Archivi categoria: Archeologia

Capperi…. che problema!

Lo scorso 14 giugno, come è noto, alcuni frammenti di tufo si sono distaccati da un arco accanto a Porta Maggiore cadendo a terra. Diversi servizi filmati e articoli di stampa hanno descritto con dovizia di particolari l’accaduto ma alla fine  si è attribuita la causa del fatto ad  una pianta di capperi , cresciuta spontaneamente, che con le sue radici ha intaccato le antiche mura.

Qui l’articolo con video di Roma Today

Rimosse le piante è stato subito riaperto il fornice che era stato chiuso al traffico.

Prima
Dopo

Ora non vogliamo entrare nel merito di questa decisione,  ma il problema è comune praticamente a tutte le mura Aureliane e a molti monumenti antichi, vedi foto di Porta Maggiore e il sepolcro di Eurisace da  diversi punti di osservazione e il cd. Tempio di Minerva Medica nonostante sia stato recentemente restaurato,

cd. Tempio di Minerva Medica oggi

Ed allora se questo problema è così grave cosa aspettiamo, che crolli l’intero partrimonio monumentale e archeologico della città per prendere delle decisioni?

Ma siamo poi sicuri che sia proprio questa la causa dei crolli?

Per esempio c’è un’ immagine del cd. Tempio di Minerva Medica del Piranesi di circa trecento anni fa:

I muri anche allora erano infestati dalla vegetazione spontanea e quelli più esposti sono ancora in piedi ed integri, come risulta dal raffronto con l’immagine precedente, la cupola, purtroppo, nel corso dei secoli, ha avuto  diversi crolli per altri e più seri motivi

14 giugno 2022 Si staccano alcuni pezzi di tufo da un arco a Porta Maggiore

La mattina del 14 giugno 2022 alle ore 6:35 si sono staccati, crollando a terra, alcuni pezzi di tufo da un arco a Piazzale Labicano presso Porta Maggiore. Fortunatamente nessun passante e nessun mezzo pubblico transitava sotto quell’arcata in quel momento. L’incidente, grave, ancora una volta, evidenzia il pessimo stato di conservazione di alcuni tratti delle Mura Aureliane e la necessità di prendere opportune decisioni da parte delle autorità competenti per salvaguardare questo immenso patrimonio storico e culturale che senza interventi mirati e risolutivi rischia pesanti mutilazioni

Ecco il servizio del TG3 Lazio andato in onda nell’ edizione delle 14:00 del 14 giugno 2022

Il servizio di RAI News sul medesimo episodio

Le Terme Eleniane

Un interessante articolo di Angelo Mortati pubblicato sull’account Facebook “Roma Antica” sulle Terme Eleniane, un monumento assai poco conosciuto dell’Esquilino

Le terme eleniane, o thermae helenianae, risalgono al III sec. d.c., e si trovano oggi tra la chiesa di Santa Croce in Gerusalemme e Porta Maggiore, dentro il cosiddetto “complesso residenziale severiano” ossia quel sassorium che fu dimora dell’imperatore Settimio Severo.
Dopo essere state danneggiate da un incendio, furono riedificate interamente nel 323-326 da Elena, madre di Costantino.
In effetti un’epigrafe qui rinvenuta e che attualmente si trova in Vaticano, riporta:
“La nostra signora Elena, madre augusta del venerabile signore nostro Costantino e nonna dei nostri felicissimi e fiorentissimi Cesari, (queste) terme, distrutte da un incendio, ripristinò“

 

Le terme si trovavano ai piedi dell’Esquilino, in un’area chiamata Hortii Variani, più o meno da Piazza Vittorio fino a Santa Croce, nell’ambito del grande polo detto Sessorianum.

