Archivi categoria: arte

La colonna della flagellazione, un mistero custodito in Santa Prassede

Un interessantisimo articolo tratto dal sito “vaticannews.va” su una misteriosa quanto importante reliquia custodita presso la Basilica di Santa Prassede nella Cappella di San Zenone

In una cappella della basilica romana sull’Esquilino si trova esposto il cippo tradizionalmente ritenuto quello cui fu legato Cristo per essere fustigato. Un oggetto devozionale antico ed enigmatico che interroga sul significato profondo delle reliquie

Maria Milvia Morciano – Città del Vaticano

Lungo la navata destra della basilica paleocristiana di Santa Prassede, accanto allo scintillante e magnifico sacello di San Zenone, si apre una piccola cappella dove, dentro un reliquiario a forma di tempietto dorato, opera in stile Art Nouveau dell’artista Duilio Cambellotti e datato al 1898, è esposta una colonnina di pietra bianca e nera. In essa sarebbe stata riconosciuta la colonna alla quale fu legato Cristo per la flagellazione.

 cq5dam.thumbnail.cropped.750.422
Volta del Sacello di San Zenone nella basilica di santa Prassede

Un singolare elemento architettonico

Alta solo 63 cm, è leggermente rastremata, misura circa 40 cm di diametro alla base. La pietra è un tipo di granito, il gabbro diorite, a grossi cristalli bianchi, proveniente dalla parte settentrionale del Deserto orientale egiziano. Si tratta di un luogo lontano, impervio e desertico. Con probabilità i cavatori appartenevano alle classi sociali più povere, i damnati, gettati senza speranza a lavorare arrampicati su pareti verticali. Il trasporto dei blocchi era lungo e difficile e difficile era anche lavorare questa pietra, benché molto pregiata. La sua importazione a Roma avviene soprattutto in periodo Giulio Claudio, cioè nel I secolo d. C. La forma della colonnetta farebbe pensare a un trapezoforo, sostegno di un tavolo, oppure di un labrum, un bacile, ma ciò non esclude un suo riuso successivo. Anche quello di colonna per la flagellazione.

La flagellazione, tortura crudele

Diversa dalla fustigazione, la flagellazione era un supplizio molto diffuso nell’antica Roma, che si effettuava con il flagrum, una frusta con dei terminali acuminati che laceravano le carni. Ogni domus, casa signorile, ricorda Cicerone, aveva una colonna alla quale legare e punire i propri schiavi. Sappiamo anche che la flagellazione precedeva sempre la pena capitale, soprattutto la crocifissione. Nei Vangeli non si fa mai accenno ad alcuna colonna, ma tre parlano concordemente e in modo inequivocabile, per Cristo, di flagellazione (Mc 15, 15; Mt 27, 26, Gv 19, 1), mentre Luca fa riferimento a una generica punizione (Lc 23, 22).

La prima testimone

La prima a parlarne fu Egeria nel suo Itinerarium, nel 383, durante la funzione del Venerdì Santo, a Gerusalemme: “Non è ancora sorto il sole; dopo il congedo tutti di slancio vanno a Sion, a pregare presso la colonna della flagellazione”. Il luogo di cui parla Egeria, il  monte Sion, corrisponde al luogo dove sorge la chiesa degli Apostoli.

La colonna a Roma

Secoli dopo, la colonna sarebbe stata portata da Gerusalemme a Roma dal cardinale Giovanni Colonna, durante la V Crociata, nel 1223. Non sfuggirà che il cognome del legato pontificio in Oriente è lo stesso della reliquia e può essere letta in entrambi i modi: la prova che si tratti di un’invenzione, un artificio per guadagnarsi la benevolenza di Papa Onorio III o, al contrario, un dono provvidenziale, come lui stesso riteneva. La colonna fu posta nella basilica di Santa Prassede della quale era titolare il porporato. La solennità della colonna fu approvata dalla Santa Sede e celebrata nella quarta domenica di Quaresima.

Nel tempo sembra che l’anello di ferro che stava ancorato sulla sommità, per far passare la corda e legare i polsi, fosse stato donato nel 1240 al re di Francia san Luigi IX. Nel 1585 papa Sisto V donò una scheggia della colonna agli abitanti della città di Padova.

