La Sovrintendenza Capitolina prosegue l’iniziativa Cose mai viste, cose nascoste per avvicinare il pubblico, con la guida dei curatori di museo, alle testimonianze meno note e sottratte alla vista della quotidianità.
Segnaliamo per il 26 giugno la visita alla Scuola di Danza del Teatro dell’Opera di Roma un sito vicino al rione Esquilino che dà la possibiltà di ammirare un’altro luogo praticamente sconosciuto ai più : il Circo Variano.
Qualche tempo fa (in realtà quasi due anni fa) scrivemmo che avremmo monitorato i lavori di restauro del Ninfeo degli Hortii Liciniani a via Giolitti per constatarne l’avanzamento. In questi giorni siamo testimoni di una buona notizia : sono state rimosse le impalcature esterne dalla parte che guarda verso la stazione Termini ed è quindi già visibile la porzione della cupola messa in sicurezza e mondata dalle erbacce che nel corso dei decenni erano cresciute sopra. Già in questa fase è possibile ammirare l’imponenza e la bellezza del monumento che risalterà ancor di più a lavori ultimati. Non sappiamo se la data del 2015 sarà rispettata per la fine del restauro anche perchè la parte interna presenta delle particolarità che abbisognano di maggior attenzione e cura da parte dei restauratori e degli archeologi, ma l’importante è che il monumento venga ridonato alla cittadinanza e a tutti coloro che verranno per visitarlo dopo oltre un secolo di chiusura e abbandono. Contestualmente alla riapertura del Ninfeo dovranno anche essere prese delle decisioni importanti riguardo alla linea ferroviaria Laziali – Giardinetti : non è possibile che un treno passi a pochi centimentri dalle fondamenta del monumento procurando dei danni irreparabili (il 50% della cupola che aveva resistito nel corso dei secoli a terremoti e intemperie, si è sbriciolata negli ultimi cento anni per l’incessante presenza dei microsismi causati dal passaggio dei convogli). Perdurando questa situazione, tra qualche anno ci ritroveremmo nella medesime condizioni rendendo vano il restauro e sprecando in malo modo tutti i fondi che sono stati necessari per effettuarlo.
Lo scorso mese di maggio pubblicammo il post “Un consiglio per il nuovo sindaco, chiunque esso sia” sottilineando che in una città come Roma fosse necessario utilizzare delle nuove discipline e formare delle nuove figure professionali per gestire al meglio i problemi derivanti dalla scoperta di reperti archeologici praticamente in ogni cantiere che preveda opere di scavo nel centro della città ma anche in tante altre zone. E che non sia un problema campato in aria o un consiglio da non prendere in considerazione lo testimonia il fatto che la Luiss Business School ha organizzato un master proprio per formare tecnici altamente qualificati su questo argomento e che siano in fase di definizione i quadri normativi atti a qualificare delle nuove professionalità che sappiano orientarsi sia nel comparto dell’archeologia sia in quello della pianificazione territoriale.
