11 novembre 2023 ore 19:30
BASILICA SS. SILVESTRO E MARTINO AI MONTI
Processione dei bambini con le lanterne
con S. Martino a cavallo e dono del mantello al povero
9 novembre 2023 ore 17:30
In occasione del 1700° anniversario della basilica di San Giovanni in Laterano Il Coro della Diocesi di Roma, diretto da Mons. Marco Frisina, animerà la S. Messa nella Festa della Dedicazione della Basilica Lateranense e all’inizio dei festeggiamenti per i 1700 anni della Basilica. La Celebrazione sarà presieduta dal Cardinal Vicario Angelo De Donatis.
Canti per la Celebrazione:
– Tempio di Dio
– Kyrie eleison (da “Chiesa Santa del Signore”)
– Gloria (da “Chiesa Sata del Signore”)
– Salmo, Un fiume rallegra
– Alleluia, io mi sono scelto questa casa
– Salga a te questa offerta
– Santo (da “Chiesa Santa del Signore”)
– Agnello di Dio (da “Chiesa Santa del Signore”)
– Frumento di Dio
– In nomine Jesu
– Chiesa Santa del Signore
Solito successo di pubblico per l’apertura straordinaria (anche se limitata a un solo giorno) del cd. Tempio di Minerva Medica in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio.
L’Associazione degli Abitanti di via Giolitti ha ribadito con l’affissione di alcuni cartelli al di fuori del monumento l’intento di valorizzarlo una volta per tutte, aprendolo in maniera definitiva e continuativa al pubblico previa riqualificazione dell’intera area di pertinenza.



Proprio per questo, nonostante la giornata festiva,l’assessore alle Politiche Ambientali – Rifiuti – Rapporti con i cittadini – Polizia Locale del I Municipio di Roma, Stefano Marin, che ringraziamo per la disponibilità, interpellato per richiedere un intervento dell’AMA per ripulire anche la parte esterna del monumento piena ancora di rifiuti vari, si è prodigato perchè ciò avvenisse nel minor tempo possibile e addirittura nel primo pomeriggio il cd. Tempio di Minerva Medica ha potuto finalmente riacquistare quella dignità che un tesoro archeologico di così grande importanza e valore non dovrebbe mai perdere





Infine vorremmo mostrare come questo monumento attiri l’attenzione di numerosi turisti anche quando è chiuso, però, spesso, li costringe a dei veri e propri contorsionismi per arrivare a scattare qualche fotografia attraverso le sbarre dell’inferriata



a causa dell’incredibile “(non) passaggio pedonale protetto”che da decenni nessuno si è interessato a rendere agibile
Le Giornate Europee del Patrimonio rappresentano l’occasione per aprire al pubblico luoghi della cultura straordinari come il Tempio di Minerva Medica in via Giolitti. L’edificio monumentale eretto nei primi decenni del IV secolo d.C. presenta una pianta centrale decagonale polilobata con una cupola di 25 metri di diametro. Si tratta di un’aula con funzione di rappresentanza, probabilmente di età imperiale, che doveva appartenere a un grande complesso architettonico residenziale tardoantico. L’arditezza architettonica, la peculiare forma e le imponenti dimensioni ne hanno fatto l’oggetto di studi e disegni da parte di artisti e architetti fin dal Rinascimento.
Domenica 24 settembre sarà possibile visitare gratuitamente il Tempio di Minerva Medica. Le visite guidate della durata di circa 40 minuti sono previste alle 9.30, alle 10.30, alle 11.30 e alle 12.30 per un massimo di 25 partecipanti per turno. La prenotazione è obbligatoria compilando l’apposito modulo

