Nel ricordare l’apertura serale straordinaria dei Musei Statali e Capitolini (vedi) in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio 2024 con il biglietto d’ingresso al prezzo simbolico di 1€, pubblichiamo il programma della giornata del 29 settembre del Museo Nazionale Romano – Terme di Diocleziano e del Museo Nazioale Romano – Palazzo Massimo
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28/9/24 “GEP – Giornate Europee del Patrimonio 2024” Il programma della giornata del Museo Nazionale Romano – Terme di Diocleziano e del Museo Nazionale Romano – Palazzo Massimo
Nel ricordare l’apertura serale straordinaria dei Musei Statali e Capitolini (vedi) in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio 2024 con il biglietto d’ingresso al prezzo simbolico di 1€, pubblichiamo il programma della giornata del 28 settembre del Museo Nazionale Romano – Terme di Diocleziano e del Museo Nazioale Romano – Palazzo Massimo
Dal 27/9 al 3/10/24 “Sguardi nel deserto” Mostra personale di Maria Grazia Eminliani al Medina Art Gallery
Dal 27 settembre al 3 ottobre 2024
MEDINA ART GALLERY – VIA MERULANA, 220
Sguardi nel deserto
Mostra personale di
Maria Grazia Emiliani
Testo curatoriale e presentazione a cura di Matilde Spedicati
Rosso. Rosso è passione, rosso è calore, rosso è pericolo, rosso è vita, rosso è anche rabbia, rosso per Maria Grazia Emiliani è Africa – un desiderio che l’artista inizia a coltivare sin da ragazza. Tutto nacque con una lettura, Sognavo l’Africa di Kuki Gallmann. Come spesso accade, i libri ci regalano vedute, mondi e sensazioni inesplorati e la Gallmann fece nascere in lei un fuoco che indagherà solo al termine della propria carriera lavorativa.
Emiliani si diploma all’Accademia delle Belle Arti di Roma – indirizzo scenografia – per poi frequentare l’Istituto di Arti Ornamentali di Roma, dove ha la possibilità di affinare la tecnica pittorica. Dopo gli studi inizia a prestare servizio al Senato della Repubblica, continuando a coltivare la sua passione per l’Arte, seppur non a tempo pieno. Postasi in quiescenza, risfoglia quelle pagine del libro a lei tanto care, decidendo di immergersi nuovamente in esse e di scrivere anche lei pagine del suo “La mia Africa”, come fece Karen Blixen nel 1937.
Ed ecco che si arriva al viaggio: nel 2014 vola verso Sud, più precisamente a Mambrui, villaggio del Kenya situato a nord di Malindi, che con le sue spiagge di sabbia bianca è una delle zone più affascinanti della costa Swahili. Qui, il lusso e il comfort dei resort contribuiscono a immergere il turista in un’atmosfera straniante, distante dalla ben diversa quotidianità vissuta a pochi chilometri di distanza. Ed è lì, nelle più prossime piscine hollywoodiane, che l’artista Emiliani ha deciso di trascorrere all’incirca un mese, prestando assistenza presso l’orfanotrofio Asante Sana (grazie tante, in lingua swahili) dove un terzo dei bambini è siero-positivo.
Seppur Emiliani si esprima anche attraverso l’arte poetica, qui, lascia che sia il visivo, con la forza dei suoi colori, a raccontarci di ciò che ha significato per lei l’Africa. Dal confronto con la sua arte, il fruitore riemerge invaso da sensazioni ossimoriche, una condizione comprensibile, se si pensa che l’Africa è innanzitutto Terra di contraddizioni: è onirismo per la magnificenza del suo creato, è amore e vita allo stato primitivo, ma è anche dramma, violenza, ignoto, quindi pericolo.
Una memoria, dunque, che ritraccia le linee di un paesaggio, di un volto, ancor più di uno sguardo, talvolta intenso, seppur celato da un velo, talvolta manifesto in tutta la sua fragilità per un futuro incerto; e ancora, lo sguardo di una natura a tratti aggressiva e antagonista, a tratti sommessa. Insomma, la memoria di una Terra catartica, capace di scavare nelle profondità dell’anima dell’artista, permettendole di esprimere le emozioni più intime e primitive. Ed ecco un susseguirsi di immagini su tela che – come afferma l’artista – altro non sono che “istantanee strappate alla memoria”. Tale memoria sembra essere pervasa da un senso di primordialità che sulla tela si trasla in motivi artistici: i metteurs en scène delle fondamenta della vita.