 

Le poche tracce che erano rimaste nel 500 andarono perdute perchè in parte distrutte e in parte interrate durante il pontificato di Sisto V per costruire via Felice (attuale via S. Croce in Gerusalemme), che univa Trinità dè Monti a Santa Croce in Gerusalemme, che attualmente è divisa in via Sistina, via delle Quattro Fontane, via Agostino Depretis, via Carlo Alberto, via Conte verde, via Santa Croce in Gerusalemme. Solo nel XVIII sec. si concesse a una tal Simeoni che aveva affittato la vigna soprastante le terme di cavarne marmi e oggetti rari.
Da schizzi e note del Palladio e del Sangallo conosciamo la pianta almeno in parte delle terme.Ciò che si conserva ancora di tutta la costruzione delle terme si trova tra via Eleniana e Sommelier, nella parte inferiore alla strada e celato da una struttura muraria di recinzione. I resti riguardano stanze intercomunicanti tra le dodici esistenti, collocate su due file parallele, a circa m 4,50 sotto l’attuale livello stradale, appartenenti ad un’enorme cisterna, forse rifornita da una derivazione dell’acquedotto Alessandrino.La cisterna si trovava a nord delle terme e da esse era divisa da enormi giardini.
Uno delle sue aree fu occupata nel medioevo da una cappella in onore di Santi Angeli prope S.Cruci in Hierusalem, commemorata fino alla fine del 500 e pure questa, forse, andata perduta per via della costruzione di via Felice.
DESCRIZIONE
Le terme erano un edificio a pianta asimmetrica con orientamento est ovest, situate in una valle che le proteggeva dai venti freddi. L’ingresso, fornito di colonne, era ad est, davanti la facciata della cisterna posta poco più in alto.Seguivano due stanze rettangolari, gli spogliatoi, cui seguivano il frigidarium con ingresso colonnato e, più a sud, il calidarium e stanze di soggiorno con nicchie e colonne, il susatorium e il teiepidarium con sale rettangolari, e più a ovest la palestra e i giardini, di notevole grandezza e abbelliti di colonne e statue come del resto l’interno delle terme.Questi giardini avevano un recinto, un lungo muro in laterizio scoperto i primi del ‘900, che sorreggeva i margini scoscesi della valle che accoglieva le terme.
Seguiva un corridoio, largo m 4,90, all’altezza della chiesa di S.Maria in Gerusalemme, parallelo al muro e comunicante all’esterno.
La cisterna dell’acqua era rettangolare e suddivisa in dodici ambienti, rivestiti in opus signinum e coperti a volta, intercomunicanti tramite aperture con archi a tutto sesto. Di questa sono rimasti in piedi solo otto ambienti di cui solo i primi due coperti a volta.Le sue murature di contenimento da attenta analisi risultano costruite nel periodo che va da Diocleziano a Costantino (284 – 337 d.c.).
Dai bolli rinvenuti su laterizi e tegole si desume che le terme eleniane siano state costruite sotto Settimio Severo, 226 – 235, ed erano alimentate dall’acquedotto alessandrino.Non si sa invece se il loro uso fosse pubblico o privato, ma visto che funzionavano, all’epoca di Elena, da oltre cento anni, e visto che la zona adiacente era all’epoca molto popolosa, e che in zona c’erano ben quattro caserme, si suppone che il loro uso fosse pubblico.

Creato su Facebook l’hastag #Minervadascoprire

Lo scorso 4 maggio è apparso un post sull’account Facebook della Soprintendenza Speciale di Roma che annunciava la creazione dell’hastag #Minervadascoprire per essere sempre aggiornati sulle notizie non solo di eventuali aperture straordinarie ma soprattutto per essere informati su tutti i passi necessari che si stanno facendo per riaprire questo splendido ed importante monumento dopo oltre un secolo di chiusura al pubblico. Ecco il post

