La sala Ottagona della Domus Aurea di Nerone (foto PArCo)
Il percorso con le sei tappe “Sulle tracce di Nerone” tra il Palatino e il colle Oppio (foto PArCo)
Siamo arrivati alla sesta e ultima tappa del percorso “Sulle tracce di Nerone”, proposto dal parco archeologico del Colosseo tra Palatino, valle del Colosseo e Colle Oppio alla ricerca dei resti della “nuova Roma” voluta da Nerone. Non poteva che essere una la destinazione finale: la Domus Aurea, la reggia di Nerone. “Per concludere la nostra passeggiata dal Palatino al colle Oppio”, intervengono gli archeologi del PArCo, “non possiamo non ricordare la celebre frase pronunciata dall’Imperatore all’indomani del completamento del cantiere della Domus Aurea, “finalmente comincio ad abitare in un casa degna di un uomo”!”.
La locandina dell’iniziativa “Sulle tracce di Nerine” promossa dal parco archeologica del Colosseo
Volendo dare un po’ di numeri, di quanti metri quadrati stiamo parlando? E…
Pubblichiamo alcuni contributi che completano il post #7 sui tesori nascosti del Rione Esquilino nell’area archeologica di Santa Croce in Gerusalemme. Si parla, infatti, in partiicolare, del cd. Tempio di Venere e Cupido che in realtà era un edificio di rappresentanza all’interno dell’area del Sessorium .
Enrico Gallocchio – Il cosiddetto Tempio di Venere e Cupido nel contesto architettonico di età costantiniana
Claudia Angelelli – I rivestimenti marmorei del “Tempio di Venere e Cupido” breve nota critica
Ci siamo già occupati in passato di questa splendida statua che si trova nel Museo Nazionale Romano – Palazzo Massimo (vedi). Ricordando che dal 17 giugno il Museo riaprirà al pubblico e quindi sarà possibile ammirarla dal vivo riportiamo questo post di Facebook dall’account ufficiale del Museo Nazionale Romano che illustra le fasi del ritrovamento operato dal grande archeologo Rodolfo Lanciani nel 1885
In un articolo di Claudia Viggiani dal titolo “Il Laocoonte dei Musei Vaticani e il suo scopritore Felice de Fredis” la storia del ritrovamento di questo gruppo marmoreo trasportato a Roma per volere di Tiberio nel 2d.C. ed inserito negli Horti di Mecenate che erano divenuti la sua dimora. Già nell’antichità veniva definito come “l’opera più bella di tutte ” da Plinio il Vecchio e nel 1506 si occuparono del suo recupero personalità del calibro di Giuliano da Sangallo e lo stesso Michelangelo Buonarroti.
Raffaello Sanzio, uno dei più grandi geni della storia dell’umanità, agli inizi del ‘500 scriveva:
“Il confronto con gli antichi deve essere da noi mantenuto vivo e continuo, al fine di poterli eguagliare e magari superare, con nuovi grandi edifici, di nutrire e favorire le virtù, di risvegliare gli ingegni, di dar premio a virtuose fatiche, qui ed oggi. Ma senza distruggere più nulla della bellezza che dai nostri avi abbiamo ereditato. Anzi tutelandola e restaurandola con ogni diligente attenzione. Questo è il nostro grande, immane compito e intento che perseguiremo con ogni severità ed energia.”
E’ superfluo dire che il grande pittore urbinate conosceva benissimo il cd. Tempio di Minerva Medica tanto da immortalarlo in una delle Stanze da lui affrescate nel Vaticano.
Poi, dopo diversi secoli, nel secondo dopoguerra, è nata la Repubblica Italiana e con essa la Costituzione della Repubblica Italiana che relativamente alla cultura e al patrimonio monumentale detta:
Articolo 9
“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.”
