Pubblichiamo il documento finale del processo partecipato per il progetto di riqualificazione di via Carlo Alberto presentato ufficialmente il 17 giugno nei locali di via della Greca. Purtroppo a causa dei problemi arcinoti del Comune di Roma l’evento è stato disertato dai principali protagonisti (assessori comunali interessati e presidente del I Municipio) e quindi è venuto a mancare il dialogo con chi avrebbe dovuto esporre i tempi e i modi per la realizzazione di questo progetto. A tutt’oggi non è iniziato alcun lavoro nè a via Carlo Alberto nè a Piazza Vittorio interessata anch’essa alla riqualificazione dei giardini. Purtroppo visto l’avvicinarsi del Giubileo straordinario con la priorità di altre opere anche nel nostro rione specialmente nell’area della Stazione Termini si iniziano ad avere dei dubbi sull’effettuazione di questi lavori in tempi rapidi.
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A proposito di progetti mai realizzati : la nuova Stazione Centrale di Coppedè Ugolotti del 1923
Lo scorso mese postammo un articolo mostrando gli studi preliminari e il progetto definitivo mai realizzato dell’ingegner Mazzoni relativo alla testata della Stazione Termini, facendo riferimento anche alla parte urbanistica (anch’essa mai realizzata) che prevedeva l’allargamento dell’odierna via Giolitti per farne un’arteria di prima importanza. Adesso vorremmo parlare di un altro progetto mai realizzato elaborato nel 1923 dagli architetti Coppedè ed Ugolotti. Innanzitutto si trattava di un’opera ad amplissimo respiro perchè non solo prevedeva lo spostamento della Stazione Termini a Porta Maggiore, ma di fatto creava una nuova area urbana situata tra l’Esquilino e S.Lorenzo atta ad ospitare (secondo gli ideatori del progetto) circa 60.000 persone. L’aspetto principale di questa idea, oltre l’arretramento della stazione ferroviaria e la creazione in pratica di un nuovo quartiere, era senza alcun dubbio, l’invenzione di un enorme asse viario, chiamato viale delle Nazioni, amplissimo (60 metri), di grande rappresentanza con addirittura un arco di trionfo situato a metà strada, parallelo all’odierna via Giolitti, ed in grado di collegare la nuova piazza della stazione a piazza dei Cinquecento. Incredibile, tenendo presente che è un progetto del 1923, il fatto che il mezzo pubblico scelto per collegare la nuova stazione ferroviaria a Piazza dei Cinquecento e a Piazza dell’Esedra (ora Piazza della Repubblica) fosse una linea metropolitana sotterranea ! Aldilà di qualsiasi altra considerazione, studiando tutti i progetti stilati dal 1870 ai giorni nostri per l’area Porta Maggiore – Stazione Termini si evince un denominatore comune : l’importanza che tutti i progettisti hanno riservato e riservano all’attuale via Giolitti ritenendola un asse di primaria importanza non solo nell’ambito del rione Esquilino ma per tutta la città di Roma. Purtroppo dal secondo dopoguerra in poi tutte le determinazioni urbanistiche non hanno preso atto di questa indicazione e, di fatto, via Giolitti ha veduto solo interventi peggiorativi, tra restringimenti di carreggiate e segmentazioni varie che causano diversi colli di bottiglia specie per la circolazione dei mezzi pubblici che ne risulta fortemente ostacolata.
Nel documento seguente oltre alle tavole del progetto è interessante l’analisi di sostenibilità scritta a penna e in bella calligrafia e diverse fotografie d’epoca (anni ’20) che ci restituiscono l’attuale via Giolitti e via Marsala come non le abbiamo mai viste.
