzi – l’aspetto tecnologico e ingegneristico messo a punto per sorreggere le strutture archeologiche senza effettuare alcuna forma di delocalizzazione. Sono state fatte una serie di perforazioni circolari contigue riempite successivamente con tubi di acciaio legati tra loro a formare un sostegno”.

(Laura Petri)

Il progetto prevede l’allestimento nel primo piano interrato dell’edifico di un’area museale da 600 metri quadrati per valorizzare i reperti rinvenuti nel corso della ristrutturazione e quello di una sala conferenze da circa 100 posti, oltre ad alcuni spazi polivalenti da destinarsi alle attività della Fondazione.

Al termine dei lavori il cosiddetto piano archeologico ospiterà la scala di epoca imperiale oltre a un ninfeo e a frammenti di decorazioni, anfore, monili visibili dal pubblico grazie all’allestimento di un percorso museale e a lastre di vetro calpestabili che metteranno in risalto massetti, murature e l’antica pavimentazione.

Dicembre 2017 : il punto sui restauri del cd. Tempio di Minerva Medica

Terminati restauri all’interno del monumento dalla parte di via Giolitti è partito l’ennesimo lotto che riguarda il restauro delle absidi e delle arcate dalla parte opposta.

Come si evince dal cartello l’inizio dei lavori è stato fissato per il 02/11/2017 e avrà una durata complessiva di 240 giorni. Quindi per maggio 2018 si dovrebbe porre la parola fine ai lavori di restauro, ripristino e messa in sicurezza del monumento.

Abbiamo utilizzato il condizionale per diversi motivi: in primo luogo non conosciamo lo stato della parte esterna situata dal lato delle linee ferroviarie che partono e arrivano alla Stazione Termini e quindi non possiamo affermare se sono stati eseguiti già dei lavori oppure è necessario un ulteriore bando di gara per un altro lotto, e poi se, come tutti auspichiamo, venisse presa la decisione di riaprirlo al pubblico c’è assolutamente bisogno di creare un arredo interno (giardini, viali, alberi e box informativi) consono all’importanza e alla mole del monumento.

Ci auguriamo che il 2018 sia finalmente un anno di svolta  perchè è inconcepibile che per colpa di un progetto dissennato del 1910, anno in cui venne dato il permesso di costruire una ferrovia che passa  non a pochi metri ma addirittura a pochi centimetri, il Tempio di Minerva Medica, amato ed apprezzato nei secoli passati tanto da essere il monumento di Roma Antica più riprodotto dai pittori e dagli incisori dopo il Colosseo, sia chiuso al pubblico.

 

Trofei di Mario

ilcantooscuro

Uno dei luoghi più noti e forse meno valorizzati dell’Equilino è il Nymphaeum divi Alexandri, meglio conosciuto come i Trofei di Mario: questo nome , appare per la prima volta in una guida per pellegrini del 1140, i Mirabilia Urbis Romae, e deriva da due grandi sculture marmoree che hanno decorato il monumento fino al 1590 , quando papa Sisto V le ha fatte togliere e collocare sulla balaustrata del Campidoglio, dove si trovano ancora.

Sculture che tra l’altro hanno la strana abitudine a traslocare ogni tot secoli: non risalgono all’epoca severiana, ma a quella di Domiziano. Forse decoravano il famigerato arco quadrifonte che questo imperatore, convinto di aver vinto di Daci e i Catti, si era fatto erigere sul luogo della Porta Triumphalis, nei pressi dell’area sacra di Sant’Omobono, e che era sovrastato da ben due ben due quadrighe condotte da elefanti, una condotta da Domiziano stesso, l’altra, forse…

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Terme di Diocleziano: Progetti e approfondimenti archeologici

Non esiste solo il Colosseo e l’area dei Fori Imperiali, Roma è piena di risorse che se fossero adeguatamente supportate e valorizzate ne farebbero di gran lunga non solo la città più bella del mondo ma anche quella più affascinante  da visitare.  E’ di questi giorni una proposta veramente interessante di Tobia Zevi apparsa sull’edizione dell’Huffington Post del 2 novembre 2017 con il titolo “Una (piccola) proposta concreta su Roma per Virginia Raggi” che riprende il progetto complessivo, mai portato a termine, dell’architetto Giovanni Bulian, responsabile del restauro del Museo delle Terme di Diocleziano avvenuto nel 1989. Tale progetto  ipotizzava un unico grande complesso archeologico ed espositivo con l’eliminazione della prima parte di via Cernaia in modo da mettere in comunicazione la grande Aula Ottagona con il resto delle Terme per ricostruire un tessuto archeologico omogeneo tra le varie parti del sito (Aula, Terme, Basilica, Chiostro) ed offrire un percorso di eccezionale interesse e bellezza. L’articolo in questione propone anche una completa rivisitazione di Piazza dei Cinquecento; non è possibile che una parte così importante della città sia afflitta dai tanti problemi di degrado e di traffico.  Siamo assolutamente d’accordo sia sulla proposta sia sul fatto che sarebbe doveroso dopo lo sforzo di rinnovamento intrapreso all’interno della stazione, operare un cambio di passo anche all’esterno per far diventare il più grande scalo ferroviario italiano un vero e proprio biglietto da visita prestigioso della città di Roma.

Ma a proposito del Museo delle Terme di Diocleziano vorremmo mettere in luce un ulteriore aspetto poco conosciuto che lo rende, se possibile, ancora più interessante: nel 1982 sono stati rinvenuti alcuni mosaici sia pavimentali sia parietali durante i lavori di risistemazione del sito eseguiti sotto la direzione della Prof.ssa Daniela Candilio. In questo saggio del prof. Federico Guidobaldi non solo potrete approfondire le notizie su questi mosaici ma ammirarli in numerose fotografie.

 

Palazzo Massimo : Il “Sarcofago di Portonaccio” come non l’avete mai visto

Dal sito archeoroma.beniculturali.it

La fronte del grandioso sarcofago rappresenta una scena di battaglia articolata su più piani, focalizzata sull’incedere di un cavaliere romano raffigurato in qualità di vincitore universale. L’animazione drammatica del combattimento è enfatizzata dal profondo chiaroscuro ottenuto con un abile gioco di intagli. Le cruente scene sono inquadrate da due coppie di barbari asserviti, il cui sguardo afflitto esprime la sofferenza che tocca a coloro che si ribellano contro il dominio di Roma. I bassorilievi sui fianchi del sarcofago mostrano eventi successivi allo scontro: da un lato prigionieri barbari attraversano un fiume condotti da soldati romani su di un ponte di barche, dall’altro i capi si sottomettono agli ufficiali romani. Il fregio sul coperchio, tra due maschere angolari, celebra il defunto e la sua sposa, presenti al centro nell’atto della dextrarum iunctio. I volti dei personaggi principali sono rimasti incompiuti, nell’attesa di scolpire i lineamenti dei defunti. La decorazione del sarcofago, ispirata a molte scene della colonna Antonina, è databile intorno al 180 d. C. Le insegne militari rappresentate sul bordo superiore della cassa – l’aquila della Legio IIII Flavia e il cinghiale della Legio I Italica – permettono forse di identificare il defunto con Aulus Iulius Pompilius, ufficiale di Marco Aurelio al comando di due squadroni di cavalleria distaccati in queste due legioni nella guerra contro i Marcomanni (172-175 d.C.).

Il filmato tradizionale

La versione in 3D