5 ottobre 2018 ore 21,00
L’appuntamento settimanale con la roda de samba dei Farofa na Vida torna il VENERDI’ questa settimana! Vale sempre la Caipirinha Extravaganza con caipirinhas a solo 5€!
5 ottobre 2018 ore 21,00
L’appuntamento settimanale con la roda de samba dei Farofa na Vida torna il VENERDI’ questa settimana! Vale sempre la Caipirinha Extravaganza con caipirinhas a solo 5€!
PROGRAMMA FINO AL 10 OTTOBRE:
Giovedì 4 ottobre
ore 19.00 ISIS, TOMORROW – THE LOST SOULS OF MOSUL di Francesca Mannocchi e Alessio Romenzi (80 min).
ore 21.00 per Racconti dal Vero: COUNTRY FOR OLD MEN di Stefano Cravero e Pietro Jona (79 min).
Venerdì 5 ottobre
ore 19.00 per Racconti dal Vero: COUNTRY FOR OLD MEN di Stefano Cravero e Pietro Jona (79 min).
ore 21.00 SEMBRA MIO FIGLIO di Costanza Quatriglio (103 min). Alla presenza dell’autrice.
Sabato 6 ottobre
ore 17.00 per Racconti dal Vero: COUNTRY FOR OLD MEN di Stefano Cravero e Pietro Jona (79 min).
ore 19.00 SEMBRA MIO FIGLIO di Costanza Quatriglio (103 min).
ore 21.00 PIAZZA VITTORIO di Abel Ferrara (82 min).
Domenica 7 ottobre
ore 16.00 per Racconti dal Vero: COUNTRY FOR OLD MEN di Stefano Cravero e Pietro Jona (79 min).
ore 18.00 SEMBRA MIO FIGLIO di Costanza Quatriglio (103 min). Alla presenza dell’autrice.
ore 21.00 PIAZZA VITTORIO di Abel Ferrara (82 min).
Lunedì 8 ottobre
ore 19.00 SEMBRA MIO FIGLIO di Costanza Quatriglio (103 min).
ore 21.00 IUVENTA di Michele Cinque (87 min). Alla presenza dell’autore.
Martedì 9 ottobre
ore 19.00 SEMBRA MIO FIGLIO di Costanza Quatriglio (103 min).
ore 21.00 PIAZZA VITTORIO di Abel Ferrara (82 min).
Mercoledì 10 ottobre
ore 19.00 PIAZZA VITTORIO di Abel Ferrara (82 min).
ore 21.00 SEMBRA MIO FIGLIO di Costanza Quatriglio (103 min)
Gatsy Cafè
Djazzvan Trio – Jazz do Brasil : Bossa, Choro, MPB
Djazzvan project nasce poco più di un anno fa, dopo anni di silente e feconda gestazione, da un’idea di Marco Ricciardi (il cantante, chitarrista e arrangiatore del progetto) e dall’incontro di tre generazioni di musicisti dai percorsi artistici diversi e originali, accumunati però da una magnifica “consonanza” elettiva per la musica brasiliana e per l’improvvisazione vocale e strumentale.
Un progetto giovane con già all’attivo numerosi concerti in club e rassegne; un itinerario intimo, dalle sonorità acustiche, che rivisita i brani composti (o interpretati) dal cantautore brasiliano Djavan nella sua pluridecennale carriera, ma che allarga le sue perlustrazioni sonore nel repertorio di altri grandi autori della Bossa nova, dello Choro e della MPB come Jobim, Caetano Veloso, Ivan Lins, Pixinguinha, Cartola, ecc.
Marco Ricciardi: voce e chitarra
Alberto D’Alfonso: flauto
Umberto Vitello: percussioni
Associazione Abitanti Via Giolitti – Esquilino
Venerdì 5 ottobre 2018
ore 16:30
Hotel Tempio di Pallade
Via Giolitti, 427
Assemblea dell’Associazione
odg:
1) ferrovia Laziali – Centocelle – richiesta di incontro con l’Amministrazione Comunale e Regionale. Iniziative di civile protesta
2) rifacimento manto stradale di Via Giolitti: impegni presi dal Municipio 1
3) rapporto ENEA 2017 sullo Studio e Monitoraggio della struttura del cd. Tempio di Minerva Medica e iniziative da intraprendere con la Soprintendenza
4) adesione dell’Associazione ai progetti presentati dalla Casa dei Diritti Sociali ed Esquilino Vivo
5) adesione alla mobilitazione che si sta costruendo con altre Associazioni sul tema della sicurezza, delle politiche sociali e sullo stato di incuria ambientale in cui versa il Rione
6) adesione alla rete delle Associazioni del Centro Storico di Roma “Motus” per l’iniziativa “Bus Stop” tesa ad eliminare all’interno dell’anello ferroviario (e non solo nella ZTL attuale) il transito e la sosta dei bus turistici.