Santa Bibiana e il solstizio d’estate

Vorremmo raccontarvi una storia che può entrare di diritto in quel capitolo di aneddoti e luoghi perduti che chiamiamo “Roma Sparita”. Direte, ma che c’entra la chiesa di Santa Bibiana con il solstizio d’estate? La risposta viene dalla sua storia in quanto la struttura architettonica attuale è dovuta al genio di Gian Lorenzo Bernini che si vide assegnare il compito di riedificare questa antichissima chiesa dal Papa Urbano VIII in occasione del giubileo del 1625. Oltre ad ideare delle forme di grande eleganza e linearità e creare la statua della Santa che si trova dietro l’altare centrale, il Bernini, fedele ad uno dei paradigmi del barocco che era quello di stupire e meravigliare le persone che si approcciavano a questi monumenti, studiò l’orientamento della chiesa e la posizione del finestrone della navata centrale in modo tale che nel giorno del solstizio d’estate i raggi del sole, al tramonto, entrassero in maniera quasi rettilinea per illuminare a giorno il viso della statua di Santa Bibiana. Purtroppo, dal 1870 in poi furono eseguiti tutta una serie di lavori che via via resero difficoltosa questa particolarità fino a renderla quasi impossibile ai giorni nostri. L’eliminazione dell’antica via che collegava Santa Bibiana a Sant’Eusebio e la costruzione della nuova Stazione Termini frapposero diverse costruzioni tra la chiesa e i raggi solari e si crearono quindi molte zone d’ombra, ma oltre a tutto ciò, ecco come si presenta la facciata in questo momento:
ponteggi che la ricoprono, frutto di un restauro esterno che sembra non finire mai (che novità!) in quanto ormai fermo da mesi. Speriamo che si trovino questi benedetti fondi necessari per finire l’opera se non per ripristinare la particolarità dei raggi di sole del solstizio d’estate che illuminavano il viso della statua di Santa Bibiana ma almeno per ridonare al suo splendore questo eccezionale monumento opera del Bernini e troppo spesso sottovalutato se non addirittura nascosto.
Stazione Termini, i progetti mai realizzati
Cliccando sul link a fondo pagina è possibile vedere alcune rare ed interessanti immagini dei disegni che testimoniano i problemi che ebbe l’ingegner Mazzoni negli anni ’30 nel progettare la testata della nuova Stazione Termini dal momento che esistevano due scuole di pensiero : chi voleva un edificio più che altro funzionale e moderno, chi lo voleva maestoso e rappresentativo. Tali ritardi ne impedirono la costruzione prima dell’inizio del secondo conflitto mondiale e fu per questo che nel dopoguerra venne indetta una nuova gara per il progetto di questa opera che vide la scelta dell’elaborato redatto dallo studio dell’architetto Vitellozzi che portò alla costruzione dell’odierno “dinosauro”. Questa documentazione è importante che venga conosciuta non solo per un interesse culturale e storico, ma perchè sembra che in vista del Giubileo Straordinario a distanza di circa ottant’anni venga realizzata, anche se solo parzialmente, e quindi rivalutata, un’altra idea del Mazzoni, quella cioè di allargare lo spazio antistante la galleria della stazione dalla parte di via Giolitti all’altezza dell’incrocio con via Gioberti. Ne riparleremo più diffusamente quando avremo delle informazioni più dettagliate in merito.
Per ora vediamo i prospetti di quelle opere che non vennero mai realizzate grazie al contributo del sito “Roma Sparita”
Foto storiche di Roma – Gara Progetti Stazione Termini Anno: Fine anni ’30
via Stazione Termini.
ECC2014 e progettazione di reti ciclabili
Un interessante articolo apparso sul blog “Mammifero Bipede” : le linee guida per una rete di piste ciclabili urbane che vede il nostro rione protagonista in questa autentica rivoluzione della mobilità in città.
Le grandi sorprese dei vecchi progetti (1883) all’#Esquilino e non solo
Non è un mistero che dopo la breccia di Porta Pia, l’arrivo dei piemontesi e la proclamazione di Roma capitale d’Italia ci fu un fervore enorme per cambiare il volto urbanistico ed architettonico alla città eterna per non farla sfigurare al confronto delle altre grandi capitali europee dell’epoca, più moderne e al passo con i tempi. Interi quartieri furono rasi al suolo o quantomeno profondamente ristrutturati secondo i canoni e gli schemi dell’urbanistica tardo ottocentesca. Abbiamo ritrovato la tavola del piano regolatore di Roma del 1883, redatto dall’ingegner Viviani, in cui si vede chiaramente che gli interventi più rilevanti erano iniziati o stavano per iniziare nelle zone dell’Esquilino, Prati, Aventino e Flaminio. Ci soffermeremo, ovviamente, all’Esquilino dal momento che non poche sorprese sono venute fuori dall’ esame del progetto urbanistico originario con la certezza che anche a quei tempi, purtroppo, si progettava una cosa e se ne realizzava un’altra. Innanzitutto bisogna ricordare che questo non è il primo piano regolatore pensato dal Viviani perchè ne esiste un altro più antico di circa 10 anni anche se non ufficilmente approvato e quindi questo rifacimento, valido anche formalmente, è dettato da aggiustamenti e modifiche scaturite da difficoltà attuative e chissà, anche pressioni politiche. Quindi si tratta di un piano regolatore lungamente pensato e non redatto in fretta e furia. Da una prima lettura si evince chiaramente che il primo “quartiere” ad essere interessato da questi enormi cambiamenti è stato proprio l’Esquilino perchè la legenda parla di “nuovi quartieri in costruzione” (colore marrone) mentre per gli altri si parla “nuovi quartieri da costruirsi”(colore rosa). Ecco la tavola d’insieme del piano regolatore del 1883 (cliccare per ingrandirla)
