Archivi categoria: Esquilino

19 luglio 2017: il programma odierno di Notti di Cinema a Piazza Vittorio

I tesori nascosti (o quasi) dell’Esquilino, parte terza: l’Ipogeo degli Aureli

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Dal sito “Roma Sotterranea”

Un cancelletto lungo Via Luzzatti, stretto fra due edifici: da qui si accede all’ipogeo degli Aureli, un piccolo ma prezioso luogo di sepoltura privato, appartenuto ad una ricca famiglia di liberti imperiali.
Il cimitero fu scoperto nel 1919 durante gli scavi per la realizzazione di un garage sotterraneo, all’incrocio tra viale Manzoni e via Luzzatti. Si trova pertanto a 200 metri da Porta Maggiore. Ricade quindi all’interno della cinta muraria definita da Aureliano nel 273 d.C., e poiché nell’antica Roma le sepolture dovevano avvenire al di fuori del pomerio, va da sé che esso fu costruito e utilizzato antecedentemente a tale data.
L’ipogeo si sviluppa su due piani: una sala superiore solo in parte sotterranea – di cui rimane solo la parte inferiore – e due ambienti posti al di sotto di essa. Proprio il mosaico pavimentale presente nella stanza inferiore di destra ha permesso di  conoscere il nome della famiglia: su di esso Aurelius Felicissimus dedica il sepolcro ai suoi fratelli e coliberti. Su una parete lungo le scale si trova una piccola lastra di marmo in cui Aurelius Martinus con la moglie Iulia Lydia ricordano Aurelia Myrsina la loro figlia defunta.
Ma ciò che maggiormente attira l’attenzione sono sicuramente le numerosissime, misteriose e affascinanti rappresentazioni pittoriche presenti sui muri del cimitero. Al di là di cornici geometriche o che ridefiniscono gli angoli e i cambi di direzione dei muri, realizzati in rosso e verde, ovunque sono rappresentati volatili, mostri marini, figure togate.Ipogeo Aureli Figure togate
Nel cubicolo superiore, alcune pitture rappresentano scene che in passato furono interpretate come il peccato originale (una donna e un serpente) e la creazione del primo uomo (due figure maschili di cui una molto più grande dell’altra). Oggi questa chiave di lettura è stata messa fortemente in dubbio Sulle pareti laterali una città e quattro figure togate, forse gli evangelisti. A sinistra e a destra due arcosoli che accoglievano le sepolture, disposte anche al di sotto del pavimento,
Scendendo agli ambienti inferiori, si riconoscono all’interno di un arcosolio 12 persone togate (forse gli apostoli),  e un uomo con barba che legge un rotolo. In un’altra pittura è rappresentato un uomo su un cavallo davanti ad un arco seguito da un gruppo di persone che indossano la laena,  il tipico mantello da viaggio, mentre altre sostano davanti alle mura di una città accoglierlo
Dopo 10 anni di restauro,nei quali si è dovuto far fronte agli enormi danni causati dal riversamento involontario di grandi quantità di benzina all’interno degli ambienti, nel giugno 2011 la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra (PCAS) ha terminato un complesso lavoro di restauro e recupero dell’ipogeo, utilizzando anche strumenti laser che hanno permesso di gettare una nuova luce sull’interpretazione, da sempre complessa, degli affreschi, che rimangono difficili da interpretare e da collegare ad un credo religioso e ideologico univoco. In pieno periodo di cambiamento religioso, dovuto all’affermarsi del Cristianesimo, è lecito ipotizzare che i componenti di questa famiglia non fossero ancora pagani e non fossero del tutto già cristiani. In aggiunta, non dovendo rispondere a programmi iconografici specifici, gestirono il loro cimitero privato in completa autonomia. Ecco allora rappresentazioni di pastori, insegnanti, richiami alla cultura ellenistica, scene mitologiche classiche, ma soprattutto filosofi, rappresentati con un rotolo di pergamena e una verga
Una delle scene più singolari però si rifa probabilmente all’epica omerica: vi è rappresentato l’episodio descrito nell’Odissea in cui i compagni di Ulisse sono trasformati in maiali dalla Maga Circe. Di fianco a questa immagine il laser è riuscito a mettere in luce una figura femminile che compiange due persone avvolte in un sudario e situate su un letto funebre, all’interno di un recinto funerario, collocato presso un edificio, forse la tomba stessa o una villa rustica. Si suppone che i due defunti siano i due fratelli Aurelius Onesimus e Aurelius PapiriusIpogeo Aureli
 “Questa scoperta insieme a una migliore definizione della scena omerica e delle adiacenti rappresentazioni del banchetto funebre e di una vivace teoria di beati, perfezionano le nostre conoscenze su un complesso programma decorativo, che raffigura i tre Aureli, ricordati da un’iscrizione musiva, calati in un beato locus amoenus e rappresentati come pastori, filosofi, commensali, retori e cavalieri, in perfetta sintonia con il desiderio di autorappresentazione della classe sociale dei liberti, che elabora un’idea dell’aldilà estremamente eclettico, all’insegna dell’otium campestre e della riflessione filosofica, che si consumano in un habitat oltremondano che prepara e annuncia il paradiso dei Cristiani”, ha spiegato il Prof. Fabrizio Bisconti della PCAS, che ha aggiunto: “Lo stato attuale delle ricerche attribuisce all’ipogeo una definizione sincretica, in perfetta coerenza con il clima multireligioso che si respirava a Roma nella prima metà del III secolo d.C.”
 