7) varie ed eventuali
La riunione avrà termine alle ore 19:00
Si prega di dare la massima diffusione, di stampare ed affiggere nei condomini. C’è bisogno dell’impegno e della collaborazione di tutti/e
La presidente
Maria Prassede Capozio
Inaugurazione Giovedì 4 Ottobre ore 18:30
Studio Medina
Romics Off, il Fuori Salone: Susy Boots di IACA Studio
Romics Off, il Fuori Salone: SUSY BOOTS di IACA Studio dal 4 al 7 Ottobre 2018 un’esposizione a cura di Medina Eventi Arte e Design con il Patrocinio del Romics. Tanti gli eventi che anticipano, accompagnano e proseguono il Festival nel mese di Ottobre. “Romics Off”, il fuori salone del Romics, prevede tanti appuntamenti in città…e non solo, è in questo contesto che si inserisce l’exhibition organizzata da Medina Roma che presenta due originali progetti realizzati da Fabiana Iacolucci (disegni) e Valentina Calvani (testi): il lancio del nuovo personaggio, ispirato alla jazzista italiana Susanna Stivali, SUSY BOOTS la vita è una questione di ritmo e TOP TOPI CIAK SI GIRA!. Durante la serata di inaugurazione Giovedì 4 ottobre sarà presente anche la cantante Susanna Stivali. SUSY BOOTS la vita è una questione di ritmo Susy è una ragazzina e ama la musica. Vive di musica. Ironica e divertente, offre il suo sguardo sul mondo attraverso la sua passione. Crede fortemente che la vita sia una questione di ritmo. Si interessa dell’universo e dei suoi problemi, pone domande cui cerca di trovare risposte. Spesso ci riesce attraverso la musica. TOP TOPI CIAK SI GIRA! I TOP TOPI sono una comunità ed esprimono ogni sfumatura del genere umano in tutte le possibili circostanze di vita quotidiana. Questo permette di trattare infiniti temi: sociali e culturali fino ad arrivare al puro intrattenimento. Con il progetto “TOP TOPI CIAK SI GIRA !” IACA celebra il mondo del Cinema rendendo i Top Topi ironici protagonisti delle locandine di alcuni dei più famosi film cult.
info@medinaroma.com
http://www.medinaroma.com
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Via Angelo Poliziano, 32-34-36 | 00184 | Roma
tel. +39 06 96030764 DOVE TROVARE L’EDIZIONE CARTACEA:
| Farmacia Longo | Piazza Vittorio Emanuele II 46 |
| Gelateria Fassi | Via Principe Eugenio 65 |
| Astrologo Argenterie | Via Buonarroti 20 |
| Edicola Antonio Palumbieri | Via di Porta Maggiore 5 |
| Tagliati per il successo | Via Ferruccio 30 |
| ex sede de Il Cielo | Via Galilei 57 |
| Il Crepuscolo degli Dei | Via Merulana 181 |
| Edicola | Via Merulana 204 |
| Tabaccheria | Via Merulana 245 |
| Farmacia Strampelli | Via Santa Croce in Gerusalemme 22a |
| Chiosco Bar | Giardini Carlo Felice |
| Ristorante Cucina Pepe | Piazza Guglielmo Pepe 39 |
| Alimentari | Piazza Manfredo Fanti 31 |
| Expert Telebuna | Piazza Vittorio Emanuele II 92 |
| Edicola | Piazza Vittorio Emanuele II lato BNL |
| Centro Pilates / Spazio vitale | Via Angelo Poliziano 69a |
| Bar | Via Biancamano 50 |
| Enoteca WineArt | Via Bixio 98 |
| Centro Odontoiatrico Esquilino | Via Buonarroti 30 |
| Panificio Roscioli | Via Buonarroti 46 |
| Libreria Pagina 2 | Via Cairoli 63 |
| Bar Dolomiti | Via Carlo Alberto 29 |
| The Little Reader | Via Conte Verde 66b |
| Bar D’Amore | Via dello Statuto 37a |
| Pasticceria Regoli | Via dello Statuto 60 |
| Edicola | Via di S.Croce angolo Piazza S.Croce |
| Edicola | Via di S.Croce angolo Viale Manzoni |
| Gelateria Olive Dolci | Via Emanuele Filiberto 140 |
| Fusion Caffè | Via Emanuele Filiberto 194 |
| Pizzicheria salentina Radici | Via Emanuele Filiberto 40 |
| Trattoria Vecchia Roma | Via Ferruccio 12 |
| La Scatola Sonora | Via Ferruccio 32 |
| Alimentari Sciattella | Via Germano Sommeiller 14 |
| ASL Roma 1 – piano -1 | Via Luzzatti 8 |
| Salotto Caronte | Via Machiavelli 23 |
| Machiavelli’s Club | Via Machiavelli 49 |
| Ristorante Baia Chia | Via Machiavelli 5 |
| Miky Bar | Via Mamiani 29 |
| Studio Pilates Arte Movimento | Via Mecenate 22/c |
| Foto Digital Discount | Via Merulana 120 |
| Libreria La Fenice | Via Merulana 80 |
| 081 Cafè | Via Merulana 83 |
| Edicola | Via Merulana angolo Largo Leopardi |
| Edicola | Via Merulana angolo Piazza San Giovanni |
| Himalaya’s Kashmir | Via Principe Amedeo 325 |
| Pizzeria Acqua & Farina | Via Principe Amedeo 90 |
| Civico 5 | Via Ruggero Bonghi 5 |
| Centro Anziani Esquilino | Via San Quintino 11 |
| Serendipità | Via San Quintino 8 |
| Edicola | V.le Carlo Felice angolo P.zza San Giovanni |
| Jonathan Bar | Viale di Carlo Felice 21 |
… ma può capitare di trovarlo anche altrove.
