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Dal 13 al 19/9/24 “Stiamo ballando su un vulcano” Mostra personale di Valerie Honnart al Medina Art Gallery

Dal 13 al 19 settembre 2024

MEDINA ART GALLERY – VIA A. POLIZIANO, 4-6

Stiamo ballando su un vulcano

per quanto tempo ancora?

Mostra personale di

Valerie Honnart

Danzare sul vulcano

Stiamo ballando su un vulcano… Da quando esistono i primi esseri umani, essi sono sempre stati alla ricerca delle bocche di fuoco che le vesciche dei vulcani creano sulla pelle della terra. Quando, durante le loro migrazioni, si imbattono in una di queste bocche del diavolo, fumanti o ruttanti, lo raggiungono con i loro rami di legno. Fascino, ma anche pericolo. A volte riportano la fiamma, a volte ne vengono inghiottiti. Il fuoco, questo primo essere, mobile, sfuggente, pericoloso e prezioso. Per migliaia di anni, i nostri antenati hanno cercato di domare il tremante e violento “Fiore Rosso” conservando le sue braci in vasi di terra.

Danzano sul vulcano per celebrare i suoi benefici: allontanare le bestie feroci, combattere il freddo, addolcire la carne cruda, i tuberi e i semi. Ma sa come protestare quando gli uomini abusano delle danze spensierate. La terra si ricopre allora di pustole gonfie che sputano fuoco devastante. E il fuoco che prima guariva diventa la bocca di un drago che sputa il male.

Neanderthal e Sapiens

Sui Campi Flegrei, a pochi chilometri da Napoli, 400.000 anni fa l’uomo di Neanderthal ballava molto perché la terra rimaneva accessibile, come lo è ora, in mezzo alle sue fumarole. Poi, 39.000 anni fa, un’enorme bolla eruttò qui, formando una caldera che sputò polvere di cenere così lontano che il sole si spense e il cielo azzurro divenne uniformemente grigio. L’Europa orientale e l’Asia sud-occidentale furono investite da un inverno vulcanico. Morirono piante e animali. Gli uomini di Neanderthal non potevano più mangiare né respirare. Scomparvero dalla terra come i dinosauri prima di loro. Il vulcano si vendicò delle loro affermazioni. In seguito, avrebbe fatto lo stesso nella vicina Pompei o sull’isola di Santorini in Grecia. O a Stromboli… Neanderthal, incosciente, aveva ballato troppo.

Poi, dalle profondità dell’Africa, arrivò Sapiens. Attraversò le terre e rispettò i vulcani, ma non danzò più sulla loro pelle, preferendo invece i lampi delle tempeste che gettano fuoco sui corpi degli alberi. Raccoglie i rami che bruciano finché non sa come conservare le braci come il “Fiore Rosso” dei suoi anziani…

Con il passare dei millenni, il Sapiens non si limitò più a raccogliere il fuoco, come il Neanderthal, ma imparò a produrlo: percussione della selce sulla pirite, lungo sfregamento di bastoncini di legno… Si dimenticò il Dio che glielo aveva portato. Mangiava grazie al fuoco, lavorava la pietra e poi il metallo con il fuoco, si difendeva con il fuoco, ma uccideva anche, conquistava e violava con la forza del fuoco.

Valérie Honnart, Danzare sul vulcano

Il caos e il vulcano ci ricordava l’uomo. Ha eruttato da tutte le sue vesciche terrene, ha vomitato i suoi torrenti di fuoco. E l’uomo si trovò gettato nel caos creato dai torrenti incandescenti. Fuggì dalla sua bocca e si gettò ai suoi piedi, diventando suo prigioniero, nell’oscurità dei rampicanti e dei tronchi d’albero carbonizzati. E così fù per il ballerino nero ai piedi del vulcano. Il caos ha precipitato la caduta degli esseri umani. Nel quadro di Valérie Honnart, ad esempio, il corpo di una ballerina capovolta viene risucchiato nel vuoto dell’aria, sospeso, levitante e fatalmente distrutto. La pittura aerea di Valérie contrasta con i suoi disegni festosi.

Dopo averci invitato a danzare sul vulcano, ci trascina nelle frane, dall’eruzione sui pendii vertiginosi alle profondità abissali. Il passaggio dal disegno alla pittura. Il potere del colore del pigmento per immaginare e condividere il rosso del fuoco interiore. E Valérie stigmatizza la rivolta del vulcano: “la caduta” è l’opera cardine che ci porta dalla danza armoniosa alla rottura dell’equilibrio, segnalando la nascita del caos. Il vulcano scuote bruscamente le spalle e la danzatrice cade. Di fronte a una massa di materia in movimento, nulla può fermare il suo ruzzolare tra cielo, terra e acqua. Una pittura senza peso. Un passaggio obbligato verso il rombo del fuoco e a causa di esso.