Una natura sovrana che è al contempo vita e morte, fa sì che un albero che di per sé è vita, immerso in un contesto arido, diventi morte; una savana desolata, apparentemente inospitale per qualsiasi forma di vita, accoglie animali che sono di questa la manifestazione più pura. Una luna cangiante domina un paesaggio di un notturno turbante, penetrante, che arriva senza annunciarsi: lì, il cielo, a suo piacimento, si serra come un sipario, portando con sé l’oscurità.
E poi i legami. Quello tra madre e figlio, che rimanda al volto materno della Terra africana, più conosciuta come Continente Madre, Culla dell’Umanità – la Terra dove tutto ebbe inizio. Come anche legami, frutto della civiltà, fatti di costumi, simboli, tradizioni, che fanno sì che l’arte di Emiliani si allontani da quell’immaginario proprio dell’arte visiva coloniale, euro-centrica, desiderosa di un’Africa lontana, esotica, magnificente sì, ma vergine e arcaica.
In questa sua fase artistica, Emiliani mette da parte un certo accademismo, anche se relativamente imprescindibile per il raggiungimento di un’espressione che sia fedele alle emozioni che rinascono in lei grazie al ricordo. Una purezza espressiva che riflette la sensibilità di uno sguardo primitivo, intriso di un profondo lirismo, che lo rende incline allo stupore e che lo alimenta in questa continua ricerca di un senso, senza vincoli o pregiudizi, nella consapevolezza delle molteplici sfaccettature della vita su questa Terra, proprio come la sua espressione artistica.
Fotogrammi, impressioni, nuove intuizioni: questo è ciò che ad oggi l’artista custodisce preziosamente di quest’esperienza, insieme ad uno smisurato desiderio di farvi ritorno, in quella Terra dove ha subito e sognato. Ed eccoci di fronte ad una mostra itinerante, in cui ogni quadro è un viaggio senza fine, una rivelazione costante che si manifesta ogni qual volta l’artista decide di riscavare nel proprio passato emotivo. La tela diventa qui metafora della vita. L’una è specchio dell’altra. Così come il dipinto non conosce punto d’arrivo, il racconto della vita è alimentato costantemente da scelte ed esperienze. Qui l’individuale diventa universale e l’esperienza si eleva a messaggio umanitario. Un gioco di specchi in cui l’Arte di Maria Grazia Emiliani permette all’osservatore di immergersi nell’immaginario di un’Africa desiderata, vissuta, amata, sofferta e combattuta, invitandolo, al contempo, a porsi in discussione, riflettendo sul significato degli sguardi indagati.
Dal 27/9 al 3/10/24 “Mostra personale di Marco Marciani” al Medina Art Gallery
Dal 27 settembre al 3 ottobre 2024
MEDINA ART GALLERY – VIA A. POLIZIANO, 4 6
Mostra personale di
Marco Marciani
Testo curatoriale e presentazione cura della Dott.ssa Eleonora Bavastro
Marco Marciani, nato a Magliano Sabina (RI), inizia la sua carriera lavorando come attore, regista di teatro, cinema e tv, insegnando per sette anni all’Accademia Beatrice Bacco le materie: approccio alla telecamera, sensoriale e acting sul palcoscenico. La sua indole all’approccio delle diverse forme d’arte lo ha condotto a perseguire parallelamente le sue numerose passioni, compresa la pittura, creando un immaginario pittorico ricco di contaminazioni artistiche.
Da bambino si divertiva a dipingere la natura del reatino, dove i genitori portavano avanti le loro attività di commercianti e ristoratori, andando alla scoperta dei ruscelli e delle piante, passeggiando per chilometri nei prati, lasciandosi ispirare dai colori della terra e dei campi. Col tempo, analizzando i grandi artisti e studiando le loro opere, le memorie naturalistiche sono diventate l’espressione più rappresentativa della sua pittura, permettendo alla natura congenita dentro di lui di trovare una forma, affinando la ricerca tecnica dei materiali per rendere la sua visione più personale.
