Dal 12 settembre al 30 novembre 2024
SPAZIO FIELD – PALAZZO BRANCACCIO
Dal 12 settembre al 30 novembre 2024
SPAZIO FIELD – PALAZZO BRANCACCIO
Dal 14 settembre 2024 al 23 febbraio 2025
MUSEO STORICO DELLA FANTERIA
Il Museo Storico della Fanteria ospita Mirò – Il costruttore di sogni, un suggestivo percorso attraverso il mondo creativo di uno dei maggiori artisti del Novecento. Mirò, straordinario esponente della corrente surrealista, con Picasso e Dalì, forma il celebre trittico di artisti spagnoli che hanno cambiato il corso della storia dell’arte con le loro sorprendenti creazioni.
La mostra, a carattere antologico, dedica una sezione alla collaborazione con la famosa rivista Derrière le Miroir, edita dalla mitica galleria Maeght, per la quale il grande artista realizzò dei veri capolavori di grafica. La sezione è accompagnata da dipinti, disegni, ceramiche, libri e fotografie a documentare tutto il suo percorso creativo.
Mirò – Il costruttore di sogni racconta la figura di Joan Miró attraverso una selezione di opere che raccontano l’avventura nella gioia di vivere del cantore del calore, del segno, e dell’aspetto gioioso e ludico dell’arte. Le sue opere non sono semplici immagini, ma sensazioni, emozioni immediate e suggestioni.
Mirò – Il costruttore di sogni si avvale di prestiti provenienti da importanti musei spagnoli e francesi e conta la presenza di circa 80 opere tra dipinti, tempere, acquerelli, disegni, sculture e ceramiche, oltre ad una serie di opere grafiche, libri e documenti.
Il percorso espositivo presenta inoltre una importante sezione di foto e video che raccontano il privato e il pubblico del grande maestro del surrealismo europeo.
La Brochure
Informazioni
Titolo
Miró – Il costruttore di sogni
Genere Mostra d’arte antologica
Curatori
Achille Bonito Oliva con Vincenzo Sanfo e Maïthé Vallès-Bled
Produzione
Produzione Navigare Srl in co-produzione con Art Book Web e Diffusione Cultura Srl
Iniziativa culturale di Difesa Servizi S.p.A.
Dove
Museo Storico della Fanteria – Piazza Santa Croce in Gerusalemme, 7 – Roma
Quando
Dal 14 settembre 2024 al 23 febbraio 2025
Sezioni espositive
Aree tematiche: 1. Litografie; 2. Manifesti; 3. Poesia; 4. Ceramiche; 5. Derrière le Miroir; 6. Pittura;
7. Musica; 8. Miró e i suoi amici
Opere esposte
Totale opere esposte: 150provenienti da collezioni private di Italia, Francia
Patrocini
Città di Roma; Regione Lazio; Ambasciata di Spagna in Italia; Instituto Cervantes di Roma
Partner
Art Book Web; AICS – Associazione Italiana Cultura e Sport di Roma
Media Partner
A.P.A. Agenzia Pubblicità Affissioni; AVIP Italia S.r.l; Radio KissKiss; RomaToday
Orari
Dal lunedì al venerdì dalle ore 9:30 alle ore 19:30
Sabato, domenica e festivi dalle ore 9:30 alle ore 20:30
Ultimo ingresso 30 minuti prima dell’orario di chiusura
Costi biglietto
Intero: 15,00€ – Weekend e festivi
Intero: 13,00€ – Feriali
Ridotto in biglietteria: 10,00€ – Tutti i giorni: giovani fino ai 14 anni, giornalisti con tesserino, gruppi oltre 10 pax, universitari, convenzioni, over 65, diversamente abili e accompagnatori, personale delle Forze Armate
Ridotto scuole: 5,00€
Biglietto Open: 16,00€ – Salta la fila
Gratuito: bambini fino ai 5 anni
L’audioguida ufficiale è Navibook ed è inclusa nel costo del biglietto
Biglietteria
Museo Storico della Fanteria – Telefono: +(39) 351 355 8588
Vendita on-line: http://www.ticketone.it
Informazioni e Prenotazioni
Telefono: +(39) 333 609 5192; + (39) 351 840 3634
E-Mail: prenotazioni@navigaresrl.com
I moduli di prenotazione per scuole e gruppi sono scaricabili sul sito ufficiale:
Dal 13 al 19 settembre 2024
MEDINA ART GALLERY – VIA A. POLIZIANO, 4-6
Mostra personale di
Danzare sul vulcano
Stiamo ballando su un vulcano… Da quando esistono i primi esseri umani, essi sono sempre stati alla ricerca delle bocche di fuoco che le vesciche dei vulcani creano sulla pelle della terra. Quando, durante le loro migrazioni, si imbattono in una di queste bocche del diavolo, fumanti o ruttanti, lo raggiungono con i loro rami di legno. Fascino, ma anche pericolo. A volte riportano la fiamma, a volte ne vengono inghiottiti. Il fuoco, questo primo essere, mobile, sfuggente, pericoloso e prezioso. Per migliaia di anni, i nostri antenati hanno cercato di domare il tremante e violento “Fiore Rosso” conservando le sue braci in vasi di terra.
