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Dall’1 al 14/11/24 “Il potere delle parole: l’arte come messaggio di speranza e solidarietà” Art exhibition al Medina Art Gallery

Dall’1 al 14 novembre 2024

MEDINA ART GALLERY – VIA A. POLIZIANO 32, 34, 36

Il potere delle parole

L’arte come messaggio di speranza  e solidarietà

A cura e direzione artistica di Loredana Trestin con Maria Cristina Bianchi, la mostra esplora l’Arte Contemporanea come strumento di comunicazione, denuncia e testimonianza. Le opere in esposizione avranno in comune la presenza di parole e testi che divengono parte integrante dell’opera stessa.

Una linea progettuale specifica con uno studio esploso sulle parole: fonte di ispirazione, speranza, solidarietà, in un periodo storico caratterizzato da divisioni e conflitti globali. Ma anche veicolo di messaggi, idee, emozioni, comunicate al pubblico. Le potenzialità della comunicazione nell’Arte, pone delle responsabilità sugli artisti?

Artisti in mostra: Alina Araslanova, crèche, G-M, Alicja Joanna Gòrecki, Violeta Hristova, Paulina Iastrebova, Kannamuris, Maciej Kedzielski, Elias Lorenzer, Alessio Marzola, Mira Milovanovic, Frank Wienker, Angelika Zajac, Krista Zane Suke

Responsabile organizzazione: Valentina Maggiolo

Dall’1 al 7/11/24 “Perspectives” Mostra collettiva al Medina Art Gallery

Dall’1 al 7 novembre 2024

MEDINA ART GALLERY – VIA MERULANA, 220

Perspectives

Mostra collettiva

Medina Art Gallery è lieta di annunciare la mostra “Perspectives”, organizzata da Roi Moving Art, che si terrà dal 1 al 7 Novembre 2024 presso la galleria di Via Merulana 220 a Roma.

Questa esposizione riunisce artisti provenienti da diversi Paesi e discipline artistiche, tra cui pittura, fotografia e ceramica, offrendo uno spazio unico dove esprimere liberamente le proprie visioni creative. “Perspectives” rappresenta, dunque, un viaggio attraverso prospettive artistiche diverse, invitando il visitatore a esplorare la ricchezza espressiva di diverse identità culturali.

Artisti in mostra: Alexandria Roby, Anna Rizou, Bin Jiyoung, Ebru Kurnaz, Eleftheria Sifnaiou, Eleni Eirini Xenaki, Jacqueline Sanchez, Julia Lipe, Manolis Drosakis, Maria Victoria Yuste Lozano, Melanie Robertson, Nandor & Enikő Szeghalmi, Natalia Kukulas, Stefanos Sfakianakis, Vaso Karakonti.

DAl 29/10 al 12/11/24 Mostra collettiva “Artisti Turchi dall’Anatolia” al Medina Art Gallery

Dal 29 ottobre al 12 novembre 2024

MEDINA ART GALLERY – VIA A. POLIZIANO 4,6

Mostra collettiva

Artisti Turchi dall’Anatolia

 

In occasione della celebrazione del 101esimo anniversario dalla nascita della Repubblica di Turchia, la Galleria Saküder inaugura la mostra di pittura Breezes from Anatolia presso Medina Art Gallery di Roma il 29 Ottobre 2024 alle ore 18:30. Saranno esposti i lavori di 20 artisti turchi. Gli Artisti e gli appassionati d’arte di Roma sono invitati all’inaugurazione alla presenza della stampa.

Artisti partecipanti:
Ali Eser
Güneş Abbas
Gönül Dinç
Mualla Yemişciler
Nermin Ünal
Zekiye Besler Kuşçu
Döndü Işıl Doğan
Sibel Acar Kutlu
Fatma Perihan Türkçü
Mukadder Öke
Ali Şenel
Sena Halman

Dal 25 al 31/10/24 “Fluidity” Solo exhibit di Francesca Antonello

Dal 25 al 31 ottobre 2024

MEDINA ART GALLERY – VIA MERULANA, 220

Fluidity

Solo exhibit di

Francesca Antonello

 

Testo critico a cura di Rita Marcangelo
Il Flusso della Materia: Dialoghi tra Natura e Arte

Il lavoro di Francesca Antonello si inserisce in un contesto artistico contemporaneo che esplora il dialogo tra la materia organica e la sensibilità umana, presentando una sintesi unica tra tradizione scultorea e innovazione concettuale. Le ultime opere offrono un’immersione profonda nel suo linguaggio artistico, rivelando un approccio che trascende la mera manipolazione del legno per abbracciare una filosofia esistenziale più ampia.

