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Esquilino scomparso: Villa Conti

Un interessante articolo di Filippo Neri pubblicato su  Facebook nel gruppo “Memorie di Roma” relativo alla Villa Conti anticamente situata davanti alla Basilica di Santa Croce in Gerusalemme e demolita in seguito al rifacimento urbanistico del Rione Esquilino effettuato dopo il 1873

Tra le numerose ville di Roma, che sono scomparse a fine ‘800, vi è anche la villa Conti , che si trovava davanti alla basilica di Santa Croce in Gerusalemme. Di questa villa si sa poco, l’unica immagine che ho trovato è il disegno di Lievin Cruyl del 1670. In questo luogo vi erano le Terme Eleniane, costruite intorno al 220 dC da Eliogabalo, insieme al palazzo Sessoriano e all’Anfiteatro Castrense. L’anfiteatro, nel 272, venne inglobato nelle Mura Aureliane e le arcate furono murate. Nel 310 il palazzo Sessoriano divenne l’abitazione di Flavia Giulia Elena, madre dell’imperatore Costantino, e, quando vennero autorizzate le chiese, un salone del palazzo fu trasformato nella prima basilica di Santa Croce. Nel 323 un incendio distrusse le terme e Elena, proclamata in seguito santa, le fece restaurare e divennero le Terme Eleniane. Intorno al 530 le terme smisero di funzionare per la rottura degli acquedotti e andarono in rovina. Intorno al 1400 gli Orsini, nel momento della loro massima potenza, si costruirono una villa su questi ruderi, ma una parte delle terme, che ancora resisteva, fu fatta demolire da Sisto V per aprire la Strada Felice, che da Trinità de Monti giungeva a Santa Croce. Alla fine del Seicento gli Orsini vendettero a Lotario Conti, duca di Poli, la tenuta, con la casa colonica costruita sulle terme. Lotario aveva sposato nel 1677 Lucrezia Colonna, ricca vedova, e avevano acquistato il palazzo su cui, poco dopo, verrà realizzata la Fontana di Trevi. Inoltre nel 1721 il fratello di Lotario fu eletto pontefice, con il nome di Innocenzo XIII. Vittoria, figlia di Lotario sposò Gaetano Sforza Cesarini, così beni e titoli passarono a questa famiglia. A fine ‘800 la tenuta venne lottizzata e la Cooperativa dei ferrovieri vi costruì sei palazzi.

Lievin Cruyl – 1670

Nolli Villa Orsini Conti

Terme Eleniane (Lanciani?)

Nolli – 1748

Foto satellitare attuale del luogo dove sorgeva Villa Conti

24 giugno 2025 San Giovanni: la notte delle streghe, l’acqua di San Giovanni e le lumache

Un giorno veramente particolare per tutte le leggende e le tradizioni legate all festa di San Giovanni

Dal sito “Turismo Roma”

È l’unico santo di cui si celebra non solo il giorno del martirio ma anche quello della nascita, il 24 giugno appunto, e la sua festa fu per secoli un affascinante intreccio di sacro e profano, religione e superstizione. Per la tradizione popolare, infatti, nella notte della vigilia a Roma le streghe si davano appuntamento proprio nei pressi della basilica dedicata al santo, chiamate a raccolta dai fantasmi di Erodiade e Salomè, per fare incetta di anime. Come allontanare gli spiriti del male? Al lume di torce e lanterne, i romani arrivavano in massa al Laterano per pregare il santo ma l’atmosfera che si respirava non era certo di religioso raccoglimento. Anzi, per tutta la notte sulla piazza regnavano chiasso, tumulto e allegria sfrenata. Per una buona ragione: il frastuono, condito da trombe, trombette, campanacci, tamburelli e petardi di ogni tipo, era necessario per impaurire le streghe e impedire loro di raccogliere le erbe da usare negli incantesimi. E naturalmente, poi, si beveva e si mangiava a profusione: il vino dei Castelli serviva a digerire i gran pentoloni di lumache al sugo, portate da casa o cotte sul posto, un piatto dal forte sapore allegorico. Le corna delle lumache simboleggiavano infatti discordia e preoccupazioni: seppellirle nello stomaco significava distruggere le avversità e riconciliarsi con il mondo. All’alba, dopo lo sparo del cannone da Castel Sant’Angelo che segnava la fine della baldoria, il papa si recava a San Giovanni per celebrare la messa, e dalla loggia della basilica gettava monete d’oro e d’argento che tornavano a far scatenare la folla. Dagli inizi del Novecento, la festa assunse caratteri più borghesi e cominciò a perdere progressivamente la sua antica

