Archivi categoria: Archeologia

I tesori nascosti (o quasi) dell’Esquilino, parte quarta: le Terme Eleniane

Dal sito http://www.romasegreta.it/

Le Terme Eleniane (“Thermae Helenianae” o “Thaermae Helenae“) furono costruite all’inizio del III secolo d.C. nella zona oggi compresa tra la chiesa di S.Croce in Gerusalemme e Porta Maggiore, all’interno del complesso residenziale severiano del “Sessorium“, la villa imperiale di Settimio Severo. Le Terme furono ricostruite, a seguito di un grave incendio, tra il 323 ed il 326 per volontà di Elena, la madre di Costantino, dalla quale presero appunto il nome: un’iscrizione commemorativa, oggi conservata in Vaticano, ricorda che “La nostra signora Elena, madre augusta del venerabile signore nostro Costantino e nonna dei nostri felicissimi e fiorentissimi Cesari, (queste) terme, distrutte da un incendio, ripristinò”. I pochi resti ancora visibili nel Cinquecento furono completamente distrutti o interrati al tempo di papa Sisto V (1585-90) per la realizzazione della “via Felice”, che collegava Trinità de’ Monti a S.Croce in Gerusalemme ed oggi frazionata in via Sistina, via delle Quattro Fontane, via Agostino Depretis, via Carlo Alberto, via Conte Verde e via di S.Croce in Gerusalemme. Attraverso disegni ed appunti del Palladio e di Antonio da Sangallo il Giovane se ne conosce, seppur parzialmente, la pianta, che appare una sorta di compromesso tra quella delle grandi terme imperiali e quella dei complessi balneari minori, disposta in modo asimmetrico e con il settore settentrionale cinto da un’alta muratura che proteggeva il complesso dai venti freddi del nord. Tutto quanto è rimasto di visibile dell’intero complesso termale lo possiamo ammirare all’incrocio delle vie Eleniana e Sommeiller, ad un livello più basso di quello stradale e nascosto da un muro di recinzione: si tratta di alcune delle dodici camere intercomunicanti (nella foto sopra), poste su due file parallele, che facevano parte di una grande cisterna, probabilmente alimentata da una derivazione dell’Acquedotto Alessandrino. La cisterna era situata a nord del complesso termale, dal quale era separata da grandi giardini: uno dei suoi ambienti fu occupato, in epoca medioevale, da una cappella dedicata a “S.Angeli prope S.Cruci in Hierusalem“, ricordata fino alla fine del Cinquecento ed anch’essa probabilmente distrutta a causa dei lavori di realizzazione della “via Felice”.

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Palazzo Massimo: il “Pugilatore in riposo” come non l’avete mai visto!

Dal sito Wikipedia

L’opera è uno dei due bronzi (l’altro è il cosiddetto Principe ellenistico), non correlati tra loro, scoperti nel marzo del 1885 su un versante del Quirinale nell’area del convento di San Silvestro e probabilmente appartenenti ai resti delle Terme di Costantino. Si deve al Carpenter (1927) una prima attribuzione dell’opera (sia pure come copia) a Apollonio di Atene, per una firma sul guanto sinistro della quale Margherita Guarducci (1959-60) ha in seguito negato l’esistenza.

La statua è stata ritrovata tra il secondo e il terzo muro di fondazione di un edificio antico, alla profondità di 6 metri sotto il livello della piattaforma. L’archeologo Rodolfo Lanciani, all’epoca segretario della Commissione Archeologica Comunale, ha lasciato una descrizione tanto vivida quanto precisa delle circostanze del ritrovamento: «Il più importante dato raccolto, mentre ero presente e seguivo la rimozione della terra nella quale il capolavoro giaceva seppellito, è che la statua non era stata gettata là, o seppellita in fretta, ma era stata nascosta e trattata con la massima cura. La figura, trovandosi in posizione seduta, era stata posta su un capitello di pietra dell’ordine dorico, come sopra uno sgabello e il fosso che era stato aperto tra le fondamenta più basse del tempio del Sole, per nascondere la statua era stato riempito con terra setacciata per salvare la superficie del bronzo da ogni possibile offesa. Sono stato presente, nella mia lunga carriera nell’attivo campo dell’archeologia, a molte scoperte; ho sperimentato una sorpresa dopo l’altra; ho talvolta e per lo più inaspettatamente, incontrato reali capolavori ma non ho mai provato un’impressione straordinaria simile a quella creata dalla vista di questo magnifico esemplare di un atleta semi-barbaro, uscente lentamente dal terreno come se si svegliasse da un lungo sonno dopo i suoi valorosi combattimenti»[1]