Una personalità come il Console Tito Statilio Tauro che ritornando alla sua residenza all’Esquilino si imbatte in odori che gli rammentano situazioni e sensazioni antiche….. Ecco il racconto tratto dall’account Facebook del Museo Nazionale Romano
E per i più curiosi ecco come erano fatte le salsicce in oggetto…
Già sei anni fa proponemmo un post dedidato a questa bellissima statua ritrovata alla fine del secolo XIX presso l’odierna via Foscolo all’Esquilino. L’articolo si intitolava “La Venere Esquilina come non l’avete mai vista” e includeva una riproduzione in 3D che riproponiamo.
Ma da molti anni diversi studiosi affermano che la statua non rappresenterebbe una Venere ma Cleopatra, la celeberrima regina egiziana famosa per le sue relazioni con Cesare prima e con Antonio poi suicidatasi con un morso di aspide.
Ecco un articolo di Cinzia Del Maso dal nome “Cleopatra Capitolina, bellezza tutta terrena” dal sito “Specchioromano.it” Buona lettura
Per finire un altro link con alcune foto d’epoca della statua tratte dall’archivio dell’Istituto Luce
15 giugno 2023 ore 14:30
ACQUARIO ROMANO – CASA DELL’ARCHITETTURA
Convegno
COORDINATORE SCIENTIFICO Nicoletta Cardano
TUTOR Nives Barranca
OBIETTIVI FORMATIVI
L’incontro è l’occasione per una riflessione complessiva sull’originale attività di Hendrik Christian, scultore, autore di uno studio- museo – abitazione concepito a sua immagine, e soprattutto progettista dell’International World Center. All’analisi del progetto di Andersen sarà affiancata una riflessione sui progetti e le visioni del Novecento elaborati e mai realizzati per Roma
Il programma
Un interessantisimo articolo tratto dal sito “vaticannews.va” su una misteriosa quanto importante reliquia custodita presso la Basilica di Santa Prassede nella Cappella di San Zenone
In una cappella della basilica romana sull’Esquilino si trova esposto il cippo tradizionalmente ritenuto quello cui fu legato Cristo per essere fustigato. Un oggetto devozionale antico ed enigmatico che interroga sul significato profondo delle reliquieMaria Milvia Morciano – Città del Vaticano
Lungo la navata destra della basilica paleocristiana di Santa Prassede, accanto allo scintillante e magnifico sacello di San Zenone, si apre una piccola cappella dove, dentro un reliquiario a forma di tempietto dorato, opera in stile Art Nouveau dell’artista Duilio Cambellotti e datato al 1898, è esposta una colonnina di pietra bianca e nera. In essa sarebbe stata riconosciuta la colonna alla quale fu legato Cristo per la flagellazione.
Un singolare elemento architettonico
Alta solo 63 cm, è leggermente rastremata, misura circa 40 cm di diametro alla base. La pietra è un tipo di granito, il gabbro diorite, a grossi cristalli bianchi, proveniente dalla parte settentrionale del Deserto orientale egiziano. Si tratta di un luogo lontano, impervio e desertico. Con probabilità i cavatori appartenevano alle classi sociali più povere, i damnati, gettati senza speranza a lavorare arrampicati su pareti verticali. Il trasporto dei blocchi era lungo e difficile e difficile era anche lavorare questa pietra, benché molto pregiata. La sua importazione a Roma avviene soprattutto in periodo Giulio Claudio, cioè nel I secolo d. C. La forma della colonnetta farebbe pensare a un trapezoforo, sostegno di un tavolo, oppure di un labrum, un bacile, ma ciò non esclude un suo riuso successivo. Anche quello di colonna per la flagellazione.
La flagellazione, tortura crudele
Diversa dalla fustigazione, la flagellazione era un supplizio molto diffuso nell’antica Roma, che si effettuava con il flagrum, una frusta con dei terminali acuminati che laceravano le carni. Ogni domus, casa signorile, ricorda Cicerone, aveva una colonna alla quale legare e punire i propri schiavi. Sappiamo anche che la flagellazione precedeva sempre la pena capitale, soprattutto la crocifissione. Nei Vangeli non si fa mai accenno ad alcuna colonna, ma tre parlano concordemente e in modo inequivocabile, per Cristo, di flagellazione (Mc 15, 15; Mt 27, 26, Gv 19, 1), mentre Luca fa riferimento a una generica punizione (Lc 23, 22).
La prima testimone
La prima a parlarne fu Egeria nel suo Itinerarium, nel 383, durante la funzione del Venerdì Santo, a Gerusalemme: “Non è ancora sorto il sole; dopo il congedo tutti di slancio vanno a Sion, a pregare presso la colonna della flagellazione”. Il luogo di cui parla Egeria, il monte Sion, corrisponde al luogo dove sorge la chiesa degli Apostoli.
La colonna a Roma
Secoli dopo, la colonna sarebbe stata portata da Gerusalemme a Roma dal cardinale Giovanni Colonna, durante la V Crociata, nel 1223. Non sfuggirà che il cognome del legato pontificio in Oriente è lo stesso della reliquia e può essere letta in entrambi i modi: la prova che si tratti di un’invenzione, un artificio per guadagnarsi la benevolenza di Papa Onorio III o, al contrario, un dono provvidenziale, come lui stesso riteneva. La colonna fu posta nella basilica di Santa Prassede della quale era titolare il porporato. La solennità della colonna fu approvata dalla Santa Sede e celebrata nella quarta domenica di Quaresima.