I sotterranei di Santa Maria Maggiore

Un interessante articolo di Angelo Mortati relativo ai sotterranei della Basilica si Santa Maria Maggiore tratto dall’account Facebook “Roma Antica”.  Anche le immagini provengono dalla medesima fonte

catacombe moderne e misteri antichi
chiamati i sotterranei catacombe moderne perché in qualche modo le richiamano, trattandosi di cunicoli che si aprono e girano lungo il perimetro della Basilica creando dei sostegni, per un motivo funzionale: consolidare il sottosuolo per l’assetto statico e creare un’intercapedine intorno in modo da ridurre l’eccessiva umidità proveniente dal terreno essendo le fondazioni e le mura dell’edificio addossate alla collina; umidità tale da minacciare il prezioso pavimento cosmatesco della Basilica.
I reperti visibili due muri di “opus reticulatum” di un grande edificio romano. risalente al I secolo avanti Cristo fino all’età di Cesare, resti di un ambiente con delle nicchie e apparati di riscaldamento con parti di muro recanti dipinti e tracce di pavimento con mosaici. Si è constatata la caratteristica tipica dei siti, l’evoluzione nel tempo con la costruzione di nuove strutture su quelle precedenti: qui sembra si tratti di due stanze aggiunte tra il II e il III secolo che furono prima decorate con marmi alle pareti, poi con affreschi: si tratta di un calendario agricolo diviso in due semestri la cui collocazione potrebbe essere o sulla stessa parete o su due pareti, una magari nella parte opposta del periplo dei sotterranei. Del calendario, in gran parte svanito, si apprezzano i resti di affreschi finemente decorati e le iscrizioni sulle operazioni stagionali. E’ il più antico pervenuto e l’unico nel luogo in cui fu affrescato; Filippo Magi, a cui va la scoperta, lo ritiene di poco successivo al 332 dopo Cristo perché sono menzionati i Ludi sarmatici celebrati dal 25 novembre al 1° dicembre dopo la vittoria in tale anno di Costantino sui Sarmati. nei 17 metri di lunghezza per ogni semestre erano scritti a caratteri bianchi su sfondo rosso i fatti da ricordare; i pannelli relativi ai singoli mesi intervallati per quasi tre metri tra l’uno e l’altro da dipinti di scene relative ai lavori del singolo mese. Il più visibile è il mese di settembre restaurato nel 2000 a cura dei Musei Vaticani con una veduta agreste finemente dipinta, una costruzione al centro, scene bucoliche intorno. Si avverte la delicatezza delle figure dipinte, alte meno di dieci centimetri, e si intravedono le scritte sui ludi circensi in corrispondenza della prima decade di ottobre e sui ludi sarmatici alla fine di novembre. Ci fu una successiva fase di affreschi forse per il deterioramento di quelli preesistenti e il calendario venne ricoperto da pitture di scarso valore di tipo geometrico con decorazioni colorate a scacchiera. Una chicca, per così dire, è il palindromo latino che si intravede: tre parole che suonano nello stesso modo sia se sono lette da destra sia da sinistra, è la scritta in graffito Roma summus amor.
Il mistero del Calendario e del Macello L’archeologa snocciola una serie di fonti, prima tra tutte il “Liber Pontificalis”, con le vite dei Pontefici a partire da Pietro, dove si parla della Basilica di Liberio presso (letteralmente “iuxta”) il Macello di Livia. Questo edificio doveva essere del I secolo dopo Cristo , nel II secolo c’erano altri ambienti. Ma se era un ambiente collegato al Macello, cioè al mercato, come si spiega il calendario delle lavorazioni agricole? E’ difficile trovarvi un nesso, né è stata accettata l’ipotesi avanzata dallo scopritore Filippo Magi, che i resti sotto la basilica fossero proprio del Macello intitolato nell’anno 7 a Livia, la celebre moglie di Augusto; non corrisponde la struttura, dai resti murari e da altri reperti sembra indubbio si trattasse di un cortile con portico, forma inusitata nei mercati.
Ma le ipotesi e l’enigma non impediscono di ammirare l’“opus reticulatum” del muro di contenimento del colle e di notare le irregolarità naturali e i dislivelli dei terrazzamenti originari. Diverse le opere murarie a sinistra e a destra, interrogativo di più facile risposta, e comunque meno intrigante dell’enigma vero e proprio: Macellum o Domus romana? C’è da guardare il pavimento con il mosaico, la parte dove spuntano resti di colonne che dovevano sostenere il porticato intorno al cortile. L’archeologa Adelaide Sicuro fa un excursus storico delle trasformazioni cittadine, serve a capire come le destinazioni mutano nel tempo fino a quando si arriva alla costruzione della grande basilica dedicata alla Madonna, “iuxta Macellum Liviae”, quella Liberiana “sparita” non quella attuale che realizzerà Sisto III dopo il Concilio di Efeso del 431, in posizione sopraelevata di sei metri sul piano stradale di allora, costruendola sopra l’edificio preesistente che risultò così interrato. Colpiscono le pareti dove sono collocate in bella vista le tegole d’epoca romana .Ci sono bolli del periodo classico, bolli pagani e bolli cristiani con in mezzo il monogramma di Cristo, 66 di queste tegole hanno il bollo di Cassio. Si distinguono anche i bolli di Teodorico del VI secolo , uno con la scritta “in nomine Dei”, un altro con “Maria Madre di Cristo”; alla fine dell’VIII secolo il monogramma di papa Adriano I. Vi è collocata una serie di tegole da Caligola Nerone ad Eugenio IV.
Indirizzo: Piazza di Santa Maria Maggiore-Rione Monti(Roma centro) Telefono: 06 69886802 (ore 9.00-18.15)

