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Dal 3 all’ 9/5/24 “L’invisibile che diventa visibile. L’essere alla ricerca dell’universo” mostra al Medina Art Gallery

Dal 3 all’9 maggio 2024

MEDINA ART GALLERY – VIA A. POLIZIANO 32, 34

L’invisibile che diventa visibile.

L’essere all ricerca dell’Universo

Mostra personale

Il circolarismo di Michele Martella

A 14 anni realizza la sua prima opera trasponendo su tela una sua decorazione dipinta su un piatto di porcellana. Da questo momento, con una “mistura policroma”, nasce il suo stile. Che indaga sul tempo e sulla relazione degli umani con la propria esistenza.

Daniele Martella definisce la sua espressione come “Circolarismo”, una risposta che offre al mistero della vita. Attraverso una narrazione artistica che origina dall’ambito tecnologico, astronomico, sociale e della scoperta scientifica.

Il Circolarismo, è l’arte che guarda al passato, vive nel presente si proietta verso il futuro, crea attraverso lo stile un nuovo sistema simbiotico ed eterno tra la comunicazione visiva culturale e le esigenze più intime personali. Con “macchie” di colore che hanno la funzione, nella giustapposizione tonale delle stesse, di creare un movimento notevole all’interno della struttura del dipinto. E con la direzione delle pennellate, che suggeriscono la forma con pochi tratti di trascinamento del colore stesso.

Il catalogo

Dal 26/4 al 2/5/24 “Etruriart” Mostra d’arte collettiva al Medina Art Gallery

Dal 26 aprile al 2 maggio 2024

MEDINA ART GALLERY – VIA A. POLIZIANO, 4-6

EtruriArt

Mostra d’arte collettiva

La Collettiva d’Arte “EtruriArt – Roma 2024” è una esposizione di opere, tra cui dipinti, sculture, ceramiche artistiche, del gruppo di artisti della Tuscia, associati in EtruriArt aps. Impegnati da molti anni in attività sociali per la divulgazione e valorizzazione dell’Arte in ogni sua forma, sviluppano fusioni di stili e correnti in una sintesi indissolubile dell’unione tra artista e storia.  Un repertorio di opere uniche nel loro genere, con la partecipazione di 17 artisti di particolare pregio:

Graziana Celaschi, Rosanna Chiani, Raffaella Cristofari, Marco de Santis, Adele Franchi, Giuliana Garrone, Delia Gionfrida, Catia Lelli, Adalberto Manfellotto (Manf), Piero Mariani, Beniamino Molon, Maura Muscogiuri, Maria Pacetti, Marco Pintus, Rosanna Troncarelli, Carla Vaccarelli, Loredana Vitiello.

Direttore artistico: Marco De Santis.

Dal 26/4 al 2/5/24 “Cuore mio” Mostra personale di Berrak Ipek Tatbul al Medina Art Gallery

Dal 26 aprile al 2 maggio 2024

MEDINA ART GALLERY – VIA MERULANA, 220

Cuore mio

Mostra persnale di

Berrak Ipek Tatbul

Ogni pezzo, nato dal profondo delle sue emozioni, cerca di connetterci attraverso vulnerabilità e trionfi condivisi.

Un’immersione nei “sentimenti comuni” per esplorare il caleidoscopio dei nostri mondi interiori.

Un tocco acuto, un cuore ferito: riflessioni su emozioni e arte.

“Le tue spine sono affilate e ti importa poco del mio dolore”, disse una volta qualcuno. Hai mai sentito quel formicolio dentro, una vulnerabilità che protegge e ferisce allo stesso tempo? Come una rosa, bellezza e pericolo si intrecciano.

La tua passione ti ha mai lasciato bruciato, consumato, forse addirittura schiacciato? Comprendi il dolore di tali emozioni, il desiderio di scomparire semplicemente nell’abbraccio di un altro?

Il tuo mondo si è mai sentito eclissato, avvolto nell’oscurità dove un tempo splendeva la tua luce? Ma il sole è sorto di nuovo, illuminando un sentiero che pensavi perduto per sempre?

Puoi amare l’intero tuo spettro emotivo, anche le spine e le ombre, sapendo che sono unicamente tue?