La fiamma e la cenere

Dopo la caduta, il fascino della bocca del fuoco ritorna sempre più spesso. La fotografia è impotente e la pittura è l’unico modo per avvicinarsi all’interno della terra, al suo fuoco interiore e centrale. Colori rossi e neri: fiamma e cenere. Una lunga e lenta combustione. Un’opera che richiama il fuoco al centro della creazione. Un appello a Prometeo, dio degli artisti, della terra bruciata degli scultori, ladro del fuoco riservato agli Dei per donarlo agli uomini. Prometeo punito a sua volta da Giove. La prova della libertà. Soffrite come lui. Ma non abbiate paura di giocare con il fuoco.

Dipingere il cuore stesso del fuoco, viaggiare al centro della terra, dove fuoco e acqua si mescolano: il vapore. Grotte di fuoco, cavità dove fuoco e acqua si mescolano: motore. E così andare avanti. Avanzare contro il caos. Il mistero del nero delle origini. In principio non c’era nulla, quindi nero! Nero, quindi luce in rilievo, come dipinto da Pierre Soulages. Con la luce del fuoco. In principio era il fuoco! Come dice Empedocle, non c’è creazione dal nulla né distruzione assoluta. Tutte le nascite e le morti sono semplicemente la combinazione o la disunione di elementi primordiali. Da qui i quattro elementi, da qui il ritorno al fuoco.

Dal 13 al 19/9/24 Vasyl Netsko “Last Hope” Mostra personale al Medina Art Gallery

Dal 13 al 19 settembre 2024

MEDINA ART GALLERY – VIA MERULANA, 220

Last Hope

Mostra Personale  di

Vasyl Netsko

“IN THE FOOTSTEPS OF GREAT MASTERS” è l’ultima serie di dipinti del pittore ucraino Vasyl Netsko. L’autore, rivolgendosi ad alcune delle opere più famose e apprezzate della storia dell’Arte, crea interpretazioni contemporanee delle stesse.

Come risultato di questo confronto, vengono create opere intriganti, che sorprendono il pubblico con un riferimento al tema dell’originale, altri elementi-chiave e la trasformazione dei motivi attraverso le emozioni e le esperienze personali dell’artista. Con questa serie, l’intenzione dell’autore è allo stesso tempo reinterpretare vecchie opere e incoraggiare l’ascolto delle loro storie.

Il pezzo di apertura della serie, ispirato al “The Kiss” di Klimt, anche se pieno di oro e fiori, è innocente e affascinante nel suo messaggio. Un ritratto equestre di Napoleone, basato sulla rappresentazione idealizzata di J.L. David in riferimento ai giochi di guerra dell’infanzia. “Harmony of Chaos” raggiunge il subconscio molto più profondo della  scandalosa “Frenzy of Elation”. L’affascinante “Illusion of Solace” rivela il complicato rapporto degli amanti, usando i personaggi di Waterhouse, mentre “Masquerade” sedurrà con la combinazione tra l’essenza del carnevale e il ritratto più famoso al mondo…

Al momento, il ciclo è aperto. La sfida continua, e ogni opera viene creata nello stile dell’artista, riconoscibile e caratteristico.

Dal 6 al 12/9/24 “Studio Taki – Venus in Fur: an ode to Mosaki” Mostra d’arte personale al Medina Art Gallery

Dal 6 al 12 settembre 2024

MEDINA ART GALLERY – VIA MERULANA, 220

Studio Taki – Venus in Fur: an Ode to Mosaki

Fino al 12 Settembre in contemporanea alla 11a edizione di RIAF, la Rome International Art Fair by ITSLIQUID Group nelle galleries di Via Angelo Poliziano 32-34 e 4-6.

La solo exhibit rappresenta il culmine di quattro anni di esplorazione artistica di 𝗦𝘁𝘂𝗱𝗶𝗼 𝗧𝗮𝗸𝗶: un corpus di opere che celebra donne africane iconiche che hanno avuto un 𝗽𝗿𝗼𝗳𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗶𝗺𝗽𝗮𝘁𝘁𝗼 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗲 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗲𝘁𝗮̀ 𝗺𝗼𝗱𝗲𝗿𝗻𝗲 𝗲 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗲 𝗽𝘂𝗻𝘁𝗲 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗮𝘃𝗮𝗻𝘇𝗮𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝘂𝗺𝗮𝗻𝗶𝘁𝗮̀. Attraverso una fervida immaginazione, sogni e profezie sono portati in vita su tela, forme 3D e grandi formati, in 𝘂𝗻 𝗺𝗶𝘅 𝗱𝗶 𝗽𝗼𝗽 𝗮𝗿𝘁 𝗲 𝗱𝗲𝘀𝗶𝗴𝗻. Una testimonianza della fusione di identità e spazio, che riecheggia i temi centrali di RIAF. Studio Taki è una realtà internazionale artistica ampia e multidisciplinare con sede a 𝗣𝗿𝗲𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗶𝗻 𝗦𝘂𝗱𝗮𝗳𝗿𝗶𝗰𝗮: una 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗶 𝗮𝗿𝘁𝗶𝘀𝘁𝗶 𝗲 𝗰𝗿𝗲𝗮𝘁𝗶𝘃𝗶 guidati dal fondatore e direttore creativo 𝗠𝗿 𝗚𝗼𝗼𝗱𝘄𝗶𝗹𝗹 𝗠𝗼𝗸𝗼𝗸𝗮