E un dettagliato articolo dull’acqua di San Giovanni e la sua preparazione dal sito “Le vie del mistero”

Papa Francesco verrà sepolto nella Basilica di Santa Maria Maggiore. Altri sette papi nei secoli precedenti hanno scelto di riposare nello stesso luogo

Papa Francesco nel 2022 nel suo testamento spirituale dispose di voler essere sepolto nella Basilica Papale di Santa Maria Maggiore. Ecco il documento reso noto il 21 u.s. (cliccare per ingrandirlo)

Il luogo individuato all’interno della Basilica sarà tra la Cappella Paolina dove è conservata l’icona della Madonna   “Salus populi romani”, luogo visitato innumerevoli volte da Papa Francesco per pregare,  e la Cappella Sforza (in celeste sulla pianta della basilica il punto esatto)

Ricordiamo inoltre che altri 7 papi nei secoli passati scelsero di essere sepolti a Santa Maria Maggiore

Nel filmato seguente le immagini e la storia della Cappella Paolina a Santa Maria Maggiure

Dall’accounto ufficiale Facebook della Basilica di Santa Maria Maggiore testo ed immagini

𝐃𝐞𝐬𝐜𝐫𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐓𝐨𝐦𝐛𝐚 𝐝𝐢 𝐏𝐚𝐩𝐚 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐞𝐬𝐜𝐨 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐁𝐚𝐬𝐢𝐥𝐢𝐜𝐚 𝐏𝐚𝐩𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐒𝐚𝐧𝐭𝐚 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐌𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐞
𝐋𝐚 𝐭𝐨𝐦𝐛𝐚 𝐝𝐢 𝐏𝐚𝐩𝐚 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐞𝐬𝐜𝐨 sarà collocata nella 𝐧𝐚𝐯𝐚𝐭𝐚 𝐥𝐚𝐭𝐞𝐫𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐁𝐚𝐬𝐢𝐥𝐢𝐜𝐚 𝐏𝐚𝐩𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐒𝐚𝐧𝐭𝐚 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐌𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐞, tra la Cappella Paolina — che custodisce l’icona della 𝐒𝐚𝐥𝐮𝐬 𝐏𝐨𝐩𝐮𝐥𝐢 𝐑𝐨𝐦𝐚𝐧𝐢 — e la Cappella Sforza, in prossimità dell’altare laterale dedicato a 𝐒𝐚𝐧 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐞𝐬𝐜𝐨 𝐝’𝐀𝐬𝐬𝐢𝐬𝐢.
La pavimentazione del sepolcro sarà realizzata in pietra di Finale Ligure, a omaggio delle terre di origine della famiglia del Pontefice. La lapide, sobria e discreta, consisterà in una semplice lastra di pietra ligure, recante inciso il nome 𝐹𝑅𝐴𝑁𝐶𝐼𝑆𝐶𝑈𝑆, con un rilievo di 12 centimetri rispetto al piano del pavimento.
Sulla parete frontale del loculo sarà posta una riproduzione, in dimensioni maggiorate, della croce pettorale che Papa Francesco era solito indossare.
Le pareti del loculo saranno intonacate e dipinte in una tonalità avorio, armoniosa con il colore della lapide e del pavimento, mantenendo uno stile essenziale e raccolto.
Sul fronte del sepolcro, secondo la volontà espressa dal Pontefice, sarà preservata l’iscrizione già esistente, risalente al 1615, epoca di Papa Paolo V Borghese, legata alla costruzione della Cappella della Salus Populi Romani. Tale iscrizione ricorda come il Papa avesse fatto erigere la cappella a gloria dell’effigie della Vergine, attribuita a San Luca, e raccomanda la celebrazione di riti e canti perpetui in onore di Maria Santissima.