Per maggiori informazioni sul master e sulle prospettive professionali relative a questo nuovo ambito cliccare sull’immagine
Non vogliamo ritornare sull’argomento della pseudo-pedonalizzazione di via dei Fori Imperiali perchè se ne dicono fiumi di parole ogni giorno e si può essere d’accordo sul progetto globale ma non su questo provvedimento che è affrettato e impasticciato (e i continui cambiamenti lo testimoniano) . E poi ormai è accertato, gli stessi tecnici del comune ammettono a mezza bocca che il traffico veicolare nelle vie limitrofe aumenterà di almeno il 30 % con conseguente innalzamento degli indici di inquinamento (non lo dicono ma è ovvio) e disagi a non finire per chi abita e lavora lì. Vorremmo solamente far notare che esistono dei monumenti di serie A e monumenti di serie B se non addirittura C,D e oltre. Da un comunicato di Legambiente del 5 luglio (vedi il documento intero in .pdf)
E’ irresponsabile chi vuole continuare anche solo per qualche mese a lasciare al Colosseo e ai
Fori il ruolo di spartitraffico per le automobili, stiano attenti i vari politicanti romani a
rischiare di avere sulla coscienza nuovi crolli per vibrazioni e smog
-dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-
Bene, finalmente qualcuno si è accorto che le vibrazioni e lo smog possono essere deleterie per la salute dei monumenti (e non solo!) e perchè no, anche dei palazzi vicini. Però mi sembra che queste affermazioni si rilascino solo in presenza di grandi eventi mediatici : nella vita di tutti i giorni e con dei monumenti importanti sì, ma non come il Colosseo, i politici, le organizzazioni ambientaliste, gli opinionisti e i giornalisti di grido, scusate il termine, se ne fregano del tutto. Sono decenni che andiamo dicendo che il Ninfeo degli Horti Liciniani o Tempio di Minerva Medica si sta sbriciolando a causa dei continui microsismi dovuti alla vicinanza (pochi centimetri, vedi foto!) della ferrovia Laziali Giardinetti e finalmente da un anno e mezzo è iniziato un restauro conservativo per cercare di mettere in sicurezza ciò rimane di questo monumento. Ma se non si cambia registro e si attua un provvedimento simile a quello del Colosseo tra qualche anno saremo ancora a lamentarci nuovamente di pezzi staccatisi e muri che si sibriciolano. E dire che non è affatto un monumento di sere B ma, anzi, uno dei più importanti e conosciuti dell’antichità romana studiato da architetti e artisti di tutti i tempi.E non lo dico io ma Mariarosaria Barbera la Soprintendente ai beni archeologici di Roma in questo articolo (vedi) apparso il 14 Maggio di quest’anno su “Il Messaggero”. E’ mai possibile che si continui a parlare e sparlare del Colosseo e dell’area archeologica attigua che già oggi è di gran lunga il più visitato monumento d’Italia e quindi uno dei primi al mondo e non ci si renda conto che all’Esquilino (ma anche in tante altre parti di Roma) ci sarebbe materiale per creare delle aree archeologiche di eccezionale interesse e costringere i turisti a rimanere più giorni o a ritornare ?
Immagine 4 : Treno che passa soto gli archi a Porta Maggiore
Possibile che a nessuno sembra importare che il Ninfeo degli Horti Liciniani (vedi foto della ricostruzione grafica da “Il Messaggero”) e la Basilica sotterranea di Porta Maggiore (monumento non raro ma unico!) siano chiusi al pubblico e che Porta Maggiore anneghi nel traffico con l’orrore di un treno (perchè di treno si tratta anche se a scartamento ridotto) che passa sotto i suoi bellissimi e secolari archi. Ma non si tratta del Colosseo e di via dei Fori Imperiali e quindi l’impatto mediatico è enormemente inferiore e non vale la pena di spendere qualche parola, prendere qualche provvedimento serio o indire degli incontri con i cittadini per decidere cosa fare per migliorare la situazione. E a nulla valgono le indicazioni e i progetti di architetti ed urbanisti (ne riparleremo nei prossimi post su via Giolitti), sembra di parlare davanti a un muro di gomma tanto l’indifferenza per questo problema regna ed è regnata sovrana da sempre. Vorrei chiedere l’aiuto degli archeologhi e dei tecnici che stanno lavorando al restauro del Tempio di Minerva Medica e che sperano di aprirlo al pubblico nel 2015 per sensibilizzare l’opinione pubblica che a Roma non esiste solo il Colosseo ma tanti altri monumenti che devono essere preservati e valorizzati. La cultura non deve essere sbandierata solo per operazioni a grande impatto mediatico e non serve alla città creare un eden archeologico e lasciare intere zone abbandonate a se stesse. Se il Ninfeo degli Horti Liciniani stesse in una qualsiasi altra città sarebbe un punto di riferimento assoluto e sarebbe visitato da centinaia di migliaia di turisti ogni anno creando posti di lavoro direttamente e indirettamente. Invece qui a Roma è un secolo che è chiuso.