Dal 30/8 al 12/9/24 11° edizione di RIAF “Rome International Art Fair” al Medina Art Gallery

Dal 30 agosto al 12 settembre 2024

MEDINA ART GALLERY

11° edizione di

RIAF

Rome International Art Fair

Fino al 12 Settembre nelle galleries di 𝘝𝘪𝘢 𝘈𝘯𝘨𝘦𝘭𝘰 𝘗𝘰𝘭𝘪𝘻𝘪𝘢𝘯𝘰 32-34 𝘦 4-6 a Roma, l’exhibition, a cura di Luca Curci , presenta artisti internazionali: PHOTOGRAPHY, PAINTING, VIDEO ART, INSTALLATION/SCULPTURE AND PERFORMANCE ART, in un forum per la condivisione ed il networking di idee, contatti e relazioni tra collezionisti, artisti, fotografi, designer, curatori ed operatori di settore. La mostra analizza, con un approccio immersivo, la relazione fra corpo e spazio con l’ibridazione tra identità e contesti culturali / fisici / sociali / urbani del contemporaneo. Due le sezioni principali: MIXING IDENTITIES and FUTURE LANDSCAPES.

Dal 2 al 7 /7/24 “Wag Art Festival” al Medina Art Gallery

Dal 2 al 7 luglio 2024

MEDINA ART GALLERY – VIA A. POLIZIANO, 32-34

Wag Art Festival

WAG International Artistic Organization è una rete internazionale di artisti, di tutte le discipline, con filiali nazionali e membership in tutto il mondo: dal 2008 un movimento costituito da più di 1.000 artisti per 70 nazioni, che ha pubblicato 18 libri, ricevuto il supporto di molte istituzioni tra le quali l’IPB (International Peace Bureau) ed organizzato 7 grandi festival artistici internazionali multidisciplinari: l’ultimo a Parigi prima di Roma 2024.

ARTISTI del Festival WAG Roma 2024 (pittori, iconografi, scultori, fotografi):

Ada Blau, lsrael

Beatrice Bracha Laszlo, lsrael

Ronit Koren lllouz, lsrael

Cristina Carri, Argentina

Lula Carri, Argentina

Vanessa Garside, United Kingdom

Janet Glynn Smith, United Kingdom

Richard Holt, United Kingdom

Aune MattiIa, FinIand

Agnes Mupariwa, Zimbabwe

Boris Pervan, Croatia

Rumy Renan, lsrael

Shula Ross, lsrael

Hanna Shahar, lsrael

Laila Sharmeen, Canada

Mark Thompson, United Kingdom

Iris Vrus, Croatia

Peter Weisz, Croatia

Mi Hyo Kim, South Korea

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WAG International Artistic Organization is an international network of artists, of all art disciplines with national branches and members around the world. From 2008 till today more then 1.000 artists from more then 70 states, published 18 books and got support by institutions, like IPB (International Peace Bureau). Seven big international multidisciplinary art festivals: the last one in Paris before Rome 2024.

Segui 8th WAG Art Festival – Rome | Italy | 2024 sulle pagine social di Medina Art Gallery:

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Dal 21 al 27/6/24 “Nel sogno” Lillo Sauto solo exhibit al Medina Art Gallery

Dal 21 al 27 giugno 2024

MEDINA ART GALLERY – VIA MERULANA, 220

Nel sogno

Lillo Sauto solo exhibit

 

L’ispirazione

Lillo Sauto è un pittore astrattista siciliano, nato a Butera nel 1978. Dopo gli studi universitari a Firenze, decide di trasferirsi e risiedere stabilmente a Roma. La formazione tecnica non riuscirà a distoglierlo dalla sua innata passione per l’arte che inizia a sperimentare da autodidatta, dedicandosi al disegno e successivamente alla pittura.

Da sempre affascinato ed ispirato dalle figure e dai cerchi spiraleggianti di Gustav Klimt e dall’ardore e l’inquietudine interiore, che guidavano la mano di Vincent Van Gogh sulla tela, ha creato una propria originale cifra stilistica. Non è divenuto un epigono dei suoi grandi predecessori ma ha seguito il consiglio di Paul Cézanne e cioè: “Qualunque sia il vostro maestro preferito, non deve essere per voi che un orientamento. Altrimenti sarete solo un imitatore”.

Lillo Sauto, il concept

Guardando ai dipinti di Lillo Sauto possiamo affermare che l’artista elabora uno stile pittorico coerente e riconoscibile, caratterizzata da una moltitudine di cerchi. Questi ultimi, intrisi di passione e sentimento, sono simili ad un continuo fluire sulla tela di piccolissime bolle, libere e frizzanti che, con la stessa effervescenza della schiuma nell’onda del mare, come nel quadro “Non sono un surfista” (2016), nascono dall’urgenza interiore di imprimere sulla tela le emozioni dell’artista. Il Sauto quando dipinge, lascia il pennello nelle mani del fanciullo che custodisce dentro di sé e che gli permette di dar voce ai suoi moti interiori, con tratti più o meno accentuati e netti, rispetto al sentimento che prova in quel momento, oltrepassando i confini del pensiero razionale, esprimendosi in assoluta libertà.