La scelta del legno come medium primario non è casuale, ma riflette una profonda comprensione delle qualità intrinseche del materiale. Antonello sfrutta la mutevolezza e la duttilità del legno per creare opere che sembrano catturare l’essenza stessa del flusso e del cambiamento. Le venature e i nodi del legno diventano parte integrante della narrativa scultorea, creando un palinsesto visivo che racconta la storia della materia stessa.

La mostra “Fluidity” si configura quindi come un’esperienza immersiva che trascende i confini tradizionali della scultura. Le opere di Antonello non sono oggetti statici da contemplare passivamente, ma entità dinamiche che invitano lo spettatore a un dialogo attivo con la materia e con il concetto stesso di trasformazione. Ogni scultura diventa un microcosmo che riflette i macroprocessi della natura, offrendo una lente attraverso la quale esaminare il nostro rapporto con il tempo, la materia e l’esistenza stessa.

Testo critico a cura di Rita Marcangelo

Dal 25 al 27/10/24 Mostra personale di Franca Corazza al Medina Art Gallery

Dal 25 al 27 ottobre 2024

MEDINA ART GALLERY – VIA A. POLIZIANO 4-6

Franca Corazza la Solo-Exhibit

 

Testo critico a cura di Flavia Pittalis

Emozioni: ecco cosa Franca Corazza vuole condividere attraverso le sue opere. In esse il tempo rallenta e ci si perde nella bellezza delle piccole cose. La luce ne fa da padrona, studiata e valorizzata in ogni tratto, in ogni scorcio, volto e soggetto rappresentati.

L’artista protagonista di questa mostra porta con sé una storia affascinante, segnata da contrasti che hanno arricchito il suo percorso. Nonostante una formazione scientifica, il richiamo dell’arte e la volontà di ritrarre la realtà vista attraverso i suoi occhi sono sempre rimasti vivi nel suo cuore.

Circa dieci anni fa, l’artista ha deciso di arricchire ulteriormente il proprio percorso creativo, scegliendo di approfondire le competenze acquisite in modo autonomo con uno studio più strutturato. Questa scelta l’ha portata a frequentare uno studio artistico, dove ha potuto affinare la propria tecnica e alimentare una creatività più consapevole e matura.

Il suo approfondimento delle conoscenze artistiche non è stato dunque un semplice impulso, ma una scelta ponderata e consapevole. Con il suo approccio razionale, Franca Corazza ha posto solide basi tecniche sotto la guida di un pittore che, ancora oggi, rappresenta una preziosa fonte di ispirazione. Questa cura per la tecnica si riflette nelle sue opere, dove la luce gioca un ruolo centrale, trasformando ogni soggetto, che sia un volto o una natura morta, in un’esperienza visiva ed emotiva profonda.

La scelta della pittura a olio…

…prediletta per la sua capacità di riflettere la luce, è il frutto di un lungo processo di sperimentazione con diversi materiali. Attraverso i suoi quadri, l’artista esplora la dualità tra l’emozione e il razionale, con opere che spaziano dai ritratti intensi – in cui lo sguardo e il sorriso catturano l’essenza emotiva del soggetto – a nature morte e paesaggi, tutti realizzati con minuziosa cura. In questi lavori, si percepisce una meravigliosa capacità di andare oltre il semplice realismo, offrendo uno sguardo intimo e ricco di emozioni su ciò che l’ha ispirata a dipingere.

