3 – 16 novembre 2019 Mostra d’arte “Lucilla Monardi. L’assenza del corpo è la sua essenza” al Gatsby Cafè


3 – 16 novembre 2019

Mostra d’arte personale

Gatsby Cafè

Lucilla Monardi

L’assenza del corpo è la sua essenza

Di Lucilla Monardi.
Cosa accade se si inverte il concetto di “nuda vita”? Lucilla Monardi risponde con un percorso innovativo del fare artistico che prevede l’utilizzo e la rappresentazione di stoffe, tessuti, panni e delle diverse tecniche per realizzarne la superficie. Raso, cotone, seta, organza, taffetà, tulle, merletto… Avvolge il corpo femminile non con l’idea di “nuda vita” ma con quello di “vita vestita”, partendo dalla considerazione che sia stato un ambito creativo poco frequentato. Il corpo della donna non è mai del tutto “nudo” come nel caso del corpo maschile, è più opaco, segreto, schivo. Nell’opera “Incompleta” è mostrato un corsetto cui tende a svanire una coppa come a dire che la sua completezza è una pretesa tutta maschile che la intrappola nel concetto banale di perfezione. Nell’opera “Le costrizioni che noi stesse ci imponiamo”, i lacci stringono ma tendono alla sparizione, quel “noi stesse” s’impone a una coscienza femminile presa sempre nel suo doppio.
L’Altro da sé e dentro di sé libera da qualsiasi tentativo di reale imposizione. Il corsetto è una gabbia metaforica e non. Ancora un corsetto, infatti, nell’opera “Rose nello spirito e nessuna spina
nel cuore”, ancora una volta la donna salva sé stessa evitando che il fiore spinato arrivi al corpo, al suo cuore, al suo mondo emozionale e permettendo che, tuttavia, arrivi al suo “spirito”, senza colpo
ferire. Arriviamo, dunque, all’opera “Gli affetti mai sentiti e non vissuti”, in cui la “vita vestita” porta la “bella giornata” regredendo all’infanzia e aprendo al “momento” in cui l’esistenza si è divaricata, potendo riprendere la via che si era abbandonata per l’altra, in fondo viviamo sempre con una sorta di nostro gemello accanto che è la sequenza delle scelte non avvenute. Se le prime quattro opere sono un percorso sulla “vita vestita”, le altre quattro sono un percorso sui tessuti stessi che si aggrovigliano, attorcigliano, piegano. Se “la piega” è sinonimo in filosofia di Barocco, nella ricerca artistica di Monardi la piega è sinonimo di incantesimo, nel senso più genuino di un’arte chemette in discussione la soggettività e si supera attraverso una continua attenzione alle armonie casuali. La “nuda vita” rovesciata in “vita vestita” non fa che incessantemente produrre pieghe nei tessuti. Sia che si tratti di corsetti metaforici che delle pieghe più casuali e libere l’assenza del corpo femminile non è assenza della donna, ma anzi affermazione del suo passaggio e della sua forza.
Luther Blissett – APR –

 

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