ORARIO : Il museo e l’area archeologica sono temporaneamente in manutenzione.

Biglietto intero: € 5,00
Ridotto: € 4,00

Nuovi restauri e nuova illuminazione per la Basilica Sotterranea di Porta Maggiore

Il 18, 19 e 20 marzo 2022 ci sono state delle aperture straordinarie della Basilica Sotterranea di Porta Maggiore. I fortunati che sono riusciti a prenotare la visita (si è verificato il “sold out” in pochissimo tempo) hanno potuto ammirare la nuova illuminazione e gli ultimi restauri degli affreschi del vestibolo. Ora la basilica chiuderà di nuovo per ulteriori restauri conservativi ma si avvicina sempre di più il momento di una sua apertura definitiva. Sarebbe però oppurtuno iniziare a pensare anche alla riqualificazione dell’intera area  di Porta Maggiore comprendendo anche il cd. Tempio di Minerva Medica a via Giolitti in maniera da creare un sito archeologico di eccezionale importanza e bellezza, capace di calamitare l’interesse di cittadini e turisti per l’unicità dei suoi monumenti. Ecco un breve filmato realizzato dalla Soprintendenza Speciale di Roma che illustra i recenti restauri.*

Anche Sky Arte ha pubblicato un articolo relativo a quasta apertura straordinaria definendo la basilica sotterranea uno dei monumenti più suggestivi della capitale.

* Le fotografie dell’immagine in testata sono tratte dall’archivio della Soprintendenza Speciale di Roma

10 marzo 2022 GIORNATA DI STUDI ‘SITAR 2007-2022. 15 ANNI DI PROGETTO A SERVIZIO DELL’ARCHEOLOGIA DI ROMA’ ALL’AUDITORIUM DEL “MUSEO NINFEO”

Comunicato ufficiale del SITAR

SITAR- Sistema Informativo Territoriale Archeologico di Roma

A 15 anni dall’avvio del progetto SITAR e in occasione del recente riconoscimento dell’European Archaeological Heritage Prize, la Soprintendenza Speciale di Roma è lieta di promuovere una giornata di studi. Un momento di sintesi e riflessione strategica sulle potenzialità delle politiche di libero accesso ai dati archeologici, l’interoperabilità di sistemi tecnologici complessi e l’accessibilità e la trasparenza della Pubblica Amministrazione. Si tratta dei pilastri fondanti della piattaforma concettuale e logica di SITAR che sin dal suo avvio è stata pensata per essere a servizio degli utenti attraverso approcci partecipativi e condivisi.
Sarà una giornata di confronto aperto sulle nuove funzionalità del Sistema e dei servizi open-data messi a disposizione a beneficio delle comunità scientifiche di riferimento, del mondo dell’impresa e dei cittadini, nel contesto più ampio del panorama regionale e nazionale.
 