La prima grossa sorpresa viene da Piazza Vittorio Emanuele II : come si vede chiaramente nell’ingrandimento sottostante l’intento del Viviani era quello di mantenere l’asse dell’antica Strada Felice (la via che collegava la basilica di S. Croce in Gerusalemme a quella di Santa Maria Maggiore) e per fare questo aveva diviso il giardino della piazza in quattro, non solo era attraversato dall’antica via ma ne era stata concepita un’altra ortogonale per collocare all’intersezione il monumento a Vittorio Emanuele II (quello che ora è al Vittoriano). Come è facile vedere anche da alcune foto pubblicate da questo blog già alla fine dell’ottocento la piazza era stata rimodellata con un enorme giardino all’interno anche con un laghetto e senza alcuna strada che lo tagliasse e senza alcun monumento commemorativo. Ovviamente l’antica Strada Felice risultava così divisa in due tronconi : dalla Basilica di Santa Croce in Gerusalemme a Piazza Vittorio e da Piazza Vittorio alla Basilica di Santa Maria Maggiore in netto contrasto con le direttive del piano regolatore.
In questa immagine possiamo facilmente vedere anche che, originariamente, in piazza Manfredo Fanti e in piazza Guglielmo Pepe non fossero previsti edifici e che quindi l’Acquario Romano prima e la vecchia centrale del latte poi furono progettati e costruiti in tempi successivi o in deroga a quello che era il piano regolatore vigente o con modifiche nei piani regolatori redatti negli anni seguenti.
Ma le sorprese più grandi vengono dalla parte sud, sud-est dell’Esquilino, quella che in seguito è stata pesantemente martoriata da decisioni spesso al limite dell’assurdo e senza alcun dubbio contrarie a qualsiasi idea non solo urbanistica ma anche solo sensata che invece pur nella furia distruttrice del rinnovamento a tutti i costi, il Viviani mostra in questo elaborato.
La prima cosa che si evince (vedi immagine sottostante) è che si era pensato a due sottopassaggi per collegare l’Esquilino a S.Lorenzo e più in generale alla Tiburtina : uno è quello che c’è oggi ossia il tunnel di S. Bibiana ma l’altro non esiste più anche se per il progettista era considerato più importante del primo perchè era in asse con viale Manzoni arteria importantissima e fondamentale del rinnovato assetto urbanistico del rione.
Un’altra cosa che suscita interesse è l’importanza che era stata riservata al Ninfeo degli Horti Liciniani con una grande area di rispetto ( circa la metà di piazza di Porta Maggiore) sia dalla parte della ferrovia, sia principalmente dalla parte opposta. Interessante il fatto che l’attuale via Giolitti era considerata un’arteria principale ed importante per il rinnovato rione tanto che era stata progettata per essere un viale alberato alla stessa stregua di viale Manzoni, via Merulana, via di Porta Maggiore e via di S. Croce in Gerusalemme. Da sottolineare anche come una vasta area (tra via di Porta Maggiore e via di S. Croce in Gerusalemme) fosse stata destinata come “area per gli edifici governativi” e in particolare per la nuova costruzione del Policlinico poi intitolato ad Umberto I, allora ancora da progettare e poi spostato in altra zona. Nei decenni successivi in quelle stessa area vennero costruite unità di edilizia residenziale e l’attuale sede della filiale romana della Fiat.
Come si può notare da questa pianta che ritrae la medesima zona ai giorni nostri, del sottopassaggio in asse con viale Manzoni non c’è più traccia, la zona di rispetto di fronte al Ninfeo degli Horti Liciniani non è stata rispettata e si costruì quasi a filo della strada e nel 1917 venne creata la linea ferroviaria Roma Fiuggi che restrinse in maniera ancor più significativa la carreggiata e di fatto costrinse alla chiusura del monumento. Altro martirio urbanistico lo ha subito nel corso degli anni la chiesa di S. Bibiana (capolavoro di G.L.Bernini) che il Viviani aveva preservato incastonandola in una piazza di non modeste dimensioni : la ferrovia Roma Fiuggi prima, l’ala Mazzoniana della nuova Stazione Termini dopo, l’hanno praticamente nascosta e relegata in una posizione di secondo piano accresciuta oggi dal degrado che regna in quella zona interessata anche dall’abbandono in cui versa l’ex cinema teatro Apollo chiuso ormai da circa 15 anni (e di proprietà del Comune).
