Figura 1: Plastico di Porta Maggiore in età Claudia allestito nella mostra “Claudio Imperatore – Messalina , Agrippina e le ombre di una dinastia” al Museo dell’Ara Pacis
Nella figura 1 una riproduzione di Porta Maggiore e del suo complesso monumentale negli anni immediatamente successivi alla sua costruzione voluta dall’Imperatore Claudio.
Da allora nei secoli seguenti è stato tutto un susseguirsi di interventi che ne hanno profondamente alterato la sua magnificenza e la sua struttura fino a quasi farla scomparire: qui sotto un’incisione del Vasi del XVIII secolo
Figura 2: G. Vasi secolo XVIII, veduta di Porta Maggiore
Si pensava che con gli interventi compiuti tra la fine del secolo XIX e l’inizio del XX Porta Maggiore ritornasse agli antichi splendori ma scellerate scelte di natura ferrotranviaria solo in parte corrette nei decenni successivi,
la mancanza di un piano generale per la mobilità che la preservasse da scene quotidiane di questo tipo
Figura 2: Piazzale Eleniano, il traffico quotidiano
e una lotta al degrado tutt’altro che incisiva
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hanno fatto sì che un sito archeologico di questa importanza e bellezza fosse ridotto in uno stato pietoso.
Sarà che le origini di questo monumento sono tuttora incerte e tutt’altro che definite sarà che anche il nome di Tempio di Minerva Medica (e di tutti gli altri) è stato attribuito nei secoli passati più con la fantasia che con argomentazioni fondate ma si è fatto spesso ricorso all’immaginazione anche per il paesaggio e la collocazione in ambiti antichi di questa incredibile e bellissima costruzione
In questa prima immagine J.B. Pillement nel XVIII secolo immagina il cd. Tempio di Minerva Medica immerso in un paesaggio suggestivo e bucolico ma assolutamente inventato: lo specchio d’acqua sotto il monumento, la scalinata all’ingresso e la collinetta in secondo piano tutto molto bello ma solo nell’immaginazione dell’artista Non è da meno G.P. Pannini che sempre nel XVIII secolo immagina scenari dell’antica Roma assolutamente fantastici accostando monumenti distanti tra loro: qui il Tempio di Minerva Medica in mezzo a molti templi, la colonna Traiana, un arco di trionfo, un obelisco e addirittura la statua di Marco Aurelio
In questo altro dipinto, sempre il Pannini immagina i cd. Tempio di Minerva Medica in un altro suggestivo scenario sempre con la presenza della statua di Marco Aurelio, un obelisco e diversi altri templi.
In quest’altro dipinto (immagine in bianco e nero) il monumento è inserito in un ulteriore ambiente inventato
In quest’altro dal nome “Capriccio di rovine romane con predicatore” il monumento appare con la piramide Cestia, un edificio a pianta circolare che unisce il Tempio di Vesta e il Tempio della Sibilla a Tivoli, l’obelisco di Augusto a Piazza del Popolo e le “colonnacce” del Foro di Nerva
G.P. Pannini Capriccio di rovine Romane con predicatore 1745
Ma che il Pannini amasse questo monumento e lo ritenesse tra quelli più importanti dell’antichità classica lo testimonia questa ulteriore sua opera in cui immagina una enorme struttura con molte sculture originali e i quadri di tutti i più importanti monumenti di Roma Antica, una sorta di Museo virtuale ante litteram
e il Tempio di Minerva Medica fa bella mostra di sè tra il Colosseo e la Basilica di Massenzio
Anche Niccolò Codazzi già nel XVII secolo immagina il cd. Tempio di Minerva Medica accanto ad una poderosa costruzione con altissime colonne e lo ritrae in queste due opere. Nel secondo dipinto appare in secondo piano un altro misterioso monumento.
Come ultima immagine abbiamo scelto una rara incisione presumibilmente del XVII secolo che ritrae l’interno del monumento come era nellla realtà e non nell’immaginazione dei numerosi artisti che lo hanno ritratto nei secoli passati.
Segnaliamo questo interessantissimo articolo apparso sul sito romanoimpero.com, sulle Terme di Traiano, un complesso di edifici di enormi dimensioni che divenne un modello per le costruzioni analoghe successive (Terme di Caracalla, Terme di Diocleziano). Viene spiegata la storia, le particolarità costruttive, la struttura delle terme, il tutto corredato da ricostruzioni grafiche molto accurate e di sicuro effetto. Non mancano numerose fotografie della zona archeologica attuale che vale la pena di essere visitata.