Così eravamo abituati a vedere le innumerevoli opere d’arte dei nostri musei: o dal vivo (scelta largamente preferibile) o in fotografia o al massimo in un video. Da oggi la tecnologia ci offre la possibilità di ammirare in special modo le statue da punti di vista inconsueti e impossibili anche per chi ha la fortuna di essere sul posto.  Per ottenere una visione soddisfaciente è necessario utilizzare un browser dell’ultima generazione e un collegamento internet di buona qualità

Esquilino, miniera inesauribile di tesori archeologici

Dal sito de “Il Tempo”

Santa Croce in Gerusalemme, ecco le Domus di Elena fra nuove scoperte e guide serali

di Fernando M. Magliaro

Il sottosuolo di Roma continua a regalare piccoli gioielli di un lontano passato mai così vivo: fra l’Esquilino e San Giovanni emergono nuove stanze di antiche domus dell’epoca dell’imperatore Costantino (quello del cristianesimo come religione ammessa nell’intero Impero) che sono state restaurate dopo un anno di lavori e che saranno presentate al pubblico con una serie di aperture speciali che dall’8 luglio si protrarranno fino al 1 settembre. Si tratta delle ville dei notabili della corte di Elena, la madre di Costantino, che nella zona dove oggi sorge la basilica di Santa Croce in Gerusalemme aveva stabilito la sua residenza, il Sessorium.

Scarse le informazioni biografiche su Elena: ignote sono le date di nascita (presumibilmente la metà del III secolo) e di morte (fra il 328 e il 329 dC) e le circostanze che ne determinarono l’unione con Costanzo Cloro, prima giovane ufficiale, poi generale dell’esercito, quindi Imperatore. Si suppone che, donna di grande avvenenza, Elena lavorasse o come addetta alle stalle in qualche locanda o direttamente come locandiera. Dall’unione con Costanzo nacque l’imperatore Costantino. Il nome di Elena è legato indissolubilmente alla leggenda di aver trovato, durante un pellegrinaggio di Stato a Gerusalemme, i resti della “vera croce” di Gesù, una parte dei quali venne da lei portato a Roma e posto nella sua cappella di palazzo (cappella palatina), quella che oggi è appunto la Basilica di Santa Croce. Attorno alla attuale Basilica, prima della edificazione delle Mura Aureliane, i nobili della corte di Elena avevano edificato le loro ville. Una parte di queste ville era già stata riportata alla luce negli anni ’70-’80. Dopo che la Soprintendenza è rientrata in possesso di un edificio prima in uso ai Paracadutisti, sono stati avviati nuovi lavori di scavo che hanno portato alla luce, per ora, tre ambienti della Domus dei ritratti, che chiariscono la struttura e le funzioni di questa residenza. La zona della Domus dei ritratti e della Domus della fontana è stata anche interamente restaurata, dando risalto alle murature e ai pavimenti, con i loro preziosi mosaici del IV secolo. La pulitura degli ambienti e le nuove scoperte hanno anche reso più leggibile ai visitatori il complesso residenziale con le sue divisioni e funzioni.