Non sa dire se i differenti ruoli artistici abbiano influenzato la sua pittura, la sua capacità di essere lavorativamente poliedrico è stata senza ombra di dubbio la sua forza per essere un artista indipendente, evitando la necessità di dover scendere a compromessi d’autore. Non si possono tuttavia non citare la bravura e la lungimiranza nel saper cogliere l’unicità dalle diverse pratiche artistiche, fondendole e rendendole arte nuova.
La ricercata scelta dei materiali…
…come il tulle, proviene dal teatro, dai vestiti di scena, dai separé della scenografia, l’utilizzo delle trasparenze e della luce, che solo un occhio abituato alla regia sa cogliere, sono state messe in primo piano grazie all’impiego del plexiglass, rendendo il supporto traslucido capace di emanare leggerezza, donando così tridimensionalità alle sue opere, rimandando al gioco di ombre, di chiaroscuri, che i fari e i proiettori cinematografici riescono a creare sul set. Il pittore, in questo modo, agisce rievocando un ambiente sospeso, fluttuante nel suo spazio psichico, avvolgendo di mistero le sue opere.
La bellezza dell’arte per Marco Marciani sta nel fatto che non ha bisogno di un’area circoscritta, si può dipingere ovunque, sporcando e sperimentando. Lasciare le opere in magazzino per l’artista è complicato, anche da un punto di vista pratico, permettergli una corretta asciugatura ha bisogno di spazio e tempo adeguato, così ha voluto ricercare un suo approccio personale alla tela, stendendo su di essa uno strato di colore che andasse a fondersi con il supporto, dando quasi un’idea di stampa o di stoffa floreale, facendolo diventare il suo tratto distintivo.
Le sperimentazioni e lo studio dei grandi come Lucio Fontana lo hanno portato ad interrogarsi sul vuoto, sul tridimensionale, sul vedere oltre la tela. Non ha mai compreso però, durante questi anni di osservazione, l’utilizzo della violenza e della forza per valicare la materia, lo squarcio per strappare il velo. Per questo motivo,
dopo anni di studio, ha portato a termine la sua visione di vuoto, scegliendo la dolcezza ed il romanticismo per oltrepassare la tela, accompagnando l’interlocutore per mano nel suo mondo, senza forzarlo, ponendo così a capo del suo intero processo creativo la continua ricerca della bellezza.

Dal 20/9 all’8/11/24 “Mirta Carroli – Solido come l’aria” Mostra presso TRAleVOLTE Aps
Dal 20 settembre all’8 novembre 2024
TRAleVolte Aps – Piazza di Porta San Giovanni, 10
Mirta Carroli
Solido come l’aria
a cura di
Giulia Del Papa
Questa mostra personale si pone in concomitanza, temporale e logica, con l’inaugurazione presso SIC – Sculture in Campo, di una grande scultura in acciaio corten, Fucinafuoco.Trait d’union con questa esposizione a TRAleVOLTE è la maquette in legno di Fucinafuoco, presentata in mostra come un testimone, a continuazione di un discorso che dall’aperto di un parco si sposta al chiuso di un luogo storico. Perché qui la trasformazione che si attua è di tipo concettuale. La scultura si stacca da terra, libra nell’aria sino a rendersi ombra, muta dal ferro alla carta, alla luce, in un’opera totale che abbraccia lo spazio chiuso e lo spettatore che la attraversa. È la leggerezza della scultura, che nella chiarezza della forma geometrica del triangolo rettangolo ci conduce in un percorso verso l’immaterialità.
Solido come l’aria è un’opera totale, che l’artista fa nascere all’interno di questo spazio e con esso si pone in dialogo.
Dalla volta si muove una struttura aerea in metallo, un mobiles, forma geometrica del triangolo rettangolo che si libra nell’aria della volta in laterizio, lanciandosi per tutta la sua lunghezza e si trasforma in carta, cala dall’alto ad abbracciare lo spazio e consente la prosecuzione in ombra della forma in alto definita. Due sculture in basso fanno da contrappunto a questo corpo, forme anch’esse aeree, piani e curve di flessibile metallo che si intersecano tra loro e nelle cavità si riverberano in nuove forme.
