In occasione della FESTA EUROPEA DELLA MUSICA di quest’anno il 21 giugno, è previsto alle 20,30 il concerto:” Omaggio a Federico Garcia Lorca” con l’Ensemble vocale Tesaurus, per la direzione di Alberto Galletti e la chitarra di Stefano Mingo. Infine, l’appuntamento con Itinerari Cameristici. Il maestro Marco Grisanti ci riserverà una sorpresa prima della pausa estiva!
Quartiere di grandi dimore private fin dall’epoca augustea, dal III secolo d.C. entra a far parte dei possedimenti imperiali della famiglia dei Severi per poi rinascere dopo la costruzione delle mura Aureliane come residenza della corte di Elena, la madre di Costantino. L’area archeologica di Santa Croce in Gerusalemme testimonia una storia stratificata oggi al centro di un importante intervento di restauro. In occasione delle Giornate Europee dell’Archeologia sarà possibile visitare il sito archeologico e scoprire il progetto in corso.
Info utili: Quando: 13 giugno 2026 Orario visite guidate: 15.00, 16.00, 17.00 Non è prevista prenotazione Durata visite: 45 minuti Dove: Area archeologica di Santa Croce in Gerusalemme, punto di raccolta al cancello aperto a sinistra della basilica di Santa Croce in Gerusalemme. Si consiglia di raggiungere il sito qualche minuto prima dell’inizio della visita
Domenica 7 giugno, alle ore 17.30, il cardinale Baldo Reina, vicario del Papa per la diocesi di Roma, presiederà la Messa nella Basilica lateranense, animata dal Coro diretto da monsignor Marco Frisina. A seguire la processione eucaristica fino a Santa Croce in Gerusalemme
Dal sito romamobilita.it
Dalle 17 alle 18.30 di domenica 7 giugno nella Basilica di San Giovanni in Laterano avrà luogo la celebrazione eucaristica in occasione del Corpus Domini. Dalle 18 alle 19.30 è in calendario la processione che da piazza di Porta San Giovanni raggiungerà piazza Santa Croce in Gerusalemme lungo il percorso di viale Carlo Felice.
Entro le 8 di domenica dovrà essere completato lo sgombero di eventuali veicoli in sosta su piazza di San Giovanni in Laterano, viale Carlo Felice, a piazza di Porta San Giovanni a via Eleniana e piazza di Santa Croce in Gerusalemme sul lato della Basilica. Sarà poi sospesa nel corso della giornata anche la postazione taxi in piazza San Giovanni.
In base all’andamento dell’evento, alle modifiche della viabilità e alle possibili chiusure al traffico, potranno essere deviate o limitate le linee 3, 16, 51, 81, 85, 87, 360, 590, 649 e 792.
MUSEO STORICO DELLA FANTERIA DELL’ESERCITO ITALIANO
Caravaggio e i maestri della luce
LA MOSTRA
La mostra “Caravaggio e i Maestri della Luce”, ospitata dal 14 febbraio al 28 giugno presso il Museo Storico della Fanteria dell’Esercito Italiano a Roma, invita i visitatori a immergersi nel mondo straordinario del caravaggismo, esplorando l’influenza di Michelangelo Merisi, il Caravaggio, su un’intera generazione di artisti.
Il percorso si apre con opere che trasmettono la tensione e la drammaticità delle prime sperimentazioni caravaggesche, dove la luce diventa strumento di emozione e narrazione, trasformando il realismo in una vera e propria ideologia visiva. Qui il pubblico può confrontarsi con lavori di artisti, come Bartolomeo Manfredi e Antiveduto Gramatica, che hanno raccolto la sfida del maestro, mostrando come il suo linguaggio abbia plasmato una nuova sensibilità pittorica.
Proseguendo, la mostra presenta artisti, quali Orazio Gentileschi e Massimo Stanzione, che hanno reinterpretato il naturalismo in chiave più intima e poetica. Le opere di questa sezione rivelano gesti delicati e atmosfere liriche, in cui la luce accompagna i sentimenti dei personaggi e conferisce profondità alle scene. È una testimonianza della capacità dei seguaci di Caravaggio di mantenere vivo il suo insegnamento, adattandolo a stili e sensibilità diverse.