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Le aperture speciali del comprensorio di Santa Croce in Gerusalemme saranno articolate in due fasi: da domani 8 luglio fino al 16, le visite guidate saranno gratuite e senza prenotazione dalle 19 alle 20. Dal 21 luglio al 1° settembre tutti i venerdì apertura gratuita dalle 20 alle 23 con visite guidate su prenotazione. È l’occasione per conoscere una delle aree archeologiche più affascinanti della Capitale, che ci riporta alle epoche dei Severi e di Costantino.
(Dall’8 al 16 luglio: visite gratuite senza prenotazione, dalle ore 19 alle 20
Dal 21 luglio al 1 settembre, ingresso gratuito, dalle ore 20 alle ore 23 con visite guidate a pagamento e su prenotazione.
Santa Croce in Gerusalemme è aperta tutto l’anno su prenotazione il 1° e il 3° sabato del mese, per i singoli dalle ore 10.15 e per i gruppi dalle ore 9 alle ore 11.30.
Per prenotazioni Coopculture Telefono 063996770 / sito internet)

I tesori nascosti (o quasi) dell’Esquilino, parte terza: l’Ipogeo degli Aureli

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Dal sito “Roma Sotterranea”

Un cancelletto lungo Via Luzzatti, stretto fra due edifici: da qui si accede all’ipogeo degli Aureli, un piccolo ma prezioso luogo di sepoltura privato, appartenuto ad una ricca famiglia di liberti imperiali.
Il cimitero fu scoperto nel 1919 durante gli scavi per la realizzazione di un garage sotterraneo, all’incrocio tra viale Manzoni e via Luzzatti. Si trova pertanto a 200 metri da Porta Maggiore. Ricade quindi all’interno della cinta muraria definita da Aureliano nel 273 d.C., e poiché nell’antica Roma le sepolture dovevano avvenire al di fuori del pomerio, va da sé che esso fu costruito e utilizzato antecedentemente a tale data.
L’ipogeo si sviluppa su due piani: una sala superiore solo in parte sotterranea – di cui rimane solo la parte inferiore – e due ambienti posti al di sotto di essa. Proprio il mosaico pavimentale presente nella stanza inferiore di destra ha permesso di  conoscere il nome della famiglia: su di esso Aurelius Felicissimus dedica il sepolcro ai suoi fratelli e coliberti. Su una parete lungo le scale si trova una piccola lastra di marmo in cui Aurelius Martinus con la moglie Iulia Lydia ricordano Aurelia Myrsina la loro figlia defunta.
Ma ciò che maggiormente attira l’attenzione sono sicuramente le numerosissime, misteriose e affascinanti rappresentazioni pittoriche presenti sui muri del cimitero. Al di là di cornici geometriche o che ridefiniscono gli angoli e i cambi di direzione dei muri, realizzati in rosso e verde, ovunque sono rappresentati volatili, mostri marini, figure togate.Ipogeo Aureli Figure togate
Nel cubicolo superiore, alcune pitture rappresentano scene che in passato furono interpretate come il peccato originale (una donna e un serpente) e la creazione del primo uomo (due figure maschili di cui una molto più grande dell’altra). Oggi questa chiave di lettura è stata messa fortemente in dubbio Sulle pareti laterali una città e quattro figure togate, forse gli evangelisti. A sinistra e a destra due arcosoli che accoglievano le sepolture, disposte anche al di sotto del pavimento,
Scendendo agli ambienti inferiori, si riconoscono all’interno di un arcosolio 12 persone togate (forse gli apostoli),  e un uomo con barba che legge un rotolo. In un’altra pittura è rappresentato un uomo su un cavallo davanti ad un arco seguito da un gruppo di persone che indossano la laena,  il tipico mantello da viaggio, mentre altre sostano davanti alle mura di una città accoglierlo
Dopo 10 anni di restauro,nei quali si è dovuto far fronte agli enormi danni causati dal riversamento involontario di grandi quantità di benzina all’interno degli ambienti, nel giugno 2011 la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra (PCAS) ha terminato un complesso lavoro di restauro e recupero dell’ipogeo, utilizzando anche strumenti laser che hanno permesso di gettare una nuova luce sull’interpretazione, da sempre complessa, degli affreschi, che rimangono difficili da interpretare e da collegare ad un credo religioso e ideologico univoco. In pieno periodo di cambiamento religioso, dovuto all’affermarsi del Cristianesimo, è lecito ipotizzare che i componenti di questa famiglia non fossero ancora pagani e non fossero del tutto già cristiani. In aggiunta, non dovendo rispondere a programmi iconografici specifici, gestirono il loro cimitero privato in completa autonomia. Ecco allora rappresentazioni di pastori, insegnanti, richiami alla cultura ellenistica, scene mitologiche classiche, ma soprattutto filosofi, rappresentati con un rotolo di pergamena e una verga
Una delle scene più singolari però si rifa probabilmente all’epica omerica: vi è rappresentato l’episodio descrito nell’Odissea in cui i compagni di Ulisse sono trasformati in maiali dalla Maga Circe. Di fianco a questa immagine il laser è riuscito a mettere in luce una figura femminile che compiange due persone avvolte in un sudario e situate su un letto funebre, all’interno di un recinto funerario, collocato presso un edificio, forse la tomba stessa o una villa rustica. Si suppone che i due defunti siano i due fratelli Aurelius Onesimus e Aurelius PapiriusIpogeo Aureli
 “Questa scoperta insieme a una migliore definizione della scena omerica e delle adiacenti rappresentazioni del banchetto funebre e di una vivace teoria di beati, perfezionano le nostre conoscenze su un complesso programma decorativo, che raffigura i tre Aureli, ricordati da un’iscrizione musiva, calati in un beato locus amoenus e rappresentati come pastori, filosofi, commensali, retori e cavalieri, in perfetta sintonia con il desiderio di autorappresentazione della classe sociale dei liberti, che elabora un’idea dell’aldilà estremamente eclettico, all’insegna dell’otium campestre e della riflessione filosofica, che si consumano in un habitat oltremondano che prepara e annuncia il paradiso dei Cristiani”, ha spiegato il Prof. Fabrizio Bisconti della PCAS, che ha aggiunto: “Lo stato attuale delle ricerche attribuisce all’ipogeo una definizione sincretica, in perfetta coerenza con il clima multireligioso che si respirava a Roma nella prima metà del III secolo d.C.”
 
