Il 21 e 22 settembre 2019 il cd. Tempio di Minerva Medica in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio è stato aperto al pubblico per consentire visite guidate con l’ausilio di personale altamente qualificato. Il successo è stato superiore ad ogni più rosea aspettativa e purtroppo non poche persone sono state costrette a rimanere fuori e rimandare la visita nonostante sia stato aumentato il numero dei visitatori da 25 a 35 per ogni turno. A tal proposito ricordiamo che il monumento sarà nuovamente aperto e visitabile il 18 ottobre dalle ore 9,00 alle ore 17,00. Di seguito due filmati (uno di RAI TG2, l’altro di Marco Polimeni) con interviste alla dott.ssa Simona Morretta della Sopraintendenza Archeologica Speciale di Roma e per finire alcune foto del fantastico monumento scattate dall’interno e delle tante persone in attesa di visitarlo.
SOPRINTENDENZA SPECIALE PER I BENI ARCHEOLOGICI DI ROMA
cd. Tempio di Minerva Medica interno
Il c.d. Tempio di Minerva Medica è un edificio eretto nei primi decenni del IV secolo d.C., a pianta centrale decagonale polilobata, con cupola di 25 metri di diametro; l’aula doveva appartenere a un grande complesso architettonico residenziale eretto sul luogo degli Horti Pallantiani nel settore orientale dell’Esquilino, occupato fin dal I secolo a.C. dagli horti dell’aristocrazia romana. Alcune statue rinvenute nel sito si possono ammirare nella Centrale Montemartini di via Ostiense.
Le visite saranno contingentate, per un massimo di 25 persone per volta, e guidate dal funzionario archeologo o architetto della SSABAP. Ogni visita guidata dura circa 20 minuti. Le visite si effettuano ogni 30 minuti. L’ingresso e la visita saranno gratuiti. L’appuntamento è davanti al cancello a via Giolitti. L’accesso è possibile anche a disabili.
In questi mesi, tra una rogna e l’altra, sto scrivendo un breve romanzo ucronico, in cui si ipotizza che la bislacca “ipotesi del 1434”, formulata da Menzies, in cui si sostiene come una ambasciata cinese, organizzata nell’ambito delle spedizioni comandate da Zheng He, abbia raggiunto Venezia e Firenze, ove si trovava il Papa Eugenio IV, presentando doni e documenti concernenti svariate conoscenze astronomiche, nautiche e tecnologiche consolidate dalla civiltà cinese.
Secondo Menzies, questo immaginario e non documentato contatto avrebbe dato il via alla rivoluzione del Rinascimento; ipotizzando che sia avvenuto, sto immaginando un mondo con il Mediterraneo pieno di giunche cinesi, in cui Costantinopoli non è mai caduta, ma sta vivendo un boom economico per i traffici con l’Oriente e dove gli accrocchi immaginati da Leonardo sono realizzati nel concreto, dando origine a una sorta di protorivoluzione industriale.
In tale scenario, Niccolò Machiavelli e il maestro taoista Zhu…
Premettiamo che non è una novità ma forse pochi lo conoscono. E’ un sito realizzato per la SOPRINTENDENZA SPECIALE PER I BENI ARCHEOLOGICI DI ROMA che, ovviamente, ha curato la consulenza per i contenuti. La nostra indicazione si riferisce al sito tradizionale curato e pensato per i PC ma esiste anche un’APP (iEsquilino) di cui ne parleremo in seguito.
Il menu principale è costituito dai seguenti temi:
Percorsi Tematici
Luoghi del racconto
Percorsi nel Tempo
Gli scavi in corso
Da visitare
All’interno di ogni voce esistono dei sottomenu specifici per entrare nel dettaglio del monumento indicato o dei luoghi o del riferimento storico. Il tutto è corredato di mappe interattive per sottolineare i cambiamenti del territorio che ci sono stati nei secoli passati e per localizzare i singoli monumenti.
Insomma uno strumento efficace per comprendere la storia e scoprire i vari tesori del Rione Esquilino (da quelli più noti a quelli più nascosti e inaccessibili) che purtroppo in molti casi sono sconosciuti ai più.
