Ci siamo già occupati del futuro di Porta Magiore nel post del 2 luglio scorso (vedi) in cui abbiamo descritto progetti e discussioni relativi alla mobilità e alla riqualificazione urbanistica di questa importante area archeologica scaturiti nell’ambito del convegno “Porta Maggiore da spartitraffico a spazio vivo” svoltosi il 24 maggio presso i locali dell’Università “Roma Tre” a via Principe Amedeo
Si sperava che le pulizie di primavera con la bonifica della zona recintata da anni divenuta una discarica a cielo aperto (qui un’immagine)
fosse il preludio, finalmente, di una diversa fruizione della zona, ma la situazione,. nel frattempo,, è peggiorata parecchio e l’area di Porta Maggiore è divenuta di nuovo una zona di degrado assoluto.
Anche la stampa non può fare a meno di sottolineare la situazione: ecco un paio di articoli pubblicati nei giorni scorsi
ed ecco anche alcune immagini inviateci da “Tania Di” sul nostro account Facebook e visibili anche sui commenti del post pubblicato qui sopra, che testimonianol’assurda situazione in cui versa Porta Maggiore e zone limitrofe
E’ immaginabile che un monumento di eccezionale valore storico come Porta Maggiore sia lasciato in questo stato?
Lo scorso 24 maggio presso il Polo Didattico dell’Università Roma 3 a via Principe Amedeo, si è svolto il convegno dal titolo “Porta Maggiore: da spartitraffico a spazio vivo” organizzato da “Roma Ricerca Roma” e “Metrovia“. Il dibattito è stato interessante e pieno di spunti, per esempio è stato riferito che Piazza di Porta Maggiore finalmente liberata dal traffico asfissiante di autoveicoli e con un tracciato dei tram riveduto e corretto avrebbe una superficie maggiore di Piazza del Popolo e quindi in grado non solo di diventare un’ area archeologica di primaria importanza ma anche essere un luogo adatto per eventi di varia natura. Nel seguente link il resoconto con tutte le osservazioni del caso apparso sul sito di “Roma Ricerca Roma”
Ecco come appare oggi Piazza di Porta Maggiore (by Google Earth), strangolata dal traffico veicolare e tranviatio e praticamente divisa in due dal passaggio dei binari della linea Laziali – Centocelle
Ed ecco come potrebbe divenire grazie al progetto di Metrovia
E’ inutile chiedere quale soluzione preferireste. Purtroppo, se verrà relizzato il progetto di trasformazione in tranvia della linea Laziali – Centocelle così come è illustrato dal PUMS e l’aggiunta di altre linee tranviare praticamente non solo rimarrà tutto invariato ma sicuramente ci saranno dei peggioramenti dal momento che Porta Maggiore, sito archeologico di importanza mondiale, diventerà di gran lunga l’hub tranviario più importante e più intasato della città con ben 7 linee concomitanti e passanti , tre fermate, due intersezioni e diversi passaggi semaforici per regolare il traffico tranviario e veicolare. Purtroppo sarà sempre di più uno spartitraffico.
Ecco dal PUMS il grafico del passaggio delle attuali e delle future linee a Porta Maggiore (cliccare per ingrandire)
Ma era proprio necessario far convergere a Porta Magiore tutte queste linee tranviarie (3 in più delle attuali)? Non era possibile per alcune di esse creare dei percorsi alternativi per liberare la piazza? E il bello è che si parla di riqualificazione…..
Ed ecco il progetto del nodo tranviario di Porta Maggiore nell’ultima versione (giugno 2023) di Metrovia: una autentica boccata di ossigeno non solo per la piazza in questione ma per tutto il quadrante sud est di Roma che ne beneficerebbe insieme a centinaia di migliaia di possibili utenti attratti da un servizio pubblico moderno, comodo e funzionale finalmente in linea con quello di quasi tutte le altre capitali europee
Da più di venti anni l’ex Cinema Apollo a via Giolitti attende che il Comune di Roma, proprietario della sala cinematografica, decida cosa fare di questo splendido esempio di architettura liberty di inizio ‘900 (unico nel suo genere). Ancora oggi non solo non è stata presa alcuna decisione in merito ma non sono ancora terminati i lavori di bonifica e messa in sicurezza del fabbricato dal momento che la terza ed ultima fase, da tempo programmata e finanziata, non è ancora iniziata.
