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Dal 14/5 al 12/6/25 “Tra Battiti e Segni” Mostra bipersonale presso lo Studio di Architettura Anzuini & Edalatkhah

Dal 14 maggio al 12 giugno 2025

STUDIO DI ARCHITETTURA ANZUINI E EDALATKHAH

VIA STATILIA, 18

Tra Battiti e Segni

Mostra bipersonale d’arte contemporabea

di

David Cocozza e Igor Grigoletto

Dal sito https://theartlibido.com

Inaugura il 14 maggio a Roma alle ore 18.30 presso lo Studio di Architettura Anzuini & Edalatkhah “Tra Battiti e Segni”, la bipersonale di Davide Cocozza e Igor Grigoletto curata da Velia Littera.

Una mostra caratterizzata da una narrazione artistica complessa e potente, dai linguaggi artistici netti e definiti cha ambedue i protagonisti declinano in modo assolutamente personale

Davide Cocozza mentre al centro della sua visione pop gli animali per spingere lo spettatore a riflettere su quanto il modello antropocentrico abbia allontanato l’uomo dall’ambiente naturale, da quell’ideale di bellezza e purezza che la natura stessa rappresenta. I loro battiti sono la musicalità che regola l’universo, le loro emozioni sono pure, proprio perché regolate dall’istinto. Gli animali oggi sono costretti a “sopravvivere” in un ambiente che l’uomo ha modellato per il suo egoistico ed esclusivo vantaggio; renderli protagonisti significa per Davide Cocozza restituire loro la dignità e la forza della quale sono stati privati.  

Igor Grigoletto attraverso il rigore delle sue linee ci invita a guardare noi stessi in modo differente e ad abbandonare ogni sovrastruttura per arrivare all’essenza della nostra anima. E per farlo sviluppa un linguaggio artistico basato sulle linee, sulle rette, su un geometrismo che abbandona l’io e le sue costruzioni per cogliere la struttura più profonda del nostro essere. Le sue linee trasportano lo spettatore in una profonda essenza di ordinata e calma bellezza; il vetro, che è il materiale d’elezione dell’artista, ci guida verso la purezza ed una quanto mai necessaria trasparenza.   

Entrambi gli artisti con le loro differenti modalità narrative esprimono il loro j’accuse verso una società che si è sviluppata verticalmente, secondo logiche di supremazia e affermazione incontrastata del proprio ego.

Davide Cocozza e Igor Grigoletto  riportano la necessità di una convergenza da parte di tutti su un equilibrio ecologico ed ambientale basato sulla cooperazione e sulla coabitazione, sulla coesistenza di specie diverse, sul rispetto nei confronti dell’elemento naturale, ormai visto solo in termini di spazio utile per una ulteriore conquista o un’ ulteriore cementificazione, e dell’elemento animale, che l’uomo, nel continuo sforzo di addomesticamento, ha snaturato.          

Inserita nello spazio ordinato e rigoroso dello studio degli architetti Francesco Anzuini e Sara Edalatkhah, la mostra assume una funzione quasi generativa, l’arte rompe le geometrie architettoniche per aprire spiragli di emozione e di riflessione. Architettura e arte si completano a vicenda. Il progetto si fa più ricco, più profondo, quando lascia entrare la voce dell’arte e l’arte, a sua volta, trova nell’architettura un corpo dentro cui vivere.

Vernissage: 14 maggio 2025, ore 18:30

Wine tasting: Cantina Menol

Dal 6/5 al 26/9/25 “Wil Van Der Laan – Bronzi e dipinti” Mostra allo Spazio Field

Dal 6 maggio al 26 settembre 2025

SPAZIO FIELD – PALAZZO BRANCACCIO

Wil Van Der Laan

Bronzi e dipinti

 

Un viaggio tra materia e colore, tra forza e bellezza.
Dal 6 maggio al 26 settembre 2025, le opere dell’artista olandese Wil Van der Laan animano Spazio Field a Palazzo Brancaccio.
Sculture che sembrano respirare e dipinti carichi di energia trasformano l’ambiente in un inno vibrante alla vita.
Figure umane e forme naturali si fondono in un continuo flusso vitale, in equilibrio tra potenza e delicatezza.
 