presenta
lunedì 1 ottobre ore 21.00
c/o Itis Galilei ingresso laterale di via Bixio, 80/a
(angolo via Conte Verde) – Roma
CENA D’ARAGOSTE (14′, 2018) di Gregorio Franchetti
Miglior cortometraggio italiano sezione Percorsi
VITA DI MARZOUK (60′, 2018) di Ernesto Pagano
Miglior documentario sezione Frontiere. Premio Giuseppe Folchi
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introduce
il direttore del festival
FEDERICO POMMIER
che al termine della proiezione ne discute con
il regista di Vita di Marzouk
ERNESTO PAGANO
il direttore della fotografia di Cena d’aragoste
ILYÀ SAPEHA
gli interpreti di Cena d’aragoste
EDOARDO ZUENA, MATTEO DE BUONO
***
Dalle 20.30 verrà offerto un aperitivo molisano
***
Una sera in cui viene lasciato da solo a casa, Michele, un ragazzino dodicenne, ruba delle aragoste vive dal frigo dei suoi genitori e le porta come regalo alla madre del suo migliore amico. Una volta lì Michele si accorge però di voler rivendicare, in casa del suo migliore amico, un posto ben più importante che quello di ospite a cena.
Regia: Gregorio Franchetti – Interpreti: Marta Zoffoli, Edoardo Zuena, Matteo De Buono, Fanni Wrochna – Soggetto e Sceneggiatura: Gregorio Franchetti – Montaggio: Chiara Dainese, Gregorio Franchetti – Costumi: Camilla Giuliani – Scenografia: Susanna Della Sala – Fotografia: Ilya Sapeha – Suono: Paolo Giuliani – Produttore: Axel Ohman, Marcello Demner (Co-produttore), Cecilia Linares (Co-produttore) – Produzione: Gatto Film, Magdalene Films.
Un musicista tunisino in crisi con la moglie italiana. Un viaggio al bilad, al paese, per la prima volta insieme ai figli, alla ricerca disordinata della propria casa e della propria identità. Vita di Marzouk è il ritratto intimo di un tentativo d’integrazione che troverà nell’amore l’unica risposta possibile.
Regia: Ernesto Pagano – Soggetto e Sceneggiatura: Ernesto Pagano, Lorenzo Cioffi, Matteo Parisini – Fotografia: Lorenzo Cioffi – Musiche: Marzouk Mejri e Fanfara Station – Montaggio: Matteo Parisini – Sound recording: Francesco Amodeo, Ernesto Pagano – Produttori: Lorenzo Cioffi, David Hurst – Produzione: Ladoc con Rai Cinema in co-produzione con Dublin Films, France Télévisions, Al Jazeera Documentary Channel con il supporto della Regione Campania.
Lunedì 1 ottobre dalle ore 17
LIbreria Pagina 2
vernissage della mostra di
Iacopo Sheng
InViolenceWeForgetWhoWeAre
Per tutto il mese di ottobre presso la libreria Pagina 2 saranno esposte le opere di Iacopo Sheng.
Da non perdere!
Libreria Pagina 2
00185 Roma – Italy
Via Cairoli, 63
Tel: +39064464956
www.libreriapagina2.it
info@libreriapagina2.it
Pubblichiamo integralmente un articolo dal titolo “Recupero e trasformazioni di un’architettura moderna – Stazione Termini tra ponti e prospettive” apparso sul sito http://www.ar-architettiroma.it a firma di Massimo Locci. Si tratta di una dissertazione sulla storia e le varie trasformazioni che la stazione ha subito nei decenni scorsi e sulle prospettive non proprio ottimistiche legate alle conseguenze che la costruzione della piastra, ancora in corso, determinerà sicuramente sul traffico delle vie adiacenti.