Bibliografia: F.Bisconti: “L’ipogeo degli Aureli in Viale Manzoni. Restauri, tutela, valorizzazione e aggiornamenti interpretativi” . Pontificia Commissione di Archeologia Sacra – 2011
Per informazioni rivolgersi alla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra: tel. 06 4465610 – 06 4467601; fax 06 4467625; e-mail pcas@arcsacra.va – pcomm.arch@arcsacra.va

I tesori nascosti (o quasi) dell’Esquilino, parte seconda : La basilica neopitagorica sotterranea di Porta Maggiore

Dal sito della Soprintendenza Speciale per il Colosseo, il MNR e l’Area Archeologica di Roma

Basilica Sotterranea di Porta Maggiore

Subito fuori l’odierna Porta Maggiore, punto di convergenza del più importante gruppo di acquedotti della Roma imperiale, si nasconde, al di sotto di sette metri dal livello dell’attuale via Prenestina, l’interessantissimo complesso monumentale, riportato alla luce casualmente, in seguito ad un cedimento del terreno lungo la linea ferroviaria Roma-Cassino nell’aprile del 1917.

In epoca romana quest’area suburbana, era denominata “ad Spem Veterem”, data l’esistenza di un antico tempio dedicato a Spes, di cui purtroppo non si è rinvenuta traccia nel terreno, ma menzionato dagli autori antichi che collegano il luogo alle vaste proprietà della Gens Statilia, a cui appartiene anche il Colombario ancora oggi visibile a circa duecento metri dall’edificio sotterraneo.