Nel tempo sembra che l’anello di ferro che stava ancorato sulla sommità, per far passare la corda e legare i polsi, fosse stato donato nel 1240 al re di Francia san Luigi IX. Nel 1585 papa Sisto V donò una scheggia della colonna agli abitanti della città di Padova.
L’annosa questione sull’originalità delle reliquie
Le obiezioni circa l’autenticità o meno della colonna partono dall’altezza ridotta della colonna, come si è detto 63 cm, che avrebbe costretto il condannato a subire il supplizio assumendo una postura innaturale. Ma proprio questo particolare la rende plausibile: i colpi della flagellazione non dovevano toccare gli organi vitali perché questo avrebbe favorito il rischio di morte. Ad esempio non si doveva ferire l’area del cuore. Legato a un supporto così basso, il progioniero era costretto a stare curvo in avanti evitando così di esporre ai colpi la parte del corpo da preservare. Sotto questo aspetto, la colonna di Santa Prassede avrebbe un’altezza coerente.
La colonna di santa Prassede nell’arte
L’iconografia particolarmente drammatica e crudele della flagellazione di Cristo è assai diffusa e con essa si sono misurati moltissimi artisti, dai minori ai più grandi, basti pensare a Piero della Francesca, fino a Bramante e Caravaggio.
La colonna è sempre alta e slanciata, coronata da un capitello di tipo antico oppure una statua. Oppure immaginata come se proseguisse oltre i contorni del dipinto, svettando verso l’alto, come nel caso di Antonello da Messina. La colonna riassume in sé l’intero mondo pagano. La figura di Cristo, con il suo sacrificio, ne è il contraltare, il riscatto.
Invece la forma leggermente troncoconica uguale a quella di Santa Prassede, oltre che rintracciarla in alcuni affreschi della basilica dove è custodita, come nell’affresco del pittore fiorentino Agostino Ciampelli, artista della Controriforma, si trova anche altrove, come tra gli angeli di Ponte Sant’Angelo con gli strumenti della Passione. E’ uno dei più belli, tiene tra le braccia la colonna di Santa Prassede. Sulla base della statua l’emblematica iscrizione: Tronus meus in columna, “il mio trono è su una colonna” (Sir 24, 7). Questa scultura è di Antonio Raggi, eseguita su disegno del Bernini del quale era collaboratore e allievo.
Dal XVII secolo nell’iconografia della flagellazione si diffonde grandemente la forma a rocchetto della colonnina romana, segno della diffusione della sua devozione anche oltre l’Urbe, presso diversi artisti toscani ma anche veneti e di altre zone. Ancora in particolare, in un dipinto nella Badia Fiesolana, un artista anonimo fioretino seicentesco non tralascia di raffigurare minuziosamente anche i caratteristici cristalli bianchi sul fondo nero della colonna.
Il significato della reliquia
La colonna è un oggetto che non può dire più di quello che è possibile. Non è un’iscrizione come il Titulus Crucis e ancora di più non è la mappa dettagliata della Sindone. È però un elemento che si inserisce in modo concorde nel racconto della Passione. La basilica di Santa Prassede è legata alla vita della omonima fanciulla vissuta nel II secolo, che si prodigò per nascondere i cristiani perseguitati dando loro sepoltura. Secondo la tradizione, il sangue dei martiri fu da lei asciugato con una spugna e raccolto nel pozzo che si trova al centro della chiesa, nel punto in cui vi è un disco di porfido.
La colonna della flagellazione, quindi, riassume in sé il significato di testimonianza viva di Cristo e della sua Passione nella quale si rispecchia il sacrificio dei martiri. Il gran numero di reliquie conservate nella basilica sembra rievocare questo legame. Il culto della colonna di Santa Prassede non si lega a un’evidenza storica materiale, ma è memoria reale della storia.
Altre colonne della flagellazione
La colonna romana non è l’unica ritenuta della flagellazione. Una seconda si trova a Gerusalemme, nella basilica del Santo Sepolcro, ricordata da un pellegrino anonimo di Bordeaux in uno scritto datato al 333, mentre san Cirillo di Gerusalemme la ricorda in una catechesi del 348. Alcuni studi cercano di accordare entrambe le tradizioni facendo riferimento a due distinte flagellazioni di Cristo: la prima nel pretorio con Pilato, la seconda nel palazzo di Caifa. Ancora altre due colonne sono ritenute quelle della flagellazione: a Istanbul e nella basilica del Santo Sepolcro a Bologna.
Chi pensa che all’Esquilino ci siano solo palazzoni di epoca umbertina, si sbaglia di grosso. Esistono anche alcune vie, fortunatamente poco trafficate e quindi poco conosciute, in cui sembra di vivere in un luogo che assomiglia di più a un tranquillo quartiere residenziale londinese piuttosto che nel caotico centro di Roma. Una di queste strade è senza alcun dubbio via Luzzatti con i suoi villini costruiti negli anni ’20 del secolo scorso tutti con il proprio giardino. Ma non mancano anche delle sorprese.
Ecco un video intitolato “La piccola Londra del Rione Esquilino” realizzato recentemente da “Roma Ora” e tratto dall’omonimo canale Youtube. E’ una passeggiata per scoprire non solo via Luzzatti ma anche la vicina via Passalacqua.
E le sorprese? Beh, la prima è senza dubbio la più grande e pur immersi in una realtà di tipo londinese ci riporta al grandioso passato storico di Roma. Seminasosto con un’entrata del tutto anonima