All’Esquilino, abbiamo dovuto sopportare (e sopportiamo tuttora) un simile affronto che da oltre un secolo ha causato (e causa tuttora) problemi strutturali certificati da ENEA e Università Roma 3 ai danni di un monumento di eccezionale valore, bellezza ed importanza come il cd. Tempio di Minerva Medica e ai danni anche dei palazzi limitrofi
dopo che nel 1915 si era consumato lo scempio di distruggere per sempre le mura affioranti del monumento su via Giolitti (vedi immagini successive) per posare i binari della futura ferrovia a scartamento ridotto Roma Fiuggi antenata dell’attuale Laziali – Centocelle. Ricordiamo che dal 1916 (e quindi è più di un secolo) il monumento è chiuso al pubblico. Se ci consentite un momento di sano umorismo possiamo affermare che il cd. Tempio di Minerva Medica è il monumento più sicuro al mondo dato che è chiuso da un epoca anteriore addirittura all’Epidemia Spagnola (1918)
Collezione “Roma Ieri ed Oggi”
Collezione “Roma Sparita”
Si pensava che, in questo momento, ci fossero tutte le possibilità e le risorse per risolvere finalmente una volta per tutte questo problema e ridonare questo splendido esempio di architettura tardoantica alla cittadinanza di Roma e al mondo intero, ma, nell’ attesa degli sviluppi futuri, il Comune, purtroppo, non fa nulla non solo per eliminare le sollecitazioni al di fuori di qualsiasi norma a cui è soggetto il cd. Tempio di Munerva Medica (vedi convogli praticamente vuoti che passano davanti al monumento senza preoccuparsi di rallentare) ma anche per limitare temporaneamente i notevoli disagi di chi abita nei palazzi limitrofi. Quiun filmato dello stato dei binari in prossimità del momumento. E per il futuro che cosa progetta?
Una tranvia che di nuovo passa accanto al cd. Tempio di Minerva Medica come l’attuale treno a scartamento ridotto (vedi rendering in 3D nella foto sopra) e che remderà difficoltoso se non addirittura impossibile un accesso sicuro al monumento.
Tralasciamo di riportare ancora una volta le leggi che regolano le norme per la sicurezza dei veicoli su rotaia. Chi volesse può ricrercare e scaricare il DPR 753 del 1980 e leggere con attenzione gli articoli 51 e 61. Ma qualcuno ci spieghi perchè con pervicace ostinazione si progetti di far passare una tranvia su doppio binario in una strada larga davanti al cd. Tempio di Minerva Medica meno di 11 metri e per di più in un tratto curvileneo con una visibilità nulla (il cd. Tempio di Minerva Medica è in mezzo alla strada ed ha un diametro di 26 m e un’analoga altezza) rifiutando di valutare una qualsiasi alternativa.
12 video creati dall’Ente Parco Archeologico del Colosseo per una passeggiata dantesca all’interno del Parco stesso. Un’ottima occasione per vedere gli innumerevoli tesori archeologico con un sottofondo recitato dei versi immortali del Sommo Poeta.
Alcuni cenni storici sulla Basilica di Santa Croce in Gerusalemme apparsi sull’account Facebook “Appioh Appio e dintorni” come descrizione di una splendida fotografia d’epoca (1880 ca.) che ritrae la chiesa insieme al cd. Tempio di Venere e Cupido (altro monumento archeologico di eccezionale importanza del Rione Esquilino) prima che venissero costruiti tutti gli edifici limitrofi.
In fondo alla pagina una immagine dell’aspetto della basilica prima della ristrutturazione operata sotto il pontificato di Benedetto XIV nel ‘700 e il link per un tour virtuale della Basilica curato dal sito lookrome.com
La Basilica di Santa Croce in Gerusalemme è già di per sè un monumento di eccezionale valore artistico e religioso, ma forse molti ignorano che esiste anche una vasta zona attigua con reperti archeologici risalenti a diversi periodi storici anch’essi di notevole importanza e bellezza. Questo articolo ne fa una rassegna dettagliata con riferimenti storici il tutto corredato con ricostruzioni virtuali ed immagini specifiche.
Laura Bottiglieri – Donato Colli – Sergio Palladino
Il comprensorio archeologico di Santa Croce in Gerusalemme a Roma. nuovi interventi di riqualificazione e recenti scoperte (2013 – 2014)
ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA 2020: ROMA, COVID-19 & WELCOME CHINESE: “Dal 1 giugno il PArCo riapre i suoi cancelli al pubblico.” Parco archeologico del Colosseo & La Repubblica (26/05/2020).