Le opere di Franca Corazza non si limitano a rappresentare luoghi, ma, attraverso la finezza del tratto e uno studio accurato della luce, ci invitano a vedere il mondo filtrato dal suo sguardo emotivo, trasformando ogni soggetto in un’esperienza unica. Ogni tela apre una finestra sul suo universo interiore, offrendo un’intimità che evoca una condivisione personale, come se l’artista ci accompagnasse con sensibilità e attenzione alla scoperta di luoghi e persone a lei cari. Non vi è alcuna imposizione, ma piuttosto il desiderio sincero di trasmettere le emozioni che la ispirano.

Il filo conduttore della mostra è proprio l’emozione: ogni opera rappresenta un istante, un soggetto che ha toccato l’artista in modo unico e irripetibile.

Questa mostra offre una panoramica variegata del lavoro dell’artista, un viaggio che spazia tra diverse tecniche e soggetti, ma che mantiene un filo conduttore ben preciso: l’emozione e la luce come strumenti per catturare la realtà e trasmettere sensazioni attraverso la tela.

Testo critico a cura di Flavia Pittalis

Dal 18 al 24/10/24 “Artisti dalla Polonia – Constructs of sensation” Mostra collettiva al Medina Art Gallery

Dal 18 al 24 ottobre 2024

MEDINA ART GALLERY – VIA A. POLIZIANO 4,6

Artisti dalla Polonia

“Constructs of sensation”

Mostra collettiva

La mostra Costrutti di sensazioni riunisce quattro artisti contemporanei – Agata Schleiss, Dorota Ruta Zdanowicz, Jerzy Sikucinski e Zaneta Chlostowska Szwaczka – ognuno dei quali esplora il complesso legame tra percezione, sensazione e realtà, attraverso una molteplicità di linguaggi artistici.

In questo progetto collettivo, le opere si snodano tra pittura e installazione, costruendo un dialogo sensoriale che sfida il modo tradizionale di percepire l’Arte e lo spazio espositivo. Ogni artista presenta la propria visione unica, utilizzando texture, colori e forme per evocare sensazioni visive e tattili che coinvolgono lo spettatore a livello fisico ed emotivo.

Costrutti di sensazioni esplora quindi la complessità della nostra esperienza sensoriale e riflette su come le nostre sensazioni costruiscono il mondo che ci circonda. Un viaggio tra materia e percezione, che offre ai visitatori l’opportunità di immergersi in una dimensione artistica dove la realtà e il sentimento si fondono e si trasformano reciprocamente.

Artisti dalla Polonia in esposizione: Agata Schleiss, Dorota Ruta Zdanowicz, Jerzy Sikucinski, Zaneta Chlostowska Szwaczka

In  breve:

Titolo mostra: Costrutti di sensazioni / Constructs of sensations

Opening: Venerdì 18 Ottobre h 18

Durata mostra: dal 18 al 24 Ottobre 2024

Dall’11 al 17/10/24 Mostra fotografica di Alessandro Palmiero al Medina Art Gallery

Dall’11 al 17 ottobre 2024

MEDINA ART GALLERY – VIA A. POLIZIANO 4, 6

Urbaneye

Mostra fotografica di

Alessandro Palmiero

 

Testo critico a cura di Dalila Tilocca

Il ‘fil rouge’ che diventa il ritratto di una società ha un imprescindibile condizione: la spontaneità della vita quotidiana. La fotografia di strada infatti è un intenso viaggio alla scoperta di un mondo che si trasforma. Ogni istante non si ripeterà più. Il fotografo quindi deve essere in grado di catturare l’interazione tra elementi di strada seppur il nesso non sia necessariamente fisico. Queste istantanee di realtà ci offrono una passeggiata sul mondo al ritmo delle strade e al suon di sfumature e luci.

É quello che fa Alessandro Palmiero, un fotografo con oltre trent’anni di esperienza nel settore. Dopo aver frequentato lo IED nell’88 si è specializzato in fotografia pubblicitaria e reportage industriale, fotografo matrimoniale di professione. Due mondi che si incontrano, il lato sensibile dell’aspetto umano e la graffiante realtà urbana. Così Alessandro descrive il suo lato artistico più recondito che fuoriesce attraverso il caos. Il saper leggere le situazioni, assaporare i momenti anche più banali di vita quotidiana lo portano ad approfondire lo stile urban, dove le geometrie architettoniche e i volti sconosciuti si fondono in un’armonia silenziosa.