3/4/25 “Dall’Esquilino alla Roma del Novecento. Fare storia con uno sguardo al futuro” presso Villa Altieri

3 aprile 2025 ore 16:00

VILLA ALTIERI

“Dall’Esquilino alla Roma del Novecento. Fare storia con uno sguardo al futuro”

 

Si conclude il ciclo di incontri “In Biblioteca, a Villa Altieri. Narrazioni dall’Esquilino alla Campagna Romana”, curato da Nicoletta Cardano.

 

L’obelisco di Piazza dell’Esquilino

Alcune pillole di storia dell’obelisco situato al centro di Piazza dell’Esquilino davanti all’esterno della monumentale abside della basilica di Santa maria Maggiore. Di seguito un post dell’account Facebook “Innammorati di Roma”

Piazza dell’Esquilino. Al centro della foto l’obelisco del Mausoleo di Augusto che papa Leone X Medici (1513-1521) fece dissotterrare collocandolo sul margine di via di Ripetta. All’epoca di papa Sisto V (1585-1590) l’obelisco fu finalmente restaurato e innalzato in piazza dell’Esquilino (foto Google Earth).

Ulteriori notizie sull’obelisco da “Wikipedia”

L’Obelisco Esquilino è uno dei tredici obelischi antichi di Roma, situato in Piazza dell’Esquilino, alle spalle dell’abside della Basilica di Santa Maria Maggiore, centro del rione Esquilino dal quale prende il nome.

Ha un’altezza di 14,75 metri e con il basamento e la croce raggiunge i 25,53 metri.

Fu realizzato probabilmente all’epoca di Domiziano ad imitazione degli obelischi egiziani e collocato insieme all’obelisco del Quirinale all’ingresso del Mausoleo di Augusto. Qui venne ritrovato nel 1527 insieme al gemello e fu eretto nel 1587 per ordine di papa Sisto V e ad opera di Domenico Fontana.

La storia del ritrovamento della Basilica Sotterranea di Porta Maggiore

Un gran numero di persone sa che esiste a Porta Maggiore una splendida basililica sotterranea, monumento più unico che raro anche in una città così ricca di tesori archeologici come Roma. Ma pochi conoscono la storia del ritrovamento avvenuto per caso nel 1917.

Ecco un articolo, dettagliato e corredato da numerose immagini dal sito info.roma.it che descrive le fasi e gli artefici del ritrovamento oltre che una minuziosa ricostruzione storica e architettonica del monumento.

https://www.info.roma.it/monumenti_dettaglio.asp?ID_schede=667

La pianta del monumento

Un approfondimento sui mosaici nell’arco absidale della Basilica di Santa Maria Maggiore

Un articolo di Giovanni Gardini pubblicato sul suo sito relativo ai mosaici situati nell’arco absidale  all’interno della Basilica di Santa Maria Maggiore. Non solo arte e religione ma un interessantissimo approfondimento storico che ci proietta nella Roma di diversi secoli fa.

Il mistero dell’incarnazione nell’arco absidale di Santa Maria Maggiore a Roma

Il progetto di Gian Lorenzo Bernini mai realizzato per la Tribuna di Santa Maria Maggiore

Il progetto datato 1669 riguarda la parte absidale della Basilica di Santa Maria Maggiore. Prevedeva oltre a un colonnato imponente, 47 statue di santi.