Se è così, non sei solo. Unisciti a noi nel celebrare il tessuto dell’esperienza umana attraverso l’arte di Berrak İpek Tatbul.

Dal 19/3 al 23/6/2024 “Visse d’arte” Mostra di Corrado Veneziano al Museo Nazionale degli Strumenti Musicali

Dal 19 marzo al 23 giugno 2024

MUSEO NAZIONALE DEGLI STRUMENTI MUSICALI

Visse d’arte

Puccini e le sue Opere Liriche

nella reinterpretazione pittorica di Corrado Veneziano

Dal 19 aprile al 23 giugno si potrà visitare nel nostro museo la mostra Visse d’arte dedicata da Corrado Veneziano a Giacomo Puccini in occasione del centenario dalla sua scomparsa. ⁠
La mostra curata da Francesca Barbi Marinetti, Cinzia Guido e Sonia Martone. mira ad esaltare la forte tensione figurativa del compositore, in un dialogo con le note del pentagramma, evocando luoghi e personaggi dei suoi capolavori assoluti, tra cui Tosca, Turandot, Manon, Suor Angelica, La Fanciulla del West, Madama Butterfly.⁠

Nel corso delle prossime settimane verrà presentato il catalogo e saranno inoltre ospitati una serie di concerti ed eventi a tema, ulteriore occasione per ricordare questo significativo anniversario pucciniano. Le opere di Corrado Veneziano sono esposte tra gli strumenti musicali della collezione del tenore Gennaro Evangelista Gorga, che dedicò la quasi totalità del suo patrimonio e della vita al collezionismo, rinunciando ad una carriera lirica fulgida e promettente, legata in modo indissolubile a Puccini: Gorga fu non a caso il Rodolfo della prima de La Bohème, e con la stessa opera concluse la sua carriera. ⁠

La mostra Visse d’arte gode del riconoscimento del Comitato nazionale per le celebrazioni “Puccini100”, unica esposizione pittorica dell’ampio programma dedicato a Giacomo Puccini,

Un filmato dedicato alla mostra andato in onda su TG3 Lazio il 20 aprile 2024 nellìedizione delle 14:00

 

Dal 19/4 al 2/5/24 “Corinna Brandl & Dorothea Tielemann exhibit” al Medina Art Gallery

Dal 19 aprile al 2 maggio 2024

MEDINA ART GALLERY – VIA A. POLIZIANO, 32,34,36

Corinna Brandl & Dorothea Tielemann exhibit

 

Corinna Brand lavora su grandi superfici in modo espressivo…

…mescolando elementi figurativi e astratti, ove dominano colori forti e decisi che vengono applicati con pennellate larghe o strette, di solito in più strati, su un fondo delicatamente smaltato su tela o carta. Da forme e colori inizialmente caotici, cerca un’immagine con l’intuizione. Nella pittura utilizza i mezzi più semplici – colore, pennello, tela, carta – per esprimere all’esterno le sue suggestioni interiori. L’artista mostra la vita nella sua piena vitalità, ove tutto è movimento. Le figure si dissolvono, diventano forme astratte, che a loro volta si sciolgono e formano nuove forme e figure. Le pennellate inquiete e i colori forti rivelano la vita in tutta la sua pienezza. Tutto è possibile, tutto è in costante cambiamento. E, secondo l’artista, abbiamo bisogno di accedere a uno stato alterato di coscienza per aprire le porte della percezione.

Dorothea Tielemann affronta molti fenomeni attuali…

…e si occupa di questioni cruciali della nostra epoca contemporanea, con focus particolare sui cambiamenti e sulle trasformazioni di valori, studiando gli ambiti nodali dei social media, della ricerca genetica, dell’intelligenza artificiale, della dissoluzione delle strutture sociali, dei cambiamenti climatici. Con i suoi oggetti e i mezzi dell’Arte, l’artista avvia processi e impulsi di riflessione. Questi oggetti sono presi in prestito dall’uso quotidiano per essere reinterpretati e trasformati all’interno di un processo artistico: assemblaggio, rimodellamento, creazione di nuovi significati simbolici. Non potendo progredire da soli, gli esseri umani dovrebbero orientarsi verso un maggiore senso di comunità, solidarietà e umanità. Allontanandosi dall’interesse personale, dall’egoismo e dal narcisismo, pur valorizzando la propria individualità contestualizzata in modo organico e senza rinunciare al coraggio di assumere un punto di vista unico.