L’annosa questione sull’originalità delle reliquie

Le obiezioni circa l’autenticità o meno della colonna partono dall’altezza ridotta della colonna, come si è detto 63 cm,  che avrebbe costretto il condannato a subire il supplizio assumendo una postura innaturale. Ma proprio questo particolare la rende plausibile: i colpi della flagellazione non dovevano toccare gli organi vitali perché questo avrebbe favorito il rischio di morte.  Ad esempio non si doveva ferire l’area del cuore. Legato a un supporto così basso, il progioniero era costretto a stare curvo in avanti evitando così di esporre ai colpi la parte del corpo da preservare. Sotto questo aspetto, la colonna di Santa Prassede avrebbe un’altezza coerente.

La colonna di santa Prassede nell’arte

L’iconografia particolarmente drammatica e crudele della flagellazione di  Cristo è assai diffusa e con essa si sono misurati moltissimi artisti, dai minori ai più grandi, basti pensare a Piero della Francesca, fino a Bramante e Caravaggio.

 cq5dam.thumbnail.cropped.750.423
Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio,, Flagellazione di Cristo (1606-1607) , Musée des Beaux-Arts, Rouen

La colonna è sempre alta e slanciata, coronata da un capitello di tipo antico oppure una statua. Oppure immaginata come se proseguisse oltre i contorni del dipinto, svettando verso l’alto, come nel caso di Antonello da Messina. La colonna riassume in sé l’intero mondo pagano. La figura di Cristo, con il suo sacrificio, ne è il contraltare, il riscatto.

 cq5dam.thumbnail.cropped.750.424
Agostino Ciampelli, Flagellazione di Cristo, affresco, 1594-1604, Basilica di Santa Prassede, Roma

Invece la forma leggermente troncoconica uguale a quella di Santa Prassede, oltre che rintracciarla in alcuni affreschi della basilica dove è custodita, come nell’affresco del pittore fiorentino Agostino Ciampelli, artista della Controriforma, si trova anche altrove, come tra gli angeli di Ponte Sant’Angelo con gli strumenti della Passione. E’ uno dei più belli, tiene tra le braccia la colonna di Santa Prassede. Sulla base della statua l’emblematica iscrizione: Tronus meus in columna, “il mio trono è su una colonna” (Sir 24, 7). Questa scultura è di Antonio Raggi, eseguita su disegno del Bernini del quale era collaboratore e allievo.

 cq5dam.thumbnail.cropped.750.425
Antonio Raggi, su disegno del Bernini, Angelo con la colonna della flagellazione, 1669, Ponte Sant’Angelo

Dal XVII secolo nell’iconografia della flagellazione si diffonde grandemente la forma a rocchetto della colonnina romana, segno della diffusione della sua devozione anche oltre l’Urbe, presso diversi artisti toscani ma anche veneti e di altre zone. Ancora in particolare, in un dipinto nella Badia Fiesolana, un artista anonimo fioretino seicentesco non tralascia di raffigurare minuziosamente anche i caratteristici cristalli bianchi sul fondo nero della colonna.

 cq5dam.thumbnail.cropped.750.426
Anonimo fiorentino, Flagellazione di Cristo, XVII secolo, Badia Fiesolana (Firenze) ©Fondazione Zeri

Il significato della reliquia

La colonna è un oggetto che non può dire più di quello che è possibile. Non è un’iscrizione come il Titulus Crucis e ancora di più non è la mappa dettagliata della Sindone. È però un elemento che si inserisce in modo concorde nel racconto della Passione. La basilica di Santa Prassede è legata alla vita della omonima fanciulla vissuta nel II secolo, che si prodigò per nascondere i cristiani perseguitati dando loro sepoltura. Secondo la tradizione, il sangue dei martiri fu da lei asciugato con una spugna e raccolto nel pozzo che si trova al centro della chiesa, nel punto in cui vi è un disco di porfido.