Danzano sul vulcano per celebrare i suoi benefici: allontanare le bestie feroci, combattere il freddo, addolcire la carne cruda, i tuberi e i semi. Ma sa come protestare quando gli uomini abusano delle danze spensierate. La terra si ricopre allora di pustole gonfie che sputano fuoco devastante. E il fuoco che prima guariva diventa la bocca di un drago che sputa il male.
Neanderthal e Sapiens
Sui Campi Flegrei, a pochi chilometri da Napoli, 400.000 anni fa l’uomo di Neanderthal ballava molto perché la terra rimaneva accessibile, come lo è ora, in mezzo alle sue fumarole. Poi, 39.000 anni fa, un’enorme bolla eruttò qui, formando una caldera che sputò polvere di cenere così lontano che il sole si spense e il cielo azzurro divenne uniformemente grigio. L’Europa orientale e l’Asia sud-occidentale furono investite da un inverno vulcanico. Morirono piante e animali. Gli uomini di Neanderthal non potevano più mangiare né respirare. Scomparvero dalla terra come i dinosauri prima di loro. Il vulcano si vendicò delle loro affermazioni. In seguito, avrebbe fatto lo stesso nella vicina Pompei o sull’isola di Santorini in Grecia. O a Stromboli… Neanderthal, incosciente, aveva ballato troppo.
Poi, dalle profondità dell’Africa, arrivò Sapiens. Attraversò le terre e rispettò i vulcani, ma non danzò più sulla loro pelle, preferendo invece i lampi delle tempeste che gettano fuoco sui corpi degli alberi. Raccoglie i rami che bruciano finché non sa come conservare le braci come il “Fiore Rosso” dei suoi anziani…
Con il passare dei millenni, il Sapiens non si limitò più a raccogliere il fuoco, come il Neanderthal, ma imparò a produrlo: percussione della selce sulla pirite, lungo sfregamento di bastoncini di legno… Si dimenticò il Dio che glielo aveva portato. Mangiava grazie al fuoco, lavorava la pietra e poi il metallo con il fuoco, si difendeva con il fuoco, ma uccideva anche, conquistava e violava con la forza del fuoco.
Valérie Honnart, Danzare sul vulcano
Il caos e il vulcano ci ricordava l’uomo. Ha eruttato da tutte le sue vesciche terrene, ha vomitato i suoi torrenti di fuoco. E l’uomo si trovò gettato nel caos creato dai torrenti incandescenti. Fuggì dalla sua bocca e si gettò ai suoi piedi, diventando suo prigioniero, nell’oscurità dei rampicanti e dei tronchi d’albero carbonizzati. E così fù per il ballerino nero ai piedi del vulcano. Il caos ha precipitato la caduta degli esseri umani. Nel quadro di Valérie Honnart, ad esempio, il corpo di una ballerina capovolta viene risucchiato nel vuoto dell’aria, sospeso, levitante e fatalmente distrutto. La pittura aerea di Valérie contrasta con i suoi disegni festosi.
Dopo averci invitato a danzare sul vulcano, ci trascina nelle frane, dall’eruzione sui pendii vertiginosi alle profondità abissali. Il passaggio dal disegno alla pittura. Il potere del colore del pigmento per immaginare e condividere il rosso del fuoco interiore. E Valérie stigmatizza la rivolta del vulcano: “la caduta” è l’opera cardine che ci porta dalla danza armoniosa alla rottura dell’equilibrio, segnalando la nascita del caos. Il vulcano scuote bruscamente le spalle e la danzatrice cade. Di fronte a una massa di materia in movimento, nulla può fermare il suo ruzzolare tra cielo, terra e acqua. Una pittura senza peso. Un passaggio obbligato verso il rombo del fuoco e a causa di esso.