Recupero e trasformazioni di un’architettura moderna
di Massimo Locci
Il destino della Stazione Termini, nel bene e nel male, è sempre stato legato agli eventi epocali di Roma e ne riflette il suo sviluppo, le crisi e le contraddizioni. A partire dall’ubicazione sul colle dell’Esquilino, tecnicamente poco opportuna, in quanto sostanzialmente dipendente da “interessi legati alle speculazioni edilizie di Monsignor De Merode” (P.O. Rossi).
Il primo edificio, progettato da Salvatore Bianchi, fu costruito (1864-71) per riunificare in un’unica stazione di testa le tre principali linee ferroviarie dello stato papalino. È stata la prima opera pubblica entrata in esercizio dopo il trasferimento della Capitale. Nella fase post-unitaria la stazione risulta subito inadeguata per il nuovo ruolo di principale snodo ferroviario nelle connessioni a livello nazionale.
Con l’avvento del Fascismo, l’intero comparto urbano di Termini viene immaginato come un centro direzionale con la stazione trasformata in infrastruttura di transito, con quattro linee interrate a doppio binario (da Casilina a Flaminia) che delineavano un nodo passante, una cintura per il traffico merci e un collegamento con le stazioni sussidiarie. Proposero soluzioni urbane interessanti Gino Coppedè, Marcello Piacentini e il Gruppo Urbanisti Romani. Ipotesi rimaste tutte sulla carta nonostante fossero state a lungo dibattute in occasione del piano regolatore del 1931.
Successivamente per l’E42 (l’esposizione universale prevista nel 1942 nell’area dell’odierno EUR) viene incaricato direttamente l’architetto capo delle Ferrovie dello Stato, Angiolo Mazzoni. Coadiuvato da un’équipe interna al Ministero, Mazzoni progetta di trasformare l’intera infrastruttura, allargando il fascio binari (27 complessivamente con 15 banchine), ampliando considerevolmente le strade laterali (le vie Giolitti e Marsala) e arretrando il fronte per realizzare una nuova imponente piazza urbana. La riconversione (1936-38) era stata ipotizzata con un impianto innovativo, con grandi visioni strategiche e adeguate risorse economiche, con una connessione con la realizzanda prima linea metropolitana di Roma, da Termini all’E42. Anche il grande progetto di Mazzoni rimane, però, interrotto a causa degli eventi bellici.
Quasi subito, in verità, era stata scartata la sua ipotesi iniziale per un edificio di testa dai caratteri espressivi moderni, funzionale e con un linguaggio essenziale. Si preferì una soluzione magniloquente con alti colonnati classicheggianti, che è stato un bene non aver realizzato. I lavori iniziarono nel 1938 e nel 1942, al momento dell’interruzione, erano stati ultimati il piazzale dei binari e otto dei dieci edifici.
Del progetto di Mazzoni rimangono, comunque, l’impianto infrastrutturale complessivo, comprese l’intermodalità via gomma (bus urbani e parcheggi per il pubblico interrati), la connessione con la metropolitana e le imponenti strutture di supporto per servizi, uffici, mensa e ristoranti: sono i lunghi corpi ad arcate sovrapposte che caratterizzano i lati fiancheggianti i binari, denominati Ali Mazzoniane.
La soluzione formale di queste ultime è quantomeno discutibile, soprattutto perché la struttura è in cemento armato con travi e pilastri “camuffati” da falsi archi in travertino. Risente molto dell’indirizzo monumentalista sopradescritto e anticipa la soluzione di Guerini, La Padula e Romano per il Palazzo della Civiltà Italiana, il cosiddetto Colosseo Quadrato.
Sicuramente fa riferimento alle visioni metafisiche delle piazze di De Chirico che, nota Mario De Micheli nel 1988, nascono dalla «memoria di architetture italiane classiche e ottocentesche in un’atmosfera di lucidissima e statica assurdità. Solitudine, silenzio, fughe prospettiche, illusioni spaziali, ombre nitide stampate su lisci selciati, portici d’ombra, cieli antichi, volumi netti, statue solitarie e talvolta una forma di vita […] sospesa, avvolta in un velo impalpabile che la separa dal resto del mondo».
In verità, se consideriamo la relazione tra gli ambiti interni e le facciate della stazione, si nota una forte incongruità: su un verso prevale una spazialità di ampio respiro e matericamente pregnante, con accenti lirici nella mensa e nel patio circolare con fontana, sull’altro una logica rappresentativa e tettonicamente falsa. Soluzioni insolite per un architetto raffinato come Mazzoni che nel 1934 aveva redatto il Manifesto Futurista dell’Architettura Aerea (cioè leggera e tecnologicamente avanzata come le tensostrutture) e che aveva realizzato decine di ottime stazioni ferroviarie e uffici postali; basti pensare alla continuità organica del suo edificio tutto in mattoni per le poste di Ostia e agli stessi elementi di completamento nella stazione Termini e di Santa Maria Novella a Firenze (serbatoi idrici, centrali termiche) con chiare ascendenze futuriste.
