I tesori nascosti (o quasi) dell’Esquilino, parte terza: l’Ipogeo degli Aureli


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Dal sito “Roma Sotterranea”

Un cancelletto lungo Via Luzzatti, stretto fra due edifici: da qui si accede all’ipogeo degli Aureli, un piccolo ma prezioso luogo di sepoltura privato, appartenuto ad una ricca famiglia di liberti imperiali.
Il cimitero fu scoperto nel 1919 durante gli scavi per la realizzazione di un garage sotterraneo, all’incrocio tra viale Manzoni e via Luzzatti. Si trova pertanto a 200 metri da Porta Maggiore. Ricade quindi all’interno della cinta muraria definita da Aureliano nel 273 d.C., e poiché nell’antica Roma le sepolture dovevano avvenire al di fuori del pomerio, va da sé che esso fu costruito e utilizzato antecedentemente a tale data.
L’ipogeo si sviluppa su due piani: una sala superiore solo in parte sotterranea – di cui rimane solo la parte inferiore – e due ambienti posti al di sotto di essa. Proprio il mosaico pavimentale presente nella stanza inferiore di destra ha permesso di  conoscere il nome della famiglia: su di esso Aurelius Felicissimus dedica il sepolcro ai suoi fratelli e coliberti. Su una parete lungo le scale si trova una piccola lastra di marmo in cui Aurelius Martinus con la moglie Iulia Lydia ricordano Aurelia Myrsina la loro figlia defunta.
Ma ciò che maggiormente attira l’attenzione sono sicuramente le numerosissime, misteriose e affascinanti rappresentazioni pittoriche presenti sui muri del cimitero. Al di là di cornici geometriche o che ridefiniscono gli angoli e i cambi di direzione dei muri, realizzati in rosso e verde, ovunque sono rappresentati volatili, mostri marini, figure togate.Ipogeo Aureli Figure togate
Nel cubicolo superiore, alcune pitture rappresentano scene che in passato furono interpretate come il peccato originale (una donna e un serpente) e la creazione del primo uomo (due figure maschili di cui una molto più grande dell’altra). Oggi questa chiave di lettura è stata messa fortemente in dubbio Sulle pareti laterali una città e quattro figure togate, forse gli evangelisti. A sinistra e a destra due arcosoli che accoglievano le sepolture, disposte anche al di sotto del pavimento,
Scendendo agli ambienti inferiori, si riconoscono all’interno di un arcosolio 12 persone togate (forse gli apostoli),  e un uomo con barba che legge un rotolo. In un’altra pittura è rappresentato un uomo su un cavallo davanti ad un arco seguito da un gruppo di persone che indossano la laena,  il tipico mantello da viaggio, mentre altre sostano davanti alle mura di una città accoglierlo
Dopo 10 anni di restauro,nei quali si è dovuto far fronte agli enormi danni causati dal riversamento involontario di grandi quantità di benzina all’interno degli ambienti, nel giugno 2011 la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra (PCAS) ha terminato un complesso lavoro di restauro e recupero dell’ipogeo, utilizzando anche strumenti laser che hanno permesso di gettare una nuova luce sull’interpretazione, da sempre complessa, degli affreschi, che rimangono difficili da interpretare e da collegare ad un credo religioso e ideologico univoco. In pieno periodo di cambiamento religioso, dovuto all’affermarsi del Cristianesimo, è lecito ipotizzare che i componenti di questa famiglia non fossero ancora pagani e non fossero del tutto già cristiani. In aggiunta, non dovendo rispondere a programmi iconografici specifici, gestirono il loro cimitero privato in completa autonomia. Ecco allora rappresentazioni di pastori, insegnanti, richiami alla cultura ellenistica, scene mitologiche classiche, ma soprattutto filosofi, rappresentati con un rotolo di pergamena e una verga
Una delle scene più singolari però si rifa probabilmente all’epica omerica: vi è rappresentato l’episodio descrito nell’Odissea in cui i compagni di Ulisse sono trasformati in maiali dalla Maga Circe. Di fianco a questa immagine il laser è riuscito a mettere in luce una figura femminile che compiange due persone avvolte in un sudario e situate su un letto funebre, all’interno di un recinto funerario, collocato presso un edificio, forse la tomba stessa o una villa rustica. Si suppone che i due defunti siano i due fratelli Aurelius Onesimus e Aurelius PapiriusIpogeo Aureli
 “Questa scoperta insieme a una migliore definizione della scena omerica e delle adiacenti rappresentazioni del banchetto funebre e di una vivace teoria di beati, perfezionano le nostre conoscenze su un complesso programma decorativo, che raffigura i tre Aureli, ricordati da un’iscrizione musiva, calati in un beato locus amoenus e rappresentati come pastori, filosofi, commensali, retori e cavalieri, in perfetta sintonia con il desiderio di autorappresentazione della classe sociale dei liberti, che elabora un’idea dell’aldilà estremamente eclettico, all’insegna dell’otium campestre e della riflessione filosofica, che si consumano in un habitat oltremondano che prepara e annuncia il paradiso dei Cristiani”, ha spiegato il Prof. Fabrizio Bisconti della PCAS, che ha aggiunto: “Lo stato attuale delle ricerche attribuisce all’ipogeo una definizione sincretica, in perfetta coerenza con il clima multireligioso che si respirava a Roma nella prima metà del III secolo d.C.”
 
Bibliografia: F.Bisconti: “L’ipogeo degli Aureli in Viale Manzoni. Restauri, tutela, valorizzazione e aggiornamenti interpretativi” . Pontificia Commissione di Archeologia Sacra – 2011
Per informazioni rivolgersi alla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra: tel. 06 4465610 – 06 4467601; fax 06 4467625; e-mail pcas@arcsacra.va – pcomm.arch@arcsacra.va

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