La fiamma e la cenere
Dopo la caduta, il fascino della bocca del fuoco ritorna sempre più spesso. La fotografia è impotente e la pittura è l’unico modo per avvicinarsi all’interno della terra, al suo fuoco interiore e centrale. Colori rossi e neri: fiamma e cenere. Una lunga e lenta combustione. Un’opera che richiama il fuoco al centro della creazione. Un appello a Prometeo, dio degli artisti, della terra bruciata degli scultori, ladro del fuoco riservato agli Dei per donarlo agli uomini. Prometeo punito a sua volta da Giove. La prova della libertà. Soffrite come lui. Ma non abbiate paura di giocare con il fuoco.
Dipingere il cuore stesso del fuoco, viaggiare al centro della terra, dove fuoco e acqua si mescolano: il vapore. Grotte di fuoco, cavità dove fuoco e acqua si mescolano: motore. E così andare avanti. Avanzare contro il caos. Il mistero del nero delle origini. In principio non c’era nulla, quindi nero! Nero, quindi luce in rilievo, come dipinto da Pierre Soulages. Con la luce del fuoco. In principio era il fuoco! Come dice Empedocle, non c’è creazione dal nulla né distruzione assoluta. Tutte le nascite e le morti sono semplicemente la combinazione o la disunione di elementi primordiali. Da qui i quattro elementi, da qui il ritorno al fuoco.
Dal 13 al 19 settembre 2024
MEDINA ART GALLERY – VIA MERULANA, 220
Mostra Personale di
“IN THE FOOTSTEPS OF GREAT MASTERS” è l’ultima serie di dipinti del pittore ucraino Vasyl Netsko. L’autore, rivolgendosi ad alcune delle opere più famose e apprezzate della storia dell’Arte, crea interpretazioni contemporanee delle stesse.
Come risultato di questo confronto, vengono create opere intriganti, che sorprendono il pubblico con un riferimento al tema dell’originale, altri elementi-chiave e la trasformazione dei motivi attraverso le emozioni e le esperienze personali dell’artista. Con questa serie, l’intenzione dell’autore è allo stesso tempo reinterpretare vecchie opere e incoraggiare l’ascolto delle loro storie.
Il pezzo di apertura della serie, ispirato al “The Kiss” di Klimt, anche se pieno di oro e fiori, è innocente e affascinante nel suo messaggio. Un ritratto equestre di Napoleone, basato sulla rappresentazione idealizzata di J.L. David in riferimento ai giochi di guerra dell’infanzia. “Harmony of Chaos” raggiunge il subconscio molto più profondo della scandalosa “Frenzy of Elation”. L’affascinante “Illusion of Solace” rivela il complicato rapporto degli amanti, usando i personaggi di Waterhouse, mentre “Masquerade” sedurrà con la combinazione tra l’essenza del carnevale e il ritratto più famoso al mondo…
Al momento, il ciclo è aperto. La sfida continua, e ogni opera viene creata nello stile dell’artista, riconoscibile e caratteristico.
Dal 6 al 12 settembre 2024
MEDINA ART GALLERY – VIA MERULANA, 220
Fino al 12 Settembre in contemporanea alla 11a edizione di RIAF, la Rome International Art Fair by ITSLIQUID Group nelle galleries di Via Angelo Poliziano 32-34 e 4-6.