Bibliografia: F.Bisconti: “L’ipogeo degli Aureli in Viale Manzoni. Restauri, tutela, valorizzazione e aggiornamenti interpretativi” . Pontificia Commissione di Archeologia Sacra – 2011
Per informazioni rivolgersi alla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra: tel. 06 4465610 – 06 4467601; fax 06 4467625; e-mail pcas@arcsacra.va – pcomm.arch@arcsacra.va

18 luglio 2017: il programma odierno di Notti di Cinema a Piazza Vittorio

19 luglio 2017: presentazione del nuovo numero di Limes “Mediterranei” al Mercato Centrale

Nuovo numero di Limes

​Mercoledì 19 luglio alle 19 non perdete la presentazione del nuovo numero di Limes: “Mediterranei”. In questo sesto numero la rivista di geopolitica italiana prende in esame il Mediterraneo nei suoi molteplici aspetti ed evidenzia le sfide, ma anche le notevoli opportunità, che l’Italia deve cogliere per tornare centrale nella regione e pesare di più in Europa. Saranno presenti Marco Bertotto, Fabrizio Maronta e Alberto de Sanctis. Ti aspettiamo in Ala Giolitti.

19 luglio 2017 Mercato Centrale Roma: cena a 4 mani

Con Oliver Glowig e Luca Boccoli

​Da Mercato Centrale Roma mercoledì 19 luglio alle ore 20 torna il secondo appuntamento con “Il maestro, l’allievo e l’amico”. Nella cucina del ristorante “La Tavola, il Vino e la Dispensa” insieme a Oliver Glowig ci sarà Ludovico De Vito del Capofaro Malvasia & Resort. I vini proposti saranno dell’Azienda Agricola Tasca d’Almerita, selezionati e presentati da Luca Boccoli. Un cena di 4 portate preparate dallo Chef insieme ai suoi ex allievi… riusciranno a superare il Maestro? Ti aspettiamo in Ala Giolitti.

17 luglio 2017: il programma di Notti di Cinema a Piazza Vittorio

18 luglio 2017: Farofa na Vida al Gatsby Cafè

18 luglio 2017 dalle ore 20,00

Farofa na Vida: magia brasileira sotto il portico

Gatsby Cafè

16 luglio 2017: il programma di Notti di Cinema a Piazza Vittorio

15 luglio 2017: il programma di Notti di Cinema a Piazza Vittorio

Considerazioni su una vecchia fotografia del 1890

Foto tratta dall’archivio di “Roma Ieri ed Oggi”

In quasi tuttte le fotografie  il cd. Tempio di Minerva Medica veniva e viene ripreso dalla parte di via Giolitti (e non fa eccezione neanche il modernissimo Google Maps) ed è quindi una rarità vederlo dalla parte opposta specie in una foto scattata nel lontano 1890. Aldilà dei pensieri romantici che un’immagine vintage come questa può suscitare, in realtà si possono considerare alcuni fatti che si manifestano in tutta la loro evidenza.

    • Immagine n.1

      Fin dalla costruzione della prima ferrovia da e per la Stazione Termini nel 1860 ca., i progettisti si tennero a una distanza di circa 20 metri dal monumento, distanza che è rimasta praticamente invariata nei decenni e ancora oggi è possibile riscontrare da una foto tratta da Google Maps (immagine n.1). Tale accortezza venne drasticamente rigettata quando nel 1911 venne creata la Ferrovia Roma Fiuggi che passava e passa tuttora a una distanza minima dal Tempio di Minerva Medica (vedi la medesima immagine). A tal proposito

      Immagine n.2

      vorremmo anche evidenziare come i  tecnici che nei primi anni del ‘900 progettarono le prime linee tranviarie della città di Roma evitarono accuratamente di far passare i  tram accanto al monumento in questione (l’immagine  n.  2  è un particolare della pianta di Roma pubblicata dal Genio Civile nel 1911 con tutte le linee tranviarie realizzate fino a quel momento).