  • L’incontro si terrà domani, giovedì 10 marzo, dalle 9.15 fino alla 18,30 circa presso il Museo Ninfeo, nella sede dell’Enpam a Piazza Vittorio Emanuele II, n. 78.
  • Il convegno si svolgerà in presenza fino ad esaurimento posti. Non è prevista la prenotazione.
  • È garantita in ogni caso una diretta streaming: questa la pagina web https://www.facebook.com/ArcheoSITARproject
  • Per gli ospiti in presenza è necessario il green pass rafforzato

Il programma

28 febbraio 2022 “Alla riscoperta di un settore degli Horti Lamiani” presentazione degli scavi archeologici a Piazza Vittorio. Diretta streaming su Facebook

Il 28 febbraio 2022 alle ore 9:30 presso l’Auditorium della Fondazione ENPAM a Piazza Vittorio la Soprintendenza speciale di Roma in collaborazione con il Museo Ninfeo (Fondazione ENPAM) e Sapienza Università di Roma ha organizzato un convegno dal nome “Alla riscoperta degli Horti Lamiani” che illustra i risultati degli scavi archeologici effettuati durante la costruzione della nuova sede ENPAM e la storia della ideazione e della costruzione dell’attuale “Museo Ninfeo”. E’ un evento scientifico ma per la sua importanza in relazione alle scoperte, ai reperti ritrovati e al territorio interessa non solo gli studiosi di archeologia ma anche  i residenti dell’Esquilino e tutti coloro che si interessano alla storia Roma Antica.

Proprio per questo sarà possibile assistere all’evento in diretta streaming su Facebook nell’account SITAR (Sistema Informativo Territoriale Archeologico di Roma)

Questo è il programma (cliccare per ingrandire l’immagine)

La villa di Caligola: la storia del sito, del rinvenimento e le varie fasi che hanno preceduto la realizzazione del museo

Il museo della villa di Caligola nel sotterraneo del palazzo ENPAM a Piazza Vittorio è divenuto in breve un ulteriore punto di interesse ed attrazione del Rione Esquilino.

Se ne è parlato parecchio e sono state pubblicate numerose immagini e filmati che testimoniano l’eccezionalità del sito e la bellezza dei numerosi reperti archeologici in esso conservati.

Nella pubblicazione seguente si ripercorre la storia e le varie fasi del rinvenimento, la topografia e le ricostruzioni della zona in epoca romana alla luce delle scoperte fatte nel sotterraneo ed infine i vari passaggi di proprietà (da villa privata a possedimento del demanio imperiale a residenza dell’imperatore) che il sito ha avuto nei diversi secoli di vita. Il tutto accompagnato da immagini delle numerose opere d’arte rinvenute negli scavi dei secoli scorsi e dislocate in vari musei e diversi documenti tecnici (piante, sezioni, stratigrafie, cronoprogrammi) che hanno accompagnato prima la ricerca archeologica e poi la relizzazione del museo.

Mariarosaria Barbera, Salvo Barrano, Giacomo De Cola, Silvia Festuccia, Luca Giovannetti, Oberdan Menghi, Manola Pales (2010): “La villa di Caligola, un nuoo settore degli Horti Lamiani scoperto sotto la sede ENPAM a RomaFastiOnlineDocuments&Research

“Depositi InVisibili” un reportage in 4 filmati prodotto dal Parco archeologico del Colosseo su luoghi unici e reperti custoditi nei vari magazzini

“Depositi inVisibili” è un reportage interamente prodotto dal Parco archeologico del Colosseo dedicato al racconto delle collezioni conservate negli oltre cento magazzini e depositi distribuiti tra Domus Aurea, Palatino e Colosseo

Un immenso patrimonio di reperti che diventa oggi, a partire dall’idea e dalla curatela delle archeologhe Federica Rinaldi e Roberta Alteri, un lungo racconto in 4 puntate in cui archeologi, architetti e restauratori danno voce ai reperti mobili svelando le storie celate dietro di essi e rendendoli finalmente visibili e accessibili a tutti.

Video, riprese e montaggio di Mario Cristofaro

Ecco, dopo il video di presentazione i quattro filmati su Domus Aurea, gli scavi storici e gli scavi di ricerca del Palatino ed infine il Colosseo