L’edificio di testata della Stazione Termini, come noi oggi la conosciamo, è la prima attrezzatura urbana di rilievo realizzata nella capitale nel dopoguerra (1947-51), frutto di un concorso di progettazione, bandito dalle Ferrovie dello Stato e dal Comune di Roma. Il bando prevedeva non solo il completamento degli interventi di Mazzoni, ma l’intera sistemazione della piazza e dell’area archeologica. L’importanza del concorso è testimoniata sia dalla consistente partecipazione (molti sono giovani progettisti che diverranno i protagonisti della nuova architettura italiana) sia perché rivestiva anche una valenza simbolica, come rileva Bruno Zevi: «L’Italia democratica, ai tempi di Roma città aperta e di Paisà, ha ripreso così il cammino architettonico nello spirito di un sano, coraggioso realismo. Il mondo se n’è accorto immediatamente: sono stati pubblicati libri e opuscoli sulla nostra architettura».
La questione dell’edificio di testa pose, dunque, una serie di riflessioni critiche, di differenziazione stilistico-funzionale ma anche di conferme del progetto di Mazzoni. L’intervento rivestiva significati multipli, di natura urbanistica e architettonica, ma anche sociale ed etica, per questo si è scelta la strada del concorso di progettazione a procedura aperta.
Nello stesso periodo, infatti, in altri contesti romani e in particolare per il Giubileo del 1950, si è preferito far eseguire le opere incompiute del Ventennio dagli stessi progettisti scelti dal Fascismo: Piacentini con Spaccarelli completa via della Conciliazione, Foschini con Del Debbio e Morpurgo il Ministero degli Affari Esteri, Brasini il ponte Flaminio, Piacentini gli edifici di testata in via Bissolati. I lavori dell’E42, rinominato EUR, riprendono e il quartiere acquista la sua veste definitiva prevista alla fine degli anni ’30 con la chiesa di SS. Giovanni e Paolo di Foschini, la piazza circolare di Muzio e Pediconi, il palazzo dei Ricevimenti e dei Congressi di Libera; gli edifici INA e INPS e la piazza a doppia esedra di Muzio con Paniconi e Pediconi, l’Archivio Centrale dello Stato di De Renzi e Pollini.
Ritornando al concorso per l’edificio di testata della Stazione Termini, molte ipotesi progettuali presentate erano di grande interesse; in particolare quelle dei gruppi coordinati da Luigi Cosenza e Mario Ridolfi. Quest’ultimo, unico tra i partecipanti, aveva previsto un atrio-piazza in funzione di filtro urbano, con un’espressiva copertura a cavalletti che inglobava le Mura Serviane e una piastra a più livelli. Arrivato solo terzo nella graduatoria finale, i riflessi della sua impostazione sono, però, evidenti nel progetto realizzato. Nel bando si richiedeva di limitare l’arretramento della facciata per disporre di binari più lunghi, di concentrare nella testata in un unico edificio i servizi per i viaggiatori (biglietterie, ristorazione, attività commerciali) e gli uffici della direzione. L’obiettivo era estetico (valorizzazione dell’Agger Servianus e una visuale libera fino a piazza Esedra) e funzionale, poiché migliorava l’interscambio con la metropolitana e i trasporti cittadini.
La qualificata commissione giudicatrice, che tra gli altri comprendeva R. Marino, G. Nicolosi e M. Pediconi, decreta vincitori del concorso, a pari merito, i gruppi coordinati da Eugenio Montuori e da Annibale Vitellozzi che, nella seconda fase, elaborano congiuntamente (un’equipe comprendente anche Calini, Castellazzi, Fadigati e Pintonello) un nuovo ed elegante progetto. La soluzione architettonica è caratterizzata dalla copertura sinuosa dell’atrio-biglietteria in funzione di piazza urbana, divenuta nell’immaginario collettivo il “dinosauro”, e la galleria di testa che, in senso trasversale, riconnette il tessuto urbano tra via Giolitti e via Marsala.
La grande struttura nervata (lunga 100 e larga 50 metri, con una pensilina a sbalzo di 19 metri) è conformata per costituire un ideale prolungamento delle Mura Serviane. Molto luminosa per il rivestimento in tessere vitree e per un’alternanza di fasce piene e vuote, la copertura plastica poggia su 33 pilastri fusiformi, con tagli luminosi che scandiscono dinamicamente lo spazio. Il senso di ariosità e trasparenza è accentuato, inoltre, dalle chiusure perimetrali interamente vetrate, che pongono in dialogo la stazione con la grande piazza antistante e le adiacenti memorie archeologiche. La pensilina presenta un elegante e lunghissimo fregio a bassorilievo dello scultore ungherese Amerigo Tot.