1). ROMA – Sicurezza, accessibilità, accoglienza, emozioni – e un nuovo biglietto per andare incontro ai residenti: il Parco archeologico del Colosseo, alle 10.30 di lunedì 1 giugno, riaprirà finalmente i suoi cancelli al pubblico, dopo il periodo di chiusura determinato dall’emergenza per la pandemia da Covid-19.
Il dialogo con i visitatori, che in questi mesi è stato virtuale attraverso il sito web e i canali social del PArCo, potrà riprendere nelle forme consuete e, si spera, con un coinvolgimento sempre più diretto e intenso con la comunità di Roma, erede di un patrimonio culturale senza pari. Prioriatria la riapertura in sicurezza, con tutele puntuali sia per il personale che per i visitatori, assicurate da un protocollo di intesa con…
L’Auditorium di Mecenate, un ninfeo triclinio della fine del I sec. a.C., fu realizzato da Caio Cilnio Mecenate, amante della cultura e delle arti. Sulle pareti interne sono visibili splendide pitture con giardini ricchi di fiori, alberi, fontane e statue. #laculturaincasapic.twitter.com/WXqi92Jnnw
— Sovrintendenza Roma (@Sovrintendenza) May 25, 2020
Con #laculturaincasa percorriamo via Merulana, all’altezza dello storico teatro Brancaccio, dove si apre un piccolo slargo su cui affaccia un giardino chiuso da un’alta cancellata. All’interno di questa piccola oasi di verde, allietata da siepi di bosso e piante di rose e ombreggiata da alti alberi, c’è una costruzione absidata e coperta da un tetto a tegole: l’Auditorium di Mecenate, probabilmente un ninfeo triclinio (sala da pranzo) estivo. Un monumento databile alla fine del I sec. a.C. voluto da Caio Cilnio Mecenate, grande amico e consigliere dell’imperatore Augusto, amante della cultura e delle arti e protettore (da cui “mecenate” nel senso odierno del termine) di coloro che le praticavano. Proprietario di terreni nella zona, attraversata dalle mura repubblicane e utilizzata in ampie aree come sepolcreto, decise di trasformarla in una distesa di splendidi giardini. Tra viali che s’incrociavano ad angolo retto definiti da siepi di bosso, volle inserire padiglioni per accogliere i propri ospiti, tra i quali dobbiamo annoverare poeti come Virgilio, Orazio, Properzio e lo storico Tito Livio. I giardini dovevano essere ricchi di alberi, di fiori, di uccelli, di farfalle, di fontane, di statue realizzate in marmi preziosi. Almeno questo è quello che ci raccontano le testimonianze antiche. La conferma arriva dalle pitture che decorano l’Auditorium. Basta infatti entrare dentro la grande sala conclusa da un’abside con gradini, sui quali forse scorreva dell’acqua, per trovarsi davanti ai famosi giardini. Sulle pareti di questo edificio appare un trompe – l’oeil: le nicchie che le scandiscono e quelle che coronano la parte alta dell’abside si aprono verso un esterno virtuale e ci permettono di vedere quello che oggi non esiste più. Ecco quindi una fontana di marmo, simile ad una grande coppa, da cui zampilla un’acqua limpida di cui sembra poter sentire il mormorio. Ecco, alle sue spalle, una balaustra in marmo, molto simile a quelle moderne, che delimita un bosco di alberi verdi, di rose, di fiori primaverili dai tenui colori tra cui svolazzano uccellini colorati e cinguettanti. Giardini che troviamo identici sulle pareti del triclinio della Villa di Livia a Prima Porta o sulle pareti della Casa del bracciale d’oro a Pompei. I pittori della fine del I sec. a.C. e dell’inizio del I sec. d.C. non facevano altro che riproporre sulle pareti delle case e delle ville le verdi architetture di stile ellenistico tra cui passeggiavano i ricchi proprietari. Sono proprio queste pitture che hanno dato a noi la possibilità di aprire una finestra sul loro mondo, un mondo raffinato in cui la natura aveva ancora un grande spazio.