In questi due post apparsi nei giorni scorsi su Facebook c’è la storia dell’Apollo con tutte le vicissitudini che hanno portato all’attuale situazione.
Ma dell’Apollo se ne occupò già dieci anni fa (era il 2013) anche la Facoltà di Architettura dell’Università “La Sapienza” con alcuni filmati creati dagli studenti di allora che analizzavano il problema della chiusura e dell’abbandono di tante sale cinematografiche romane. Il primo filmato illustra con immagini e interviste la situazione dell’epoca dell’ex cinema Apollo, il secondo è una carrellata dei più importanti cinema romani che erano stati chiusi in quegli anni.
Per quanto riguarda il futuro dell’Apollo è ovvio che senza una decisione politica la situazione non può essere sbloccata. Terminata la terza fase dei lavori di bonifica, necessaria e indispensabile per ragioni di sicurezza pubblica vista la presenza di un tetto in “eternit” (amianto), ora incapsulato, ma in attesa di essere rimosso, le autorità competenti devono decidere quanto prima il destino dell’ex cinema. Non è ammissibile che passino altri anni senza che vengano prese delle decisioni definitive. D’altro canto non mancano certo idee o addirittura progetti, c’è solo bisogno di uscire dalla logica, trita e ritrita, del “bambole, non c’è una lira”, tra PNRR e altri finanziamenti si è proceduto, per esempio, al restauro delle sedi del Museo Nazionale Romano, perchè nessuno ha pensato all’ex Cinema Apollo?
Per finire vogliamo segnalare una tesi di laurea che riguarda il recupero, il restauro e la riutilizzazione della sala cinematografica e che comprende anche uno studio per la riqualificazione urbanistica (via Giolitti, Santa Bibiana, etc.). Ci complimentamo con il neo architetto Edoardo Menon, autore della tesi, per l’ottima analisi e le idee che hanno portato alla realizzazione di questo interessantissimo progetto (vedi) ma ora è il momento che le istituzioni battano un colpo, non è ammissibile che un simile edificio continui ad essere chiuso e abbandonato per ancora altri anni.
Chi pensa che all’Esquilino ci siano solo palazzoni di epoca umbertina, si sbaglia di grosso. Esistono anche alcune vie, fortunatamente poco trafficate e quindi poco conosciute, in cui sembra di vivere in un luogo che assomiglia di più a un tranquillo quartiere residenziale londinese piuttosto che nel caotico centro di Roma. Una di queste strade è senza alcun dubbio via Luzzatti con i suoi villini costruiti negli anni ’20 del secolo scorso tutti con il proprio giardino. Ma non mancano anche delle sorprese.
Ecco un video intitolato “La piccola Londra del Rione Esquilino” realizzato recentemente da “Roma Ora” e tratto dall’omonimo canale Youtube. E’ una passeggiata per scoprire non solo via Luzzatti ma anche la vicina via Passalacqua.
E le sorprese? Beh, la prima è senza dubbio la più grande e pur immersi in una realtà di tipo londinese ci riporta al grandioso passato storico di Roma. Seminasosto con un’entrata del tutto anonima
Foto: Il Quartiere dell’ Esquilino; in: GOOGLE EARTH (2018).
ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA 2021. “La Nuova Roma – Il Quartiere dell’ Esquilino”; in: IL MESSAGGERO (15/01/1932): 5; Foto: Il Quartiere dell’ Esquilino; in: GOOGLE EARTH (2018). S.v., La Rep. (15/10/2021); SSABAPR (15/10/2021); AgCult (15/10/2021). NYT (12/01/2021) [Italiano & English].
Foto: “La Nuova Roma – Il Quartiere dell’ Esquilino”; in: IL MESSAGGERO (15/01/1932): 5
Foto: “La Nuova Roma – Il Quartiere dell’ Esquilino”; in: IL MESSAGGERO (15/01/1932): 5/1.
Foto: “La Nuova Roma – Il Quartiere dell’ Esquilino”; in: IL MESSAGGERO (15/01/1932): 5/2.
Foto: “La Nuova Roma – Il Quartiere dell’ Esquilino”; in: IL MESSAGGERO (15/01/1932): 5/3.