In questo articolo,  Mario Cipollone del gruppo Facebook “Roma da scoprire” descrive la storia e i retroscena che portarono alla revoca non solo del progetto absidale ma anche di quelli delle tombe papali all’interno delle cappelle Sistina e Paolina

BERNINI. L’avessero lasciato fare il volto di Santa Maria Maggiore a Roma oggi sarebbe ben diverso.
Attorno al 1670 quando, per l’età e l’amarezza di alcuni insuccessi, era ormai in fase declinante, Gian Lorenzo Bernini ricevette per Santa Maria Maggiore tre incarichi: il monumento funebre a papa Clemente IX (1667–1669), la statua di bronzo di Filippo IV e soprattutto la ristrutturazione dell’altare e della parte absidale.
L’avesse eseguiti, il volto della Basilica sarebbe cambiato per sempre. E invece, per fortuna o forse no, non ne portò a termine nessuno.
Il primo incarico gli fu revocato.
Il secondo fu eseguito da un suo allievo e in modo diverso da come lui l’aveva concepito.
Quanto al terzo, il più cospicuo, elaborò il progetto, costruì un modello in legno come usava fare, avviò i lavori ma fu fermato.
Clemente X (1670–1676), succeduto nel frattempo a Clemente IX che gli aveva conferito l’incarico, non si poteva più permettere certe spese. Tanto che, in sei anni di pontificato, non andò oltre la costruzione della seconda, modesta fontana di piazza San Pietro. E in effetti, a stargli appresso, Bernini avrebbe fatto spendere al povero Clemente una montagna di denaro.
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Aveva passato i settant’anni, non aveva più la fantasia sfrenata di un tempo, ma gliene restava in abbondanza. E comunque, per sua natura, era capace di concepire solo idee grandiose. E così, l’avessero lasciato fare, avrebbe alzato sull’abside di Santa Maria Maggiore una terza cupola che, con le due già esistenti, avrebbe formato una specie di triangolo, conferendo alla struttura una vaghezza orientale. Avrebbe costruito sul retro un portico sostenuto da quattordici colonne corinzie, popolandolo con una selva di quarantasette statue di santi, quasi a richiamare il colonnato di San Pietro. E a quel punto non si sarebbe più capito quale fosse la facciata principale.
Quanto all’interno, avrebbe voluto ripetere l’accoppiata Sistina – Paolina, cioè realizzare due nuove cappelle simmetriche per accogliere le tombe di Clemente IX e Alessandro VII, nonché sostituire i mosaici del Torriti con affreschi di Carlo Maratta. Il che la dice lunga su come, non solo il cardinale Domenico Pinelli, ma anche grandi artisti tenevano in considerazione all’epoca i mosaici medioevali.Aveva cominciato a rimuovere le figure di Francesco e di Antonio, dei due campioni francescani, dall’abside, quando fu fermato.
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Fu Carlo Rainaldi, architetto e musicista, autore tra l’altro delle due note chiese gemelle in piazza del Popolo, ad armonizzare i due lati retrostanti la Basilica che armonici non erano mai stati. Lo fece in modo apparentemente semplice, sobrio e naturale. E senza spendere una fortuna, come si confaceva a un uomo quieto ed equilibrato, alla ricerca di una terza strada dopo le intemperanze di Bernini e Borromini.
Secondo alcuni, l’opera segnò la fine del Barocco preannunciando linee architettoniche meno nervose e infiammate. E così ad affacciarsi dalla balconata della Basilica su piazza dell’Esquilino, invece dei quarantasette santi previsti dal Bernini, sono appena quattro e non si sa come assortiti: Pietro, Paolo, Domenico e Davide; tutti irriconoscibili salvo l’ultimo. E per una piazza pressoché deserta, frequentata quasi solo da sparuti gruppi di protesta e da barboni, da piccioni e ultimamente anche da gabbiani, basta e avanza.
( da Santa Maria Maggiore di Mario Cipollone, mmc edizioni, venduto da Amazon e piattaformi )
 

San Giovanni in Laterano, il lotto e la Fontana diTrevi

Molti si domanderanno cosa c’entri il gioco del lotto e la Fontana di Trevi con la Basilica di San Giovanni in Laterano (in particolare la facciata). Ebbene leggete l’articolo di Mario Cipollone del gruppo Facebook “Memorie di Roma” e vi accorgerete che la relazione tra questi monumenti e il popolarissimo gioco dei 90 numeri  è molto stretta.