Via Merulana, 248

Dal 2/5 al 15/05/25 “Rome International Art Fair 2025” al Medina Art Gallery

Dal 2 al 15 maggio 2025

MEDINA ART GALLERY – VIA A. POLIZIANO 32. 34, 36 e 4, 6

Rome international Art Fair 2025

 

Fino al 15 Maggio 2025 nelle galleries di Via Angelo Poliziano 32-34 e 4-6 a Roma, l’exhibition presenta uno straordinario insieme di artisti internazionali: PHOTOGRAPHY, PAINTING, VIDEO ART, INSTALLATION/SCULPTURE AND PERFORMANCE ART, in un forum per la condivisione ed il networking di idee, contatti e relazioni tra collezionisti, artisti, fotografi, designer, curatori ed operatori di settore. La mostra analizza la relazione fra corpo e spazio con l’ibridazione tra identità e contesti culturali / fisici / sociali / urbani del contemporaneo. Due le sezioni principali: MIXING IDENTITIES and FUTURE LANDSCAPES.

La prima, attraverso un’esperienza immersiva, analizza i labirinti complessi della nostra coscienza. Il corpo umano è un sistema  in evoluzione collegato ad altri corpi nello spazio, per percepire la realtà circostante: un sistema di comunicazione forte con un proprio linguaggio e infinite modalità di espressione. Il concept della seconda sezione, più astratto, si focalizza sulle strutture tra corpo, mente e anima, che ridefiniscono limiti e confini, trasformando le superfici in un flusso aperto di idee pure.

Ancora una volta Roma offre una piattaforma perfetta, fondendo la propria unica e magnifica eredità classica con innovazione, visione e prospettiva contemporanea.

Rome International Art Fair… segui le pagine Medina Art Gallery sui social: Facebook, Instagram e Youtube

 

Dal 30/5 al 5/6/25 “Nelson Flores: Sogni di libertà” Mostra al Medina Art Gallery

Dal 30 maggio al 5 giugno 2025

MEDINA ART GALLERY – VIA MERULANA, 220

Nelso Flores

Sogni di Libertà

“Sogni di Libertà” di Nelson Flores con testo curatoriale di Livia Occhigrossi

Nel paesaggio pittorico di Nelson Flores, la figura del gigante si staglia come un’entità arcaica e al tempo stesso profondamente personale. Nata inizialmente da un processo inconscio, essa si è evoluta in una chiave simbolica che intreccia riferimenti teologici, antropologici e filosofici. Il gigante diventa così una metafora dell’essere umano gettato nel mondo, alla ricerca del proprio destino in un’esistenza che lo sovrasta e lo interroga. Per l’artista, il gigante è un guerriero, un’entità resiliente che avanza con passi decisi verso un sogno di libertà, rielaborando un’infanzia segnata dalla solitudine e dalla necessità di lottare.

Questa ricerca di identità si riflette nella scelta di paesaggi evocativi e solitari, sospesi tra realtà e visione onirica. Strade, deserti, montagne e cieli nuvolosi emergono come scenari interiori, specchi della memoria dell’artista e della sua esperienza del mondo. L’uso della fantasia diventa quindi un processo essenziale, un elemento imprescindibile per catturare l’essenza dell’esistenza e restituirla sulla tela con immediatezza e profondità emotiva.

Dal punto di vista cromatico…

…la tavolozza scelta dall’artista è dominata da gamme monocromatiche con contrasti studiati, in cui il blu assume un ruolo preponderante. Questo colore, oltre a conferire un senso di malinconia ed eternità, riflette lo stato d’animo dell’autore e la sua visione esistenziale, segnata da un sentimento di solitudine e da una costante tensione tra fragilità e resistenza.

Il suo processo creativo si configura come un vero e proprio viaggio, che parte da schizzi ispirati a ricordi ed esperienze vissute e si sviluppa attraverso una tecnica pittorica attenta alla costruzione dell’atmosfera. L’uso dell’olio diventa un mezzo privilegiato per esprimere la profondità della sua ricerca, conferendo alle opere un’aura umana e tangibile, dove le pennellate creano un dialogo tra pieni e vuoti, tra materia e assenza.

Ma oltre all’introspezione…

…l’arte di Flores si carica di una forte valenza sociale e politica. Il suo sguardo critico sulla società contemporanea emerge attraverso una pittura che denuncia l’alienazione dell’uomo moderno, smarrito in un mondo che ha perso il contatto con la bellezza autentica e con la dimensione spirituale dell’esistenza. L’arte diventa così non solo un mezzo di espressione personale, ma anche uno strumento di pedagogia e di resistenza contro le tirannie, indipendentemente dalla loro matrice ideologica.

Il legame con l’identità indigena e con la cultura Chillaos si manifesta in una volontà di preservare e diffondere la memoria di un popolo e delle sue tradizioni. Attraverso i suoi giganti, l’artista si fa erede di una storia ancestrale, riportando alla luce le radici di una civiltà e integrandole in un discorso artistico universale.