Per chiudere questo articolo una paio di considerazioni interessanti. La prima è che nell’elaborato risulta senza ombra di dubbio che già nel 1883 era chiara l’idea di creare l’attuale via dei Fori Imperiali con la legenda “Demolizioni per ampliamento e apertura di strade”. E’ sintomatico che si pensò alla creazione di una via che collegasse la zona del Colosseo con la zona del parlamento e dei ministeri ancor prima che fosse pensato e progettato il Vittoriano.
La via era il proseguimento ideale dell’asse Viale Manzoni, Via Labicana e si intersecava con via Cavour ideata e costruita in quel periodo grazie a questo piano regolatore. La seconda è che molto probabilmente fino alla fine del secondo conflitto mondiale il sottopassaggio di viale Manzoni esistesse ancora, come qualche anziano del rione ricorda, venne chiuso in un secondo momento per ricavarne degli altri locali nella costruzione che attualmente ospita il pensionato della Polizia e delle FF.SS. .
Tale asserzione risulta evidente osservando che la base del corpo di fabbrica ortogonale a Viale Manzoni è completamente diversa dal resto del fabbricato ed è quindi chiaro che sia stata un’opera successiva e sicuramente peggiorativa del progetto originale che comprendeva il sottopassaggio che avrebbe dovuto essere il gemello di quello situato dinanzi a via Alfredo Cappellini.
Un tuffo nel passato con G.B. Falda
Per gli amanti della storia e dell’urbanistica un piccolo regalo di fine d’anno : la Pianta di Roma di Giovan Battista Falda, incisore, pubblicata verso la fine del XVII secolo (Nvova pianta et alzata della città di Roma con tvtte le strade, piazze et edificii de tempi, palazzi, giardini et altre fabbriche antiche e moderne come si trovano al presente nel pontificato di N.S. Papa Innocentio XI con le loro dichiarationi nomi et indice copiosissimo). Nel particolare qui sotto una parte dell’Esquilino a quei tempi : interessantissima la presenza della via alberata che collegava la chiesa di Santa Bibiana alla chiesa di S.Eusebio, via completamente distrutta con la ristrutturazione urbanistica voluta dal Viviani che, dopo il 1870, ridisegnò completamente l’Esquilino a quei tempi non ancora rione autonomo ma inglobato nel rione Monti. In un prossimo post esamineremo uno dei primi piani regolatori di Roma Capitale d’Italia (1883) con alcune importanti sorprese.
Utilizzando il link seguente potrete ammirare la pianta interattiva di tutta Roma del Falda, lavoro fantastico eseguito dall’Università di Princeton. Un’unica avvertenza per poter gustare appieno questo documento valido anche da un punto di vista artistico, bisogna tener presente che la pianta è orientatata con una differenza di circa 90° rispetto a quelle attuali. In poche parole in alto l’orientamento è verso est e a sinistra verso nord.
Università di Princeton : la mappa di Roma di G.B. Falda (1678)
Via Giolitti 2 : lo stato attuale
Non si può prescindere parlando di via Giolitti al giorno d’oggi da quello che è successo durante l’estate del 2014. Un’ennesima voragine, all’inizio di luglio, questa volta talmente grande da far riscoprire i resti di un tempio di età repubblicana databile tra il II e il I secolo a.C., si è aperta nel tratto che dal ninfeo degli Horti Liciniani arriva a piazza di Porta Maggiore, poche decine di metri di percorso ma teatro di numerosi episodi analoghi. Questo stesso blog ha documentato un simile guaio già nel 2010 (vedi articolo con foto : impressionante) . Ribadito che diverse volte negli anni precedenti si sono aperte altre voragini sempre nel medesimo tratto vorremmo chiedere alle autorità competenti cosa dovrebbe mai succedere per prendere delle decisioni responsabili e assennate.