SAN GIOVANNI IN LATERANO. LA FACCIATA
Fu lo Spirito Santo a farsi carico dell’annoso e irrisolto problema della facciata. Al conclave del 12 luglio 1730 suggerì ai cardinali riuniti in conclave di eleggere papa Lorenzo Corsini, un collega nato a Firenze, città di banchieri, città ove l’arte di procurarsi soldi s’imparava da piccoli: in famiglia, a scuola, per strada.
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Lorenzo Corsini, in questo, dimostrò di essere stato particolarmente perspicace perché, il 9 dicembre del 1731, a poco più di un anno della elezione a pontefice col nome di Clemente XII, trovò un modo semplice, efficace e indolore per tosare il suo gregge: LEGALIZZO’ il GIOCO DEL LOTTO.
E questo nonostante che, appena tre anni prima, il suo predecessore l’avesse abolito minacciando di scomunica chiunque vi avesse partecipato. Secondo Benedetto XIII, infatti, pugliese di Gravina, il Lotto contraddiceva uno dei primi e più importanti dettati divini. Quello con cui il Padreterno, cacciando Adamo dal Paradiso Terrestre, aveva condannato lui e l’intero genere umano a GUADAGNARSI IL PANE COL SUDORE DELLA FRONTE.
Ebbene il Lotto prometteva esattamente il contrario. E siccome qualche volta lo realizzava pure, non smentiva mai le promesse, ma le rinviava di settimana in settimana con ciò perpetuandosi all’infinito. Un vero strumento del diavolo dunque!
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A Roma se ne ebbe la prova provata. Una volta introdotto, il Lotto interpretò così bene lo spirito dei tempi che i romani – che avrebbero fatto un quarantotto ante litteram se il papa avesse rialzato di un solo millesimo la tassa sul sale o sul vino – fecero a gara a pagare l’imposta sottostante. Gli introiti furono così abbondanti che Clemente XII, facendo sua l’opinione di Vespasiano circa l’odore del denaro, ci finanziò non solo la costruzione della FACCIATA DEL LATERANO ma anche altre opere, tra cui la famosa FONTANA DI TREVI.
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Al concorso per la facciata, cui parteciparono ben ventisette architetti, sostanzialmente si confrontarono due scuole, due orientamenti, anzi due cardinali: Pietro Ottoboni, nipote di Alessandro VIII, e Neri Corsini, nipote di Clemente XII nonché arciprete della Basilica.
Il primo avrebbe voluto riprendere il linguaggio del Borromini, mentre il secondo era favorevole al ritorno al classicismo, lo stile dell’ASSOLUTISMO EUROPEO. Ovviamente prevalse il secondo. A vincere non fu il progetto migliore ma quello di Alessandro Galilei, un fiorentino, un compaesano dei Corsini, un raccomandato, peraltro NIPOTE DEL CELEBRE SCIENZIATO.
E fu così che la superficie piana prevalse su quella concavo-convessa, la linea retta e spezzata su quella ondulata e continua. E fu così che la fantasia, il ricamo e la decorazione furono sacrificati al rigore, alla semplicità e all’imponenza, rendendo permanente il contrasto tra la facciata neoclassica e l’interno barocco della chiesa.
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La Basilica di San Giovanni avrebbe dovuto sfidare la sua eterna rivale, San Pietro, su un altro piano, e invece l’affronta sullo stesso terreno e inevitabilmente perde il confronto.
Entrambe le facciate sono in travertino e comprendono un porticato e una loggia sovrastante. Entrambe sostengono un timpano e una balaustra affollata di gigantesche statue con un ordine colossale di paraste e semicolonne corinzie. Ma l’ordine gigante del Galilei non è quello del Maderno. Tanto è caldo e mosso questo, quanto è freddo e impietrito quello. A San Pietro vuoti e pieni si alternano in modo plastico, a San Giovanni invece prevalgono i vuoti e l’edificio mostra muscoli induriti.
Quanto ai portici, quello del Maderno assomiglia al ridotto di un teatro e fa impallidire quello concorrente, almeno quanto la porta del Filarete surclassa quella già appartenuta alla Curia Iulia e la moderna statua di Costantino del Bernini supera l’antica.
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A San Giovanni poi si vede anche nei dettagli che lo spirito del Rinascimento è ormai sepolto. Al centro della trabeazione, per esempio, è inciso il nome del primo titolare della basilica, cioè di Cristo Salvatore, e non quello del papa (Paolo V) e della sua famiglia (Borghese) come accade invece, INCREDIBILMENTE, per un atto di ORGOGLIO INAUDITO, a San Pietro.
Non che Lorenzo Corsini si considerasse inferiore o fosse meno presuntuoso di Camillo Borghese: erano solo mutati i tempi. Tant’è che, all’interno della Basilica, fece costruire per sé e per la sua famiglia una cappella mausoleo che poteva competere con quella di Paolo V in Santa Maria Maggiore. Anzi, riprendendo una tradizione del XII secolo, per la sua tomba utilizzò addirittura il SARCOFAGO DI PORFIDO del PANTHEON in cui, secondo alcuni, erano state riposte le ceneri di Marco Agrippa, genero dell’imperatore Augusto e finanziatore di quel tempio.
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La cappella Corsini è ricca di marmi preziosi, di stucchi, di statue e bassorilievi. Preziosissima la cancellata, e la pala d’altare è la versione musiva di un celebre quadro di Guido Reni. Insomma, come osservò Stendhal nelle sue Passeggiate Romane, NON LE MANCA NULLA SE NON IL GENIO DEGLI ARTISTI.