Infine, il concetto di cammino assume un valore centrale nella poetica dell’artista, in un rimando costante alla celebre frase di Antonio Machado: “Camminatore, non c’è sentiero, il sentiero si fa camminando”. Il cammino è esistenza, è trasformazione, è ricerca di senso. E nella sua arte, ogni pennellata è un passo verso la libertà, un invito a non fermarsi, a continuare a sognare e a costruire il proprio destino con la forza e la determinazione di un gigante.

Dal 30/4 al 7/5/25 “La facciata degli affetti” : Racconto fotografico di Sophie Chiarello al Gasby Cafè

Dal 30 aprile al 7 maggio 2025

GATSBY CAFE’

La facciata degli affetti

Racconto fotografico di

Sophie Chiarello

 

Cinque primavere fa, un decreto ci vietava di spostarci oltre 200 metri dalle nostre abitazioni.
La mia famiglia è sparsa lungo lo stivale e oltre.
Dei muri invisibili si ergono disegnando nuove frontiere.
Mi manca l’aria
Esco
Le strade sono vuote
Alzo gli occhi alla ricerca della vita dentro le case
Una finestra si apre
Si affaccia un’amica
Poi un’altra
E un’altra ancora.
Il mio raggio di 200 metri si popola di finestre aperte
Rivedo volti
Tristi, felici, pensierosi, fiduciosi, preoccupati, allegri
Li fotografo
Le foto diventano un collage e rivela la facciata di un palazzo immaginario:
La facciata degli affetti
ritratti di Sophie Chiarello
collage realizzato con la collaborazione di Sveva Bellucci
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Sophie Chiarello è una regista e documentarista italo-francese. Il suo ultimo documentario “Il cerchio” vince il Premio David di Donatello Cecilia Mangini 2023 per il miglior documentario. Fotografa per diletto, ma soprattutto per fermare lo sguardo e riavvolgere i pensieri. Così nasce il racconto fotografico “La facciata degli affetti” a primavera 2020.
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le mostre del Gatsby Café sono a cura di Séverine Queyras

 

Il ciclo pittorico del Cavalier D’Arpino a Santa Prassede

Un piccolo regalo di Pasqua per tutti coloro che ci seguono. L’Esquilino offre anche un ciclo pittorico dedicato alla Resurrezione e alla Trasfigurazine del Signore. E’ opera del cosiddetto “Cavalier D’Arpino” al secolo Giuseppe Cesari (1568 – 1640) e si trova nella Cappella degli Olgiati  presso la basilica di Santa Prassede. Gli affreschi sono stati realizzati tra il 1593 e il 1595. Il filmato seguente è una delle rarissime testimonianze esistenti sul web di questa notevole ma poco conosciuta opera pittorica.

Dall’11 al 17/4/25 “En plein air” mostra di Marco Carloni al Medina Art Gallery

Dall’11 al 17 aprile 2025

MEDINA ART GALLERY – VIA A. POLIZIANO, 4 – 6

En plein air

Mostra di

Marco Carloni

La pittura di Marco Carloni è un viaggio nella luce e nel colore, un’osservazione attenta del mondo che si traduce in pennellate rapide e incisive.

Dipingere all’aperto, per l’artista, non è solo una scelta tecnica ma un’esigenza: significa entrare in dialogo diretto con il paesaggio e affrontare la pittura con l’urgenza di catturare un momento preciso, consapevole della rapida mutevolezza della luce che impone sintesi immediata.

Questa mostra raccoglie una selezione delle sue opere ad olio più significative, testimonianza di un percorso artistico intenso. Ogni dipinto di Carloni è un frammento di luce e di vita, un invito a guardare il mondo con occhi nuovi, con la stessa passione e lo stesso stupore che hanno sempre guidato il suo sguardo.

Dall’11 al 17/4/25 “Ettore Giaccari – Cattedrali della conoscenza” mostra al Medina Art Gallery

Dall’11 al 17 aprile 2025

MEDINA ART GALLERY – VIA MERULANA, 220

Ettore Giaccari

Cattedrali della conoscenza

 

Testo curatoriale e presentazione di Giada Gasparotti

Un vero e proprio vocabolario per immagini, in cui perdersi per ritrovarsi. Sì, perché l’arte del Maestro umbro Ettore Giaccari, narratore appassionato, apre infinite riflessioni su ciò che era e ciò che sarà. Lo fa attraverso uno sguardo attento, che trasla su tela il vissuto attraverso il suo tocco materico e strabordante, specifico del suo “fare arte”, tramite una narrazione non solo pittorica. Narrazione che emerge da una orchestrale tavolozza che gioca con varie e ripetute tonalità: dal bianco candido- etereo al blu Oltremare, dal giallo al rosso sanguigno.