(Dal testo di Giulia Del Papa).Mirta Carroli è nata a Brisighella (RA) nel 1949, vive e lavora tra Bologna e Milano. Dopo gli studi Artistici: Liceo Artistico e Accademia di Belle Arti di Bologna, insegna Discipline Plastiche presso il Liceo Artistico e Didattica dell’Arte All’Accademia di Belle Arti della stessa città. Ha iniziato ad esporre nel 1984 con numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero ed ha al suo attivo diverse sculture di grandi dimensioni. Nel 1999 le viene conferito il Premio Marconi per la Scultura. Tra le più significative mostre collettive si possono ricordare le Biennali di scultura di Gubbio nel 1994 e nel 2005 su invito di G. Bonomi e M. Vescovo; quelle di Palazzo Massari a Ferrara nel 1994 e 1996. Espone nel 1994, 2003 e nel 2011 a New York ed è presente con una versione del menabò “Dieci nell’uno” alla XLVI Biennale d’Arte di Venezia sezione grafica. Seguono numerose mostre personali: nel 2000 alla Galleria G7 “Rilievi” e nel 2007 “Tribale” alla Galleria Plurima di Udine; nello stesso anno è presente in Cina a Shanghai con sculture ed una perfomance al Mooma di Shanghai. Parallelamente lavora sullo spazio progettando numerosissime sculture di grandi dimensioni e monumenti. Nel 2008 progetta una mostra antologica nel suo paese d’origine Brisighella, per la cura di P. Bellasi e G. Bonomi. Nel 2009 è presente con numerose sculture di grande dimensione a Castello di Pergine Valsugana su invito di F. Batacchi. Tra le ultime mostre ricordiamo le collettive tenute nel Parco della Reggia di Racconigi “Scultura Internazionale a Racconigi, a cura di L. Caramel ( 2010 ); a Rimini al Castello Sismondo “ Progetto Scultura” a cura di B. Buscaroli ( 2011 ); la mostra personale a Palazzo Schifanoia a Ferrara (2010 /2011) per la cura di A. Andreotti. Presenta nel 2012 nella Galleria G7 di Bologna la mostra personale “Del volo e del canto”. Nel Convento di S. Francesco a Bagnacavallo P. Bellasi cura una sua mostra antologica “Il tesoro dei Giganti” nel 2013.” Nel 2004 pubblica il libro-opera “Dieci nell’uno” Editrice Eidos Mirano insieme alla poetessa M. L. Vezzali, mentre nel 2011 esce per le stampe “Forme implicite gioielli di faïences/ Unearthed Shapes faïences jewels” sempre con le poesie di M. L. Vezzali per la casa Editrice Allemandi di Torino. A Faenza in una rotonda nel 2018 erige una scultura di sette metri “Nike”, mentre nel 2020 per Parma Città della Cultura a Langhirano progetta una scultura “Seguendo il volo dei rotoori” per il Sentiero dell’Arte. Nel 2022 esce la monografia “Scultura” Edizione Magonza Arezzo.Dal 20 settembre all’8 novembre 2024 dalle ore 16,00 alle 19,00
(escluso sabato e festivi)
Associazione Promozione Sociale TRAleVOLTE
direzione: Francesco Pezzini
Piazza di Porta San Giovanni, 10 – 00185 Roma
tralevolte@gmail.com
https://www.instagram.com/tralevolte/
www.tralevolte.org
Dal 20/9 al 3/10/24 Sabrina Puppin – “Transizione permanente” Mostra personale al Medina Art Gallery
Dal 20 settembre al 3 ottobre 2024
MEDINA ART GALLERY – VIA POLIZIANO 32, 34, 36
Transizione permanente
Mostra personale di
Sabrina Puppin
a cura di
Matilde Spedicati
Colore. E ancora colore. Il colore sulla forma. Un colore che impatta e che emoziona, che guida la mente verso nuovi immaginari. Laddove vi è razionalità, laddove si intravede una linea delineante mondi e visioni inequivocabili, allora si riparte, perché ad oggi per Sabrina Puppin la parola d’ordine è una sola, astrazione. La realtà presso Transizione Permanente si dematerializza e la percezione diventa strumento di investigazione della sua arte, nonché del mondo e di tutte le impressioni che l’artista da esso assorbe, per poi rilasciarle in forme e colori.