Ma fossero solo le voragini a creare problemi al passaggio di questo treno. Noi crediamo che sia l’unico mezzo di trasporto pubblico al mondo a passare accanto o attraverso monumenti di eccezionale importanza e valore (Ninfeo degli Horti Liciniani e Porta Maggiore) con tutti i problemi che ne derivano riguardo alla sicurezza, alla statica degli edifici e alla natura del territorio che attraversa. Via Giolitti negli anni, anche a causa della presenza di questa linea ferroviaria è stata segmentata in maniera folle, da Porta Maggiore alla Stazione Termini ben in tre punti si inverte la direzione di marcia con un pezzo a doppio senso di circolazione tra via Cappellini e via Mamiani ma a mani invertite. E’ ovvio che di questa situazione ne risenta pesantemente il traffico veicolare (mezzi pubblici compresi) con continui stop, curve e colli di bottiglia che in certi momenti della giornata diventa assolutamente insopportabile specie per chi abita o lavora in vie strette come via Cairoli che deve sopportare il passaggio non solo di diverse centinaia di auto l’ora ma anche autobus di linea, autobus Termini – Fiumicino o Termini – Ciampino o autobus turistici. Qui sotto una cartina che evidenzia in verde il senso di marcia da Porta Maggiore alla Stazione Termini e in rosso quello opposto.

Un’altra scelta assolutamente cervellotica e priva di quel buon senso che dovrebbe accompagnare qualsiasi decisione riguardo ai mezzi pubblici è quella di aver posto il capolinea della linea 70 praticamente all’uscita del sottopassaggio all’altezza di via Cappellini trasversalmente. Di per sè potrebbe sembrare solo una cattiva idea tirata fuori per mancanza di immaginazione e programmazione nel decidere i tragitti degli autobus e i sensi di circolazione ma a una più accurata analisi non ci si può nascondere addirittura la pericolosità di tale risoluzione. Non tanto durante le ore diurne, il traffico è di per sè un deterrente a un aumento della velocità media ma nelle ore serali e nelle prime ore della mattina qualche automobilista distratto (o peggio) all’uscita del sottopassaggio è andato lungo e ha finito la sua corsa sullo spartitraffico adibito a marciapiede per il capolinea della linea 70. Per fortuna non si sono mai verificati incidenti a persone perchè in quei precisi momenti non c’era nessuno ad aspettare l’autobus ma perchè anche qui sfidare la sorte ?
Di seguito alcune fotografie di via Giolitti al giorno d’oggi
Nel prossimo capitolo di questa trattazione ci soffermeremo non solo ad elencare i cambiamenti necessari per per migliorare la vivibilità in questa via e per salvaguardare e valorizzare i monumenti di grande valore che ci sono, ma analizzeremo anche diverse proposte di architetti studiate per una vera e duratura riqualificazione non solo di via Giolitti ma di tutto il rione Esquilino.
Il Piano Generale del Traffico Urbano
E’ stato presentato il piano generale del traffico urbano messo a punto dall’assessorato capitolino alla mobilità.. Principale novità la suddivisione del territorio urbano in sei zone pressochè concentriche che vanno da quella compresa nelle Mura Aureliane (zona 1), fino a Ostia (zona 6), passando per le aree delimitate rispettivamente dall’anello ferroviario (zona 2), dalla circonvallazione esterna (zona 3), dal GRA (zona 4) e per l’area extra GRA (zona 5).Il piano prende atto delle grandi trasformazioni che si sono registrate negli ultimi 15 anni : dall’aumento della popolazione residente all’esterno del GRA all’aumento del fenomeno del pendolarismo con conseguenti gravosi aumenti dei volumi di traffico da e per la città e delle problematiche legate al fenomenio . Obiettivo del piano un minor uso del mezzo privato per gli spostamenti a favore del TPL con la contestuale creazione di piste ciclabili, corsie preferenziali, parcheggi di scambio per incentivare l’uso di mezzi alternativi all’automobile per gli spostamenti entro il territorio urbano. Il PGTU, suscettibile di proposte e miglioramenti entro febbraio dovrà essere adottato dalla Giunta capitolina per poi proseguire l’iter con il parere dei Municipi, le osservazioni dei cittadini e l’eventuale integrazione delle osservazioni accolte. Passaggio finale, l’approvazione dell’Assemblea capitolina.
Il documento del Piano Generale del Traffico Urbano (file .pdf)
Pedonalizzazione di via dei Fori Imperiali
Visto il gran parlare che si fa in questi giorni dell’argomento e l’impatto che questo provvedimento avrà nel nostro rione e in quello vicino (Monti) riteniamo fare cosa gradita pubblicare il link (vedi) alla pagina dedicata sul sito istituzionale della mobilità a Roma e un filmato che espone in maniera virtuale i cambiamenti che dovrebbero partire entro la fine di luglio. Ci prenotiamo per un’analisi più approfondita sul prossimo post su via Giolitti viste le molte analogie che riscontriamo.



