7 marzo ore 16:00
POLO CIVICO ESQUILINO – VIA GALILEI, 57
Pubblichiamo con grande piacere dall’ account Facebook “Casa dell’amicizia Esquilino APS” l’interessante e notevole lavoro che ci ha inviato l’amico Piefelice Licitra relativo alla storia della Basilica sotterranea di Porta Maggiore. Si tratta di 15 schede che con una grafica chiara ed accattivante aiutano a conoscere questo monumento unico al mondo: dalla metodologia costruttiva alle ipotesi della sua funzione, dalla sua spoliazione e il seguente interramento alla scoperta casuale.
Cliccando sull’immagine seguente potrete aprire le schede e sfogliarle come fosse una vera pubblicazione. Ogni pagina può essere facilmente ingrandita con lo strumento “+”. Buona lettura a tutti
11 ottobre 2025
cd. TEMPIO DI MINERVA MEDICA
Prenotazione obbligatoria
Il primo ad intuire la funzione del monumento è stato Stendhal nel suo Promenades dans Rome.
L’11 ottobre riaprirà al pubblico il Tempio di Minerva Medica, uno dei monumenti che meglio caratterizza il paesaggio urbano del rione Esquilino.
Tre turni alle ore 10.00 , alle ore 11.00 e alle ore12.00. L’evento è gratuito con prenotazione obbligatoria per gruppi di 30 persone per turno.
Compila il modulo per prenotare le visite dell’ 11 ottobre
Una delle chiese più antiche edificate nel Rione Esquilino situata tra le basiliche di Santa Maria Maggiore e San Giovanni in Laterano e demolita nel 1799 nel periodo napoleonico.
La sua storia in questo articolo tratto da Wikipedia
La chiesa, la cui fondazione è tradizionalmente attribuita a papa Cleto, esisteva già nel V secolo e vi insisteva un titolo cardinalizio: il prete Andrea, titolare di San Matteo, è tra i sottoscrittori degli atti del sinodo romano indetto da papa Simmaco nel 499.
Fu riedificata sotto il pontificato di Pasquale II, che il 25 marzo 1110 la riconsacrò assistito da sette cardinali,[2] e nuovamente restaurata sotto quello di Innocenzo III (1212). Quando i papi dimoravano in Laterano, vi era annesso un ospedale destinato alla famiglia pontificia.
La chiesa è assente dal Catalogo di Cencio Camerario, il più antico catalogo delle chiese romane, risalente alla fine del XII secolo, mentre compare nel Catalogo di Torino redatto da un autore anonimo intorno al 1320, con questa dicitura: Hospitale sancti Matthei de Merulana habet priorem et fratres ordinis Cruciferorum VIII.[3]
In origine si affacciava su via Merulana e l’ingresso era preceduto da un portico su colonne, ma quando nel 1575 papa Gregorio XIII fece aprire una via da San Giovanni a Santa Maria Maggiore la pianta della chiesa fu ridisegnata.
Appartenne ai crocigeri, ai quali fu tolta da papa Sisto IV che la diede, in commendam, ai suoi famigliari; nel 1477 fu assegnata agli eremitani di Sant’Agostino, che vi collocarono la venerata immagine della Madre del Perpetuo Soccorso. Il 2 luglio 1656 passò agli agostiniani irlandesi, che ne vennero espulsi definitivamente nel 1798, durante l’occupazione francese. La chiesa, devastata e abbandonata, fu abbattuta nel 1799.[1]
Perdette già nel VI secolo il carattere di chiesa titolare in favore di Santo Stefano Rotondo al Celio. Il titolo cardinalizio fu brevemente restituito a San Matteo da papa Leone X, che lo conferì all’agostiniano Egidio da Viterbo, e poi da papa Sisto V, che lo diede al cardinale Decio Azzolini. Il 23 dicembre 1801 papa Pio VII soppresse definitivamente il titolo e lo trasferì a Santa Maria della Vittoria.
Descrizione
Prima della demolizione, l’edificio era a navata unica, con tre altari; il soffitto era ornato con gli stemmi di papa Clemente VII e del cardinale agostiniano Egidio da Viterbo, che ebbe il titolo presbiterale di San Matteo; il pavimento era cosmatesco con epigrafi sepolcrali.
Secondo la descrizione fattane da Filippo Titi, nell’altare maggiore, terminato per la generosità del cardinale titolare Francesco Nerli il Giovane, c’era una piccola immagine di Maria Vergine; l’altare di destra era sormontato da un dipinto raffigurante Maria Vergine, Gesù, Sant’Anna e San Gioacchino, attribuito a Giovanni Antonio Lelli, mentre nell’altare di sinistra un San Matteo e un altro santo.[4]
Le reliquie conservate nella chiesa, tra le quali quella del braccio di san Matteo, furono trasferite in Santa Maria Maggiore già sotto il pontificato di papa Innocenzo X; alcuni dei marmi della chiesa si trovano nel chiostro lateranense.
Particolare interesse la storia dell’icona trecentesca di scuola cretese “Madre del Perpetuo Soccorso” (nell’immagine in basso) trasferita dopo la demolizione nella chiesa di Santa Maria in Posterula a Tor di Nona ed infine collocata definitavamente nella odierna chiesa di Sant’Alfonso a via Merulana
Molte tradizioni secolari si sono perse nel tempo e tra queste alcune processioni solenni che vedevano l’Esquilino protagonista. Non c’è da meravigliarsi perchè in fondo la Santa Romana Chiesa è nata proprio qui con la basilica di San Giovanni in Laterano e il Patrarchio sede papale per circa mille anni. Senza contare il fiorire di numerose chiese tra le più antiche della città di Roma.
La processione dell’Acheropita ((icona) non fatta da mano umana) si svolgeva nella notte tra il 14 e il 15 agosto, partendo da San Giovanni in Laterano, attraversando i Fori imperiali per arrivare a Santa Maria Maggiore dove avveniva il ricongiungimento dell’icona del Cristo custodita nel Sancta Sanctorum nel Palazzo Lateranense (Acheropita ) e l’icona della Vergine Salus Populi Romani venerata a Santa Maria Maggiore, per rievocare la cosiddetta dormizione cioè l’incontro di Maria Vergine con Gesù prima della Sua Assunzione in cielo. Per trovare più notizie storiche riguardo a questa processione dalle sue origini fino al termine delle celebrazioni pubblichiamo il li link di un intessantissimo articolo di Maria Teresa Natale postato sul blog “Appasseggio” tra l’altro corredato da spendide fotografie delle numerose opere d’arte relative al culto delle due icone protagoniste della processione