Il complesso si compone di un corridoio di accesso che immette in un Vestibolo, attraverso il quale si entra nella sala principale di tipo basilicale. L’impianto architettonico segue un orientamento est-ovest e in origine prevedeva un ingresso esterno costituito da una lunga galleria coperta con volta a botte che, da est sopraterra, con una notevole pendenza scendeva lungo il lato settentrionale della Basilica per poi piegare ad angolo retto e raccordarsi al Vestibolo.

Oggi del corridoio, che doveva essere anch’esso decorato come gli altri ambienti, resta solo l’ultimo tratto che immette nel Vestibolo, caratterizzato da una pianta quadrangolare con volta a padiglione traforata da un lucernario; da qui si accede alla sala principale: un’aula rettangolare suddivisa da sei pilastri in tre navate coperte con volte a botte. La navata centrale, più ampia rispetto alle navate laterali, presenta sul fondo un’abside.

All’articolata planimetria, che poi diverrà canonica per gli edifici di culto cristiani, corrisponde una preziosa decorazione che stende sui pavimenti una tessitura a mosaico bianco e nero, mentre sulle pareti e sulle volte si alternano affreschi policromi e stucchi figurati.

Nell’aula a tre navate domina il colore bianco della decorazione a stucco: nel catino absidale è raffigurata Saffo nell’atto di lanciarsi dalla rupe di Leucade; nel quadro al centro della volta della navata mediana campeggia la figura di Ganimede, rapito da un Genio alato. Su tutte e tre le volte a botte cornici modanate delimitano specchiature geometriche in cui si dispongono, con notevole varietà di temi, le rappresentazioni figurate che riconducono al repertorio della mitologia classica, al rituale mistico o a scenette di vita quotidiana, mentre sulle pareti, al di sopra di una zoccolatura affrescata in rosso, si stendono grandi pannelli con raffigurazioni paesaggistiche stilizzate.

Nel Vestibolo l’apparato decorativo viene arricchito dall’uso della policromia sia sulla volta, anche qui ripartita in quadretti figurati, sia sulle pareti dove si ripetono i temi paesaggistici vivacizzati dalla presenza di uccelli e ghirlande floreali.

L’eleganza e l’organicità del tessuto decorativo fanno della Basilica un’opera d’arte unitaria riferibile ai primi decenni del I secolo d.C., sia per la scelta dei soggetti che per lo stile della realizzazione, i cui confronti più stringenti si riscontrano – sempre a Roma – con i coevi esempi forniti dal già citato Colombario degli Statili, dal criptoportico sul Palatino, dalla Sala dalla Volta Dorata della Domus Aurea.

Interessante filmato di Roma Ieri e Oggi

I tesori nascosti (o quasi) dell’Esquilino. Parte prima: via Giolitti e zone limitrofe

Un interessante filmato che mette in evidenza solo una parte dei tesori archeologici dell’asse via Giolitti, Porta Maggiore, Santa Croce in Gerusalemme. Lasciamo alla vostra  immaginazione come questa zona potrebbe diventare se solo, invece di lasciare queste fantastiche opere all’abbandono e al degrado, fossero adeguatamente valorizzate come meritano.

Il cd. Tempio di Minerva Medica era un monumento talmente famoso ed importante  che fin dai tempi antichi venne preso a modello per le sue forme e la sua tecnica architettonica rivoluzionaria per la costruzione di altri monumenti divenuti a loro volta patrimonio universale della cultura.

Questa immagine è una ricostruzione grafica di Stephen Biesty della basilica (ora moschea) di Santa Sofia ad Instabul (antica Costantinopoli) voluta  nella sua terza riedificazione (che è poi quella attuale) dall’Imperatore Giustiniano I nel 532 d.C.

E’ evidente la somiglianza con il cd. Tempio di Minerva Medica (nella foto un’accurata ricostruzione) costruito circa tre secoli prima e completamente ristrutturato ai tempi dell’Imperatore Costantino I.