La colonna della flagellazione, quindi, riassume in sé il significato di testimonianza viva di Cristo e della sua Passione nella quale si rispecchia il sacrificio dei martiri. Il gran numero di reliquie conservate nella basilica sembra rievocare questo legame. Il culto della colonna di Santa Prassede non si lega a un’evidenza storica materiale, ma è memoria reale della storia.

 cq5dam.thumbnail.cropped.750.427
Francesco Gai, Gesù legato alla colonna (1889), Basilica di santa Prassede

Altre colonne della flagellazione

La colonna romana non è l’unica ritenuta della flagellazione. Una seconda si trova a Gerusalemme, nella basilica del Santo Sepolcro, ricordata da un pellegrino anonimo di Bordeaux in uno scritto datato al 333, mentre san Cirillo di Gerusalemme la ricorda in una catechesi del 348. Alcuni studi cercano di accordare entrambe le tradizioni facendo riferimento a due distinte flagellazioni di Cristo: la prima nel pretorio con Pilato, la seconda nel palazzo di Caifa. Ancora altre due colonne sono ritenute quelle della flagellazione: a Istanbul e nella basilica del Santo Sepolcro a Bologna.

 cq5dam.thumbnail.cropped.750.428
Alessandro Algardi, Flagellazione di Cristo, XVII secolo, bronzo dorato, marmo verde antico, cm 24.2 (figura più alta), Fitzwilliam Museum, Cambridge (Cambridgeshire, Regno Unito) Fondazione Zeri

Dal 6 aprile al 21 maggio 2023 “The painting is a place | Peter Flaccus” al Palazzo Merulana

Dal 6 aprile al 21 maggio 2023

PALAZZO MERULANA

The painting is a place | Peter Flaccus

 

Palazzo Merulana, in sinergia con Fondazione Elena e Claudio Cerasi e CoopCulture, è lieto di ospitare la mostra del pittore Peter Flaccus, “The painting is a place”, a cura di Francesco Cochetti.

Americano di nascita e di formazione, Peter Flaccus, all’inizio degli anni ’90, ha scelto di trasferirsi a Roma, dove l’incontro con l’arte classica ha determinato una svolta nel suo percorso creativo, con l’abbandono della pittura a olio a favore di una tecnica antica, la pittura a encausto.

 

Leggi tutto

Dal 5 al 17/4/23 Per il ciclo “Personali a confronto” Fiorella Manzini, Angelita Mattioli e Maura Mattiolo al Muef Art Gallery

Dal  5 al 17 aprile 2023

MUEF ART GALLERY

Peronali a confronto

Fiorella Patarini – Scoprire le assonanze

Angelita Mattioli – Finestre murate

Maura Mattiolo – Anime

 

al Muef Artgallery ultimo appuntamento del ciclo di “Personali a confronto” organizzato e curato da Virgilio Patarini per Zamenhof Art – Arte Contemporanea ed Eventi in collaborazione con Francesco Giulio Farachi e Roberta Sole : in esposizione Fiorella ManziniMaura Mattiolo e Angelita Mattioli .
Amici romani, tutti invitati!

Dal 7/4 al 31/5/23 “Acqua nell’Arte e Arte dell’Acqua – Fontane e Nasoni di Roma” al Museo Nazionale Romano – Terme di Diocleziano

Dal 7 aprile al 31 maggio 2023

MUSEO NAZIONALE ROMANO – TERME DI DIOCLEZIANO

Acqua nell’Arte e Arte dell’Acqua – Fontane e Nasoni di Roma

Aprirà al pubblico a partire da venerdì 7 aprile, presso le Terme di Diocleziano, la mostra “Acqua nell’Arte e Arte dell’Acqua – Fontane e Nasoni di Roma”, a cura di Stéphane Verger e di Vincenzo Lemmo; l’evento, promosso da Acea Gruppo, è organizzato dal Museo Nazionale Romano e dal Centro Europeo Turismo e Cultura. L’esposizione celebrerà il rapporto tra Roma e l’acqua, attraverso una ricca selezione di opere del Museo Nazionale Romano solitamente conservate nei depositi: opere recuperate dalle acque o opere che dell’acqua si fanno in qualche modo interpreti.
La Mostra sarà aperta fino al 31 Maggio 2023.
Roma, Museo Nazionale Romano, Terme di Diocleziano – Via Enrico de Nicola, 78 – 00185
martedì – domenica ore 11:00-18:00 – la biglietteria chiude alle ore 17:00