Il suo stile si può definire narrativo ed evocativo:

Ogni momento della nostra vita è pieno di forme, suoni, sentimenti, bellezza, drammaticità. Lascia i tuoi occhi trasformare la visione in sentimento.
Lasciati coinvolgere da ciò che guardi.

Palmiero non si limita a documentare l’arte di strada: le sue immagini instaurano un dialogo tra l’opera e lo spazio circostante, esaltando il legame tra l’artista e il tessuto urbano. Egli trasforma la città in una galleria a cielo aperto, catturando l’essenza della street art in un dialogo tra materia urbana e sguardo umano.

UrbanEye è una celebrazione del dinamismo della città, un invito a soffermarsi su quei dettagli che spesso sfuggono, ma che rappresentano l’essenza stessa della vita metropolitana.
Le sue fotografie richiamano una molteplicità di stati d’animo con l’obbiettivo di invitare lo spettatore a vedere oltre l’ordinario e godere della pura poesia visiva. L’artista stesso invita lo spettatore a soffermarsi, perdersi nei dettagli e lasciarsi guidare dal sentimento, piuttosto che dalla mera osservazione, per riscoprire la bellezza della vita in ogni angolo. Fermatevi, guardate, apprezzate, vivete il presente e l’istante.

Testo critico a cura di Dalila Tilocca

 

Il comunicato stampa

Dal 4 al 24/10/24 Mostra personale di Soile Yli Mayry al Medina Art Gallery

Dal 4 al 24 ottobre 2024

MEDINA ART GALLERY – VIA MERULANA, 220

Mostra personale di

Soile Yli Mayry

…è una pittrice finlandese che affonda le radici della sua arte nell’espressione delle emozioni attraverso opere astratte dai colori vivaci e accesi. Soile nasce, vive e lavora a Kuortane, in Finlandia, ma durante l’inverno, quando le temperature diventano polari, espone le sue opere all’estero. Sebbene Soile non ami parlare della sua vita privata, è importante sottolineare che il contesto familiare ha avuto un ruolo significativo nella sua crescita come artista. Cresciuta in una famiglia numerosa, Soile ha vissuto con genitori sordomuti, dove il linguaggio dei segni era la norma. Questa esperienza ha impresso in lei l’importanza dei segni, che si riflettono nelle sue opere.

Fin dalla giovane età, l’artista ha sempre manifestato una chiara passione per il disegno e l’arte. Dipingeva i suoi primi quadri in un rifugio antiatomico senza finestre, esprimendo ciò che non poteva vedere con i colori sulla tela. Il punto di svolta nella sua vita e carriera artistica è arrivato quando ha scoperto casualmente un quadro di Kokoschka, un momento di ispirazione che l’ha spinta a viaggiare a Vienna per studiare l’arte. Ha 18 anni quando con il papà si reca per la prima volta in banca per chiedere un piccolo prestito che le permetta il viaggio di sola andata nella capitale austriaca dove nella sua mente pensa di mantenersi lavando i vetri dell’ospedale.

Al direttore della Banca…

…ricorrerà 25 anni dopo per costruire la sua galleria ed egli si dimostrerà come uno dei suoi più grandi sponsor (nella sua biografia, l’artista ricorda che aveva già comprato le cambiali per restituire il suo debito quando il direttore della Banca, durante una delle sue prime mostre, la sostiene ancora una volta acquistando un quadro).

Nel suo lavoro, Soile Yli-Mäyry si ispira a Beuys, un artista che ha creato una propria teoria artistica e ha influenzato molti campi. Anche lei come molti artisti ha passato un periodo di difficoltà lavorativa toccando dei veri e propri “punti morti”. Nei quali si sentiva incapace di comunicare con la sua creatività. Senza perdersi d’animo, a 35 anni inizia a frequentare un corso di sociologia all’Università di Helsinki e racconta che più si concentrava nello studio più le ritornava l’indole di dipingere e di superare la crisi del “punto-morto”. La sua arte affronta temi come il sogno, la forza della natura, la freneticità del tempo moderno e l’alienazione causata dalla tecnologia. Soile attraverso le sue opere cattura la “fragilità umana”, cercando di superare le divisioni e i pregiudizi.