E per chi non la conoscesse (d’altro canto, come dice anche il filmato, è letteralmente nascosta da altre costruzioni) un filmato sulla Chiesa di Santa Bibiana a via Giolitti

Un nuovo fantastico sito, ora visitabile, arricchisce il patrimonio archeologico dell’Esquilino

Dal sito http://www.romasotterranea.it

Fra S. Maria Maggiore e Piazza Vittorio, sull’antico Mons Cispius, si trova la chiesa di S.Vito. La prima menzione della chiesa, già detta “in Macello”, dal vicino Macellum Livianum, si trova nella vita di Papa Leone III (795-816).
L’area immediatamente vicina alla chiesa – intitolata in realtà oltre che a S. Vito anche ai SS. Modesto e Crescenzia – presenta, visibili a tutti, due elementi di notevole importanza archeologica: una porzione delle cosiddette Mura Serviane, in blocchi di tufo di Grotta Oscura, incastonate in un edificio lungo Via Carlo Alberto e, orientato esattamente come queste, l’Arco di Gallieno, ricostruito in epoca giulio-claudia su quella che doveva essere l’antica Porta Esquilina.
Importanti ed ampi scavi effettuati al di sotto della chiesa nel 1971-1972 e poi nel 1979 hanno permesso di acquisire importanti informazioni relativamente alla topografia della zona. E’ stata ritrovata una porzione delle antiche mura di cappellaccio, forse databili addirittura al VI secolo a.C. e fondate nel terreno vergine della valle esquilina. Si è accertata la presenza di un varco con orientamento nord-sud, corrispondente con tutta probabilità alla prima Porta Esquilina. E’ stato inoltre rilevato un diverso rapporto tra la cinta muraria del IV secolo a.C. e il sito della nuova Porta Esquilina in senso est-ovest, che si risolve con un percorso ad angolo ottuso della fortificazione ed uno sfasamento dei due tratti attestati alla porta.
E’ poi visibile la strada romana, presente con un tratto di basolato che accenna al percorso sotto il terzo fornice laterale dell’Arco di Gallieno.
Sono inoltre state scoperte delle opere idrauliche da riferirsi all’arrivo dell’acquedotto Anio Vetus presso la Porta Esquilina: in particolare un castellum aquae ed una riorganizzazione degli spechi sotterranei dell’acquedotto avvenuti in età traianea. Il nucleo cristiano della diaconia si inserì proprio in ambienti ridossati al corpo del castellum aquae, lungo il lato nord della chiesa attuale. L’accesso a questi ambienti avveniva da una porta che si affacciava sulla strada romana.
Sono presenti inoltre i resti architettonici del probabile primo ambiente del IV secolo d.C. raccolti nella zona di risulta tra il castellum e le mura del IV secolo a.C., oltre alle sepolture dell’epoca cristiana disposte ai margini della strada riutilizzando un vecchio canale di scolo legato al castellum.
E’ stata infine accertata la fase medievale della prima chiesa.

Vorremmo solamente aggiungere  che è uno dei pochissimi luoghi di Roma (ed è tutto dire) in cui si può fare idealmente un viaggio nel tempo che va dal VI secolo a.C. alla seconda metà del milleottocento, dalle Mura Serviane all’attuale chiesa di San Vito passando per le stratificazioni di età augustea, tardoantica, medioevali e  rinascimentali. Insomma un’altra eccezionale testimonianza di quanta ricchezza, bellezza, arte e cultura è capace di offrire il Rione Esquilino e in particolare l’area di Piazza Vittorio.

Peccato che a poche decine di metri da questo fantastico sito ci tocca vedere simili sconci

Possibile che non si possa fare nulla per ridonare all’Esquilino e alla città di Roma quella dignità che merita e che le spetta per la sua storia e l’importanza che tutto il mondo le riconosce.

Palazzo Massimo: il Discobolo Lancellotti come non l’avete mai visto!