il bellissimo Ipogeo degli Aureli. (vedi articolo di Roma Segreta.it)
E ancora risulta ben visibile sulla facciata di un villino una targa

che commemora la visita di Vittorio Emanuele III in occasione dell’inaugurazione ufficiale della via avvenuta il 21 giugno 1925

Nella Basilica di Santa Maria Maggiore non solo è custodito il Presepe di Arnolfo di Cambio, il più antico della storia dell’arte, e la “Sacra Culla”, la mangiatoia in cui,secondo la tradizione, Maria depose Gesù Bambino, ma sono presenti anche dei mosaici che ritraggono l’Adorazione dei Magi.
Il primo è una delle scene che compongono il ciclo musivo dedicato all’infanzia di Gesù nell’Arco Trionfale. E’ antichissimo (V secolo d.C.) e la scena è rappresentata in maniera assai diversa da come la immaginiamo da secoli e da come ci è stata tramandata dall’epoca di San Francesco. Gesù Bambino appare come un re o un imperatore assiso su un trono e la Vergine Maria come la Regina Madre. I Magi si presentano con vestiti di foggia orientale (persiana?) e sembrano tutti di giovane età a differenza dell’iconografia tradizionale che da secoli li indica come persone di età diversa e con vestiti tipicamente occidentali. Presumibilmente anche i doni sembrano diversi da quelli universalmenti conosciuti come l’oro, l’incenso e la mirra.
Il secondo si trova nell’abside della Basilica ed è opera di Jacopo Torriti l’artista che lavorò a Roma tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo e fu l’artefice dell’intera opera monumentale che riveste di mosaici l’abside che venne commissionata dal Papa Niccolò IV nel 1288 e venne terminata nel 1295 e la scena dell’adorazione dei Magi ne è solo un piccolo particolare. I tre saggi sono diventati persone di età diversa (un giovane, un uomo di mezza età e infine un anziano), i doni sono divenuti quelli tradizionali, i vestiti sono di foggia occidentale. La Vergine con il Bambino risulta ancora seduta su un trono e non c’è ancora traccia di stalle e mangiatoie.

Per finire anche il programma di Mediaset Infinity “Viaggio nella grande bellezza” si è occupato di questo mosaico in un video di un paio di anni fa con il commento dell’attore Cesare Bocci
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