La solo exhibit rappresenta il culmine di quattro anni di esplorazione artistica di 𝗦𝘁𝘂𝗱𝗶𝗼 𝗧𝗮𝗸𝗶: un corpus di opere che celebra donne africane iconiche che hanno avuto un 𝗽𝗿𝗼𝗳𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗶𝗺𝗽𝗮𝘁𝘁𝗼 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗲 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗲𝘁𝗮̀ 𝗺𝗼𝗱𝗲𝗿𝗻𝗲 𝗲 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗲 𝗽𝘂𝗻𝘁𝗲 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗮𝘃𝗮𝗻𝘇𝗮𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝘂𝗺𝗮𝗻𝗶𝘁𝗮̀. Attraverso una fervida immaginazione, sogni e profezie sono portati in vita su tela, forme 3D e grandi formati, in 𝘂𝗻 𝗺𝗶𝘅 𝗱𝗶 𝗽𝗼𝗽 𝗮𝗿𝘁 𝗲 𝗱𝗲𝘀𝗶𝗴𝗻. Una testimonianza della fusione di identità e spazio, che riecheggia i temi centrali di RIAF. Studio Taki è una realtà internazionale artistica ampia e multidisciplinare con sede a 𝗣𝗿𝗲𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗶𝗻 𝗦𝘂𝗱𝗮𝗳𝗿𝗶𝗰𝗮: una 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗶 𝗮𝗿𝘁𝗶𝘀𝘁𝗶 𝗲 𝗰𝗿𝗲𝗮𝘁𝗶𝘃𝗶 guidati dal fondatore e direttore creativo 𝗠𝗿 𝗚𝗼𝗼𝗱𝘄𝗶𝗹𝗹 𝗠𝗼𝗸𝗼𝗸𝗮
Dal 5 settembre al 6 ottobre 2024
PALAZZO MERULANA
Dal sito di Palazzo Merulana
Palazzo Merulana, sede della Fondazione Elena e Claudio Cerasi, gestito e valorizzato da CoopCulture, è lieto di presentare la prima retrospettiva in assoluto dedicata alla pittrice “Anna Maria Fabriani. Riverberi e trame dalla Scuola Romana”.
L’artista, nata a Roma nel 1924, oggi ancora vivente, è stata allieva di Carlo Socrate, uno dei maggiori esponenti della Scuola Romana.
Questa esposizione che raccoglie prestiti provenienti da collezioni private e appartenenti alla famiglia, documenta la ricerca artistica ed espressiva di Fabriani, durata quasi un secolo.
Dall’Accademia di Belle Arti ad oggi
Anna Maria Fabriani inizia il suo percorso artistico verso la fine degli anni ’40, presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, dove stringe un legame artistico con Carlo Socrate.
L’esposizione inizia dal ritratto a “Maria Magris”, del ’45, ritrovato danneggiato dalla curatrice Sabina Ambrogi nella cantina del palazzo dove l’artista ha abitato dal 1934 al 1960, e riportato alla luce grazie al restauro di Cristiana Noci.
L’esposizione arriva fino a “Limoni e Amaro del Capo” del 2018, anno in cui la pittrice non è più riuscita a restare in piedi molte ore di fronte al cavalletto.
Donne nell’arte un’esclusione lunga secoli
La mostra è anche una risposta che entra pienamente nel dibattito attuale sulle pittrici e la loro scarsa visibilità. Effetto di difficoltà oggettive dell’accesso delle donne alla complessa filiera del mercato dell’arte è la cancellazione conseguente dai percorsi espositivi tradizionali, e perciò anche dalla lettura della critica.
Una censura di uno sguardo femminile, che spesso diventa autocensura, di una tecnica, di una visione e di un universo invece ricchissimo.
Inoltre in questo ambito, molto spesso pittrici, nei secoli passati, hanno operato quasi esclusivamente nello spazio domestico, raffigurando soggetti di uso e fruizione quotidiana, come anche nel caso di Fabriani.
I QUADRI NELLE CANTINE E I RESTAURI DI CRISTIANA NOCI
L’intera esposizione è frutto di un lavoro di ricerca, recupero e catalogazione iniziato diversi anni fa, da parte della curatrice Sabina Ambrogi, giornalista, autrice e figlia dell’artista. Da sempre ha raccolto dipinti che mano a mano si disperdevano: per incuria, negligenza, o per distrazione. Molti dipinti sono stati nel tempo recuperati da cantine, spesso danneggiati dal peso di altri oggetti accatastati. I restauri sono a cura di Cristiana Noci che ha letteralmente riportato alla luce un’opera come “Maria Magris” (1945), olio su cartone, praticamente distrutto dalla muffa e macchiato di vernice. Ha restaurato anche “Rosetta” (1953) il pezzo più pregiato della collezione danneggiato insieme a “ Grigio su grigio” (1958) durante un trasloco recente. E un altro dipinto incompiuto, ritratto a “Maria Magris” anch’esso del 1953.
