Esquilino: La storia a lieto fine di Zahid


Pubblichiamo con estremo piacere, come ci è stato gentilmente richiesto, la storia di questo giovane che viveva in uno stato di estrema indigenza in uno dei posti peggiori e più degradati di Piazza Vittorio, praticamente in mezzo ai rifiuti. Le sue condizioni fisiche e psichiche erano divenute allarmanti e oltre a non cercare più alcun contatto umano anche solo per chiedere quel poco che gli serviva per sopravvivere, rifiutava qualsiasi tipo di aiuto. Sembrava una delle tante storie di invisibili che spesso sfociano in epiloghi drammatici quando cittadini e associazioni con l’indispensabile aiuto delle istituzioni si sono mobilitate per salvarlo e alla fine c’è stato il miracolo: Zahid non solo è guarito ma è rientrato in sè e ha deciso di ritornare da dove era partito  inseguendo dei miraggi che lo avevano portato  invece a vivere per strada in condizioni disumane. Ecco il testo del post di Facebook che riassume passo per passo questa bellissima storia a lieto fine.

Zahid ha vinto
Ha vinto perché non è morto nell’angolo più brutto di Piazza Vittorio, perché ha ricominciato a sorridere, perché ha ritrovato la musica del suo paese in un cellulare e perché per tornare a casa si è comprato un cappello, un gesto di vanità e d’amore per sé e per la vita. E perché sì, Zahid è tornato a casa il 23 agosto, e non sarà più l’ignoto senza dimora dell’Esquilino e il figlio perduto, ma sarà “Zahid che è ritornato a casa”.
Abbiamo avuto il privilegio e l’onore di intercettare il suo cammino nel momento in cui qualche remoto senso di sopravvivenza ha aperto una breccia nella corazza di incomunicabilità e di rifiuto di tutto che si era creata intorno al suo corpo esile, una corazza fatta di stracci, di tic, di fughe secondo linee imperscrutabili, di passi lunghi determinati fino ad un angolo più nascosto dove arrotolare quel suo corpo lunghissimo.
Il nostro lavoro di persone con dimora all’Esquilino è stato attento e consapevole, determinato ma discreto all’occorrenza. Abbiamo con forza e clamore sollevato il problema, ma anche saputo farci da parte quando le strutture preposte hanno con grande coscienza curato e seguito il suo percorso e, di nuovo, abbiamo saputo essere presenti in quegli ultimi passaggi di supporto quando è stato richiesto e quando, di nuovo, potevamo fare la differenza.
Questo impegno in supporto alle forze istituzionali in campo è venuto naturale e, a guardare indietro, ancor più doveroso pensando che la discesa agli inferi di Zahid sia iniziata proprio nel nostro territorio nazionale. Forse non sapremo mai con certezza cosa gli sia accaduto nei suoi primi mesi di soggiorno in Italia dopo un percorso migratorio certo non dei più facili, di certo le vessazioni subite e la sua frustrazione lo avevano portato a non riconoscere più neanche i suoi desideri e a non comprendere più la differenza tra il lasciarsi vivere ed il lasciarsi morire.
Noi cittadini abbiamo solo fatto il nostro, segnalando, collaborando e insistendo, quando è stato necessario. Per noi Zahid non è mai stato un senza dimora, ma un abitante del rione, tragicamente collocato per strada nella spazzatura. Per noi Zahid ha sempre rappresentato una caso di grande sofferenza umana, non un esempio di degrado urbano da spostare o ignorare condannandolo.

La lezione che noi cittadini abbiamo appreso è che si può, senza ombra di dubbio. Se si vuole, se si investe tempo e passione. Se si ha a cuore la dignità delle persone.
Esistono le competenze e la professionalità della Sala Operativa Sociale del Comune di Roma che ha saputo individuare il giusto luogo di accoglienza presso le Suore missionarie della Carità, che non si sono risparmiate nel vedere in Zahid un essere umano. Abbiamo scoperto una Ambasciata, quella del Pakistan, che non ha voltato le spalle a Zahid, e che ha riannodato i fili con la famiglia nel paese d’origine permettendone il ricongiungimento.

Ma noi cittadini abbiamo appreso anche un’altra lezione. Ossia che le forze in campo non sono proporzionate al problema dei senza dimora, dei migranti finiti per strada, delle persone con sofferenze acute. Quello che c’è da parte dell’Amministrazione pubblica non basta. Occorre porvi rimedio. Siamo assolutamente consapevoli che per uno Zahid tornato a casa, tanti altri restano a vivere per strada. Noi continueremo a segnalare e ad impegnarci, ma da soli non possiamo farcela. Attendiamo fiduciosi

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