Dal 19 al 25/4/24 “Antonio Miralli – The Shape of Will” al Medina Art Gallery

Dal 19 al 25 aprile 2024

MEDINA ART GALLERY – VIA A. POLIZIANO, 4-6

The Shape of Will

abbassa la luce… l’oscurità mi acceca

Mostra personale di

Antonio Miralli

Antonio Miralli nasce a Viterbo nel 1978, si forma nell’ambito sanitario e, nel 2006, si laurea in tecniche di riabilitazione psichiatrica presso l’università “la Sapienza” di Roma.

La passione per la pittura non gli è mai mancata; anche se principalmente autodidatta, nel corso della sua carriera Miralli ha frequentato diversi corsi di disegno presso alcune delle scuole più prestigiose come, ad esempio, la scuola internazionale Comics e la Scuola Romana del Fumetto.

Forse per via della sua formazione in ambito psichiatrico, Miralli ha sempre avvertito quel bisogno di liberarsi dai contenuti emotivi producendo opere astratte dalla forte impronta cromatica, a tratti viscerale. Infatti, il colore per lui è fonte di vita, “vibra”.

Nelle sue opere cerca sempre di trovare un equilibrio, che gli permetta di far tacere il caos che porta dentro e questa ricerca di un bilanciamento lo porta a spaziare tra gli stili: si passa da opere che richiamano lo stile giapponese e la sua pacatezza, ad opere richiamanti Pollock e l’action painting. La potenza delle pennellate di colore sulla tela tradisce una rabbia che lo porta a lottare contro se stesso e contro i suoi pensieri quotidiani.

La pittura, per Miralli, rappresenta lo strumento principale con il quale riesce ad esprimere i diversi stati d’animo che lo attraversano e vuole che, davanti una sua opera, lo spettatore esprima le sensazioni che l’opera suscita in lui, in modo da creare un dialogo con l’artista.

Una caratteristica della sua produzione pittorica, inoltre, è il riutilizzo delle tele. L’atto di dipingere su tele già utilizzate in precedenza rappresenta per lui l’esigenza di raccontare una nuova storia, di descrivere un nuovo stato d’animo superando quelli precedenti.

L’overview di Martina Luffarelli

Antonio Miralli ha esposto le proprie opere in alcuni paesi del viterbese, in varie edizioni con i 100 pittori di Via Margutta e con l’associazione Art Studio Tre presso Piazza di Spagna. Ha partecipato alla mostra di arte contemporanea di Vitorchiano nel 2013 organizzata dall’associazione “Marzio 58”, nel 2019 ha partecipato al concorso “9margini” promosso dallo Studio Lab 138 Pavona di Castel Gandolfo mentre nel 2020 ha partecipato alla seconda edizione della mostra “luce&tenebre – cammini di fede” nell’abbazia di Santa Maria di Grottaferrata. Sue opere sono state esposte nelle Fiere d’Arte di Padova (Contemporary Art Talent Show) nel 2022 e di Forlì (Vernice Art Fair) nel 2023 e nella collettiva d’arte contemporanea organizzata in occasione del Festival del Dialogo ad Orvieto nel 2023.

Ciò che mi ha colpito delle sue opere è la trasfigurazione che mette in atto servendosi di sagome simili ad omini posizionate sopra le opere. Questi “omini” sembrano voler uscire dal quadro e creano un ponte tra l’opera e lo spettatore, che, mentre guarda l’opera, si libera dalla ragione e si lascia guidare dall’istinto, dal gusto, dal desiderio, in modo tale che l’opera parli senza l’intermediazione di nessun altro.

In conclusione, della pittura di Antonio possiamo dire che l’artista non segue un progetto, non sviluppa un disegno, ma esprime la propria creatività in un atto spontaneo e irrazionale, non privo di casualità. La sua pittura non nasce sul cavalletto; l’artista prima di mettersi a dipingere raramente tende le tele e preferisce invece fissarle, senza intelaiatura, sul muro o posarle a terra. L’energia che guida la sua mano è quindi istintiva, proviene dall’inconscio, ma appare poi anche rimodulata in corso d’opera in un processo di recupero della memoria o di visionarietà tra il vissuto presente e le aspirazioni future.