Tra la hall e i binari è ubicata la fascia delle biglietterie, sormontata da un sottile e lungo corpo lamellare in travertino (rapporto di 1 a 23) per gli uffici, con un’originale sequenza di otto file di finestre a nastro (2 per piano in alto e in basso), e un’ampia galleria vetrata (alta 14 e larga 22 metri) che salda il nuovo complesso con le pre-esistenti Ali Mazzoniane. Tutto il nuovo intervento di Montuori e Vitellozzi si sviluppa su un’area di 14.000 mq, oltre a 10.000 mq nel piano sotterraneo, organizzato intorno ai resti di età classica, con l’albergo diurno e la stazione della Metropolitana.
La Stazione Termini e la piazza antistante sono state completate nel 1950, solo alla fine dell’Anno Santo (inaugurazione nel mese di dicembre), anticipando una lunga tradizione italiana di ritardi e opere incompiute: solo per citare alcuni casi romani l’aeroporto di Fiumicino entra in esercizio sei mesi dopo le Olimpiadi del 1960, gli impianti natatori di Calatrava per i Mondiali di nuoto del 2009 non sono mai stati finiti.
Questa lunga premessa per evidenziare, comunque, l’alta qualità architettonica del complesso, che rappresenta uno dei monumenti più importanti dell’architettura moderna a Roma. Pertanto, appaiono dubbie le trasformazioni e aggiunte succedutesi in questi ultimi anni, cominciando da quelle rilevanti per il Giubileo del 2000 a quelle attualmente in corso di realizzazione. Pur comprendendo le necessità di aggiornamento tecnico e funzionale, non si capisce perché realizzare interventi poco sensibili ai valori delle pre-esistenze, spesso in contraddizione con le valenze spaziali e urbanisticamente incongrui.
Gli obiettivi del 2000 erano in gran parte condivisibili, ad esempio migliorare l’interscambio con il sistema delle linee metropolitane, potenziare l’offerta di servizi e spazi commerciali (intervenendo soprattutto nella galleria urbana e nel piano interrato denominato il Forum), restaurare l’Ala Mazzoniana su via Giolitti e ri-coinvolgerla nel sistema complessivo.
In quell’occasione l’Atelier Mendini ha trasformato con ironia e leggerezza lo spazio voltato delle dismesse biglietterie del 1940, inserendo ambiti commerciali, di servizio e un inconsueto spazio espositivo in corrispondenza del patio circolare al secondo livello. L’edificio al suo interno, infatti, presenta una straordinaria ricchezza di valori spaziali e di soluzioni architettoniche, di rifiniture e di rivestimenti che è stato bene valorizzare. Le originarie finiture di pregio, paramenti e pavimentazioni marmoree, però, sono in gran parte andate perdute e molte sono state le manomissioni che, nel corso degli anni, hanno corrotto l’idea e le spazialità originarie di questa architettura. L’opera di restauro di fine millennio ha mirato a eliminare le murature posticce e tutto il superfluo.
Michele De Lucchi, lo Studio Cerri e Marco Tamino sono intervenuti sull’edificio di testa realizzando un piano mezzanino per un ristorante che si affaccia sul grande atrio, rinnovando le biglietterie e inserendo un volume a due piani per la libreria, che prosegue nel livello inferiore. Quest’ultimo, per non compromettere eccessivamente le proporzioni complessive del “dinosauro” e il dialogo fatto di trasparenze tra interno ed esterno, è stato realizzato interamente vetrato.
Con i successivi interventi realizzati da FS anche nella galleria trasversale, per ottenere ulteriori spazi commerciali, a causa della presenza ingombrante delle biglietterie automatiche e dei mega-supporti pubblicitari, si sono del tutto perse la spazialità delle parti, il senso di ariosa luminosità e leggerezza sopradescritta.
Nel prospetto dell’elegante ed essenziale lama degli uffici è stata sovrapposta un’incongrua fascia di grigliato metallico, per mascherare le unità di trattamento aria dell’impianto di condizionamento, peraltro senza risultati pratici perché rimangono visibili. Basta vedere, inoltre, una foto zenitale per rendersi conto che si sarebbe potuta evitare l’incongrua modifica, semplicemente posizionando diversamente le attrezzature impiantistiche.
Attualmente è in corso di realizzazione da parte della società Grandi Stazioni, che gestisce gli aspetti logistici delle Ferrovie dello Stato, un programma per realizzare una doppia struttura a ponte sopra i binari con due distinte piattaforme sopraelevate: una di parcheggio (di 110 per 180 metri con tre piani, capaci di ospitare 1.377 auto e 85 moto) e una galleria per servizi di circa 6.000 mq (larga circa 30 metri e sviluppata lungo l’intero fronte interno della stazione), di cui la prima metà è stata inaugurata a giugno dello scorso anno.
