Uno dei problemi più gravi che attanaglia la nostra città ( ma non solo, perchè è un male nazionale) è la cronica inadempienza da parte delle aziende fornitrici a terminare i lavori nei tempi prescritti . E’ inutile elencare tutti gli esempi che rientrano in questa casistica, chiunque ha avuto (o ha) modo di constatare come si sappia sempre la data d’inizio di un cantiere ma mai quella della fine, ed è inutile rimarcare i disagi che sono costretti a sopportare i residenti e i consistenti aumenti dei costi che creano voragini nei bilanci pubblici. Nel nostro rione un esempio eclatante è il nuovo palazzo dell’ENPAM a Piazza Vittorio con addirittura anni di ritardo rispetto alla data originaria di consegna. Per carità, nel frattempo sono intervenuti dei problemi enormi da risolvere, ma proprio per questo sarebbe ora che sia l’amministrazione pubblica sia le ditte fornitrici iniziassero ad utilizzare in maniera opportuna degli strumenti che consentirebbero di limitare al massimo questa brutta abitudine. Sto parlando del Project Managment (da non confondere con il Project Financing tanto in voga in questi ultimi tempi) che è una disciplina nata durante la seconda guerra mondiale ma che ha avuto la sua definitiva consacrazione negli anni ’60 con il progetto Apollo della NASA.
Si tratta in parole povere della pianificazione preventiva di un qualsiasi progetto tenendo presente risorse, tempi e costi. In presenza di una gara per l’appalto di un lavoro non ci si può fermare alla sola presentazione del preventivo economico e dei tempi di massima per il completamento dell’opera ma grazie a questo strumento si possono elencare in maniera dettagliata le varie fasi del progetto con analisi particolari per quanto riguarda le risorse (umane, economiche, finanziarie) i tempi necessari per il completamento delle varie attività e l’ordine cronologico per l’esecuzione delle stesse (per esempio non è possibile tirar su i muri se prima non si sono terminate le operazioni di scavo per le fondamenta) pianificando ed ottimizzando in questo modo anche i costi. In pratica si tratta di mettere nero su bianco le fasi dell’intera esecuzione di un progetto partendo dall’idea fino alla fine dei lavori.

Il processo inizia con la WBS (work breakdown structure) ossia lo scompattamento delle varie attività con i legami che le legano l’una all’altra. Operazione propedeutica che serve alla creazione del diagramma di Gantt che è il fulcro della programmazione e del controllo del progetto. Cosa importantissima perchè il project Managment è una realtà dinamica e con l’analisi degli stati di avanzamento è possibile, con le opportune modifiche, rivedere i tempi dell’intero progetto e addirittura cercare di rientrare nei termini di consegna concordati stretchando o comprimendo le attività legate a quella in ritardo. Si potrebbe obiettare che spesso durante lo svolgimento delle fasi di un progetto (e il palazzo dell’ENPAM a piazza Vittorio ne è un esempio eclatante) succedono dei fatti non preventivati che ne ritardano o addirittura ne stravolgono i piani originari, ma il project managment prevede anche queste situazioni grazie al cosiddetto risk managment (pianificazione dei rischi) che da semplice parte è assurto negli ultimi tempi a disciplina a sè stante. Si tratta di valutare in sede preventiva tutti i possibili rischi e valutarne l’impatto con l’esecuzione dell’intero progetto sia in termini di tempi che di costi.

In una città come Roma l’uso di queste tecniche è assolutamente indispensabile ben sapendo che specialmente nelle zone centrali basta scavare anche una piccola buca per trovare reperti archeologici di grande importanza e rilevanza. Da una parte il ricorso alle procedure sopradescritte, dall’altra la creazione di squadre di professionisti composte da membri dei soggetti interessati (sovraintendeza, comune e ditte) pronti ad intervenire in tempi ristretti e con le idee chiare, comporterebbe uno snellimento delle pratiche necessarie per sbloccare i lavori e tutti ne trarrebbero benefici e vantaggi, dai residenti, alle amministrazioni alle aziende che eseguono i lavori. Vorrei segnalare un blog di un amico che parla di Risk Managment (vedi) : d’accordo, è una pubblicazione per addetti ai lavori, ma sarebbe ora che tutti i soggetti interessati iniziassero a rendersi conto che è arrivato il momento di cambiare registro e programmare qualsiasi opera con la massima onestà prima di tutto ma anche con più professionalità e competenza. Per ultimo una piccola annotazione : il primo atto dell’A.S. Roma (proprietà americana e quindi abituata a queste situazioni) per la costruzione dello stadio di proprietà, è stato la creazione di un team di project managers per programmare tutte la fasi del lavoro addirittura prima dell’individuazione definitiva del sito e delle necessarie autorizzazioni !
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n questi giorni i media hanno enunciato una lunga sequela di brutte notizie : catastrofi, omicidi efferati, suicidi, morti di personaggi illustri, dibattiti sulla crisi che sembra non finire mai. Eppure, per noi che abitiamo all’Esquilino nei giorni scorsi, sul Messaggero, è apparso un articolo (
Quello che a prima vista potrebbe sembrare uno sperpero di danaro pubblico in un momento come questo di grande emergenza sociale è, invece, un esempio di ciò che bisognava fare da tempo nel campo della cultura e che colpevolmente non si è fatto. In genere, nel nostro paese e nella nostra città, investire sulla cultura non solo non è sbagliato ma è un rimedio efficace per creare posti (tanti) di lavoro qualificato e di salvare dal degrado interi quartieri. Nello specifico il restauro e la valorizzazione del Tempio di Minerva Medica può risolvere problemi urbanistici e di viabilità nel nostro rione e può essere l’inizio per la creazione di un formidabile parco archeologico insieme a Porta Maggiore e la sua area. Prossimammente indicheremo perchè questo lavoro rappresenta un punto fondamentale per l’avvio di un processo di riqualificazione che speriamo definitiva dell’intero Esquilino.