Avevamo promesso di parlare di via Giolitti nel post sui lavori di restauro del c.d. Tempio di Minerva Medica ed eccoci a parlarne. Essendo una trattazione abbastanza complessa abbiamo deciso di scinderla in tre parti : la storia, la stato attuale, le proposte. Non sembri inutile parlare dell’origine e lo sviluppo di questa via perchè anche alla luce dell’attualità (pseudo-pedonalizzazione di via dei Fori Imperiali) se non si capisce l’importanza di applicare dei cambiamenti drastici, risolutivi ed armonici con altre aree limitrofe prendendo lo spunto anche dal passato si rischia solo di spostare traffico e inquinamento da un posto all’altro e rendere delle zone ancora più invivibili.
Immagine 2 : Esquilino in epoca rinascimentale
Innanzitutto via Giolitti è relativamente recente, nasce infatti con l’introduzione cittadina della ferrovia e la costruzione della prima stazione Termini. Fino ad allora, in ossequio al disegno urbanistico cinquecentesco di Papa Sisto V, nella zona, esistevano tre strade principali che collegavano S. Giovanni a S. M. Maggiore (via Merulana), S. Croce a S. M. Maggiore (Strada Felice) e S. Bibiana a S. Eusebio grazie al progetto redatto dall’architetto Fontana (immagine 2 e questo link) . Arriviamo con questa fisionomia urbanistica fino al 1850 ca. quando la scelta del sito della stazione ferroviaria fu al centro di aspri dibattiti e prese di posizione delle varie autorità papaline del tempo deputate alla decisione. Vigeva infatti l’opinione ottocentesca di far entrare la modernità (la ferrovia in questo caso) direttamente nel centro delle città e di trasformare “la piazza” da luogo di origine medievale di vita in comune con le botteghe artigiane a luogo di interscambio culturale e di passaggio con i servizi necessari (alberghi, ristoranti, caffetterie etc.). Per alcuni il sito accanto alle terme di Diocleziano non era abbastanza centrale rispetto ai centri di potere dell’epoca (Vaticano, S. Pietro) per altri era il luogo adatto per una rapida trasformazione della zona alla luce delle nuove esigenze. Vinse il secondo partito e venne costruita la stazione Termini nel posto attuale con la contemporanea nascita di quella che avrebbe preso il nome odierno di via Giolitti. La necessità di creare intorno alla stazione dei servizi dedicati ed il fatto che occorreva un nuovo quartiere per ospitare la classe borghese che arrivava da Torino per lavorare nei nuovi ministeri che si stavano via via costruendo convinse qualche anno più tardi. appena dopo la proclamazione di Roma capitale d’Italia (1873 ca.), l’ingegnere Alessandro Viviani a un grande progetto urbanistico per la creazione di questo luogo.
Immagine 3 : L’Esquilino all’inizio del ‘900
Nacque così l’attuale rione Esquilino con strade ortogonali, ma con dei limiti ben precisi, via Merulana ad ovest , via Giolitti (che allora si chiamava via Principe di Piemonte dalla parte di Porta Maggiore e via Principessa Margherita dalla parte della stazione) ad est e via Santa Croce in Gerusalemme-Via Conteverde – via Carlo Alberto che ricalcavano l’antica strada Felice come asse centrale con la novità di uno spazio enorme (Piazza Vittorio) che fungeva da collettore e distributore di vie anche non ortogonali e che originariamente doveva fungere anche come luogo rappresentativo scelto per il monumento a Vittorio Emanuele II (immagine 3). Per cui già allora il ruolo di via Giolitti appariva di grande importanza per lo sviluppo del rione. Negli anni successivi (1910 ca.) la via venne interessata da un progetto innovativo : quello di costruire una ferrovia a scartamento ridotto con il duplice scopo di collegare alcuni centri del sud del Lazio (S. Cesareo, Palestrina, Cave, Genazzano. Piglio fino a Fiuggi con le sue terme) con la capitale e di servire come mezzo pubblico urbano tra il centro della città e la strada Casilina che avrebbe avuto un notevole sviluppo verso l’esterno.