Dal 31/3 al 13/4/23 Mostra antologica di Giuse Rogolino al Medina Art Gallery

Dal 31 marzo al 13 aprile 2023

MEDINA ART GALLERY – VIA A. POLIZIANO 32 – 34

Giuse Rogolino

Ricomincio dal ventitrè

a cura di Guendalina Fiammenghi

Opening event: Venerdì 31 Marzo alle ore 18 con la presentazione della curatrice

Medina Art Gallery inaugura la prima mostra antologica di Giuse Rogolino, scultore, pittore, video-designer e giornalista, che ha fatto dell’arte un potente manifesto di battaglie sociali. Rogolino rivela fin da giovane una forte propensione per l’arte. La sua espressione artistica si sviluppa e matura velocemente, tanto da portarlo ad avere, prima dei 24 anni, diverse mostre all’attivo. È nel 1975 che debutta come artista professionista, con la prima mostra personale di scultura alla Galleria d’arte “Il Babuino”. Negli anni ’70 è stato un precoce insegnante del Liceo artistico di Roma. Dal 1977 al 1979 è stato impegnato nella realizzazione del monumento in pietra e bronzo, “Contro ogni violenza”, posto in piazza Walter Rossi a Roma.

Quest’ultimo è stato oggetto di un importante lavoro di ripristino, fatto dallo stesso scultore su richiesta della Sovrintendenza Capitolina, tra il 2021 e 2022. Successivamente, dagli anni ’80 fino al primo decennio del 2000, Rogolino inizia a lavorare per la RAI in qualità di art director, dove dapprima rivoluziona l’immagine del Tg1, poi nel 1999 firma la Corporate identity nel primo canale All-news della Rai: RaiNews24, ma sempre mantenendo attiva una produzione artistica analogica. Nelle opere di Rogolino si osservano i risultati della ricerca di un nuovo linguaggio artistico che scopre la sua espressione migliore nell’unione tra astratto e figurativo.

Le opere in mostra, caratterizzate da polimaterismo e potente dialettica, propongono un intimo viaggio nella vita umana, composta da storie e sentimenti che appartengono sia al singolo che alla collettività. Durante l’inaugurazione sarà possibile assistere alla proiezione del video-documentario sui 200 giorni di restauro (inaugurato il 24 aprile 2022) del monumento dedicato a Walter Rossi, intitolato “Contro ogni violenza” di Giuse Rogolino.

Maggiori informazioni

Dal 25/3 al 5/4/23 “B-Road di Alice Pasquini” al Medina Art Gallery

Dal 25 marzo al 5 aprile 2023

MEDINA ART GALLERY – VIA MERULANA 220

B-Road di Alice Pasquini

INTRO

Dalla transavanguardia alla videoarte, passando per l’azione, il concept e l’happening, la pittura sembrava superata. Nel contempo, Alice Pasquini cresceva nella Roma degli anni ‘90/duemila ove, dopo la generazione di Basquiat ed Haring, si diffondeva la cultura Hip Hop. Allora era imprevedibile, ma oggi è matura la consapevolezza che quei graffiti, insieme a spray e stencil, fossero Avanguardia: da qualche anno ormai l’interesse per la Street Art è enormemente diffuso, oltre che in aste, musei e gallerie, anche nelle Istituzioni ed in settori come moda, comunicazione ed entertainment: paradosso ma allo stesso tempo segno del tempo che evolve superati i punti di rottura, nei quali comunque vanno rintracciati i segni lasciati dal movimento.

Le opere di Alice Pasquini…

…sono caratterizzate da un background cromatico psichedelico/onirico che enfatizza impatti emotivi e sul quale emergono tratti figurativi e spezzati. Una poetica metropolitana che trova realizzazione su più layer stratificati, i quali spesso evocano uno spirito femminile lontano dagli stereotipi del main-stream. La Street Art di Alice Pasquini, o meglio la sua Arte Contestuale, è la ricerca nella metafora del viaggio e nel valore dell’esperienza: i murales sono concepiti, nascono ed evolvono nei luoghi specifici. Vi è poi la dimensione delle proiezioni della città nello studio e del muro sulla tela.

