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Buon Natale 2012

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Lo scorso anno formulammo gli auguri di buon Natale pubblicando  la storia della parola “Strenna” che trae le sue origini da un fatto accaduto sul colle Esquilino addirittura all’epoca di Romolo e Tito Tazio. Quest’anno spiegheremo come un’altra parola che viene utilizzata molto spesso in questo periodo ha origine anch’essa nel nostro bellissimo ma spesso bistrattato rione . Ci viene in aiuto un interessante articolo di Vittorio Polito apparso sul Giornale di Puglia l’11 dicembre scorso.

Il presepio è quella rappresentazione della nascita di Gesù  che si fa nelle chiese e nelle case durante le feste natalizie e che riproduce scenicamente la Natività e l’Adorazione dei Magi. La diffusione del presepio è dovuta ai Francescani, ai Domenicani ed in seguito ai Gesuiti, da un’idea di San Francesco dalla quale ebbe origine il famoso presepio di Greccio.

In base a quanto riferisce l’evangelista Luca, Gesù nacque in una stalla, o comunque in un luogo destinato al ricovero degli animali. E infatti la parola “Presepio” deriva etimologicamente dal verbo latino praesepire per cui assume il significato odierno di mangiatoia, greppia.
Il termine pare comparso per la prima volta a proposito della basilica Mariana dell’Esquilino, Santa Maria Maggiore, chiamata sin dal VII secolo “Sancta Maria ad praesepe”, in quanto in tale epoca, secondo la tradizione, vi furono traslate le reliquie della Sacra Culla.

Dalla voce del basso latino “cripia” invece, traducibile egualmente come mangiatoia, derivano i termini “crechè”, “crib”, “krippe”, “krubba”, che indicano il Presepio rispettivamente nelle lingue francese, inglese, tedesco e svedese. Allo stesso modo, in Polonia si parla di “szopka” e in Russia di “wertep”, termini aventi sempre il significato di greppia.

L’Enciclopedia dello Spettacolo definisce il Presepio come la rappresentazione plastica, tridimensionale della nascita di Gesù, realizzata con figure mobili spostabili secondo il senso artistico del costruttore. Insomma il presepio è come un teatro in quanto, analogamente a quest’ultimo, è teso a rendere attuale e reale un avvenimento remoto nel tempo e nello spazio.

Dal 1289, anno in cui Arnolfo di Cambio scolpì le sue statue per la basilica di Santa Maria Maggiore (vedi), quella che è considerata la prima rappresentazione del Presepio, bisognerà attendere quasi tre secoli per aver notizie certe, fondate su documenti probanti, circa l’esistenza di Presepi a Roma, e precisamente il 1581, quando il francescano spagnolo Juan Francisco Nuno, che aveva avuto l’incarico di condurre una ricerca sui conventi romani, riferisce come il Presepio venisse regolarmente allestito nei monasteri e nelle chiese e, come soprattutto quello dell’Aracœli, richiamasse una gran folla di fedeli, con la statua del Santo Bambino intagliata, secondo la tradizione, da un anonimo frate francescano in un tronco di ulivo del Getsemani.

Da allora, come avvenne a Napoli, a Genova e in Sicilia, il Presepio dalle chiese si diffuse alle case patrizie, con costruzioni artificiose e spettacolari il cui fine, in obbedienza ai canoni estetici barocchi, era quello di meravigliare, più che di edificare, e alla cui realizzazione parteciparono artisti eminenti (Bernini ne allestì uno per il principe Barberini).
Al ’700 appartengono il Presepio delle Clarisse di San Lorenzo, costituito da cinque grandi statue, quelli di Santa Maria in Trastevere e delle Benedettine del Monastero di Santa Cecilia (continua).

Giungano i nostri più sinceri auguri di

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Buon Natale !

Buon Natale dall’Esquilino

Piazza Vittorio in una foto d'epoca (Archivio Fratelli Alinari)
Feste natalizie 1939 : via Merulana sotto la neve (da Archivio Storico dell'Atac)
Feste natalizie 2011 Hotel Ambra Palace via P. Amedeo

Qualche anno prima della nascita di questo blog, scrissi un articolo il cui argomento era l’etimologia della parola “strenna” tanto utilizzata in occasione delle feste natalizie. Direte voi, che cosa c’entra l’Esquilino con questa parola ? C’entra, eccome se c’entra e a tal proposito vi ripropongo il testo pubblicato diversi anni fa.

In questi giorni prima di Natale, siamo tutti indaffarati ed affannati per trovare il regalo giusto da offrire ai nostri amici e ai nostri parenti e spesso usiamo il termine “strenna” senza chiederci da che cosa derivi. Forse molti per assonanza penseranno alle renne di Babbo Natale, ma non è così , la sua origine è molto più antica e, udite udite, ha a che fare con l’Esquilino il rione di Roma dove abito e che è divenuto la chinatown della città. In età romana era consuetudine portare un dono di buon augurio al proprio padrone (per i clienti) o addirittura all’imperatore (per i cittadini) in occasione della solennità delle calende di Gennaio (praticamente il nostro capodanno, nulla di nuovo sotto il sole) e questo dono si chiamava “strena”. In genere il miele e il latte erano gli elementi più gettonati per il regalo allegoricamente accostabili all’idea di fertilità molto importante nel mondo antico, ma una cosa non poteva mancare, un ramoscello di alloro. Perchè proprio questa pianta e non un’altra ? La risposta spiega anche l’etimologia della parola “strena” e l’importanza dell’alloro come simbolo di forza e potenza. Si narra infatti che a Tito Tazio, re dei Sabini, che regnò a Roma insieme a Romolo dopo il celeberrimo ratto, vennero donati per l’inizio dell’anno dei ramoscelli di alloro recisi nel bosco sacro a Strenua, dea della forza situato sul colle Esquilino, il più alto di Roma. Dal momento che questo regalo si rivelò un autentico portafortuna, il re sabino volle che in seguito in ogni inizio di anno si usasse regalare l’alloro in segno di buon augurio. L’ usanza prese talmente piede nei secoli successivi che in età imperiale nacquero dei riti relativi al significato di questa pianta. Infatti nelle calende di Gennaio le sacerdotesse di Vesta andavano a recidere l’ alloro nel bosco sacro dell’Esquilino e dopo una processione cingevano le colonne dell’omonimo tempio con i ramoscelli perchè l’anno a venire fosse propizio. Nel corso del tempo si è perso il significato allegorico dell’alloro soppiantato da altre piante (vischio) ma è comunque rimasta l’usanza di scambiarsi dei doni augurali per le feste di fine anno e chiamarli con il nome di “strenne natalizie”.

Capito, l’Esquilino (o come si chiamasse allora) era già famoso ed importante  al tempo di Romolo ! 

Ma bando alle chiacchiere, giunga a tutti voi il sincero augurio di