Dal 13/4 al 28/5/24 “Bahar Hamzehpour – Just a Ride” allo Hyunnart Studio

Dal 13 aprile al 28 maggio 2024

HYUNNART STUDIO

Bahar Hamzehpour

Just a Ride

Mostra personale di di Bahar Hamzehpour, artista e tecnico di laboratorio presso la cattedra di Grafica d’Arte dell’Accademia di Belle Arti di Roma.a cura di Roberto Piloni

Dal sito Experiences Rivista online di arte e cultura

Sabato 13 aprile, Hyunnart Studio presenta “Just a ride”, personale di Bahar Hamzehpour, artista e tecnico di laboratorio presso la cattedra di Grafica d’Arte dell’Accademia di Belle Arti di Roma.
In mostra una selezione di lavori che testimoniano i tratti salienti della sua ricerca. Bahar Hamzehpour in molte sue opere si serve di parole che si sovrappongono e si infittiscono sempre di più, fino a creare dei grovigli neri e indistinti di pigmento concentrato, ma soprattutto realizza composizioni nelle quali il linguaggio esprime la notevole complessità della comunicazione, la necessità di esplorare il proprio io e l’inevitabile sfida di riuscire a farlo in modo profondo. L’artista concepisce opere composte da gesti e segni attraverso i quali emergono immagini che hanno molto a che fare con lo sprigionamento di energia compressa, emissioni quasi inarrestabili di forze finalmente liberate. In altri termini rappresentano delle manifestazioni che incarnano una visione di disfacimento e di conseguente riscatto finale. La fase processuale in questo suo operare è determinante.

C’è un ulteriore aspetto molto interessante nelle sue opere più recenti. La leggerezza e la fragilità apparente, sia dei materiali che Bahar utilizza, sia del modo in cui vengono presentati, cela invece tematiche spesso complesse e dolenti. Laddove l’azione e il gesto fisico sono indispensabili per la costruzione dell’immagine, ancora una volta l’aspetto posto in risalto è legato alla fase di elaborazione, al processo di lavoro appunto, come nel caso di Isteria, un’installazione a parete composta da 441 forcine per capelli piegate e deformate una ad una e successivamente allineate a formare un grande rettangolo a parete. Come lei stessa dichiara, “Questo processo di deformazione non è solo un atto artistico, ma una rappresentazione della nostra esperienza di vita: cadere, rialzarci e cercare di rimetterci insieme. Le forcine deformate da tante persone diventano così un’opera collettiva, simboleggiando la bellezza che può emergere anche dalla deformazione. In definitiva, questo lavoro di nuovo riflette il senso di bellezza che affiora dall’assurdità della vita. Una semplice azione si trasforma in un simbolo di resistenza e ricerca di significato in un mondo caotico”.

Opere in mostra:
–  Ire-volution, 2023, xilografia, carta di riso cinese, cm 600 x 67
Just a ride, 2024, grafite, carta di riso cinese, cm 400 x 30
Isteria, 2024, forcine in metallo per capelli, cm 136 x 100
I Suoi Occhi, 2024, tecnica mista, carta di riso cinese, cm 180 x 120

Bahar Hamzehpour è nata a Tehran e da otto anni vive a Roma. Dopo aver conseguito il Diploma Accademico in Grafica d’Arte e Tecnologie dei Materiali Cartacei presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, ha focalizzato la sua pratica artistica sull’incisione calcografica e sulla creazione di carta artigianale. Il suo interesse per l’arte spazia attraverso diverse forme e modalità di espressione, con una particolare attenzione ai temi sociali e alla condizione della donna. La sua ricerca artistica si concentra principalmente sulle questioni di genere e societarie. Nel corso degli ultimi dieci anni, Bahar ha partecipato a numerose mostre collettive e personali, Tra le mostre recenti:

2024 – III° Rassegna Biennale Fiber Art, a cura di M. Giuseppina Caldarola e Pierfrancesco Caprio. Ex Museo Civico, Ex Monte di Pietà, Museo Nazionale del Ducato di Spoleto – Rocca Albornoziana, Galleria Officina d’Arte&Tessuti, Spoleto (PG)

2023 – Sguardo Di Confine. L’arte femminile tra archeologia e presente, Museo MAV – Ercolano (NA).