Dal sito della Sopraintendenza Speciale per il Colosseo

Il Discobolo

Due copie del II sec d. C. da un originale bronzeo dello scultore del V secolo Mirone, molto celebrato dagli scrittori antichi come opera fondamentale per lo studio della figura atletica in movimento. Il discobolo Lancellotti (nella foto), scoperto nel 1781 sull’Esquilino, in un’area occupata anticamente da ville e giardini ed entrato nella collezione di Palazzo Massimo Lancellotti, durante la seconda guerra mondiale fu trasferito in Germania, e restituito all’Italia nel 1948. Di età antonina, è considerato, a causa della mancanza di tridimensionalità, una delle repliche più vicine all’originale, datato generalmente intorno al 450 a. C. Il discobolo di Castelporziano, purtroppo mancante della testa, fu invece rinvenuto nel 1906 tra i resti di una villa imperiale nella tenuta di Castelporziano. Rappresenta una versione più naturalistica ed evoluta rispetto alla copia Lancellotti che forse è stata eseguita in età adrianea, come suggeriscono il puntello a tronco di palma e la forma del plinto.

Così eravamo abituati a vedere le innumerevoli opere d’arte dei nostri musei: o dal vivo (scelta largamente preferibile) o in fotografia o al massimo in un video. Da oggi la tecnologia ci offre la possibilità di ammirare  in special modo le statue da punti di vista inconsueti e impossibili  anche per chi ha la fortuna di essere sul posto. Cliccate sul link seguente e buono spettacolo! Per una corretta visione è necessario un browser di ultima generazione e, possibilmente, un buon collegamento internet.

https://sketchfab.com/models/11a7023e65204671ad4dbd69dfab5939/embed

Lancelotti Discobolus
by egiptologo91
on Sketchfab

15 giugno 2017: in occasione della festa di San Vito riapre sito archeologico all’Esquilino

Fonte http://www.ansa.it

L’appuntamento cade nella giornata dedicata dal calendario cattolico a San Vito. Alle 18,30 il vescovo ausiliare del settore Roma Centro, mons. Gianrico Ruzza, presiederà una Solenne celebrazione eucaristica in onore del Patrono e titolare della chiesa e al termine del rito, intorno alle 19,30, si svelerà il tesoro, nuovamente accessibile e visitabile. “Una testimonianza storica importante – commenta il parroco Pasquale Magagnini – che può contribuire a rendere ancora più appetibile il nostro quartiere”.

Maggiori informazioni

Open House Roma 2017

In occasione della manifestazione Open House Roma 2017 elenchiamo i siti e i monumenti visitabili nel nostro Rione:

AREA ARCHEOLOGICA S. CROCE IN GERUSALEMME

Piazza di S. Croce in Gerusalemme, 1

Aperto: Sabato, Domenica

visite ore 10.30 / 11.30 / 12.30  con prenotazione su sito Open House Roma e rush line  – Max visitatori: 30

SCHEDA


ATTICO CON TERRAZZA

PP. Balbo progetto; GP. Calcaprina impianti, 2017

via Carlo Alberto 71

,Roma IT

Aperto: Sabato, Domenica

15:00 – 19:40 15 – 19:40

prenotazione contattando sito  – Max visitatori: 8

Durata: 20 minuti

Un piccolo attico (70 mq), si affaccia su piazza Vittorio

SCHEDA


BASILICA SOTTERRANEA DI PORTA MAGGIORE

Piazzale Labicano, 2

,

Roma IT

Aperto: Sabato, Domenica

visite ore 10 / 11 / 12

visite ore 10 / 11 / 12

con prenotazione su sito Open House Roma  – Max visitatori: 10

SCHEDA


ISTITUTO TECNICO INDUSTRIALE – LICEO SCIENZE APPLICATE GALILEO GALILEI

progetto di Marcello Piacentini,1920 – 1922

Via Conte Verde,52
Roma IT

 

Aperto: Sabato

09:00 – 18:00

libero per ordine di arrivo  – Max visitatori: 25

Durata: ogni 30 min

SCHEDA


PHOTO TALES