Vi invitiamo a visitarlo
Questa è la presentazione dell’APP iEsquilino
“E’ imminente la pubblicazione dell’APP dedicata ad Esquilino e Viminale” spiega Mirella Serlorenzi, archeologa responsabile di quartieri in questione. “L’applicazione si caratterizza per il forte accento posto sulla lettura diacronica delle trasformazioni dello spazio urbano, del quale si legge la continua evoluzione attraverso un duplice filo conduttore, cronologico e funzionale: è possibile ripercorrere così le tante storie che si dipanano in questi due quartieri situati nel cuore del centro storico di Roma, gli abitanti, i luoghi, i momenti, attraverso un percorso cronologico che dalle origini di Roma giunge fino ai nostri giorni, oppure attraverso gli elementi monumentali che ne caratterizzano il paesaggio: le case e gli horti, le sepolture, i luoghi del culto, ma anche le strade, le mura, gli acquedotti. iEsquilino sarà collegata direttamente anche con il Sitar, permettendo così agli utenti di approfondire ulteriormente i contenuti archeologici dei contesti trattati”. La navigazione all’interno dei contenuti, possibile anche a partire dal singolo sito, non perde mai divista la mappa, per conservare il costante riferimento al contesto topografico nel quale esso era inserito. Ricco è il repertorio di carte storiche che raccontano frammenti scomparsi di questo settoredella città, e le fotografie che, nei primi decenni successivi all’Unità d’Italia, hanno immortalato la trasformazione della città appena divenuta capitale. Una distinta sezione, che sarà sottoposta a costante aggiornamento, costituirà invece una “finestra” attraverso la quale il visitatore virtuale potrà conoscere le ultime novità emerse dagli scavi in corso.
La testa, leggermente reclinata verso il basso e dallo sguardo patetico, è attribuibile ad una statua di Amazzone ferita, un tipo statuario concepito nel V secolo a.C. e del quale esistono numerose repliche.
La statua, alla quale la testa era pertinente, rappresentava un’Amazzone con il braccio destro alzato e il sinistro piegato, a portare la mano vicino alla ferita, inferta sotto il seno destro. L’originale è stato attribuito da alcuni allo scultore Kresilas, anche se la tesi preponderante assegna la paternità dell’opera a Policleto.
Questo esemplare è di buona qualità nell’esecuzione dei capelli, divisi in due bande ondulate raccolte sulla nuca e nella resa della superficie del volto, dal modellato morbido; da notare le tracce di policromia sui capelli.
Nel dicembre 1884, prima che si realizzasse il giardino centrale, ci fu chi propose di “accorciare” piazza Vittorio Emanuele, “almeno sino alla via Mamiani”, riducendola ad un quadrato per annullare così “la pretesa magnificenza (…) cioè la sua inutile vastità” perché “l’eccedenza non è mai perfezione” e quando la “vastità di un luogo non ha ragione che possa giustificarla diviene un errore”. La proposta nasceva per fare in modo che il monumento a Vittorio Emanuele, che qualcuno proponeva di spostare in Campidoglio, potesse invece essere eretto nella piazza dove era stato pensato sin dal primo momento. Con questa soluzione, inoltre, i Trofei di Mario, “scheletro della antica magnificenza romana”, separati spazialmente sarebbero spariti anche visivamente “dalla superficie della piazza eletta” e seppure monumento “malconcio e devastato”, avrebbe potuto mantenersi “integro nella sua dignità di rudere archeologico”
Forse molti non conoscono la storia di questa antica costruzione edificata, presumibilmente, al tempo di Alessandro Severo. Un’attenta lettura di questa esauriente ed interessante pubblicazione ricca di immagini ed anche di ricostruzioni virtuali aiuterà a scoprire non solo le meraviglie della tecnica idraulica di quei tempi ma anche la bellezza e la maestosità di questo monumento che era visibile praticamente da tutta la città di Roma. I ‘Trofei di Mario‘ a Piazza Vittorio è l’unica fontana monumentale dell’antichità arrivata ai nostri giorni (un altro dei primati del Rione) purtroppo è anche uno dei tanti monumenti dell’Esquilino troppo spesso sottovalutati e non adeguatamente valorizzati. Speriamo che l’attuale restauro dei giardini ne sottolinei l’eccezionale valore storico, artistico ed archeologico e ne faccia un luogo capace di attrarre turisti e amanti dell’antica Roma. In appendice un articolo sul monumento ai tempi di Pirro Ligorio
I ‘Trofei di Mario’, Mostra dell’Acqua Claudia – Anio Novus: il percorso dell’acqua
di
Giuseppina Pisani Sartorio, Leonardo Lombardi e Henrique Rossi Zambotti
Appendice:
Pirro Ligorio e i ‘Trofei di Mario’
di
Edoardo Gautier di Confiengo
Altre immagini antiche che ritraggono i Trofei di Mario insieme ad altri monumenti del Rione Esquilino (il cd. Tempio di Minerva Medica e Santa Croce in Gerusalemme)
Stasera avrei voluto parlare di alcuni dei protagonisti della disfida di Barletta, ma purtroppo, dato che non so stare zitto, mi sono lasciato trascinare daa RomafaSchifo in una discussione relativa a Piazza Dante.