Il progetto B-ROAD di Alice Pasquini è…

…lo sviluppo di un viaggio nei luoghi in cui la vita rallenta per tornare a vivere la strada in modo spontaneo. Nelle vie alternative che si allontanano dal tracciato principale per generare nuovi percorsi e nuove soste. Le b-roads sono strade secondarie, universi paralleli, periferie di molteplici realtà in cui vite e comunità diverse s’incontrano e si mescolano ancor più che nelle strade principali, omologate e patinate. Se la strada è la metafora del percorso di vita, la strada secondaria amplifica il senso di tragitto personale, in cui divagazioni, cambi di rotta e scappatoie sono necessari al proseguimento, che non per tutti avviene “sulla strada maestra”. Molte le opere in mostra, di inedito interesse per energia, intensità e pienezza.

Tra queste, il nido artificiale, …

…opera ideata per ospitare e proteggere gli uccelli impegnati nelle delicate fasi di nidificazione e cova, diviene speranza e riparo per umani: luogo di passaggio e crocevia da cui ripartire. Spingendoci più in profondità, la leggerezza del momento non può evitare il ricordo della migrazione e della precarietà di tutti gli stormi umani che non trovano ricovero.

Short Bio

Artista romana, Alice Pasquini ha conquistato un ruolo di primo piano nel panorama del contemporaneo. Riconosciuta dal settore con un riscontro straordinario, è infatti artista di fama internazionale che lavora in tutto il globo. Le sue opere sono esposte sulle superfici urbane, nelle gallerie e nei musei di centinaia di città in tutto il mondo (Sydney, Singapore, Amsterdam, Londra, Berlino, Oslo, New York, Buenos Aires, Yogyakarta, Barcellona, Copenhagen, Marrakech, Saigon, Roma, Napoli, etc…). I lavori di Street Art spaziano da piccoli interventi su arredi urbani fino a murales di grandi dimensioni. Fra le mostre delle sue opere su tela possiamo ricordare: la Saatchi Gallery, il MACRO Roma, il Centro de Arte Barcellona, l’Espace Pierre Cardin. E’ inserita nell’Enciclopedia Treccani online e presente su Wikipedia.

È stata recensita da…

…giornali come: International New York Times, Wall Street Journal, La Vanguardia, Euromaxx, Panorama, Internazionale, La Repubblica e Il Messaggero. E’ stata ospite di numerose interviste e protagonista di servizi dedicati in Rai, Sky Arte e Arte. Ha partecipato al Tedx Talks. Ha all’attivo varie collaborazioni con molti Istituti Italiani di Cultura nel mondo. E’ ideatrice e direttore artistico del Cvtà Street Fest, festival internazionale di Street Art dal 2016. Con Medina Art Gallery partecipa alla Fiera Internazionale di Arte Moderna e Contemporanea Roma Arte in Nuvola 2022. Anche sui social ha una risonanza mediatica fuori dal comune: allo stato attuale conta q uasi 100 mila follower sia su Instagram che su Facebook.

Dal 25/3 al 21/5/23 “Nasi per l’Arte” Mostra d’arte al Palazzo Merulana

Dal 25 marzo al 21 maggio 2023

PALAZZO MERULANA

Nasi per l’Arte

Arriva a Palazzo Merulana la mostra “Nasi per l’Arte” a cura di Joanna De Vos e Melania Rossi.

L’esposizione trova le sue radici nell’incontro tra due curatrici indipendenti, Joanna De Vos e Melania Rossi, rispettivamente di origine belga la prima, di origini italiane la seconda. Il titolo della mostra corrisponde a una vita dedicata all’arte, mettendo a confronto la storia dell’arte del Belgio e dell’ Italia sul piano estetico e concettuale, trovando somiglianze inaspettate e differenze  specifiche.

Si tratta di come italiani e belgi condividano un naso per l’arte, di come due nasi di due curatrici si muovano nella stessa direzione, e di come gli artisti seguano il loro naso, il loro “fiuto”.

Gli artisti in mostra:

Artisti contemporanei:
Francis Alÿs, Francesco Arena, Michaël Borremans, Maurizio Cattelan, Michael Dans, Laura de Coninck, Peter de Cupere, Jan Fabre, Mariana Ferratto, Thomas Lerooy, Emiliano Maggi, Sofie Muller, Luigi Ontani, Daniele Puppi, Anna Raimondo, Marta Roberti, Yves Velter, Serena Vestrucci.