Nei dipinti esposti…

…si notano soprattutto i colori, tutti i colori della tavolozza. Essendo un’ecologista convinta ripete che, se Dio ha creato una miriade di fiori dai colori diversi e particolarissimi perché non si dovrebbero usare? I colori appaiono anche sugli abiti che sceglie volontariamente di pelle perchéSoile Yli Mäyry, dice, viaggiando molto e spesso, non necessitano del ferro da stiro e non prendono le pieghe. Anche nei suoi totem e negli oggetti in vetro che produce a Murano, i colori la fanno da padrone. L’ esposizione, dunque, promette un’immersione nel mondo dell’artista, fatto di colori vivaci e astrazioni che invitano il pubblico a esplorare la complessità dell’umanità e la sua relazione con la natura in un mondo sempre più urbanizzato.

Dal 4 al 10/10/24 “Oltre l’ultimo respiro” Mostra al Medina Art Gallery

Dal 4 al 10 ottobre 2024

MEDINA ART GALLERY – VIA A. POLIZIANO 4,6

Oltre l’ultimo respiro

Mostra bipersonale di

Daniele Sbaraglia

e

Alessandro Trani

È lì – oltre – che si cela il significato, capace di trascendere l’ultima pennellata. È nell’apparente conclusione dell’opera che l’arte ha inizio. Al suo epilogo si innesta un nuovo prologo. Un flusso che si alimenta nello scambio continuo tra creatore e fruitore. L’artista dona vedute, simboli, intuizioni e l’osservatore, come abbandonandosi tra le sue braccia, si lascia trasportare attraverso un viaggio, senza troppi indugi. Al di qua della veste pittorica magari un messaggio c’è, ma – se c’è – non va inseguito e, semmai, si trova al di là, nei più reconditi meandri del nostro inconscio. Un viaggio immaginifico, dunque, che ha connotazioni surrealiste, ma che non è mai fuga dalla realtà, piuttosto un allontanamento temporaneo negli alentours della nostra anima. La narrazione artistica, qui, si delinea attraverso un linguaggio che è innanzitutto respiro, prende vita dal vissuto, e al suo esalare, ci viene consegnata sotto forma di reminiscenza emotiva.

Tutto parte dunque da un’esigenza comunicativa che intraprende però due percorsi ben distinti.

Daniele Sbaraglia

L’espressione presso Sbaraglia è imperante. Lo sguardo dell’osservatore viene travolto da simboli, figure accennate, paesaggi allegorici, quasi visioni oniriche, un po’ sfocate, dunque, ma che portano con sé un messaggio significativo. L’arte di Sbaraglia cerca di smuovere l’osservatore su qualcosa di imminente, inerente al secolo e alla società in cui vive. Il risultato è antitetico, a volte incoerente nell’apparenza: l’artista agisce con un segno essenziale, leggero, e al contempo dinamico e deciso, così personale che all’osservatore appare criptico e impenetrabile, quasi a voler proteggere la sua arte, tenerla per sé, per poi riconsegnarla ad un mondo che la rifaccia sua. Difatti, gli elementi che riempiono lo spazio della tela sembrano apparentemente estranei alla rappresentazione, mentre svolgono una funzione all’interno dell’opera, ma che prende vita a sé stante.

L’osservatore, dunque, deve approcciarsi alla cripticità della tela con una tale sensibilità da estrapolare il proprio di significato, facendosi guidare attraverso questo viaggio introspettivo dalle morbide suggestioni che l’artista gli affida. Una visione artistica che trova la sua ragion d’essere in una particolare inclinazione dell’artista, la sua profonda empatia. Sbaraglia si pone in ascolto con il mondo. Ogni esperienza passa per il filtro della sua recettività, per poi riversarsi sulla tela sotto forma di gesto artistico. In questo processo di trasposizione, la velocità del pensiero fa sì che reale e surreale si sovrappongano, plasmando una composizione, il cui progetto artistico appare misterioso e sereno al contempo, perturbante dunque. Il risultato è senza dubbio affascinante.