Dal 7/2 al 9/3/25 “Plautilla Bricci – Architettrice a Roma nel seicento” Mostra all’Acquario Romano – Casa dell’Architettura

Dal 7 febbraio al 9 marzo 2025

ACQUARIO ROMANO – CASA DELL’ARCHITETTURA

Plautilla Bricci

Achitettrice a Roma nel seicento

Donna “libera” e signora romana, Plautilla Bricci (1616-1692) è l’unica artista universale donna nell’Europa di età moderna. Valente disegnatrice, pittrice capace, musicista dilettante e persino scultrice, Plautilla fu anche un’esperta architetta. La sua fama nel campo dell’architettura si deve all’abate Elpidio Benedetti (1610-1690), che le commissionò il Casino del Vascello sul Gianicolo e un’intera cappella in una delle chiese più importanti di Roma: una circostanza eccezionale anche da richiedere l’invenzione di un termine appropriato, “architettrice”, per sugellare il riconoscimento ufficiale della donna in un settore artistico al tempo riservato esclusivamente agli uomini.

La mostra vuole presentare i progetti dell’architettrice Plautilla Bricci nel panorama della Roma seicentesca. Oltre alla Villa del Vascello e la cappella del Re Santo in San Luigi dei Francesi, anche i progetti per la scalinata di Trinità dei Monti e il reliquario in San Giovanni in Laterano.

“… la terza maniera è il fabricar sempre in presenza dell’Architetto,, il quale se sarà buono e ideale farà mettere benissimo in essecutione le sue idee senza un minimo errore…”

(da ASCL, vol. FF xx, cc. 373-377 Lettera di Plautilla Bricci al Signor Antonio degli Effetti per il pagamento del reliquario di San Giovanni in Laterano)

“…li modelli sempre si devono pagare, e sempre si è costumato pagarli…”

(da ASCL, vol. FF xx, cc. 373-377 Lettera di Plautilla Bricci al Signor Antonio degli Effetti per il pagamento del reliquario di San Giovanni in Laterano)

La volta del timpano è parimenti ornata di stucchi in varij ripartimenti con pitture della signora Plautilla Bricci, che trahono gl’applausi da ognuno e la stima da i più intendenti

(Dal volume Villa Benedetta di Elpidio Benedetti, stampato a Roma 1677)