La sua pittura a tratti “scultorea”, che rivive “tra pensieri filosofici di aristotelica memoria, storiche citazioni e platonici riferimenti”, diviene in “Cattedrali della conoscenza ” – questo il titolo della sua prima personale romana – un viaggio che si perde nei meandri delle dottrine, tra “l’amore del sapere”, in un linguaggio che trova  spazio vitale nel “piacere della domanda”.

Durante le mie conversazioni nello studio del Maestro Giaccari…

…circondati da quello che è a tutti gli effetti un “Metaverso” di materia e di colore, ho spesso sostenuto che il grande merito di questo artista è quello di provocare pensiero. Lo dimostra ancora una volta in questa esposizione. 15 le tele esposte che accompagnano lo sguardo alla scoperta della conoscenza, in questa mostra in cui arte e filosofia si uniscono. In 7 di questi dipinti di ultima produzione, i simboli disseminati sui supporti, che necessitano di uno sguardo attento per essere apprezzati nella loro totalità narrativa, emergono da uno sfondo nebuloso su cui si stagliano le “Cattedrali della conoscenza”.

È un viaggio nel tempo e nella storia in cui l’artista, ripercorrendo alcuni tra i più conosciuti archetipi filosofici, da Talete ad Aristotele, passando per Empedocle, ci e si interroga sul concetto di felicità, di trascendenza e spiritualità. E quello che a prima vista può sembrare un mero cammino tra le pietre miliari della filosofia è in realtà una ricerca personale di crescita e consapevolezza. Un cerchio che inizia nel VII sec. e si conclude nel IV sec. a.C.

Ed è proprio sulla fine che mi voglio concentrare ora.

Eudaimonia, (“eu” buono, “daimon” genio) questo il titolo della tela che chiude la prima serie pittorica di Giaccari dedicata alla teoretica, è termine che richiama la felicità come fondamento dell’etica. Un concetto antico che, partendo dai presocratici ha attraversato la filosofia e che in Giaccari rivive in chiave Aristotelica come l’insieme delle virtù che, attraverso la conoscenza del sé e la giusta misura, portano l’uomo alla propria piena realizzazione.

In quest’olio su tela, una sorta di racconto autobiografico in cui il messaggio è già interamente insito nei simboli, l’artista raggruppa molti degli elementi cari alla sua poetica: corpi senza identità, cavalli sospinti da nobile sentimento, soffici piume, cicatrici, “porte-soglia” e al centro della composizione il drappo sacro-pagano. Su di un “palcoscenico” dalla velata resa prospettica, l’artista pone se stesso sotto forma di una silhouette antropomorfa dal “volto-senza volto”. Dietro di lui si staglia una grande vetrata gotica, il cui candore illumina l’intera composizione. La scena è “abitata” da altri fondamentali elementi che rendono l’opera un vero e proprio “testo”, di lettura non banale.

In una sorta di testamento visivo…

…l’artista sembra palesare la sua personale Eudaimonia. Lo fa attraverso la raffigurazione della piuma, simbolo di conoscenza e parola, lo fa attraverso il verbo, altro elemento alla base della sua grammatica. Nella parte inferiore della tela, sulla destra, compaiono rivelatrici queste parole: “Cosa porti sulle labbra socchiuse? La piuma della parola che anela conoscenza. Quale parola fra le labbra socchiuse? Eudaimonia perché la piuma vola alta.”

Questi i versi che il Maestro Ettore Giaccari imprime sulla tela, svelando il suo Daimon.

E il vostro qual è?

Dal 4 al 10/4/25 “Yulia Gladkaya in arte Birò: THE WALL” al Medina Art Gallery

Dal 4 al 10 alrile 2025

MEDINA ART GALLERY – VIA MERULANA, 220

Yulia Gladkaya in arte Birò: THE WALL

 

Gladkaya in arte Birò nel testo critico a cura di Grazia Mocci

La mostra personale di Birò si configura come un’avventura ai confini tra organico e artificiale. E invita il visitatore ad immergersi in un universo ibrido in cui creature cibernetiche prendono forma attraverso il tratto essenziale e incisivo della penna a sfera. L’artista, con ritmo morbido e ventoso, trasforma lo strumento d’uso quotidiano in un mezzo d’indagine visiva che interroga il rapporto tra umanità e tecnologia, tra corpo e macchina.