Immagine 1 – Via Giolitti altezza incrocio con Via MamianiImmagine 2 – Via Ricasoli inncrocio con via Principe Umberto (ora via Turati) e in fondo via GiolittiImmagine 3 – Via Giolitti altezza incrocio con via La Marmora (allora arrivava fino a via Giolitti)Immagine 4 – Tunnel di Santa Bibiana visto da via TiburtinaImmagine 5 – Via Giolitti nel tratto via La Marmora – Santa Bibiana con carri trainati da cavalli e a manoImmagine 6 – Via Giolitti: il cd. Tempio di Minerva Medica
Alcune rare immagini di via Giolitti prima che fosse creata la ferrovia Roma Fiuggi e uno scorcio di via Ricasoli (foto n.2) con le caserme Pepe e Sani già costruite. La foto n. 3 (incrocio con via La Marmora) evidenzia che ancor prima della Roma Fiuggi era attiva una tranvia che dopo un breve tratto su via Giolitti passava sotto il tunnel di Santa Bibiana e proseguiva per via Tiburtina. Nella foto n. 4 il tunnel di Santa Bibiana visto da via Tiburtina con i binari del tram che arrivavano da via Marsala. Nelle foto 1 e 5 appare evidente che via Giolitti era una via con molti alberi. Nella foto n.6 il cd. Tempio di Minerva Medica in tutta la sua imponenza e magnificenza architettonica non ancora deturpato da tralicci e cavi elettrici sospesi.
Invece ecco come sono stati ridotti fin dal 1916 via Giolitti, Porta Maggiore (che è un’area archeologica di inestimabile valore) e il cd. Tempio di Minerva Medica da pessimi progetti di cui ne scontiamo ancora le conseguenze
Misteriose linee che partono dal nostro Rione per arrivare in altre parti di Roma passando per monumenti attuali e della Roma antica. Vengono tracciati itinerari interessantissimi da un punto di vista religioso, spirituale, storico e esoterico. Il numero quattro ricorre in maniera quasi ossessiva e molti luoghi e monumenti dovrebbero essere riconsiderati anche sotto questo aspetto. Guardate con attenzione questi due filmati :
Una delle storie più strampalate relative al rione riguarda il cosidetto “Seneca Morente”, statua di cui si ignora la data di ritrovamento, precedente al 1594, in cui appare negli inventari della collezione Borghese, e che, da qualche accenno documentale, si ipotizza essere stata scavata nella Vigna de Pischini, estesa tra due chiese scomparse: San Matteo in Merulana, uno dei più antichi titolo cardinalizi di Roma, eretto circa il 112 da papa Alessandro I, situata dove adesso c’è l’incrocio tra via Alfieri e Via Merulana e San Giuliano Ospedaliere, dove adesso c’è l’incrocio tra Via Carlo Alberto e Piazza Vittorio.
Entrambe le chiese hanno due storie alquanto interessanti: San Matteo, la cui abside era Via Machiavelli, appena a sud-ovest dell’incrocio con Via Giusti, in pratica sotto l’USI, mentre la cappella di Sant’Elena all’Esquilino si trova vi era la navata, fu restaurata da Papa Pasquale II nel 1110 e poi da…
Sulla Porta Magica di Piazza Vittorio ci sono molte pubblicazioni, tutte interessanti, che ne descrivono la storia, cercano di decifrarne i simboli impressi e analizzano il mondo esoterico e dell’alchimia in generale. Ma crediamo che sia la prima volta che vengano realizzati dei filmati che espongono in maniera chiara ed efficace tutti questi concetti. Pubblichiamo quindi queste tre interviste che sicuramente aiutano ad avere un’idea più precisa sia sulla Porta Magica sia sul mondo dell’esoterisno e dell’alchimia a Roma che, a suo tempo, ha caratterizzato la vita di Massimiliano Palombara marchese di Pietraforte che fu l’ideatore di questo incredibile ed unico monumento.
Un filmato dell’Istituto Luce girato alla fine del 1950 in occasione dell’inaugurazione della nuova Stazione Termini. Da considerare i numeri dei passeggeri e dei treni e confrontarli con quelli di oggi per comprendere come nel corso dei decenni siano aumentati in maniera esponenziale. Le considerazioni finali dovrebbero far riflettere gli amministratori odierni: che immagine di Roma possono farsi le centinaia di migliaia di viaggiatori che al giorno d’oggi transitano quotidianamente per il principale scalo ferrioviario romano?