Prestiti opere di artisti belgi di inizio Novecento:
Jos Albert, Pierre-Louis Flouquet, Robert Giron, Oscar Jespers, Paul Joostens, René Magritte, George Minne, Constant Permeke, Léon Spilliaert, Marcel Stobbaerts, Henri Van Straten, Ferdinand Fernand Wery

In dialogo con artisti della collezione permanente: Giacomo Balla, Duilio Cambellotti, Felice Casorati, Giorgio De Chirico, Antonio Donghi, Ercole Drei, Guglielmo Janni, Leoncillo Leonardi, Antonietta Raphael, Francesco Trombadori, Alberto Ziveri.

La mostra è accompagnata da un catalogo, pubblicato da Bruno Devos at Stockmans Art Books con testi di Joanna De Vos e Melania Rossi, Giacinto di Pietrantonio e Caro Verbeek.

La mostra è compresa nel biglietto d’ingresso Collezione + Mostra di Palazzo Merulana |ONLINE QUI

Intero € 10,00
Ridotto € 8,00 (Giovani under 26, adulti over 65, insegnanti in attività, possessori di Cartax2, possessori Lazio Youth card )
Gratuito (bambini e ragazzi under 7, un insegnante ogni 10 studenti, un accompagnatore ogni 10 persone, disabile con accompagnatore, possessori Pass Palazzo Merulana e Pass Palazzo Merulana Young, membri ICOM, guide turistiche con patentino)
Diritto di prenotazione euro 2,00

Il comunicato stampa

Dal 25 al 30/3/23 “Aurora” Physical Exhibition al Medina Art Gallery

Dal 17 al 23 marzo 2023

MEDINA ART GALLERY – Via A. Poliziano 32,34,36

Aurora

Mostra collettiva organizzata e curata da Capital Culture House con artisti internazionali.

Opening

venerdì 25 marzo ore 18:00

Ecco i 26 artisti in esposizione per “Aurora”:
Raffaella (Chen I Chun), Shih-Hsiung Lin, Rachelle Perez, Olivier Petit, Jerome Plutino, Linda Y Veronika (Deersisters), Sofya Zhura Vleva, Maria Garcia, Giorgi (George) Isakadze, Z Viviana, James Tottman, Volker Dittberner, Geonwoo Lee, Mariko Kumon, Maki.ki., Rosana Friederichs, Lara Aithal, Anjo Vivato, David Cow, G Imaginations, Jóhannes K. Kristjánsson, Sujin, Sissy – Magnea Fisher, Fiorenzo Sandonini, Jasper Borup, Sofia Freixas

Dal 15/3 al 29/4/23 “Francesca Tulli” Mostra personale allo Hyunnart Studio

Dal 1 marzo al 29 aprile  2023

HYUNNART STUDIO

Francesca Tulli

Mostra personale

Hyunnart Studio, come prima mostra del 2023, presenta recenti opere di Francesca Tulli, con la cura di Mario de Candia autore anche del testo in catalogo.

Il pasto è il tema prevalente delle opere in mostra, un pasto ideale e sconcertante in linea con la poetica dell’artista caratterizzata da spiazzamenti, equilibri difficili e armonici, leggerezza ma sempre sulla soglia della pressione mentale.
In mostra vengono presentate quattro piccole teste, tre in bronzo ed una in cera rossa, che emergono dalle pareti, e due piccoli busti che poggiano su basi cilindriche. Queste figure condividono un rituale surreale, pasteggiando e gustando parti di corpo umano.

Informazioni
Opening 15 marzo 2023 ore 18.00
Aperto dal martedì al venerdì ore 16.00 – 18.30
Per appuntamento: Paolo Di Capua cell. 3355477120

Hyunnart Studio

viale Manzoni, 85/87 – Roma

Dal 19/3 al 10/4/23 “Intimi Ritratti – Dino Ignami” Mostra fotografica all’Acquario Romano – Casa dell’Architettura

Dal19 marzo al 10 aprile 2023

ACQUARIO ROMANO – CASA DELL’ARCHITETTURA

Mostra fotografica

Intimi Ritratti

Dino Ignami

La mostra Intimi ritratti di Dino Ignani, il fotografo dei poeti, inaugura domenica 19 marzo in occasione della giornata DIversi INversi interamente dedicata alla poesia.