Alessandro Trani

L’artista ci regala un mondo diverso. Qui regna la calma. Non assistiamo a un mare in burrasca, al massimo, si può scorgere un’onda timida, che a volte non segue il corso previsto. Lo sguardo si perde nell’infinito, generato dall’incontro tra il cielo e il mare, con una luna, a volte presente, ma sempre cangiante, come l’animo umano. I suoi mari guidano l’osservatore attraverso un mondo interiore, ovattato, lontano dal caos, dalla foga del vivere.

Trani dipinge come un poeta romantico, i suoi paesaggi marini sono luoghi dell’anima, appartengono a una dimensione metafisica dove rifugiarsi e meditare. Per un attimo l’anima sembra calmarsi e il cuore battere al ritmo di quell’onda che si riversa sulla riva. Una sensazione di quiete a tratti ipnotica, data da un’estrema eleganza della sua pittura, quasi sussurrata all’orecchio, il cui suono riecheggia, come il rumore del mare, capace di appagare l’anima di chi lo guarda. L’artista riesce a fissare l’istante, immortalando un paesaggio marino che sfugge alla definizione temporale o di luogo, portando l’osservatore ad una interpretazione intima e catartica della vita stessa.

Il mare, come l’uomo…

…custodisce misteri insondabili che non si rivelano facilmente a chi vede, ma solo a chi osserva. I mari di Trani ci costringono a fermarci, e per un attimo l’uomo vince su questo stravivere tossico, imposto dalla società. Come Charles Baudelaire scrisse in L’homme et la mer “Il mare, se sei libero, ti sarà sempre caro!”. In un mondo di apparenze, la sua arte emerge come faro di sincerità, di libertà da tutte quelle sovrastrutture, che ci conduce ad una riscoperta della vera identità di ognuno di noi.

Testo critico a cura di Matilde Spedicati

per la mostra di Alessandro Trani e Daniele Sbaraglia

Dal 27/9 al 3/10/24 “Sguardi nel deserto” Mostra personale di Maria Grazia Eminliani al Medina Art Gallery

Dal 27 settembre al 3 ottobre 2024

MEDINA ART GALLERY – VIA MERULANA, 220

Sguardi nel deserto

Mostra personale di

Maria Grazia Emiliani

 

Testo curatoriale e presentazione a cura di Matilde Spedicati

Rosso. Rosso è passione, rosso è calore, rosso è pericolo, rosso è vita, rosso è anche rabbia, rosso per Maria Grazia Emiliani è Africa – un desiderio che l’artista inizia a coltivare sin da ragazza. Tutto nacque con una lettura, Sognavo l’Africa di Kuki Gallmann. Come spesso accade, i libri ci regalano vedute, mondi e sensazioni inesplorati e la Gallmann fece nascere in lei un fuoco che indagherà solo al termine della propria carriera lavorativa.

Emiliani si diploma all’Accademia delle Belle Arti di Roma – indirizzo scenografia – per poi frequentare l’Istituto di Arti Ornamentali di Roma, dove ha la possibilità di affinare la tecnica pittorica. Dopo gli studi inizia a prestare servizio al Senato della Repubblica, continuando a coltivare la sua passione per l’Arte, seppur non a tempo pieno. Postasi in quiescenza, risfoglia quelle pagine del libro a lei tanto care, decidendo di immergersi nuovamente in esse e di scrivere anche lei pagine del suo “La mia Africa”, come fece Karen Blixen nel 1937.

Ed ecco che si arriva al viaggio: nel 2014 vola verso Sud, più precisamente a Mambrui, villaggio del Kenya situato a nord di Malindi, che con le sue spiagge di sabbia bianca è una delle zone più affascinanti della costa Swahili. Qui, il lusso e il comfort dei resort contribuiscono a immergere il turista in un’atmosfera straniante, distante dalla ben diversa quotidianità vissuta a pochi chilometri di distanza. Ed è lì, nelle più prossime piscine hollywoodiane, che l’artista Emiliani ha deciso di trascorrere all’incirca un mese, prestando assistenza presso l’orfanotrofio Asante Sana (grazie tante, in lingua swahili) dove un terzo dei bambini è siero-positivo.