Immagine 4 : Treno che passa soto gli archi a Porta Maggiore
Idea lodevole e in anticipo con i tempi (si ipotizzava una sorta di metropolitana di superficie) ma che non teneva conto dei grossi problemi di natura statica che avrebbe arrecato nel tratto Stazione Laziali – Porta Maggiore a monumenti ed edifici oltre a problematiche di inquinamenti vari (acustico e ambientale, immagine 4) che ne rendono difficilmente sostenibile l’utilizzo nei tempi attuali. Negli anni ’30 visto il progressivo aumento dellle linee ferroviarie che arrivavano alla Stazione Termini che ne facevano una delle più grandi d’Europa e l’intersezione del traffico dei viaggiatori con il traffico cittadino con tutti i relativi problemi si pensò ad un suo ampliamento e ammodernamento e si affidò il progetto all’architetto Angiolo Mazzoni specialista di ristrutturazioni di stazioni ferroviarie. Da un punto di vista architettonico progettò un sito con alcune idee avveniristiche con due corpi di fabbrica laterali (via Giolitti e via Marsala) che avrebbero dovuto ospitare dei servizi vari con passaggi sotterrranei per collegare le due ali della stazione. Il progetto ebbe notevoli ritardi per l’interpretazione dell’entrata principale dalla parte di piazza dei Cinquecento : le alte gerarchie fasciste volevano un ‘entrata di grande impatto tale da ricordare i fasti dell’antichità classica.
Immagine 5 : Plastico della Stazione Termini presentato all’Esposizione Universale di New York del 1939Immagine 6
Di diverso avviso gli alti funzionari delle Ferrovie dello Stato che preferivano un edificio più funzionale e meno rappresentativo. Solo nel 1939 l’architetto Mazzoni dopo diversi rifacimenti fu in grado di presentare il plastico dell’opera definitiva all’esposizione Universale di New York del 1939 (immagine 5). Il ritardo per il progetto definitivo e le tragiche vicende della seconda guerra mondiale interruppero i lavori che per la parte più contestata e controversa vennero ripresi nel primo dopoguerra con un’ulteriore gara per un nuovo progetto dell’ entrata principale con annessa galleria. La spuntò lo studio dell’architetto Vitellozzi che progettò la celeberrima pensilina chiamata anche “Il dinosauro”. Ma l’aspetto più interessante e più intrigante di questa vicenda è forse anche quello meno conosciuto. Contestualmente al progetto architettonico, il Mazzoni aveva ideato anche un maestoso rifacimento urbanistico in linea con i dettami del periodo fascista : l’attuale via Giolitti doveva diventare l’ideale congiunzione tra i fasti del passato (Porta Maggiore) e quelli del presente (Stazione Termini) in un’ enfasi trionfalistica che si traduceva in una via larghissima in linea con il porticato dell’attuale piazza della Repubblica sul tipo di via della Conciliazione e via dei Fori Imperiali (immagine 6). Per fare ciò era necessario abbattere alcuni dei palazzi che erano stati costruiti solo qualche decennio prima : operazione meno dolorosa di quelle effettuate per la costruzione delle altre due vie sopracitate ma altrettanto onerosa e disagiata per i proprietari degli edifici interessati . Si iniziò con i primi espropri ed anche con i primi abbattimenti : forse non ci avete mai fatto caso, ma davanti alla galleria principale della stazione dalla parte di via Giolitti è rimasto solo il piano terra con i negozi al posto del palazzo di diversi piani che è ancora presente in via Amendola. E solo negli anni ’90 si risolse la querelle tra i proprietari degli altri stabili espropriati ma mai abbattuti per il sopravvento della seconda guerra mondiale e quindi risarciti per i danni subiti. Tanto è vero che solo da pochi anni questi edifici sono stati restaurati e ancora oggi ci sono alcuni immobili uso ufficio da vendere o affittare. Finisce qui l’analisi storica di via Giolitti, nel prossimo post analizzeremo l’attuale stato con tutti i problemi che con le varie segmentazioni create nei decenni scorsi rendono difficile la vita ai residenti.