Foto:“La Nuova Roma – Il Quartiere dell’ Esquilino”; in: IL MESSAGGERO (15/01/1932): 5/4.
Fonte / source, foto: — IL MESSAGGERO (15/01/1932): 5; in: Biblioteca Nazionale Centrale di Roma / Viale Castro Pretorio, 105 [10/2021]. http://digitale.bnc.roma.sbn.it/tecadigitale/
Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato un post (vedi) commentando in termini più che positivi il progetto di Metrovia relativo alla riqualifcazione di Piazza Porta Maggiore con la semplificazione dei tracciati tranviari e la creazione di una vasta area archeologica.
Ci fa piacere che gli ideatori del progetto ci abbiano menzionato commentando il nostro post con queste parole “l’approccio Metrovia trova una definizione perfetta.”
Il nostro sogno è passare dalle parole ai fatti e ridare a tutta la zona in questione quella dignità che diverse scellerate scelte del passato le hanno tolto.
Vorremmo anche ripresentare (vedi post) un brevissimo filmato della serie “Esquilino Tales – Master in comunicazione dei Beni Culturali” dal itolo “Passaggio” creato da Margherita Stisi. Il filmato, pur nella sua brevità, mette a nudo due aspetti negativi dell’attuale situazione di Porta Maggiore: il continuo passaggio di tram intorno e attraverso il monumento e la mancanza totale di una illuminazione notturna.
Innanzitutto una doverosa premessa: Porta Maggiore è il principale nodo tranviario di tutta Roma, non esiste alcun altra zona della città che veda il passaggio di tante linee di tram. E non solo nell’attualità ma anche nel PUMS il documento programmatico per la mobilità sostenibile del Comune di Roma. Ecco l’immagine del documento relativa a tutte le linee tranviarie che dovrebbero essere ideate nei prossimi anni in tutta Roma. Il centro nevralgico non è la Stazione Termini o un’altro luogo ma rimane Porta Maggiore con tutti i problemi che ne conseguono.
E questa è stata una scelta fatta nei decenni scorsi quanto mai discutibile (vedi foto accanto con le devastazioni all’area archeologica apportate per la posa dei binari) perchè il luogo in questione è un sito archeologico di eccezionale importanza e bellezza soffocato non solo dall’incessante traffico veicolare ma anche dal passaggio dei numerosissimi tram intorno e attraverso la porta. Purtroppo il PUMS non solo non cerca di migliorare la sitazione, ma, se possibile, addirittura la peggiora
E proprio partendo da questi presupposti che nasce il progetto di Metrovia, aumentare l’offerta dei mezzi pubblici su rotaia ma riqualificando la zona, semplificando e unificando i tragitti tranviari, limitando e ordinando il traffico veicolare e creando di fatto un parco archeologico di grande interesse e bellezza. Insomma un vero progetto che coniuga mobilità ed urbanistica. Ecco il filmato di Metrovia.
Per maggior chiarezza pubblichiamo anche due filmati esplicativi della linea che secondo il progetto Metrovia viene chiamata T1 che non solo prenderebbe il posto dell’attuale Laziali Centocelle ma di fatto creerebbe un servizio di mobilità pubblica in grado di collegare numerose zone periferiche del quadrante sud est di Roma completamente prive di trasporti su ferro con il centro della città e con numerosi nodi di scambio. Il utto liberando finalmente via Giolitti.
E’ inutile dire che siamo completamente d’accordo con questa linea progettuale che riprende al 100% tutte le indicazioni, i consigli e le richieste che abbiamo formulato all’attuale amministrazione ma sono cadute nel vuoto : se vogliamo che Roma diventi finalmente una città europea dal punto di vista della mobilità bisogna dar vita a progetti di questo tipo altrimenti si rischia di spendere a vuoto montagne di fondi erogati per il miglioramento del trasporto pubblico ma che di fatto risolvono poco o nulla.
Un interessante post di Facebook con relativo filmato e articolo pubblicato da “RailPost Un viaggio da raccontare” uno degli account ufficiali delle Ferrovie Italiane. La discussione verte su un argomento attuale ed importante come la rigenerazione urbana. Riutilizzare in un altro modo edifici e terreni a suo tempo dismessi dalle Ferrovie di Stato cercando di coinvolgere tutti gli “Stakeholder” interessati (dalle autorità locali al mondo accademico, dai professionisti ai cittadini) è senz’altro la strada maestra per arrivare a dei buoni risultati da un punto di vista urbanistico anche tenendo conto di un aspetto fondamentale specie in questi tempi come la sostenibità . E’ però necessario che oltre alle belle parole e agli interessanti proponimenti facciano seguito i fatti: troppi progetti sono naufragati proprio per la mancanza di concertazione tra tutti i soggetti interessati e la scarsa pianificazione.