    • Anche se all’epoca della foto   del 1890 non esistevano fabbricati dalla parte del cd. Tempio  di Minerva  Medica a via Giolitti  (allora viale Principessa Margherita) erano senz’altro previsti dal Piano Regolatore esistente. Ma indipendentemente da ciò i progettisti delle prime linee ferroviarie che arrivavano e partivano dalla Stazione Termini si preoccuparono di costruire un terrapieno su cui posizionare i binari (facilmente riconoscibile nella foto d’epoca in basso a destra) evitando di posare le rotaie sul terreno senza una specifica preparazione che attutisse le vibrazioni che erano causate dal passaggio dei treni e che lo rendesse più compatto e resistente al peso dei convogli. Anche  in questo  caso  chi  progettò la Roma Fiuggi se ne infischiò di tutto ciò e  si costruì la ferrovia direttamente sulla strada senza alcuna preparazione preventiva pur ben sapendo che il luogo era di natura particolare, pieno cioè dei cosiddetti “Sinkhloles Antropogenici” cioè delle cavità  sotterranee  originate dalle cave  conosciute già in età pre romana e dai numerosissimi fabbricati e monumenti che caratterizzavano l’Esquilino  in epoca imperiale, prima distrutti per ricavarne materiale da costruzione e successivamente interrati. Non è affatto un caso che nel corso di questo ultimo secolo, da quando è partito il servizio di questa linea ferroviaria si siano aperte numerose voragini sotto le rotaie: le ultime in ordine di tempo nel 2010 e nel 2014 (Il Messaggero, Roma Today la voragine del 2010)
    • Immagine n.3

      Anche una persona a digiuno di qualsiasi cognizione tecnica al solo vedere il cd. Tempio di Minerva Medica avrebbe pensato che la parte verso via Giolitti  fosse quella con i maggiori problemi statici visti i crolli che avevano caratterizzato il monumentio nel 1829 in occasione di una forte scossa tellurica. Ed il fatto che mancassero completamente non solo la porzione di cupola ma anche le arcate che la sorreggevano (nella foto il monumento ritratto ai primi del ‘900) doveva far pensare che non era il caso di esporlo ad altre sollecitazioni di natura statica. Ma così non fu, e vinsero le considerazioni economiche che portarono alla costruzione della ferrovia da parte di un privato (ing. Clementi) la cui  premura era quella di creare una linea che trasportasse il materiale per  la posa in opera dei sampietrini,  le maestranze addette al carico e allo scarico dei questa merce e gli operai specializzati per preparali e   posizionarli sulle strade. Solo negli anni ’20 quando la società privata che la gestiva fallì, la proprietà della ferrovia passò all’amministrazione pubblica.

Ora, nonostante che in un secolo questa ferrovia nel tratto Porta Maggiore – Stazione Laziali abbia prodotto dei danni incalcolabili a persone (invivibilità per rumori e vibrazioni e per decenni danni ambientali  tuttora visibili) e a cose (monumenti e palazzi con crolli e crepe),  dopo 15 anni di  assicurazioni delle amministrazioni comunali precedenti (“appena pronta la Metro C la Laziali Giardinetti scomparirà”) quella attuale vorrebbe non solo mantenerla ma addirittura farla arrivare alla Stazione Termini. E tutto  questo ben conoscendo i problemi che   questa linea causa non solo ai residenti del tratto di via Giolitti preso in considerazione ma anche a chi abita nei palazzi di via Prenestina situatti appena prima Porta Maggiore. E’ evidente che le parole del Presidente della Commissione Mobilità del Comune di Roma Enrico Stefano pubblicate su Facebook nei giorni scorsi

…”Le pedonalizzazioni producono ovunque solo benefici per tutti, dal punto di vista sociale, ambientale,
economico, di qualità della vita, dei valori immobiliari.”
non valgono per gli abitanti di via Giolitti che forse  perchè  brutti e cattivi sono costretti a convivere con scosse telluriche perenni e rumori assordanti che minano la salute e deprezzano il valore degli immobili.