Questa operazione (progetto del 2006, i lavori sono iniziati nel 2012 e dovrebbero completarsi nel 2020) è stata molto avversata, in quanto per molti aspetti è discutibile se non sbagliata. Gli obiettivi delle Ferrovie dello Stato sono ancora il potenziamento del sistema commerciale e dei servizi ai passeggeri, la realizzazione di parcheggi temporanei, ora molto limitati (solo 275 posti).
Le perplessità riguardano innanzitutto le strategie complessive delle diverse Amministrazioni coinvolte per la gestione delle infrastrutture urbane e territoriali della Capitale. La Stazione Termini come hub intermodale, sulla carta, dovrebbe essere stata declassata rispetto alla nuova Stazione AV della Tiburtina. In verità, per una serie di scelte contradditorie, rimane ancora il più importante scalo ferroviario di Roma e il maggiore d’Italia, da cui partono gran parte dei collegamenti veloci.
Ipotizzata come condensatore di funzioni e di attrezzature pubbliche/private, di ampi spazi commerciali e di servizi, la nuova qualificata stazione passante dell’Alta Velocità della Tiburtina è fortemente sottoutilizzata. Negli anni ’80 è stata pensata a ponte, con un primo progetto di Renzo Piano e poi dello Studio ABDR, proprio per relazionare luoghi emblematici del tessuto urbano, che al momento sono presenti solo sulla carta.
Piuttosto che realizzare in tempi brevi sia le attrezzature pubbliche previste a Pietralata, sia un nuovo contesto significativo sul lato di piazza Bologna, si è preferito investire nuovamente su Termini, rischiando di trasformare quella della Tiburtina in una ennesima cattedrale nel deserto. Nonostante l’area di Termini sia ben servita dal trasporto pubblico (semmai sarebbero da potenziare le corse e la qualità del servizio), si è scelto anacronisticamente di favorire il traffico privato consentendo il parcheggio nella struttura ferroviaria. Le FS sostengono che l’intervento si sia dovuto programmare per adeguare la Stazione Termini agli standard internazionali e che tutte le grandi stazioni hanno un’alta dotazione di parcheggi. È noto, invece, che non esistono nei nodi nevralgici della mobilità ferroviaria londinese (a Charing Cross, a Victoria Station o a Euston Station), tantomeno nella Central Station di New York, nella nuova Stazione Berlin Hauptbahnhof, nella Gare du Nord o nella Gare de Lyon a Parigi, e che tutte queste strutture sono facilmente raggiungibili con metropolitana e autobus.
Dal progetto iniziale, redatto da Grandi Stazioni Ingegneria, si può evincere che i parcheggi saranno serviti da una rampa elicoidale a doppia corsia posta su via Marsala che, già attualmente, è intasata per troppo traffico e per l’inevitabile sosta momentanea, di taxi e privati, in corrispondenza della galleria trasversale.
Inoltre potrà servire adeguatamente chi proviene da Castro Pretorio, molto meno bene tutti gli utenti provenienti dal lato opposto. Ora, per ridurre il problema, si ipotizza di modificare il percorso per salire sulla piastra del parcheggio. «La scelta definitiva prevede di far partire la sopraelevata, che arriverà sul tetto della stazione, non più esternamente dalla Porta di San Lorenzo ma dal tunnel che da via Giolitti porta a via Marsala. Le macchine entreranno nel sottopasso dove troveranno un innesto con la strada che salirà verso la piastra. E anche il viaggio di ritorno dai parcheggi si innesterà nel tunnel. Inoltre saranno previsti accessi pedonali al parcheggio e ai servizi sia dall´attuale ingresso della stazione sia dai due lati». (Paolo Boccacci, “In macchina sul tetto di Termini”, La Repubblica, 06 ottobre 2005). Nonostante la possibilità di riconnettere i due fronti opposti, non è difficile immaginare che nelle ore di punta si verificheranno ingorghi e attese.
Infine, un ragionamento deve esser fatto rispetto ai potenziali utenti, principalmente i lavoratori della stazione e i pendolari. Considerando i tempi di utilizzo medio degli stalli, è stato calcolato che i 1.600 posti complessivi potranno servire non più di 3-4.000 viaggiatori al giorno, corrispondenti agli utenti di circa 10 treni, a fronte di 800 treni/giorno che transitano nella Stazione Termini. Quindi è impossibile pensare che siano sufficienti per le necessità effettive. Al massimo i 1.350 nuovi stalli potranno essere utilizzati per il centro commerciale.