2022 – La Metà Nascosta Della Luna, a cura di M. Giuseppina Di Monte, Francesca Colantonio e Giulia Maccauro. Museo Hendrik Christian Andersen – Roma.

2022 – Dalle carte d’ARchivio alle carte d’Artista. Erbari, foglie e fogli di carta: risorse per la creatività. Sala Alessandrina, Archivio di Stato – Roma.

2022 – Impressum Est. Libri d’artista fra Private Presses e Accademia di Roma, a cura di Marina Bindella e Beatrice Peria. Salone Borromini, Biblioteca Vallicelliana – Roma.

2022 – Carta Coreana HANJI. L’Arte Contemporanea incontra un sapere antico, Museo Carlo Bilotti – Aranciera di Villa Borghese – Roma.

2021 – Alfabeti Riflessi. Arte e scrittura oltre i confini, Musei di Villa Torlonia, Casina delle Civette – Roma.

2021 – II° Rassegna Biennale Fiber Art, a cura di M. Giuseppina Caldarola e Pierfrancesco Caprio. Ex Museo Civico, Ex Monte di Pietà, Museo Nazionale del Ducato di Spoleto – Rocca Albornoziana, Galleria Officina d’Arte&Tessuti, Spoleto (PG)

2019 – Nell’acqua e nel colore, a cura di Laura Salvi e Riccardo Ajossa. Istituto Culturale Coreano – Roma.

INFORMAZIONI
Hyunnart Studio – Roma, Viale Manzoni 85-87
13 aprile – 18 maggio 2024
Inaugurazione 13 aprile 2024, ore 18.00
Orario settimanale: dal martedì al venerdì, ore 16,00-18,30
Email: pdicapua57@gmail.com

Dal 12 al 18/4/24 “Valèrie Honnart – Stiamo ballando su un vulcano” Mostra personale al Medina Ast Gallery

Dal 12 al 18 aprile 2024

MEDINA ART GALLERY – VIA A. POLIZIANO, 4-6

Mostra personale di

Valèrie Honnart

Stiamo ballando su un vulcano

Danzare sul vulcano

Stiamo ballando su un vulcano… Da quando esistono i primi esseri umani, essi sono sempre stati alla ricerca delle bocche di fuoco che le vesciche dei vulcani creano sulla pelle della terra. Quando, durante le loro migrazioni, si imbattono in una di queste bocche del diavolo, fumanti o ruttanti, lo raggiungono con i loro rami di legno. Fascino, ma anche pericolo. A volte riportano la fiamma, a volte ne vengono inghiottiti. Il fuoco, questo primo essere, mobile, sfuggente, pericoloso e prezioso. Per migliaia di anni, i nostri antenati hanno cercato di domare il tremante e violento “Fiore Rosso” conservando le sue braci in vasi di terra.

Danzano sul vulcano per celebrare i suoi benefici: allontanare le bestie feroci, combattere il freddo, addolcire la carne cruda, i tuberi e i semi. Ma sa come protestare quando gli uomini abusano delle danze spensierate. La terra si ricopre allora di pustole gonfie che sputano fuoco devastante. E il fuoco che prima guariva diventa la bocca di un drago che sputa il male.

Neanderthal e Sapiens

Sui Campi Flegrei, a pochi chilometri da Napoli, 400.000 anni fa l’uomo di Neanderthal ballava molto perché la terra rimaneva accessibile, come lo è ora, in mezzo alle sue fumarole. Poi, 39.000 anni fa, un’enorme bolla eruttò qui, formando una caldera che sputò polvere di cenere così lontano che il sole si spense e il cielo azzurro divenne uniformemente grigio. L’Europa orientale e l’Asia sud-occidentale furono investite da un inverno vulcanico. Morirono piante e animali. Gli uomini di Neanderthal non potevano più mangiare né respirare. Scomparvero dalla terra come i dinosauri prima di loro. Il vulcano si vendicò delle loro affermazioni. In seguito, avrebbe fatto lo stesso nella vicina Pompei o sull’isola di Santorini in Grecia. O a Stromboli… Neanderthal, incosciente, aveva ballato troppo.