Ma facciamo un passo indietro.
Sabrina Puppin, italiana di nascita, cosmopolita per scelta, vive tra il Qatar e New York. Sin dai suoi studi, decide di dedicarsi interamente all’arte: consegue infatti un dottorato in Studi sull’Arte Africana presso la Union Institute and University di Cincinnati nel 2008 e un Master in Belle Arti presso la School of Visual Arts di New York nel 2018. Durante la sua carriera riesce a conciliare l’insegnamento accademico di tecniche artistiche e di storia dell’arte con ruoli, quali, curatrice di mostre, vice direttore e capo del dipartimento educativo del Museo di Arte Islamica in Qatar, direttore di alcune gallerie di New York, e di una scuola d’arte privata a Doha, mantenendo sempre viva la sua attività di artista praticante – alla quale oggi è totalmente devota.
Una carriera artistica, quella della Puppin, segnata da un prima e un dopo, come una linea del tempo sulla quale viene tracciata una perpendicolare, che coincide con una breve interruzione della sua pratica artistica. Ne consegue un cambio di rotta volto a liberarsi delle strutture consolidate di un realismo dominante che permeava le sue tele, in direzione di un più naturale abbandono di sé stessa alla sperimentazione di un’espressione soggettiva. Una Transizione, appunto, che dà il via ad un percorso intrapreso inconsciamente ma che porta con sé la volontà di interrogarsi sulla realtà, invitando lo spettatore ad intraprendere la stessa riflessione.L’arte in questione, dunque…
…diventa innanzitutto testimonianza della percezione distorta che l’artista ha del mondo che la circonda, come anche invito allo spettatore ad interrogarsi sulla propria di percezione. Ognuno esperisce la realtà attraverso la sua soggettività: una visione al contempo unica e cangiante, in quanto percepita diversamente in base alla prospettiva che si adotta per osservare. Le forme biomorfiche e i colori shock sussurrano allo spettatore un messaggio che è un invito alla vita, ma che non fa della sua arte un impegno. I colori trasmettono emozioni, le forme invitano alla riflessione e danno la possibilità di sognare ad occhi aperti – una commistione che aggiunge bellezza al mondo, sostituendo il bianco e nero delle sue figure realiste con l’eccentricità delle sue lacche colorate.
Una visione artistica…
…che si lega perfettamente al materiale utilizzato da Puppin, le glazes, vale a dire le tinte lucide che vengono utilizzate per dipingere la ceramica e che necessitano di una grande tecnica e abilità per essere controllate e manipolate. Ad oggi, dopo dodici anni di sperimentazione e un iniziale utilizzo più libero del materiale, che dava vita a impressioni di fluidità, l’artista ha una confidenza tale con la tinta da realizzare un lavoro a più livelli – il cosiddetto overlapping – in cui si sovrappongono più strati di disegno realizzato con l’acrilico, funzionante da blocco per il colore applicato all’interno. Il processo creativo, dunque, si libera da qualsiasi schema precostituito e si abbandona alle sensazioni e all’istinto. Ma non del tutto.
Nell’arte della Puppin c’è sempre stata la volontà di porre una logica, di contenere l’arte attraverso la creazione di limiti fisici: un sistema che inizialmente vedeva la sua realizzazione in shapes canvases – dunque cornici realizzate dalla stessa artista con forme geometriche particolari – e che poi si è evoluta verso il segno di contorni, capaci contenere il colore, non permettendo perciò quell’effetto di miscela.
Transizione Permanente…
…è dunque un progetto artistico che esprime un’evoluzione, perché è esso stesso continua evoluzione. Dall’iniziale sperimentazione di superfici in materiali diversi come il legno o il metallo, fino alla mescolanza di questi ultimi, l’arte della Puppin mantiene una costante: il colore, quale veicolo principale del suo significato. Una sorta di negoziazione tra struttura e superficie, tra componente razionale ed energetica: una combinazione perfetta, capace di manifestare una soggettività, che ha un potere su chi la osserva e che necessita di essere indagata.