In questi giorni i media hanno enunciato una lunga sequela di brutte notizie : catastrofi, omicidi efferati, suicidi, morti di personaggi illustri, dibattiti sulla crisi che sembra non finire mai. Eppure, per noi che abitiamo all’Esquilino nei giorni scorsi, sul Messaggero, è apparso un articolo (vedi) che parla una volta tanto di un qualcosa di positivo. Riguarda il cosiddetto Tempio di Minerva Medica conosciuto anche come Ninfeo degli Horti Liciniani : da tempo non ci si rassegnava all’idea di vederlo chiuso, abbandonato e in balia di microsismi dovuti principalmente al passaggio del treno Laziali – Giardinetti che nell’arco di un secolo (come dice anche l’articolo) ha sbriciolato il 5o per cento di quel che rimaneva della cupola (vedi immagini d’epoca a lato). Abbiamo dedicato negli ultimi tempi due post sull’argomento meravigliandoci sul primo per l’esiguità dello stanziamento e denunciando sul secondo un ritardo consistente riguardo alla fine dei lavori del primo lotto. Ma l’articolo rimette un pò le cose a posto : perchè, sembra, che il finanziamento complessivo sia di 2 milioni di euro, cifra più consona all’importanza dell’intervento, e che, finalmente nel 2015 a lavori ultimati sarà ridonato alla sua dignità di opera d’arte e aperto al pubblico potendo divenire così un ‘attrazione turistica di grande impatto. Quello che a prima vista potrebbe sembrare uno sperpero di danaro pubblico in un momento come questo di grande emergenza sociale è, invece, un esempio di ciò che bisognava fare da tempo nel campo della cultura e che colpevolmente non si è fatto. In genere, nel nostro paese e nella nostra città, investire sulla cultura non solo non è sbagliato ma è un rimedio efficace per creare posti (tanti) di lavoro qualificato e di salvare dal degrado interi quartieri. Nello specifico il restauro e la valorizzazione del Tempio di Minerva Medica può risolvere problemi urbanistici e di viabilità nel nostro rione e può essere l’inizio per la creazione di un formidabile parco archeologico insieme a Porta Maggiore e la sua area. Prossimammente indicheremo perchè questo lavoro rappresenta un punto fondamentale per l’avvio di un processo di riqualificazione che speriamo definitiva dell’intero Esquilino.
Nibfeo degli Horti Liciniani
P.S. Oggi, 17 maggio, è apparso su “La Repubblica” (vedi) un articolo che parla di un gruppo marmoreo “Il Leone che azzanna il Cavallo” che è ritornato a Roma dopo una parentesi di nove mesi al Getty Museum Villa di Malibù dove ha attratto circa 600.000 visitatori. E’ un dato che deve far riflettere sulle enormi potenzialità che la città di Roma (e l’Italia tutta) ha e che dovrebbero essere sfrtuttate per creare veramente migliaia e migliaia di posti di lavoro direttamente e indirettamente.