Anche qui all’Esquilino sono in corso alcuni progetti di rigenerazione urbana ed uno, importante, proprio da parte delle Ferrovie Italiane di cui ci siamo occupati qualche tempo fa (vedi): la ristrutturazione dell’ex Cabina Ace della Stazione Termini per adibire l’edificio e l’area circostante a Museo delle Ferrovie. Ci auguriamo che quanto prima venga istituito un tavolo per discutere con tutti i soggetti interessati i risvolti e le ricadute che un simile progetto avrà senz’altro nell’economia e nella vita del Rione
In alto la tavola originale del PRG di Roma del 1873. Per quanto riguarda l’Esquilino è già completatmente delineato non solo nel suo complesso ma anche per quanto riguarda le strade, gli isolati e le piazze. Nel 1873 la parte a sud di viale Manzoni non risulta ancora acquisita a livello pubblico e compaiano ancora i nomi di alcune ville storiche ma nel 1883 questa zona viene destinata ad area pubblica con opere (Policlinico) che non verranno mai realizzate in questa sede ed in seguito questi terreni verranno ceduti a privati e cooperative.
1873 – 1883
Quello che ci ha incuriosito e meravigliato sono comunque i correttivi che sono stati ideati tra il 1873 e il 1883 per via Giolitti e vie limitrofe ed in genere per la viabilità della zona tenendo presente che nel 1883 non esistevano ancora le automobili. Ebbene mentre nel primo PRG non c’è traccia nè del sottopassaggio di Santa Bibiana nè di quello fantomatico (mai realizzato) di viale Manzoni, nel secondo appaiono tutti e due. Ciò evidenzia, in quei dieci anni, un attento studio delle esigenze di mobilità, che ovviamente erano completamente diverse da quelle attuali, ma che è quasi completamente mancato nei decenni seguenti e ci ha consegnato l’attuale situazione tutt’altro che ottimale.
Pubblichiamo un documento dell’Associazione Abitanti via Giolitti redatto alla fine del secolo scorso in occasione di un incontro sui temi dell’Esquilino che si tenne al Teatro Brancaccio.
Da allora alcune cose sono cambiate a via Giolitti; nel tratto da Porta Maggiore alla stazione dei Laziali non passano più autobus di linea dell’Atac e da diversi anni è stato risolto il problema delle polveri rosse che venivano prodotte in quantità industriale dai sistemi frenanti dei treni della linea, allora, Laziali – Pantano e i cui segni sono ancora visibili sugli edifici della Stazione Termini (vedi foto sopra), ma alcune problematiche sono rimaste esattamente come allora, anzi forse sono addirittura peggiorate tenendo presente che le rotaie della linea ferroviaria e le vetture hanno vent’anni di più.
Comunque, sono le proposte dell’Associazione ad essere assolutamente più che attuali: questo per dire che non è certo mancato l’impegno fin da allora da parte dei residenti, ma ahimè, tutte le amministrazioni che si sono succedute non hanno mai recepito ciò che veniva formulato e consigliato. Ecco il documento
E’ dello stesso periodo questo progetto (in realtà una tesi di laurea in Architettura) relativo alla riqualificazione di via Giolitti in particolare nel tratto da Porta Maggiore alla Stazione dei Laziali. Già allora era chiaro che senza un’attenzione particolare al cd. Tempio di Minerva Medica qualsiasi proposito di miglioramento ambientale e urbanistico sarebbe stato illusorio e con diversi anni di anticipo sia su altri progetti presentati al Premio Catel del 2011 sia su alcune realizzazioni relative alla Metro C relative alla valorizzazione di reperti archeologici il progettista ipotizzava uno scavo per riportare alla luce le mura del monumento che giacciono sotto il piano stradale di via Giolitti con relativo ripristino della quota archeologica. Sarà mai possibile realizzare un simile progetto a via Giolitti?