Dal 12/9 al 30/11/24 “Textures” Mostra d’arte allo Spazio Field – Palazzo Brancaccio
Dal 12 settembre al 30 novembre 2024
SPAZIO FIELD – PALAZZO BRANCACCIO
Textures
Dal 14/9/24 al 23/2/25 “Mirò – Il costruttore di sogni” mostra d’arte al Museo Storico della Fanteria
Dal 14 settembre 2024 al 23 febbraio 2025
MUSEO STORICO DELLA FANTERIA
Mirò – Il costruttore di sogni
Il Museo Storico della Fanteria ospita Mirò – Il costruttore di sogni, un suggestivo percorso attraverso il mondo creativo di uno dei maggiori artisti del Novecento. Mirò, straordinario esponente della corrente surrealista, con Picasso e Dalì, forma il celebre trittico di artisti spagnoli che hanno cambiato il corso della storia dell’arte con le loro sorprendenti creazioni.
La mostra, a carattere antologico, dedica una sezione alla collaborazione con la famosa rivista Derrière le Miroir, edita dalla mitica galleria Maeght, per la quale il grande artista realizzò dei veri capolavori di grafica. La sezione è accompagnata da dipinti, disegni, ceramiche, libri e fotografie a documentare tutto il suo percorso creativo.
Mirò – Il costruttore di sogni racconta la figura di Joan Miró attraverso una selezione di opere che raccontano l’avventura nella gioia di vivere del cantore del calore, del segno, e dell’aspetto gioioso e ludico dell’arte. Le sue opere non sono semplici immagini, ma sensazioni, emozioni immediate e suggestioni.
Mirò – Il costruttore di sogni si avvale di prestiti provenienti da importanti musei spagnoli e francesi e conta la presenza di circa 80 opere tra dipinti, tempere, acquerelli, disegni, sculture e ceramiche, oltre ad una serie di opere grafiche, libri e documenti.
Il percorso espositivo presenta inoltre una importante sezione di foto e video che raccontano il privato e il pubblico del grande maestro del surrealismo europeo.
La Brochure
Informazioni
Titolo
Miró – Il costruttore di sogni
Genere Mostra d’arte antologica
Curatori
Achille Bonito Oliva con Vincenzo Sanfo e Maïthé Vallès-Bled
Produzione
Produzione Navigare Srl in co-produzione con Art Book Web e Diffusione Cultura Srl
Iniziativa culturale di Difesa Servizi S.p.A.
Dove
Museo Storico della Fanteria – Piazza Santa Croce in Gerusalemme, 7 – Roma
Quando
Dal 14 settembre 2024 al 23 febbraio 2025
Sezioni espositive
Aree tematiche: 1. Litografie; 2. Manifesti; 3. Poesia; 4. Ceramiche; 5. Derrière le Miroir; 6. Pittura;
7. Musica; 8. Miró e i suoi amici
Opere esposte
Totale opere esposte: 150provenienti da collezioni private di Italia, Francia
Patrocini
Città di Roma; Regione Lazio; Ambasciata di Spagna in Italia; Instituto Cervantes di Roma
Partner
Art Book Web; AICS – Associazione Italiana Cultura e Sport di Roma
Media Partner
A.P.A. Agenzia Pubblicità Affissioni; AVIP Italia S.r.l; Radio KissKiss; RomaToday
Orari
Dal lunedì al venerdì dalle ore 9:30 alle ore 19:30
Sabato, domenica e festivi dalle ore 9:30 alle ore 20:30
Ultimo ingresso 30 minuti prima dell’orario di chiusura
Costi biglietto
Intero: 15,00€ – Weekend e festivi
Intero: 13,00€ – Feriali
Ridotto in biglietteria: 10,00€ – Tutti i giorni: giovani fino ai 14 anni, giornalisti con tesserino, gruppi oltre 10 pax, universitari, convenzioni, over 65, diversamente abili e accompagnatori, personale delle Forze Armate
Ridotto scuole: 5,00€
Biglietto Open: 16,00€ – Salta la fila
Gratuito: bambini fino ai 5 anni
L’audioguida ufficiale è Navibook ed è inclusa nel costo del biglietto
Biglietteria
Museo Storico della Fanteria – Telefono: +(39) 351 355 8588
Vendita on-line: http://www.ticketone.it
Informazioni e Prenotazioni
Telefono: +(39) 333 609 5192; + (39) 351 840 3634
E-Mail: prenotazioni@navigaresrl.com
I moduli di prenotazione per scuole e gruppi sono scaricabili sul sito ufficiale:
Dal 13 al 19/9/24 “Stiamo ballando su un vulcano” Mostra personale di Valerie Honnart al Medina Art Gallery
Dal 13 al 19 settembre 2024
MEDINA ART GALLERY – VIA A. POLIZIANO, 4-6
Stiamo ballando su un vulcano
per quanto tempo ancora?