Avevamo promesso di vigilare sui lavori al Ninfeo degli Horti Liciniani (tra l’altro le istituzioni preferiscono chiamarlo con il vecchio nome di Tempio di Minerva Medica ndr) e così abbiamo fatto. La data di fine lavori del 14/10/2012 è stata prorogata al 10/04/2013 ed è stato aggiunto un secondo lotto relativo alla ricostruzione e al consolidamento della cupola con data di fine lavori 04/09/2013 , con un importo netto del costo leggermente inferiore a quello del primo lotto e finanziato non più dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri ma dal Ministero. per i beni e le attività culturali
Ovviamente l’aspetto attuale del monumento è questo :
Nibfeo degli Horti Liciniani
un cantiere a tutti gli effetti. Certo sarà molto difficile controllare se sarà rispettata la data del 10/04/2013 per la fine dei lavori del primo lotto vista la contemporaneità con il secondo. Ma vedremo se verrà rispettata la data del 04/09/2103 per la fine dei lavori complessiva. Fin da ora annunciamo che stiamo preparando un post per consigliare al prossimo sindaco (chiunque esso sia) ma anche a tutti i burocrati che si occupano di lavori pubblici strumenti e metodologie moderne per cercare di mettere un freno alla pessima abitudine che abbiamo qui a Roma (ma non solo, mi sembra che sia un male nazionale) di non rispettare quasi mai le date di fine dei lavori.
Abbiamo spesso evidenziato lo scempio che partiti, uomini politici, organizzazioni ed aziende varie perpetrano nel nostro rione e nella nostra città affiggendo su muri, pali e ogni superficie utile decine di migliaia di manifesti spesso abusivi. Ma questa volta facciamo un’eccezione : oltre che garbato e poco invasivo, siamo perfettamente d’accordo con il contenuto del cartello affisso sulla recinzione del ninfeo degli Horti Liciniani. “Riqualifichiamo le aree archeologiche” ! Come non essere d’accordo specialmente per questo monumento dimenticato per decenni dalle autorità competenti ma opera di inestimabile importanza storica, architettonica ed artistica, e come non essere d’accordo in genere per il grandioso patrimonio archeologico di Roma che se valorizzato a dovere potrebbe divenire una miniera inesuribile per il lavoro di tanti giovani e meno giovani.
Nel mese di gennaio pubblicammo un post (vedi) in cui davamo notizia di alcuni lavori che si sarebbero eseguiti nel Ninfeo degli Horti Licinianu. A distanza di qualche mese, dopo aver indagato, pubblichiamo una foto che attesta che inequivocabilmente si stanno eseguendo i lavori che erano stati preventivati. Non sappiamo se sarà rispettato il termine previsto (14 ottobre) ma solo il fatto che non si tratti di una presa in giro come lo è stata per l’ex cinema teatro Apollo è già qualcosa.
Chiediamo però che una volta messo in sicurezza l’edificio non venga di nuovo abbandonato ma, al contrario, giustamente valorizzato. In un momento di crisi come questo cercare delle nuove attrattive nella nostra città non sarebbe un’idea malvagia.
E’ da qualche tempo che sulla recinzione del Ninfeo degli Horti Liciniani in via Giolitti appare questo cartello. E’ della Presidenza del Consiglio dei Ministri e indica l’inizio dei lavori di “consolidamento e restauro per la messa in sicurezza e miglioramento sismico” del monumento. Fin qui tutto bene salvo due particolari : il primo è l’esiguità della somma messa a disposizione, 530.000 euro sono equiparibili a ciò che servirebbe, al giorno d’oggi, per la tinteggiatura e la manutenzione straordinaria (intonaci. cortina, balconi, cornicioni etc.) di un palazzo di media grandezza e non per delle opere che abbisognano grande professionalità e tecnologia all’avanguardia come quelle necessarie per il Ninfeo (ricordiamo che si tratta della terza cupola per ampiezza di quelle arrivate a noi dall’epoca romana). Il secondo punto è che a tutt’oggi, nonostante l’inizio indichi il 19 dicembre 2011 i lavori non sembrano iniziati e dovrebbero terminare il 14/10/2012. Non vorremmo che finisse come l’ex cinema teatro Apollo con un cartello che è rimasto appeso per circa sei anni senza che nessuno abbia mai iniziato a lavorare con il risultato attuale di un immobile del comune abbandonato e con il rischio reale di occupazioni varie . Vedremo e riferiremo i prossimi sviluppi.