Seppur Emiliani si esprima anche attraverso l’arte poetica, qui, lascia che sia il visivo, con la forza dei suoi colori, a raccontarci di ciò che ha significato per lei l’Africa. Dal confronto con la sua arte, il fruitore riemerge invaso da sensazioni ossimoriche, una condizione comprensibile, se si pensa che l’Africa è innanzitutto Terra di contraddizioni: è onirismo per la magnificenza del suo creato, è amore e vita allo stato primitivo, ma è anche dramma, violenza, ignoto, quindi pericolo.

Una memoria, dunque, che ritraccia le linee di un paesaggio, di un volto, ancor più di uno sguardo, talvolta intenso, seppur celato da un velo, talvolta manifesto in tutta la sua fragilità per un futuro incerto; e ancora, lo sguardo di una natura a tratti aggressiva e antagonista, a tratti sommessa. Insomma, la memoria di una Terra catartica, capace di scavare nelle profondità dell’anima dell’artista, permettendole di esprimere le emozioni più intime e primitive. Ed ecco un susseguirsi di immagini su tela che – come afferma l’artista – altro non sono che “istantanee strappate alla memoria”. Tale memoria sembra essere pervasa da un senso di primordialità che sulla tela si trasla in motivi artistici: i metteurs en scène delle fondamenta della vita.

Una natura sovrana che è al contempo vita e morte, fa sì che un albero che di per sé è vita, immerso in un contesto arido, diventi morte; una savana desolata, apparentemente inospitale per qualsiasi forma di vita, accoglie animali che sono di questa la manifestazione più pura. Una luna cangiante domina un paesaggio di un notturno turbante, penetrante, che arriva senza annunciarsi: lì, il cielo, a suo piacimento, si serra come un sipario, portando con sé l’oscurità.

E poi i legami. Quello tra madre e figlio, che rimanda al volto materno della Terra africana, più conosciuta come Continente Madre, Culla dell’Umanità – la Terra dove tutto ebbe inizio. Come anche legami, frutto della civiltà, fatti di costumi, simboli, tradizioni, che fanno sì che l’arte di Emiliani si allontani da quell’immaginario proprio dell’arte visiva coloniale, euro-centrica, desiderosa di un’Africa lontana, esotica, magnificente sì, ma vergine e arcaica.

In questa sua fase artistica, Emiliani mette da parte un certo accademismo, anche se relativamente imprescindibile per il raggiungimento di un’espressione che sia fedele alle emozioni che rinascono in lei grazie al ricordo. Una purezza espressiva che riflette la sensibilità di uno sguardo primitivo, intriso di un profondo lirismo, che lo rende incline allo stupore e che lo alimenta in questa continua ricerca di un senso, senza vincoli o pregiudizi, nella consapevolezza delle molteplici sfaccettature della vita su questa Terra, proprio come la sua espressione artistica.

Fotogrammi, impressioni, nuove intuizioni: questo è ciò che ad oggi l’artista custodisce preziosamente di quest’esperienza, insieme ad uno smisurato desiderio di farvi ritorno, in quella Terra dove ha subito e sognato. Ed eccoci di fronte ad una mostra itinerante, in cui ogni quadro è un viaggio senza fine, una rivelazione costante che si manifesta ogni qual volta l’artista decide di riscavare nel proprio passato emotivo. La tela diventa qui metafora della vita. L’una è specchio dell’altra. Così come il dipinto non conosce punto d’arrivo, il racconto della vita è alimentato costantemente da scelte ed esperienze. Qui l’individuale diventa universale e l’esperienza si eleva a messaggio umanitario. Un gioco di specchi in cui l’Arte di Maria Grazia Emiliani permette all’osservatore di immergersi nell’immaginario di un’Africa desiderata, vissuta, amata, sofferta e combattuta, invitandolo, al contempo, a porsi in discussione, riflettendo sul significato degli sguardi indagati.