Mostra personale di
Valerie Honnart
Danzare sul vulcano
Stiamo ballando su un vulcano… Da quando esistono i primi esseri umani, essi sono sempre stati alla ricerca delle bocche di fuoco che le vesciche dei vulcani creano sulla pelle della terra. Quando, durante le loro migrazioni, si imbattono in una di queste bocche del diavolo, fumanti o ruttanti, lo raggiungono con i loro rami di legno. Fascino, ma anche pericolo. A volte riportano la fiamma, a volte ne vengono inghiottiti. Il fuoco, questo primo essere, mobile, sfuggente, pericoloso e prezioso. Per migliaia di anni, i nostri antenati hanno cercato di domare il tremante e violento “Fiore Rosso” conservando le sue braci in vasi di terra.
Danzano sul vulcano per celebrare i suoi benefici: allontanare le bestie feroci, combattere il freddo, addolcire la carne cruda, i tuberi e i semi. Ma sa come protestare quando gli uomini abusano delle danze spensierate. La terra si ricopre allora di pustole gonfie che sputano fuoco devastante. E il fuoco che prima guariva diventa la bocca di un drago che sputa il male.
Neanderthal e Sapiens
Sui Campi Flegrei, a pochi chilometri da Napoli, 400.000 anni fa l’uomo di Neanderthal ballava molto perché la terra rimaneva accessibile, come lo è ora, in mezzo alle sue fumarole. Poi, 39.000 anni fa, un’enorme bolla eruttò qui, formando una caldera che sputò polvere di cenere così lontano che il sole si spense e il cielo azzurro divenne uniformemente grigio. L’Europa orientale e l’Asia sud-occidentale furono investite da un inverno vulcanico. Morirono piante e animali. Gli uomini di Neanderthal non potevano più mangiare né respirare. Scomparvero dalla terra come i dinosauri prima di loro. Il vulcano si vendicò delle loro affermazioni. In seguito, avrebbe fatto lo stesso nella vicina Pompei o sull’isola di Santorini in Grecia. O a Stromboli… Neanderthal, incosciente, aveva ballato troppo.
Poi, dalle profondità dell’Africa, arrivò Sapiens. Attraversò le terre e rispettò i vulcani, ma non danzò più sulla loro pelle, preferendo invece i lampi delle tempeste che gettano fuoco sui corpi degli alberi. Raccoglie i rami che bruciano finché non sa come conservare le braci come il “Fiore Rosso” dei suoi anziani…
Con il passare dei millenni, il Sapiens non si limitò più a raccogliere il fuoco, come il Neanderthal, ma imparò a produrlo: percussione della selce sulla pirite, lungo sfregamento di bastoncini di legno… Si dimenticò il Dio che glielo aveva portato. Mangiava grazie al fuoco, lavorava la pietra e poi il metallo con il fuoco, si difendeva con il fuoco, ma uccideva anche, conquistava e violava con la forza del fuoco.
Valérie Honnart, Danzare sul vulcano
Il caos e il vulcano ci ricordava l’uomo. Ha eruttato da tutte le sue vesciche terrene, ha vomitato i suoi torrenti di fuoco. E l’uomo si trovò gettato nel caos creato dai torrenti incandescenti. Fuggì dalla sua bocca e si gettò ai suoi piedi, diventando suo prigioniero, nell’oscurità dei rampicanti e dei tronchi d’albero carbonizzati. E così fù per il ballerino nero ai piedi del vulcano. Il caos ha precipitato la caduta degli esseri umani. Nel quadro di Valérie Honnart, ad esempio, il corpo di una ballerina capovolta viene risucchiato nel vuoto dell’aria, sospeso, levitante e fatalmente distrutto. La pittura aerea di Valérie contrasta con i suoi disegni festosi.