Nata a San Pietroburgo e laureata all’Accademia di Brera, Birò traduce nelle sue opere un intreccio tra memoria personale e immaginario globale, in cui le sue radici culturali emergono come una traccia sottile ma persistente. Ogni opera nasce dall’ascolto di una canzone, prevalentemente rock, che diviene per l’artista una musa ispiratrice capace di tradurre le vibrazioni sonore in segni visivi. Questa connessione con la musica non è soltanto la prima tappa del processo creativo, ma anche un ponte emotivo che incita il pubblico ad entrare nell’opera e navigare con la propria mente. Nel concept dell’artista, proprio il pubblico dovrebbe lasciarsi trasportare aldilà della superficie del disegno, per agevolare la propria creatività ed esplorare liberamente il proprio immaginario. Come un extraterrestre che osserva per la prima volta la terra, con comportamenti e movimenti umani, cambiando di volta in volta angolatura.

Al centro dell’esposizione si erge un’installazione che s’ispira al “The Wall” dei Pink Floyd: una parete costruita come un mosaico di circa cinquanta opere, che si fondono in un’unica struttura visiva. Come un mattone, ogni disegno contribuisce alla costruzione di un muro che non separa, ma apre porte. Questa composizione stratificata è una sorta di concept-album artistico di Birò, una banca della memoria personale con tutti i suoi file, dove l’artista riflette sull’identità contemporanea e sulla permeabilità dei confini tra reale e virtuale. Le figure cibernetiche e mitologiche che abitano il percorso espositivo sembrano provenire da una realtà distopica, ma racchiudono in sé un’umanità fragile e necessaria. I corpi ibridi, privi di equilibrio, evocano un dialogo costante tra evoluzione e perdita, tra il tentativo di trascendere i limiti dell’uomo e la nostalgia per ciò che resta irrimediabilmente umano. L’adozione della Bic e del formato A4 accentuano il contrasto tra la complessità delle forme e l’umiltà del mezzo, mettendo in luce un’intenzione quasi artigianale in un contesto che esplora l’oltre-umano. L’artista, che intende sfidare la rapidità dell’era digitale, invita a una profonda e meditativa riflessione dove ogni linea diviene resistenza, memoria e interrogazione.

Questa mostra non è soltanto esplorazione estetica, ma anche indagine sulle tensioni della realtà attuale. Il muro di disegni è concepito come una metafora di barriere visibili e invisibili: quelle tra l’uomo e la macchina, tra l’individuo e la collettività, tra il sé e le proprie ombre. Eppure, ogni mattone sembra voler aprire una breccia, invitando a gettare lo sguardo altrove, a interrogarsi su cosa significhi essere umani e sulla natura della propria individualità nell’epoca della tecnologia pervasiva.

Dal 3 al 17/4/25 “La Musica delle Immagini” Mostra di Matteo Montanari al Gatsby Cafè

Dal 3 al 17 aprile 2025

GATSBY CAFE’

La Musica delle Immagini

Mostra di

Matteo Montanari
Ogni scatto è una melodia, ogni fotografia una nota che racconta una storia.
“La Musica delle Immagini” è un viaggio che celebra l’anima della musica attraverso gli occhi di chi la crea, catturando l’intensità e l’emozione dei musicisti in performance.
Le immagini, pur nella loro apparente staticità, vibrano di energia. Ogni strumento racconta una sinfonia, ogni espressione un frammento di una composizione in divenire.
La musica diventa visibile, con fotografie che uniscono ciò che si ascolta a ciò che si vede, unendo suono e immagine.
In questo processo emerge la sinestesia: percepire i suoni come forme e contrasti.
Le immagini in bianco e nero, attraverso luci, ombre e texture, raccontano l’intensità della musica senza bisogno di colori.
Questa serie è dedicata a chi vive la musica con gli occhi, cercando un’armonia che va oltre le note.
Benvenuti nel mio racconto visivo, un tributo ai musicisti e alla loro capacità di trasformare il mondo in un’onda sonora.
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La mia passione per la fotografia nasce da un’ansia: quella di fermare il tempo. Da ragazzo facevo ritratti a tutti i miei amici. Più tardi matura e si trasforma in una grande e meravigliosa storia d’amore. La passione per i ritratti però è rimasta, anzi è cresciuta.
Quando più tardi iniziai lo studio della musica (il sassofono tenore in particolare) l’incontro tra le mie due amanti è avvenuto in modo del tutto spontaneo e naturale.
Ho provato a fare quello che sapevo fare meglio: i ritratti. Così ho cercato di fotografare la musica attraverso i suoi interpreti. Le due arti si fondono. Il musicista racconta una storia (la sua). Con il suo strumento anche lui scatta dei ritratti. Ed io con la mia reflex ho provato a ritrarre la musica…
IG: @montanaresimo
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le mostre del Gatsby sono a cura di Séverine Queyras