E per finire un documentario del 1952 sempre sulla Stazione Termini diretto da un grande regista del cinema italiano: Valerio Zurlini. Vale veramente la pena di vederlo!
E’ passato più di un secolo da quando nel 1911 in occasione dell’Esposizione Universale di Roma venne creata una rete tranviaria per dare la possibilità ai visitatori che arrivavano da ogni parte del mondo per questo evento, di spostarsi rapidamente e comodamente non solo tra i vari luoghi dedicati alle mostre e agli allestimenti, ma anche per visitare i monumenti più rappresentativi della città eterna. Ovviamente si partì da zero visto che i primi tram elettrici videro la luce solo negli ultimi anni del secolo XIX e si pensò anche all’importanza pubblica successiva del progetto che avrebbe fatto di Roma una città all’avanguardia per il trasporto su rotaia in superficie. Il Rione Esquilino per la sua valenza di quartiere urbanisticamente moderno per quell’epoca e per i suoi lunghi viali rettilinei si prestava a meraviglia per questo nuovo tipo di mobilità e difatti già allora risultava in assoluto una delle zone meglio servite e collegate di tutta Roma. Però guardando l’immagine seguente (cliccare per ingrandirla) che è un particolare della pianta di Roma del Genio Civile pubblicata nel 1911 ci si accorge come i progettisti, che, ripetiamo, partirono da zero e lavorarono nei primissimi anni del ‘900, preferirono utilizzare quasi tutti gli assi longitudinali del Rione (via Merulana, via di Santa Croce in Gerusalemme, un tratto di via E. Filiberto, via di Porta Maggiore, via Principe Umberto) eccetto l’attuale via Giolitti (allora viale Principessa Margherita). Un caso? O più precisamente un atto di rispetto per il cd. Tempio di Mineva Medica dato che, nonostante l’assenza di palazzi a quell’epoca nel tratto via Micca – Porta Maggiore, non poteva essere spostato e obbligava i tram a una curva troppo pronunciata e un passaggio troppo ravvicinato al monumento.
Un’immagine del cd. Tempio di Minerva Medica prima che fosse costruita la ferrovia Roma Fiuggi
Ci si chiede per quale motivo negli anni immediatamente successivi si permise alla linea Roma Fiuggi tra l’altro costruita da privati oltretutto promiscua (trasportava persone e merci in particolare i cosiddetti selci per farne sampietrini) di utilizzare anche quest’ultimo viale e costringere alla chiusura (e al progressivo abbandono a causa dei continui micro crolli) il cd. Tempio di Minerva Medica. Ci piacerebbe conoscere quante “teste” saltarono prima di trovare qualcuno che fosse d’accordo con questo sconcio e desse il permesso di realizzarlo. Tra l’altro la storia di questa ferrovia è un continuo susseguirsi di fallimenti e di passaggi di proprietà, un caso anche questo? E ai giorni nostri la Regione Lazio sta facendo di tutto per regalare (e sottolineiamo questa parola) la proprietà al Comune di Roma perchè non ne vuol più sapere di questa linea mentre pensa a notevoli investimenti per le altre ferrovie regionali (Roma Lido e Roma Viterbo) e ai trasporti su gomma con l’acquisto di nuovi autobus per centinaia e centinaia di milioni di euro. Tutti pazzi?
Oggi, al termine di un restauro lungo, difficoltoso e costoso la situazione del Tempio di Minerva Medica a causa della ferrovia è questa : passaggio pedonale interrotto (mai che sentissimo qualcuno di tutti quelli a cui sta a cuore la pedonalizzazione delle aree più significative di Roma elevare una protesta nei confronti delle autorità per questo autentico sconcio), turisti disorientati di fronte a tanta bellezza ma del tutto negata perchè permane la chiusura del monumennto (e chissà fino a quando)
Per chi avesse la curiosità di conoscere le linee tranviare anche negli altri quartieri e rioni nella Roma del 1911 e le antiche numerazioni dei tram ecco il link. Rimarrete stupiti nel vedere che già allora erano state concepite e realizzate delle linee che dovrebbero essere ripristinate nei prossimi anni.