Poi, dalle profondità dell’Africa, arrivò Sapiens. Attraversò le terre e rispettò i vulcani, ma non danzò più sulla loro pelle, preferendo invece i lampi delle tempeste che gettano fuoco sui corpi degli alberi. Raccoglie i rami che bruciano finché non sa come conservare le braci come il “Fiore Rosso” dei suoi anziani…

Con il passare dei millenni, il Sapiens non si limitò più a raccogliere il fuoco, come il Neanderthal, ma imparò a produrlo: percussione della selce sulla pirite, lungo sfregamento di bastoncini di legno… Si dimenticò il Dio che glielo aveva portato. Mangiava grazie al fuoco, lavorava la pietra e poi il metallo con il fuoco, si difendeva con il fuoco, ma uccideva anche, conquistava e violava con la forza del fuoco.

Valérie Honnart, Danzare sul vulcano

Il caos e il vulcano ci ricordava l’uomo. Ha eruttato da tutte le sue vesciche terrene, ha vomitato i suoi torrenti di fuoco. E l’uomo si trovò gettato nel caos creato dai torrenti incandescenti. Fuggì dalla sua bocca e si gettò ai suoi piedi, diventando suo prigioniero, nell’oscurità dei rampicanti e dei tronchi d’albero carbonizzati. E così fù per il ballerino nero ai piedi del vulcano. Il caos ha precipitato la caduta degli esseri umani. Nel quadro di Valérie Honnart, ad esempio, il corpo di una ballerina capovolta viene risucchiato nel vuoto dell’aria, sospeso, levitante e fatalmente distrutto. La pittura aerea di Valérie contrasta con i suoi disegni festosi.

Dopo averci invitato a danzare sul vulcano, ci trascina nelle frane, dall’eruzione sui pendii vertiginosi alle profondità abissali. Il passaggio dal disegno alla pittura. Il potere del colore del pigmento per immaginare e condividere il rosso del fuoco interiore. E Valérie stigmatizza la rivolta del vulcano: “la caduta” è l’opera cardine che ci porta dalla danza armoniosa alla rottura dell’equilibrio, segnalando la nascita del caos. Il vulcano scuote bruscamente le spalle e la danzatrice cade. Di fronte a una massa di materia in movimento, nulla può fermare il suo ruzzolare tra cielo, terra e acqua. Una pittura senza peso. Un passaggio obbligato verso il rombo del fuoco e a causa di esso.

La fiamma e la cenere

Dopo la caduta, il fascino della bocca del fuoco ritorna sempre più spesso. La fotografia è impotente e la pittura è l’unico modo per avvicinarsi all’interno della terra, al suo fuoco interiore e centrale. Colori rossi e neri: fiamma e cenere. Una lunga e lenta combustione. Un’opera che richiama il fuoco al centro della creazione. Un appello a Prometeo, dio degli artisti, della terra bruciata degli scultori, ladro del fuoco riservato agli Dei per donarlo agli uomini. Prometeo punito a sua volta da Giove. La prova della libertà. Soffrite come lui. Ma non abbiate paura di giocare con il fuoco.

Dipingere il cuore stesso del fuoco, viaggiare al centro della terra, dove fuoco e acqua si mescolano: il vapore. Grotte di fuoco, cavità dove fuoco e acqua si mescolano: motore. E così andare avanti. Avanzare contro il caos. Il mistero del nero delle origini. In principio non c’era nulla, quindi nero! Nero, quindi luce in rilievo, come dipinto da Pierre Soulages. Con la luce del fuoco. In principio era il fuoco! Come dice Empedocle, non c’è creazione dal nulla né distruzione assoluta. Tutte le nascite e le morti sono semplicemente la combinazione o la disunione di elementi primordiali. Da qui i quattro elementi, da qui il ritorno al fuoco.

Testo per Mostra personale di Valérie Honnart “Stiamo ballando su un vulcano. Per quanto tempo ancora?”