Uno dei social manager, immagino si possano chiamare così, ha pubblicato un intervento sulla sua pagina facebook del blog, in cui si definiva feccia un gruppo di cittadini che si opponeva alla creazione di un ulteriore parcheggio sotterraneo, spero aperto anche ai residenti e non solo ai servizi segreti, che avrebbe impattato sulla fruibilità del giardino.
Ora, sapete bene, che non avendo l’automobile per scelta di vita, il mio tasso di interesse sui parcheggi di piazza Dante è meno che nullo; in più, non ho problema dirlo, io sono uno dei sostenitori dell’idea della monumentalizzazione della Volta Gatti. In più non sono per nulla entusiasta del realizzare un parcheggio nel ben mezzo degli Horti Lamiani.
Al tempo del suo massimo fulgore nelle nicchie del cd. Tempio di Minerva Medica c’erano statue meravigliose, poi nei secoli successivi anche se spogliato di queste e dei rivestimenti preziosi aveva sempre mantenuto una sua dignità anche nei periodi peggiori tanto da essere preso a modello da numerosi artisti per la realizzazione di altri monumenti a loro volta divenuti patrimonio dell’umanità e per innumerevoli stampe e dipinti.
Oggi al posto delle statue troviamo i materassi
e la situazione generale peggiora sempre di più come testimoniano le fotografie seguenti
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Piange il cuore vedere un monumento del genere ridotto in questo stato oltretutto tenendo presente che un’altra delle concause che contribuisce a tenere il cd. Tempio di Minerva Medica in queste condizioni è ben lungi dall’essere risolta
Sarà che le origini di questo monumento sono tuttora incerte e tutt’altro che definite sarà che anche il nome di Tempio di Minerva Medica (e di tutti gli altri) è stato attribuito nei secoli passati più con la fantasia che con argomentazioni fondate ma si è fatto spesso ricorso all’immaginazione anche per il paesaggio e la collocazione in ambiti antichi di questa incredibile e bellissima costruzione
In questa prima immagine J.B. Pillement nel XVIII secolo immagina il cd. Tempio di Minerva Medica immerso in un paesaggio suggestivo e bucolico ma assolutamente inventato: lo specchio d’acqua sotto il monumento, la scalinata all’ingresso e la collinetta in secondo piano tutto molto bello ma solo nell’immaginazione dell’artista Non è da meno G.P. Pannini che sempre nel XVIII secolo immagina scenari dell’antica Roma assolutamente fantastici accostando monumenti distanti tra loro: qui il Tempio di Minerva Medica in mezzo a molti templi, la colonna Traiana, un arco di trionfo, un obelisco e addirittura la statua di Marco Aurelio
In questo altro dipinto, sempre il Pannini immagina i cd. Tempio di Minerva Medica in un altro suggestivo scenario sempre con la presenza della statua di Marco Aurelio, un obelisco e diversi altri templi.
In quest’altro dipinto (immagine in bianco e nero) il monumento è inserito in un ulteriore ambiente inventato
In quest’altro dal nome “Capriccio di rovine romane con predicatore” il monumento appare con la piramide Cestia, un edificio a pianta circolare che unisce il Tempio di Vesta e il Tempio della Sibilla a Tivoli, l’obelisco di Augusto a Piazza del Popolo e le “colonnacce” del Foro di Nerva
G.P. Pannini Capriccio di rovine Romane con predicatore 1745
Ma che il Pannini amasse questo monumento e lo ritenesse tra quelli più importanti dell’antichità classica lo testimonia questa ulteriore sua opera in cui immagina una enorme struttura con molte sculture originali e i quadri di tutti i più importanti monumenti di Roma Antica, una sorta di Museo virtuale ante litteram
e il Tempio di Minerva Medica fa bella mostra di sè tra il Colosseo e la Basilica di Massenzio
Anche Niccolò Codazzi già nel XVII secolo immagina il cd. Tempio di Minerva Medica accanto ad una poderosa costruzione con altissime colonne e lo ritrae in queste due opere. Nel secondo dipinto appare in secondo piano un altro misterioso monumento.
Come ultima immagine abbiamo scelto una rara incisione presumibilmente del XVII secolo che ritrae l’interno del monumento come era nellla realtà e non nell’immaginazione dei numerosi artisti che lo hanno ritratto nei secoli passati.