Un interessante articolo di Filippo Neri pubblicato su Facebook nel gruppo “Memorie di Roma” relativo alla Villa Conti anticamente situata davanti alla Basilica di Santa Croce in Gerusalemme e demolita in seguito al rifacimento urbanistico del Rione Esquilino effettuato dopo il 1873
Tra le numerose ville di Roma, che sono scomparse a fine ‘800, vi è anche la villa Conti , che si trovava davanti alla basilica di Santa Croce in Gerusalemme. Di questa villa si sa poco, l’unica immagine che ho trovato è il disegno di Lievin Cruyl del 1670. In questo luogo vi erano le Terme Eleniane, costruite intorno al 220 dC da Eliogabalo, insieme al palazzo Sessoriano e all’Anfiteatro Castrense. L’anfiteatro, nel 272, venne inglobato nelle Mura Aureliane e le arcate furono murate. Nel 310 il palazzo Sessoriano divenne l’abitazione di Flavia Giulia Elena, madre dell’imperatore Costantino, e, quando vennero autorizzate le chiese, un salone del palazzo fu trasformato nella prima basilica di Santa Croce. Nel 323 un incendio distrusse le terme e Elena, proclamata in seguito santa, le fece restaurare e divennero le Terme Eleniane. Intorno al 530 le terme smisero di funzionare per la rottura degli acquedotti e andarono in rovina. Intorno al 1400 gli Orsini, nel momento della loro massima potenza, si costruirono una villa su questi ruderi, ma una parte delle terme, che ancora resisteva, fu fatta demolire da Sisto V per aprire la Strada Felice, che da Trinità de Monti giungeva a Santa Croce. Alla fine del Seicento gli Orsini vendettero a Lotario Conti, duca di Poli, la tenuta, con la casa colonica costruita sulle terme. Lotario aveva sposato nel 1677 Lucrezia Colonna, ricca vedova, e avevano acquistato il palazzo su cui, poco dopo, verrà realizzata la Fontana di Trevi. Inoltre nel 1721 il fratello di Lotario fu eletto pontefice, con il nome di Innocenzo XIII. Vittoria, figlia di Lotario sposò Gaetano Sforza Cesarini, così beni e titoli passarono a questa famiglia. A fine ‘800 la tenuta venne lottizzata e la Cooperativa dei ferrovieri vi costruì sei palazzi.

Lievin Cruyl – 1670

Nolli Villa Orsini Conti

Terme Eleniane (Lanciani?)