Lo stesso vale per l’utilizzo del colore e la creazione delle sfumature. Molto spesso, prima di iniziare a dipingere, ha già un’idea della combinazione di colori da utilizzare. Altre volte invece, si lascia trascinare dall’emozione, passando dai toni caldi ai toni freddi con estrema agilità, creando giochi di luci e di ombre, schiarendo e scurendo i colori. Ritrovo nell’uso e nel significato che l’artista conferisce al colore, la teoria elaborata ne “Lo spirituale dell’arte” da Vasilij Kandinskij, in cui ogni colore può avere due effetti sull’osservatore: uno fisico e uno spirituale. Il primo basato su sensazioni momentanee che si provano nel momento in cui l’occhio e quindi la retina, registra un colore piuttosto che un altro.

L’effetto psichico…

…invece, provoca una vibrazione più profonda, addirittura spirituale, con cui il colore tocca l’anima, il nostro “io”. Per spiegare quest’effetto, propongo la metafora musicale proposta dallo stesso Kandinskij per spiegare quest’effetto: “Il colore è il tasto, l’occhio è il martelletto, l’anima è un pianoforte con molte corde”. Lillo Sauto accoglie questa metafora musicale e la personalizza. La scelta dell’oro non è casuale, bensì deriva dal sentimento che viene associato a questo colore e cioè la speranza. L’oro del quadro “Narciso” (2018), è inoltre un riferimento indubbio a Gustave Klimt. È solito per il Sauto, combinare i colori degli elementi naturali con quelli delle sensazioni che questi provocano in lui: il giallo come il sole e la gioia, il blu come il mare e la quiete.

La tecnica utilizzata da Sauto per dipingere è la pittura acrilica, estremamente versatile e brillante, che si addice perfettamente alla sua tavolozza coloristica. Inoltre, l’artista ne predilige l’utilizzo, per la veloce asciugatura che gli permette di percepire come finito l’oggetto del quadro.

Lillo Sauto, la bio

L’arte di Lillo Sauto, ha ottenuto importanti riconoscimenti sia in Italia che all’estero. L’opera “Una notte luminosa ha oscurato ogni tristezza”(2019) gli è valsa il premio Biancoscuro Art Contest 2021. Inoltre la sua figura di artista contemporaneo è stata oggetto di pubblicazione su Exibart e nel 2022 l’artista viene inserito tra i pittori siciliani contemporanei di maggior interesse, nell’Atlante dell’Arte Contemporanea 2021, edito da De Agostini e su Artisti24 edito da Mondadori.

Dal 2017 inizia a prendere parte a manifestazioni internazionali come la Mostra Collettiva Exposiciòn de Arte presso Crisolart Gallerie a Barcellona. Nel Giugno del 2023, le sue opere arrivano anche oltre oceano all’Artbox Expo di New York 2023, una delle fiere d’arte più importanti al mondo. Successivamente parteciperà all’Art Basel di Basilea e ad esporre in gallerie di Zurigo, Berlino, Miami, Palma di Majorca.

Osservando i quadri del Sauto, percepisco un carattere di universalità nel messaggio dell’artista, perché non c’è nulla da decodificare se non l’emozione che trapela dalle sue tele, da interiorizzare nella nostra anima. Un’emozione, una sensazione che seppur diversa, viene percepita da chiunque, senza ostacoli. La scelta della figura del cerchio, conosciuta ed utilizzata fin dalla remota antichità e sempre presente nell’arte, sia in quella figurativa che in quella astratta, rende la sua cifra stilistica universale. Lo stesso Kandinskij considerava il cerchio come quella forma capace di dare la possibilità di esprimere le emozioni interiori. Ed è infatti il movimento di queste sfere nelle tele di Sauto, che evoca il turbinio di emozioni che l’artista deve aver provato nel dipingerle.

 Arianna Montellanico

Dal 21/6 al 4/7/24 “L’Arte di Sandra Tiberti” Mostra al Medina Art Gallery

Dal 21 giugno al 4 luglio 2024

MEDINA ART GALLERY – VIA A. POLIZIANO, 4/6

L’Arte di Sandra Tiberti

Sandra Tiberti, artista che ha esordito presso Medina Art Gallery con la sua mostra fotografica “dai Fiordi” nel Giugno 2023, torna quest’anno con un repertorio artistico che, combinando fotografie e affreschi, percorre quel sentiero dell’arte che conduce alla memoria del passato e all’indissolubile legame con la sua città d’origine, L’Aquila. È qui che inizia i suoi studi, poi le passioni e i sogni la portano altrove, più precisamente a Milano, in seguito a Napoli e infine a Roma, città dove ha l’opportunità di formarsi in diverse discipline, quali l’arte, l’architettura e la valorizzazione del patrimonio culturale.