Che senso ha, dunque, stravolgere la viabilità del quartiere, rivoluzionare la funzionalità complessiva della stazione e modificare l’immagine di un’opera di straordinario valore architettonico? Soprattutto realizzando una soluzione meramente ingegneristica, che s’inserisce nella pre-esistenza (sia la parte Mazzoniana, sia quella di Montuori e Vitellozzi) senza alcuna sensibilità architettonica, variando le proporzioni complessive, scegliendo soluzioni di dettaglio banali e materiali dozzinali, come è ben visibile nella parte già in esercizio. Vista l’importanza del contesto non sarebbe stato più opportuno un concorso per selezionare l’idea migliore, confrontandosi anche con i cittadini e la comunità dei progettisti romani?
Con questi interventi poco accorti corriamo il rischio, dopo 150 anni, di dare ragione a un anonimo relatore dello Stato Pontificio che manifestava la sua netta contrarietà alla realizzazione della stazione all’interno della cinta muraria della città: «Il progetto di mettere le stazioni delle vie ferrate nell’interno della città di Roma è misura in primo luogo altamente impolitica, è ancora avversa ad ogni buona e retta amministrazione di finanze, è infine contraria al decoro, alla dignità e alla magnificenza della città di Roma […] imperocché può in tratto e all’improvviso introdursi nella città numero di ribelli ed anche un’armata e senza che si possa chiudere di fronte porte».
A parte le valutazioni sull’opportunità di realizzare l’intervento, risulta interessante, ovviamente, la tecnica scelta per costruire il parcheggio, quella del “varo a spinta”, che solitamente viene utilizzata per la costruzione delle piastre a ponte, facendo scorrere le strutture in acciaio prefabbricate (assemblate in situ) su una cremagliera fino alla posizione definitiva. Questa modalità non è stata mai utilizzata per la realizzazione di un parcheggio sopra i binari di una stazione. Il motivo della scelta sta nella necessità di minimizzare l’impatto dei lavori sull’operatività della stazione, in cui transitano 800 treni ogni giorno.
Certamente questa è un’attenzione opportuna, che mostra il know-how delle imprese (Gruppo ICS Grandi Lavori Spa, S.A.L.C., IRCOP) e il livello tecnologico dell’intervento, ma forse è anche un’inutile e costosa sfida ingegneristica. Sarebbe stato preferibile utilizzare le ingenti risorse economiche (90 milioni di euro di stanziamento Cipe in virtù della Legge Obiettivo) per realizzare un’opera qualificata di architettura e realmente necessaria.
Più utile la galleria dei servizi, che si sta realizzando in corrispondenza della testata dei binari e che, attraverso scale e quattro ascensori panoramici, si collegherà con gli altri due piani principali (quota urbana e binari, Forum e linee della metropolitana). La nuova galleria è stata denominata la Terrazza della Stazione perché attualmente consente un’ampia visuale tra le due Ali Mazzoniane verso i castelli romani. In verità, una volta completata la struttura a tre piani dei parcheggi, dalla grande vetrata non si vedrà altro che il fascio dei binari.
L’architetto Susanna Bernardini, responsabile di Sviluppo Infrastrutture e di Grandi Stazioni Ingegneria, afferma: «Sulla sagoma ricostruiamo un nuovo volume su due livelli a cui si potrà accedere dal piano dei binari attraverso scale mobili. Al primo piano sono previsti i servizi al viaggiatore. Sarà un grande open space con un’ampia zona di seduta costellata da aree di ristorazione tematiche. Una sorta di food court, come quella di Eataly». Si prevede, infine, di spostare in alto tutte le biglietterie, ufficialmente per facilitare chi arriva alla stazione in macchina, più verosimilmente per liberare il descritto vasto atrio con copertura ondulata e destinarlo interamente a nuove attività commerciali.
Questa scelta appare del tutto illogica (per la funzionalità complessiva della stazione, per la perdita di uno spazio urbano qualificato, per il processo di riconversione complessiva in attività commerciali) e rischiosa per gli ulteriori carichi di traffico nell’area. Viceversa è positivo che la nuova struttura sarà staticamente autonoma con isolatori sismici e che la copertura del parcheggio ospiterà un grande impianto fotovoltaico di circa 10.000 mq in grado di sviluppare una potenza di 500 kw. Una piccola azione virtuosa in un mare di errori
Dopo il successo del 25 luglio scorso, Panella – l’arte del pane ripropone Pig Floyd in concerto.
Rispetto alla precedente esibizione saranno proposti 3 nuovi brani, di cui uno tratto dall’ultimo album di David Gilmour.
Inoltre, saranno presenti due giovanissime coriste.
E’ possibile prenotare un tavolo per gustare i prodotti gastronomici di elevata qualità dello storico locale romano ai numeri 064872435/ 064832651
Altrimenti c’è ampio spazio all’aperto in Largo Leopardi per chiunque voglia intervenire.
A disposizione servizio di mescita birre, pizza da asporto, gelateria.
Panella – L’Arte del Pane
Via Merulana 54
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