Dopo averci invitato a danzare sul vulcano, ci trascina nelle frane, dall’eruzione sui pendii vertiginosi alle profondità abissali. Il passaggio dal disegno alla pittura. Il potere del colore del pigmento per immaginare e condividere il rosso del fuoco interiore. E Valérie stigmatizza la rivolta del vulcano: “la caduta” è l’opera cardine che ci porta dalla danza armoniosa alla rottura dell’equilibrio, segnalando la nascita del caos. Il vulcano scuote bruscamente le spalle e la danzatrice cade. Di fronte a una massa di materia in movimento, nulla può fermare il suo ruzzolare tra cielo, terra e acqua. Una pittura senza peso. Un passaggio obbligato verso il rombo del fuoco e a causa di esso.
La fiamma e la cenere
Dopo la caduta, il fascino della bocca del fuoco ritorna sempre più spesso. La fotografia è impotente e la pittura è l’unico modo per avvicinarsi all’interno della terra, al suo fuoco interiore e centrale. Colori rossi e neri: fiamma e cenere. Una lunga e lenta combustione. Un’opera che richiama il fuoco al centro della creazione. Un appello a Prometeo, dio degli artisti, della terra bruciata degli scultori, ladro del fuoco riservato agli Dei per donarlo agli uomini. Prometeo punito a sua volta da Giove. La prova della libertà. Soffrite come lui. Ma non abbiate paura di giocare con il fuoco.
Dipingere il cuore stesso del fuoco, viaggiare al centro della terra, dove fuoco e acqua si mescolano: il vapore. Grotte di fuoco, cavità dove fuoco e acqua si mescolano: motore. E così andare avanti. Avanzare contro il caos. Il mistero del nero delle origini. In principio non c’era nulla, quindi nero! Nero, quindi luce in rilievo, come dipinto da Pierre Soulages. Con la luce del fuoco. In principio era il fuoco! Come dice Empedocle, non c’è creazione dal nulla né distruzione assoluta. Tutte le nascite e le morti sono semplicemente la combinazione o la disunione di elementi primordiali. Da qui i quattro elementi, da qui il ritorno al fuoco.
Dal 13 al 19/9/24 Vasyl Netsko “Last Hope” Mostra personale al Medina Art Gallery
Dal 13 al 19 settembre 2024
MEDINA ART GALLERY – VIA MERULANA, 220
Last Hope
Mostra Personale di
Vasyl Netsko
“IN THE FOOTSTEPS OF GREAT MASTERS” è l’ultima serie di dipinti del pittore ucraino Vasyl Netsko. L’autore, rivolgendosi ad alcune delle opere più famose e apprezzate della storia dell’Arte, crea interpretazioni contemporanee delle stesse.
Come risultato di questo confronto, vengono create opere intriganti, che sorprendono il pubblico con un riferimento al tema dell’originale, altri elementi-chiave e la trasformazione dei motivi attraverso le emozioni e le esperienze personali dell’artista. Con questa serie, l’intenzione dell’autore è allo stesso tempo reinterpretare vecchie opere e incoraggiare l’ascolto delle loro storie.
Il pezzo di apertura della serie, ispirato al “The Kiss” di Klimt, anche se pieno di oro e fiori, è innocente e affascinante nel suo messaggio. Un ritratto equestre di Napoleone, basato sulla rappresentazione idealizzata di J.L. David in riferimento ai giochi di guerra dell’infanzia. “Harmony of Chaos” raggiunge il subconscio molto più profondo della scandalosa “Frenzy of Elation”. L’affascinante “Illusion of Solace” rivela il complicato rapporto degli amanti, usando i personaggi di Waterhouse, mentre “Masquerade” sedurrà con la combinazione tra l’essenza del carnevale e il ritratto più famoso al mondo…
Al momento, il ciclo è aperto. La sfida continua, e ogni opera viene creata nello stile dell’artista, riconoscibile e caratteristico.