La serie degli affreschi sicuramente riflette una scelta che, al giorno d’oggi, non può che essere definita eccezionale, essendo appunto l’affresco una tecnica pittorica oramai in disuso, ma che in questo contesto appare sicuramente significativa e affascinante. Gli affreschi, inoltre, rappresentano una perfetta sintesi dei suoi studi: l’utilizzo di vari materiali esecutivi, quali il cemento, la calce, la sabbia, la polvere di marmo, e il rapporto tra pittura e inserti a rilievo, esplicano chiaramente la volontà dell’artista di creare un connubio tra architettura e arte figurativa.

L’artista qui si fa ideatrice, progettista ed infine anche carpentiere, un processo che richiede diverse competenze artigianali e artistiche. Gli elementi tridimensionali sono lì a ricreare l’aspetto architettonico, da sempre elemento guida delle sue opere. L’archetto della bifora, per esempio, composto da mattoncini ritagliati e disposti in successione, rappresenta dunque non solo un dettaglio decorativo, ma un vero e proprio elemento costruttivo. I materiali utilizzati che vanno a creare i vari strati costitutivi della base su cui dipingere, in questo caso i muri, sono cruciali per la riuscita dell’opera. Un primo strato di arricciato (intonaco grezzo applicato sulla muratura), in seguito l’intonaco (uno strato più fine rispetto all’arricciato, che serve da base per il successivo strato) e infine la polvere di marmo che, mescolata con la calce nell’intonaco finale, crea una superficie estremamente liscia e riflettente, ideale per la pittura. L’ultima fase del processo, chiamata pittura a fresco, va eseguita con particolare attenzione affinché i colori diventino parte integrante della superficie murale. Per garantire la corretta legatura chimica dei pigmenti colorati con la calce è essenziale che l’intonaco rimanga fresco e umido, motivo per il quale l’affresco deve essere completato entro una giornata lavorativa, al fine di prevenire la seccatura, facilmente raggiungibile nel giro di poche ore.

Diversi sono i paesaggi e soggetti che figurano, ma la luce è sicuramente protagonista indiscussa delle fotografie dell’artista aquilana. Tiberti, infatti, per ogni soggetto artistico studia con attenzione le esposizioni, giocando con l’equilibrio tra luminosità e contrasto, per catturare, nelle sue fotografie, le diverse luci della giornata.

Le foto ritraenti la modella, infatti, sono state prese in vari momenti della giornata, senza utilizzo di flash, con lunghe esposizioni e cavalletto. Il risultato è sicuramente quello di immagini che mantengono un’atmosfera naturale e morbida.

Altro soggetto è il così chiamato Chiassetto del Campanaro, un vicolo nel centro della città de L’Aquila, molto caro all’artista poiché affascinata dall’ambientazione particolarmente medievale e intima, ricreata dalla presenza di questi archetti che si susseguono. Insieme al Chiassetto, la foto ritrae anche un dettaglio della Porta Santa della Basilica di Collemaggio (L’Aquila): intende catturare un particolare gioco di luci e ombre, in questo caso ben marcato dalla scelta della foto in bianco e nero, che fa sì che essa sembri realizzata con inchiostro di china, tecnica artistica che attribuisce all’immagine un aspetto molto nitido e contrastato, grazie ad una forte presenza di linee e dettagli.

Infine la terza raccolta: dedicata alla Rocca di Calascio (L’Aquila), ambientazione di diversi film, quali Il nome della Rosa (1986) e Ladyhawke (1985). La Rocca, situata a 40 km dalla città de L’Aquila, con i suoi 1500 m, si erge al titolo di rocca più alta d’Europa. Una lunga camminata precede l’arrivo in cima, indispensabile però per godere di tale magnificenza: le imponenti mura di pietra, le maestose torri e le vedute panoramiche circostanti, contribuiscono a creare un’atmosfera che trasporta il visitatore indietro nel tempo, ad un Medioevo improvvisamente vivo e palpabile. Ed ecco una serie di foto realizzate con sopra e sotto esposizioni, durante momenti diversi della giornata (dall’alba al tramonto, fino alla notte fonda), a colore e in bianco e nero.

L’arte di Tiberti, una straordinaria combinazione di tecniche e sensibilità artistica, è capace di evocare memorie storiche, di creare profonde connessioni emotive e di portare alla luce le bellezze della terra aquilana.

In collaborazione con Foto Pettine L’Aquila

Matilde Spedicati

Dal 14 al 20/6/24 “Camille Ross Solo Exhibit – Native Light Photography” al Medina Art Gallery

Dal 14 al 20 giugno 2024

MEDINA ART GALLERY – VIA MERULANA, 220

Camille Ross Solo Exhibit

Native Light Photography

Il testo di Carmelita Brunetti

La storia della fotografia contemporanea permette di conoscere tutte le tecniche usate dall’analogico al digitale. L’arte della fotografia oggi subisce un processo digitale e diventa sempre più uno strumento di massa.