Nolli – 1748
Foto satellitare attuale del luogo dove sorgeva Villa Conti
Un giorno veramente particolare per tutte le leggende e le tradizioni legate all festa di San Giovanni
Dal sito “Turismo Roma”
È l’unico santo di cui si celebra non solo il giorno del martirio ma anche quello della nascita, il 24 giugno appunto, e la sua festa fu per secoli un affascinante intreccio di sacro e profano, religione e superstizione. Per la tradizione popolare, infatti, nella notte della vigilia a Roma le streghe si davano appuntamento proprio nei pressi della basilica dedicata al santo, chiamate a raccolta dai fantasmi di Erodiade e Salomè, per fare incetta di anime. Come allontanare gli spiriti del male? Al lume di torce e lanterne, i romani arrivavano in massa al Laterano per pregare il santo ma l’atmosfera che si respirava non era certo di religioso raccoglimento. Anzi, per tutta la notte sulla piazza regnavano chiasso, tumulto e allegria sfrenata. Per una buona ragione: il frastuono, condito da trombe, trombette, campanacci, tamburelli e petardi di ogni tipo, era necessario per impaurire le streghe e impedire loro di raccogliere le erbe da usare negli incantesimi. E naturalmente, poi, si beveva e si mangiava a profusione: il vino dei Castelli serviva a digerire i gran pentoloni di lumache al sugo, portate da casa o cotte sul posto, un piatto dal forte sapore allegorico. Le corna delle lumache simboleggiavano infatti discordia e preoccupazioni: seppellirle nello stomaco significava distruggere le avversità e riconciliarsi con il mondo. All’alba, dopo lo sparo del cannone da Castel Sant’Angelo che segnava la fine della baldoria, il papa si recava a San Giovanni per celebrare la messa, e dalla loggia della basilica gettava monete d’oro e d’argento che tornavano a far scatenare la folla. Dagli inizi del Novecento, la festa assunse caratteri più borghesi e cominciò a perdere progressivamente la sua antica
E un dettagliato articolo dull’acqua di San Giovanni e la sua preparazione dal sito “Le vie del mistero”
Papa Francesco nel 2022 nel suo testamento spirituale dispose di voler essere sepolto nella Basilica Papale di Santa Maria Maggiore. Ecco il documento reso noto il 21 u.s. (cliccare per ingrandirlo)
Il luogo individuato all’interno della Basilica sarà tra la Cappella Paolina dove è conservata l’icona della Madonna “Salus populi romani”, luogo visitato innumerevoli volte da Papa Francesco per pregare, e la Cappella Sforza (in celeste sulla pianta della basilica il punto esatto)

Ricordiamo inoltre che altri 7 papi nei secoli passati scelsero di essere sepolti a Santa Maria Maggiore
Nel filmato seguente le immagini e la storia della Cappella Paolina a Santa Maria Maggiure
Dall’accounto ufficiale Facebook della Basilica di Santa Maria Maggiore testo ed immagini
𝐃𝐞𝐬𝐜𝐫𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐓𝐨𝐦𝐛𝐚 𝐝𝐢 𝐏𝐚𝐩𝐚 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐞𝐬𝐜𝐨 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐁𝐚𝐬𝐢𝐥𝐢𝐜𝐚 𝐏𝐚𝐩𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐒𝐚𝐧𝐭𝐚 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐌𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐞𝐋𝐚 𝐭𝐨𝐦𝐛𝐚 𝐝𝐢 𝐏𝐚𝐩𝐚 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐞𝐬𝐜𝐨 sarà collocata nella 𝐧𝐚𝐯𝐚𝐭𝐚 𝐥𝐚𝐭𝐞𝐫𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐁𝐚𝐬𝐢𝐥𝐢𝐜𝐚 𝐏𝐚𝐩𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐒𝐚𝐧𝐭𝐚 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐌𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐞, tra la Cappella Paolina — che custodisce l’icona della 𝐒𝐚𝐥𝐮𝐬 𝐏𝐨𝐩𝐮𝐥𝐢 𝐑𝐨𝐦𝐚𝐧𝐢 — e la Cappella Sforza, in prossimità dell’altare laterale dedicato a 𝐒𝐚𝐧 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐞𝐬𝐜𝐨 𝐝’𝐀𝐬𝐬𝐢𝐬𝐢.La pavimentazione del sepolcro sarà realizzata in pietra di Finale Ligure, a omaggio delle terre di origine della famiglia del Pontefice. La lapide, sobria e discreta, consisterà in una semplice lastra di pietra ligure, recante inciso il nome 𝐹𝑅𝐴𝑁𝐶𝐼𝑆𝐶𝑈𝑆, con un rilievo di 12 centimetri rispetto al piano del pavimento.Sulla parete frontale del loculo sarà posta una riproduzione, in dimensioni maggiorate, della croce pettorale che Papa Francesco era solito indossare.Le pareti del loculo saranno intonacate e dipinte in una tonalità avorio, armoniosa con il colore della lapide e del pavimento, mantenendo uno stile essenziale e raccolto.Sul fronte del sepolcro, secondo la volontà espressa dal Pontefice, sarà preservata l’iscrizione già esistente, risalente al 1615, epoca di Papa Paolo V Borghese, legata alla costruzione della Cappella della Salus Populi Romani. Tale iscrizione ricorda come il Papa avesse fatto erigere la cappella a gloria dell’effigie della Vergine, attribuita a San Luca, e raccomanda la celebrazione di riti e canti perpetui in onore di Maria Santissima.
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