Il percorso si amplia con la pittura internazionale, dove artisti stranieri come Van Der Helst, Stomer e De Ribera hanno accolto e rielaborato il linguaggio caravaggesco, dimostrando quanto potente fosse l’influenza del maestro al di fuori dell’Italia. Accanto a queste interpretazioni, si possono ammirare anche i contributi della scuola bolognese (Guido Reni, Simone Cantarini), dove chiaroscuro e drammaticità dialogano con un ideale di equilibrio e armonia.
Il momento culminante della mostra è rappresentato da “L’Incredulità di San Tommaso”, capolavoro di Caravaggio, unico e inimitabile, che chiude il percorso. L’opera, fulcro emotivo e narrativo dell’esposizione, racchiude la sintesi di luce, realismo e spiritualità che ha reso il maestro un punto di riferimento imprescindibile per i suoi contemporanei e per tutta la storia dell’arte. In questo modo, la mostra permette di apprezzare un ampio panorama di opere caravaggesche, mostrando la varietà e la vitalità dei seguaci, ma sempre in dialogo con l’unicità assoluta del maestro. È un viaggio educativo e coinvolgente, pensato per far scoprire agli spettatori come la rivoluzione caravaggesca abbia cambiato per sempre il modo di vedere la pittura.
La mostra “L’ultimo Matisse – Morfologie di carta”, a cura di Vittoria Mainoldi, a partire dal 28 febbraio e fino al 28 giugno 2026 al Museo Storico della Fanteria di Roma, espone alcune tra le più note e preziose opere su carta del Maestro del Fauvismo, corrente caratterizzata dall’uso audace e antinaturalistico del colore.
Alla fine della Prima Guerra Mondiale, Matisse chiude la sua stagione fauve abbandonando gradatamente la pittura per dar vita a nuove forme espressive, che spaziano dal disegno alla grafica, dalla progettazione di scenografie e costumi teatrali, fino ai papier découpés, le famose carte colorate, che ritaglia e ricompone per creare sintesi formale nelle immagini. È il periodo nizzardo, che a ben vedere dura quasi trentacinque anni, di più in proporzione rispetto agli anni delle avanguardie parigine.
Dai suoi moltissimi libri e dalle opere su carta, tutte diverse per stile e tecnica, tanto da rendere difficile etichettare Matisse in una corrente invece di un’altra, si evince una spiccata sensibilità per linea e colore, che diventano i cardini saldi di un’architettura volta a raggiungere l’essenziale. Si tratta di un graduale rinnovamento linguistico che costituisce un’estensione della sua ricerca cromatica, ma che al tempo stesso la porta alle estreme conseguenze.
Attraverso la grafica, Matisse può lavorare sul limite, il limite della linea, su tutto. In molte opere su carta, infatti, la figura sembra nascere da una tensione interna più che da un contorno definito. I volti, i corpi, gli oggetti inanimati emergono come se fossero il risultato di una decisione improvvisa, ma che è in realtà profondamente meditata. La linea matissiana, apparentemente fluida e naturale, è spesso il prodotto di una lunga elaborazione mentale, in cui ogni segno superfluo viene eliminato.
Il bianco della carta diventa elemento costitutivo del disegno, uno spazio attivo, e a differenza delle sue opere pittoriche, che funzionavano per accumulazione, le grafiche di Matisse sembrano registrare il momento in cui l’artista riconosce l’equilibrio raggiunto e interrompe il proprio gesto. Questo è ancora più evidente quando il colore torna prepotente nel suo lavoro, come ad esempio nei gouaches découpées.
Limitato sulla sedia a rotelle dalla malattia, Matisse dipinge a guazzo su grandi fogli di carta che, una volta asciutti, verranno ritagliati ed incollati in composizioni colorate: sintesi perfetta tra coloriture e precisione dei profili, una nuova forma di espressione che diverrà nota con il nome di “cut-outs”. Materiali modesti e tecniche elementari creano in realtà opere complesse, nate da una costante ricerca e da un immenso lavoro di semplificazione, di sottrazione.
Analizzare l’opera grafica di Matisse non è solo fondamentale per comprendere appieno il corpus dell’autore, ma anche per contestualizzarla all’interno della produzione artistica del secondo dopoguerra, quando molti altri maestri scelsero l’illustrazione, l’editoria e la stampa come banco di prova e spazio autonomo di ricerca.