Questo fa sì che la fotografia nella nostra contemporaneità diventi una grande occasione per creare immagini raffinate che puntano a valorizzare ogni elemento fotografato. L’artista americana Camille Ross affascinata dalla macchina fotografica e poi dalla sperimentazione digitale si avventura nella multimedialità e nella creazione di NFT originali.

Una delle considerazioni che viene fatta sulla sua fotografia digitale riguarda la ricorrente ricerca espressiva ed estetica che emerge soprattutto nella serie dei Selfie, qui si percepisce un grande desiderio da parte dell’artista di entrare nell’anima dell’osservatore, magari stravolgendo il comune senso estetico della bellezza.

Infatti, le immagini dei Selfie con volti trasformati, manipolati provocano, smarrimenti e vuoti psicologici. L’artista, opera in uno spazio temporale sufficiente per sperimentare il sentimento dell’angoscia e della paura di vivere, tutto si risolve nell’elaborazione psicologica del desiderio di cambiare vita. La sua ricerca dedicata al progetto Native Light Photography permette di conoscere la sua storia, le sue origini di Nativi americani.

Il suo mondo viene narrato…

…dai Selfie che ricordano le donne della sua famiglia, i simboli come l’aquila fondamentale elemento junghiano che esprime la volontà di salvare le sue origini. Tutte le immagini si basano sull’indagine dei sentimenti umani. Questa grande mostra romana presenta il suo percorso fotografico senza escludere la ricerca dell’espressione dell’Io e della sua personale ricerca di sentimenti autentici.

Tutte queste emozioni si percepiscono nei suoi scatti fotografici, soprattutto in quelli in cui emergono i suoi ricordi d’infanzia e di giovinezza.

Va precisato che nella sua fotografia nonostante le nuove tecnologie digitali, le modalità di scatto e di gestione della luce rimangono quelle ben studiate dell’analogico.

La rivoluzione digitale, più che il processo fotografico, stravolge incredibilmente i tempi di fruizione e di accessibilità alla fotografia.Senza dimenticare che ancora molti fotografi preferiscono  scattare in analogico, magari con l’utilizzo di macchine medio formato o banchi ottici, a testimonianza di quanto detto, ovvero che l’impatto più grande del digitale è stato quello di portare la fotografia alle masse, e nello stesso tempo di produrre opere di qualità e originali proprio come fa l’artista Camille Ross.

Importanti istituzioni come…

…il New Mexico Council on Photography e il Tucson Council on the Arts, garantiscono i suoi successi nazionali ed internazionali.

Una lunga carriera segna il percorso artstico di Camille Ross, dalle mostre personali a Marfa, Texas e Santa Fe, New Mexico, alle mostre collettive in Italia e Spagna; il suo lavoro è stato esposto in tutto il mondo. In particolare, le sue fotografie fanno parte di prestigiose collezioni.

Le sue opere più intriganti sono le fotografie che ritraggono il Deserto in cui si evince l’energia vitale nei colori del cielo e della sabbia, questi scatti fotografici testimoniano la sua passione per la fotografia di paesaggio.

Camille Ross non è solo fotografa ma anche una bravissima scrittrice che sa raccontare tutte le sue esperienze di vita, le sue passioni spesso l’anno portata lontana dalla sua città e dalla vita quotidiana per vivere nuove esperienze alla ricerca di emozioni da vivere e da riprendere con il terzo occhio della macchina fotografica. Il suo lavoro è accattivante e in ogni suo progetto prevale la sua ricerca artistica basata sull’analisi sociologica e spirituale dell’individuo.

Il lirismo accompagna ogni scatto che diviene una narrazione proprio come un romanzo.

Dal 7 al 13/6/24 Mostra personale di Yana Rikusha al Medina Art Gallery

Dal 7 al 13 giugno 2024

MEDINA ART GALLERY – VIA A. POLIZIANO, 32 – 34

Mostra personale di Yana Rikusha

La vita dell’essere umano è meravigliosamente immersa in una realtà fluttuante, in cui la percezione del tempo e dello spazio si vive attraverso avvenimenti storici, scoperte scientifiche, artistiche e filosofiche. Tutta la vita è scandita dal trascorrere del tempo e dalla bellezza dell’arte, elemento fondamentale nella nostra vita che regala emozioni.

Se pensiamo al tempo immaginiamo i nostri antenati, e a tutto ciò che l’uomo con la sua intelligenza è riuscito a realizzare fino ad oggi. Nell’arte quando parliamo di tempo pensiamo alle diverse epoche e ai suoi generi artistici sviluppati da artisti come Michelangelo, Raffaello, Caravaggio, Rubens, solo per citarne alcuni fra i più grandi Maestri del passato. Quando entriamo in un museo o in una galleria d’arte, nel guardare i dipinti siamo in grado di classificarli stilisticamente e stabilire se si tratta di una “natura morta”, o paesaggio; gli studiosi ancora oggi, nonostante i numerosi dibattiti aperti nello stabilire le origini del genere “natura morta”, e se risiede in Italia o nel Nord Europa, non sono riusciti a stabilirlo con certezza.