ALLA RICERCA DEI QUADRI PERDUTI AL PORTO DI CARACAS
Circa una decina di dipinti eseguiti con il maestro Socrate nell’ormai mitico atelier di Villa Strohl-Fern che ospitava moltissimi esponenti della Scuola Romana, sono ancora oggetto di ricerca.
Sono andati perduti in Venezuela al porto di Caracas La Guayra dopo una spedizione in nave in una cassa, nel 1959. Il fratello dell’artista, Maurizio Fabriani, destinatario della spedizione, dirigeva cantieri per le costruzioni delle strade nel cuore del paese in zone molto impervie a più di venti ore di macchina dalla capitale venezuelana. Non ha fatto in tempo a tornare per recuperarli. O si è forse perso il tempo utile per farlo.
La mostra è un’occasione per lanciare “un messaggio nella bottiglia” e chiedere a chi li avesse di farsi avanti per poterli catalogare ed esporre.
Ugualmente, se dovessero essere finiti in qualche circuito museale del paese.
Dialogo con il maestro
La pittura di Fabriani riflette un dialogo continuo con il suo maestro, Carlo Socrate, dal quale ha appreso tecniche pittoriche, il metodo di ricerca del colore, il rigore nella composizione. La sua arte dunque combina forme classiche con uno studio attento della luce e dei toni
Due Fasi Creative: 1940-1970 e 1997-2016
Il percorso artistico di Fabriani si divide in due fasi: la prima termina negli anni ’70. La seconda inizia nel 1997,alla morte del marito, lo scrittore e drammaturgo Silvano Ambrogi, proseguendo fino al 2018. La sua attività ricomincia perché completa il ritratto al marito che aveva lasciato incompiuto trenta anni prima. Durante questo periodo, la sua pittura evolve, integrando nuove visioni contemporanee, inquadrature cinematografiche, una ricerca della luce e della messa in scena dei soggetti pur mantenendo un legame forte con la tradizione.
Un culto del mestiere d’artista
Fabriani si distingue per un profondo impegno verso “il mestiere d’artista” coltivato con dedizione e disinteresse per il riconoscimento pubblico. La sua arte è un viaggio intimo nel reale influenzato dalla tradizione della Scuola Romana e dagli anni trascorsi a Villa Strohl-Fern.
Arte e Memoria: Una Tradizione da Sostenere
La pittura di Fabriani è memoria viva e un’arte manuale che si oppone alla riproducibilità dell’opera d’arte, perfezionando la tecnica pittorica in un’epoca sempre più dominata da sperimentazioni concettuali.
Visita la mostra e immergiti in un secolo di arte, esplorando l’evoluzione e la profondita? del lavoro di Anna Maria Fabriani, testimone unica della tradizione pittorica del Novecento.
Dal 30 agosto al 12 settembre 2024
MEDINA ART GALLERY
11° edizione di
Fino al 12 Settembre nelle galleries di 𝘝𝘪𝘢 𝘈𝘯𝘨𝘦𝘭𝘰 𝘗𝘰𝘭𝘪𝘻𝘪𝘢𝘯𝘰 32-34 𝘦 4-6 a Roma, l’exhibition, a cura di Luca Curci , presenta artisti internazionali: PHOTOGRAPHY, PAINTING, VIDEO ART, INSTALLATION/SCULPTURE AND PERFORMANCE ART, in un forum per la condivisione ed il networking di idee, contatti e relazioni tra collezionisti, artisti, fotografi, designer, curatori ed operatori di settore. La mostra analizza, con un approccio immersivo, la relazione fra corpo e spazio con l’ibridazione tra identità e contesti culturali / fisici / sociali / urbani del contemporaneo. Due le sezioni principali: MIXING IDENTITIES and FUTURE LANDSCAPES.

Dal 26 agosto al 9 settembre 2024
ACQUARIO ROMANO – CASA DELL’ARCHITETTURA
Sala Monitor P
I volti nelle opere di Guido Duty Gorn si dissolvono in un gioco di vedo-non-vedo, portando in primo piano gli edifici. Il percorso della mostra guida lo spettatore attraverso una visione dualistica, in cui il lavoro dell’artista non è solo da osservare, ma da esplorare in tutte le sue forme.
6 agosto 2024 dalle ore 10:00
ACQUARIO ROMANO – CASA DELL’ARCHITETTURA
Il programma della giornata

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