Buon Natale dall’Esquilino


Piazza Vittorio in una foto d'epoca (Archivio Fratelli Alinari)
Feste natalizie 1939 : via Merulana sotto la neve (da Archivio Storico dell'Atac)
Feste natalizie 2011 Hotel Ambra Palace via P. Amedeo

Qualche anno prima della nascita di questo blog, scrissi un articolo il cui argomento era l’etimologia della parola “strenna” tanto utilizzata in occasione delle feste natalizie. Direte voi, che cosa c’entra l’Esquilino con questa parola ? C’entra, eccome se c’entra e a tal proposito vi ripropongo il testo pubblicato diversi anni fa.

In questi giorni prima di Natale, siamo tutti indaffarati ed affannati per trovare il regalo giusto da offrire ai nostri amici e ai nostri parenti e spesso usiamo il termine “strenna” senza chiederci da che cosa derivi. Forse molti per assonanza penseranno alle renne di Babbo Natale, ma non è così , la sua origine è molto più antica e, udite udite, ha a che fare con l’Esquilino il rione di Roma dove abito e che è divenuto la chinatown della città. In età romana era consuetudine portare un dono di buon augurio al proprio padrone (per i clienti) o addirittura all’imperatore (per i cittadini) in occasione della solennità delle calende di Gennaio (praticamente il nostro capodanno, nulla di nuovo sotto il sole) e questo dono si chiamava “strena”. In genere il miele e il latte erano gli elementi più gettonati per il regalo allegoricamente accostabili all’idea di fertilità molto importante nel mondo antico, ma una cosa non poteva mancare, un ramoscello di alloro. Perchè proprio questa pianta e non un’altra ? La risposta spiega anche l’etimologia della parola “strena” e l’importanza dell’alloro come simbolo di forza e potenza. Si narra infatti che a Tito Tazio, re dei Sabini, che regnò a Roma insieme a Romolo dopo il celeberrimo ratto, vennero donati per l’inizio dell’anno dei ramoscelli di alloro recisi nel bosco sacro a Strenua, dea della forza situato sul colle Esquilino, il più alto di Roma. Dal momento che questo regalo si rivelò un autentico portafortuna, il re sabino volle che in seguito in ogni inizio di anno si usasse regalare l’alloro in segno di buon augurio. L’ usanza prese talmente piede nei secoli successivi che in età imperiale nacquero dei riti relativi al significato di questa pianta. Infatti nelle calende di Gennaio le sacerdotesse di Vesta andavano a recidere l’ alloro nel bosco sacro dell’Esquilino e dopo una processione cingevano le colonne dell’omonimo tempio con i ramoscelli perchè l’anno a venire fosse propizio. Nel corso del tempo si è perso il significato allegorico dell’alloro soppiantato da altre piante (vischio) ma è comunque rimasta l’usanza di scambiarsi dei doni augurali per le feste di fine anno e chiamarli con il nome di “strenne natalizie”.

Capito, l’Esquilino (o come si chiamasse allora) era già famoso ed importante  al tempo di Romolo ! 

Ma bando alle chiacchiere, giunga a tutti voi il sincero augurio di

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