Il titolo di questa mostra “YANA RIKUSHA Natura morta. Tra passato e presente” è un’analisi estetica, iconografica sul tema della natura morta e del suo potere emozionale espresso in tutte le sue composizioni raffinate, armoniose, e cariche di significato narrativo. L’artista, con pennellate dal tocco elegante e quasi impalpabile, crea velature e trasparenze in ogni oggetto riprodotto e inserito in ambientazioni domestiche, il risultato é una composizione di “natura morta” unica, sia per la scelta degli elementi sia per il messaggio narrativo che ogni oggetto contiene. Le sue opere ci fanno pensare alle nature morte realizzate dai grandi maestri come Caravaggio, Pieter Bruegel il Vecchio, e altri. Le sue scelte compositive, con echi seicenteschi, puntano a far conoscere il genere pittorico della “natura morta” rivisitato in chiave contemporanea e realizzato seguendo le indicazioni teoriche del metodo della pittura figurativa fiamminga.  Tutta la serie di suoi dipinti sono realizzati “dal vivo”, non mancano riprodotti gli insetti, farfalline, ortaggi, frutta, fiori: tutti elementi che hanno un significato importante per l’artista, ciascuna ha una storia da raccontare a chi osserva e vuole conoscere il pensiero dell’artista. Le sue “nature morte” sono come anime, presenze che in qualche modo dialogano con l’artista e con chi osserva l’opera. Tutte sono ricche di oggetti realizzati con cura e perfezione stilistica come l’opera Apple mood del 2021, Playful shapes del 2023, le composizioni vibrano di lucentezza ed effetti plastici importanti da far saltare all’occhio ogni minimo dettaglio e particolare della composizione.  Il suo percorso artistico si è evoluto passando dal surrealismo nelle figure fantastiche e mitologiche al genere della “natura morta” realizzata con la tecnica antica fatta con pastelli a secco su carta, colori ad olio e strati sovrapposti di colore per ottenere trasparenze ed effetti realistici straordinari sulle tele di lino.  Le sue opere risultano così perfette, che qualcuno potrebbe addirittura pensare ad un fotorealismo americano, ma non è così perché questo genere di pittura si basa sull’osservazione “dal vivo” della composizione di oggetti di uso domestico che l’artista dispone su tavoli e tovaglie ricamate secondo il proprio gusto, dal sapore romantico come l’opera Fairytale time del 2023 o Memories about Monteverde, 2023. In tutte le sue tele si respira un buon gusto estetico e nelle composizioni si nota una profonda conoscenza delle opere d’arte del passato, pensiamo ad esempio alle grandi composizioni dei pittori fiamminghi come Abraham Brueghel, Jacob van Hulsdonck, Ambrosius Bosschaert.

Nel presentare i dipinti di Yana Rikusha, entriamo nel vivo della sua anima artistica per esplorare il suo universo e condividerlo con un pubblico desideroso di riscoprire l’anima di oggetti, che spesso usiamo senza dargli importanza. Tutte le iconografie realizzate nei dipinti che vedete nel catalogo ci consentono di riconoscere un’arte figurativa importante che conquistò il mercato sin dall’età moderna.

Per l’artista la conoscenza dell’arte del passato è fondamentale, difatti, tutto il suo lavoro si basa sullo studio della pittura figurativa fiamminga. Rikusha, dopo aver vissuto e lavorato in settori bancari e finanziari con relazioni internazionali, si ritrova a riflettere sul senso della vita e decide di cambiare strada e di studiare pittura. Vivendo in Italia frequenta a Roma Matearts, mentre nei suoi soggiorni in Francia studia nell’Atelier Renaissance, Atelier d’artistes, La bottega du peintre, nei soggiorni nella sua terra in Russia studia a Mosca presso l’atelier del pittore N. N Krapivin per sviluppare e affinare competenze artistiche importanti come dipingere scene di genere e saper ottenere effetti realistici e naturalistici, tali da voler toccare con mano gli oggetti o i volti dipinti sulla tela. La nostra artista ha un grande talento riesce a dare l’anima agli oggetti che dipinge, a far vibrare i nostri sensi mentre guardiamo le sue composizioni, ricche di elementi tra bicchieri, posate, brocche, ortaggi, frutta, libri, tutto è orchestrato per regalare armonia e ridare vita agli oggetti, come Fragrant morning, 2022.

Carmelita Brunetti

Dal 7 al 13/6/24 ” Mostra bipersonale di Rossanna De Min e Marco Ramassotto” al Medina Art Gallery

Dal 7 al 13 giugno 2024

MEDINA ART GALLERY – VIA MERULANA, 220

 

Mostra bipersonale di

Rossanna De Min e Marco Ramassotto

Il testo di Arianna Montellanico

La mostra bipersonale accoglierà le opere di Rossanna De Min e Marco Ramassotto, due insegnanti e artisti che, dopo essersi incontrati in ambito scolastico, hanno scelto di esporre per la prima volta insieme le loro opere d’arte.