Dal 12 al 18/4/24 “Gennaro Monfregola, la mostra personale” al Medina Art Gallery

Dal 12 al 18 aprile 2024

MEDINA ART GALLERY –  VIA MERULANA, 220

Gennaro Monfregola, la mostra personale

Chi era Gennaro Monfregola?

Nato a Napoli nel 1924 da una famiglia di industriali, Gennaro Monfregola si arruolò giovanissimo nella Marina Militare. Il destino volle che durante una spedizione in mare si trovasse coinvolto, suo malgrado, nelle battaglie della Seconda guerra mondiale.  Infatti, il giorno dopo l’armistizio dell’esercito italiano, il 9 settembre 1943, Monfregola fu fatto prigioniero dai tedeschi durante una battaglia sulle coste di Durazzo, in Albania, e venne deportato a Kongsberg nella Prussia orientale dove fu schedato con la matricola numero 22902. In seguito, venne deportato nel lager di Buchenwald dove soffrì il freddo, la fame, le torture e i lavori forzati.  Riuscì ad uscire vivo dal campo di concentramento di Buchenwald nel 1945, riportando però dei traumi indelebili. Ferite dell’anima che saranno evidenti nella pittura caratterizzata da tristezza e solitudine. Nel corso della sua vita fu decorato con il distintivo d’onore per i patrioti “Volontari della Libertà” e con la Croce al merito di guerra nel 2009.  Dopo la guerra, tornò inizialmente nella sua terra natia, Napoli, ma poi scelse di trasferirsi a Roma dove venne assunto come operaio ACEA.  Da questo momento in poi incominciò a dedicarsi con maggiore continuità alla sua grande passione, la pittura.

La “natura morta” di Gennaro Monfregola…

Gran parte delle sue prime opere rappresentano fiori, animali, oggetti di vita quotidiana. Dipinge con grande attenzione per il vero, il suo stile richiama quel genere pittorico definito dalla critica d’arte “natura morta”, mezzo popolare per esprimere tematiche politiche ed emotive ma anche tematiche religiose, morali e sociali. I suoi quadri si distinguono per i colori vivaci, dettagli minuziosi e qualità pittoriche accurate, le composizioni sono organizzate secondo schemi geometrici ben definiti che riflettono l’ordine della natura. Gennaro Monfregola è molto efficace nel trasmettere allo spettatore quei sentimenti di tristezza e disperazione che lo hanno accompagnato lungo il corso della sua vita, ma allo stesso tempo vuole esprimere la bellezza della natura. E’ questo un modo per catturare momenti unici e immortalarli. Per sempre. Si cimentò anche nella realizzazione di alcuni nudi che vedevano come protagonista la moglie Anita.

La  produzione artistica più matura

La parte più significativa della sua produzione iniziò nel 1989, anno in cui andò in pensione. Un anno dopo lasciò definitivamente Roma e si trasferì in provincia di Avellino. E da questo momento inizia una produzione artistica volta a raccontare le tappe più significative della sua vita che si concluderà nel 2015. Questi dipinti parlano di lui, della sua prigionia e del dolore che hanno provato quei pochi fortunati che sono riusciti a tornare a casa dopo la guerra. In particolare, uno dei temi più ricorrenti nelle sue ultime opere riguarda Dio, l’unico che gli ha sempre dato la forza per andare avanti. Dipinse, oltre al suo volto apparso in sogno, diverse figure sacre come quella di Padre Pio. Gennaro Monfregola era e rimarrà un artista straordinario, capace di appagare lo spettatore con la bellezza delle sue opere, che si realizzano essenzialmente nell’autenticità di un sentimento che si manifesta intimamente.

Martina Luffarelli 

Novità! “Lo sguardo irregolare – Atelier di Artiste” Galleria d’arte a via Giolitti, 349

Dall’11 aprile al 28 giugno

LO SGUARDO IRREGOLARE – ATELIER DI ARTISTE

via Giolitti, 349  ROMA

Alle 17:00 dell’11 aprile alla Galleria d’Arte di via G. Giolitti, 349, s’inaugura: Lo Sguardo Irregolare, 5 artiste in atelier. La condizione della donna indagata in tutte le sue sfaccettature, attraverso lo sguardo di 5 artiste, per 5 appuntamenti

Il programma