Rossanna De Min artista veneta, è stata docente di Arte e Immagine in una scuola media di Roma. Fin da piccola è stata sempre circondata da artisti e soprattutto dall’arte della ceramica. Suo zio, famoso ceramista degli anni Cinquanta e Sessanta, Guido Gambone (1909 – 1969) e poi suo cugino, Bruno Gambone, le hanno trasmesso la passione per l’artigianato ceramico d’autore, che nelle mani dell’artista diventa una vera propria opera d’arte.

Se la ceramica accompagna la storia dell’umanità…

…fin dalla Preistoria, c’è sicuramente un motivo. Il materiale duttile e maneggevole, rappresenta sia la materia prima per creare innumerevoli oggetti di varia utilità, sia una forma di espressione artistica. E Rossanna De Min, mentre modella l’argilla, la creta, per creare un manufatto ceramico, cerca di mantenere il più possibile il materiale grezzo e poco raffinato, seppur applicando del colore, per conservare il legame profondo che lo stesso ha con la natura che lo ha generato. Le ceramiche in mostra sono il frutto di tutte le esperienze che ha vissuto, compresa la sua formazione artistica e la grande influenza dei ceramisti del passato. Di grande impatto sono le “bambole o donne”, come all’artista piace definirle, in ceramica dipinta, che rappresentano solo loro stesse perché create in libertà.

A Rossanna piace pensare…

…che ad ognuna di esse, sia data la possibilità di esprimere semplicemente la loro natura, la loro essenza, senza affidargli un messaggio in particolare da trasmettere, se non quello di sollecitare l’osservatore a riflettere sulla donna come essere umano, da amare e rispettare. Rossanna De Min dedica buona parte della sua attività artistica anche alla pittura figurativa e naturalistica, prediligendo ultimamente la pittura astratta. Con uno stile molto personale, crea composizioni che non riproducono la natura o il paesaggio, ma disegna semplicemente linee e forme geometriche dai toni decisi, con lo scopo di generare emozioni nello spettatore.

Marco Ramassotto architetto, insegnante, musicista e pittore contemporaneo, nasce a Roma nel 1974. Frequenta il Liceo Artistico e dopo la laurea in Architettura presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, partecipa a numerosi concorsi e progetti soprattutto all’estero. Come musicista e produttore cura l’etichetta musicale Anomala Soundscapes mentre come pittore, utilizza una tecnica che tende sempre di più a servirsi di strumenti e supporti non convenzionali. La passione per l’arte e l’attività pittorica lo hanno sempre accompagnato durante la sua vita. Molti sono stati i lavori precedenti che lo hanno motivato a dipingere sempre più frequentemente e a mostrare le sue opere al pubblico. Grazie all’arte riesce ad esprimere quello che ermeticamente custodisce dentro di sé, senza ostacoli.

Alla Medina Art Gallery Ramassotto esporrà…

…la serie Interferenze (2009-2023), una serie di tele, realizzata con diverse tecniche pittoriche: dall’acrilico all’olio e dallo smalto alla tempera su legno.  Una lunga preparazione contraddistingue queste opere a partire dal supporto, costruito spesso con tavole di legno, fino alla loro completa realizzazione. Il lavoro infatti, spiega l’artista, può essere lasciato in sospeso anche per molto tempo, in attesa che arrivi l’ispirazione oppure essere estemporaneo, senza una regola precisa e senza quantificare il tempo che impiegherà per concluderlo.

Questa serie di tele nasce dalla suggestione dell’interferenza, qualcosa di impensato che accade durante l’azione pittorica. L’irrompere dell’inaspettato però, influenza la tecnica, cambiando completamente il risultato pittorico e quindi anche l’idea iniziale dell’artista, lasciando spazio all’indefinito e, nel caso della serie Interferenze, all’effetto di un tessuto scomposto. Una tecnica per così dire “fatalista”, vicina all’astrattismo e all’action painting, “la pittura d’azione”, che porta l’artista ad affrontare e sperimentare l’inaspettato, per creare qualcosa di sorprendentemente nuovo ed interessante. Un gioco di suggestioni per l’osservatore, che trovandosi di fronte ad un quadro della serie, tenterà di intravedere un qualcosa che rimarrà comunque soggettivo, dietro a quell’intreccio di acrilico, olio, smalto e tempera su legno.

La mostra permetterà l’incontro e lo scontro tra due universi artistici lontani tra di loro: quello dell’arte millenaria della ceramica della De Min e dell’astrattismo pittorico dei quadri contemporanei di Ramassotto. Nonostante la distanza tra le due arti, le opere cattureranno lo sguardo del visitatore che percepirà un equilibrio d’insieme, grazie alle combinazioni e agli intervalli di forme e colori, tessuti lungo il percorso della mostra.

Arianna Montellanico