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Dal 19/4 al 2/5/24 “Corinna Brandl & Dorothea Tielemann exhibit” al Medina Art Gallery

Dal 19 aprile al 2 maggio 2024

MEDINA ART GALLERY – VIA A. POLIZIANO, 32,34,36

Corinna Brandl & Dorothea Tielemann exhibit

 

Corinna Brand lavora su grandi superfici in modo espressivo…

…mescolando elementi figurativi e astratti, ove dominano colori forti e decisi che vengono applicati con pennellate larghe o strette, di solito in più strati, su un fondo delicatamente smaltato su tela o carta. Da forme e colori inizialmente caotici, cerca un’immagine con l’intuizione. Nella pittura utilizza i mezzi più semplici – colore, pennello, tela, carta – per esprimere all’esterno le sue suggestioni interiori. L’artista mostra la vita nella sua piena vitalità, ove tutto è movimento. Le figure si dissolvono, diventano forme astratte, che a loro volta si sciolgono e formano nuove forme e figure. Le pennellate inquiete e i colori forti rivelano la vita in tutta la sua pienezza. Tutto è possibile, tutto è in costante cambiamento. E, secondo l’artista, abbiamo bisogno di accedere a uno stato alterato di coscienza per aprire le porte della percezione.

Dorothea Tielemann affronta molti fenomeni attuali…

…e si occupa di questioni cruciali della nostra epoca contemporanea, con focus particolare sui cambiamenti e sulle trasformazioni di valori, studiando gli ambiti nodali dei social media, della ricerca genetica, dell’intelligenza artificiale, della dissoluzione delle strutture sociali, dei cambiamenti climatici. Con i suoi oggetti e i mezzi dell’Arte, l’artista avvia processi e impulsi di riflessione. Questi oggetti sono presi in prestito dall’uso quotidiano per essere reinterpretati e trasformati all’interno di un processo artistico: assemblaggio, rimodellamento, creazione di nuovi significati simbolici. Non potendo progredire da soli, gli esseri umani dovrebbero orientarsi verso un maggiore senso di comunità, solidarietà e umanità. Allontanandosi dall’interesse personale, dall’egoismo e dal narcisismo, pur valorizzando la propria individualità contestualizzata in modo organico e senza rinunciare al coraggio di assumere un punto di vista unico.

Dal 19 al 25/4/24 “Antonio Miralli – The Shape of Will” al Medina Art Gallery

Dal 19 al 25 aprile 2024

MEDINA ART GALLERY – VIA A. POLIZIANO, 4-6

The Shape of Will

abbassa la luce… l’oscurità mi acceca

Mostra personale di

Antonio Miralli

Antonio Miralli nasce a Viterbo nel 1978, si forma nell’ambito sanitario e, nel 2006, si laurea in tecniche di riabilitazione psichiatrica presso l’università “la Sapienza” di Roma.

La passione per la pittura non gli è mai mancata; anche se principalmente autodidatta, nel corso della sua carriera Miralli ha frequentato diversi corsi di disegno presso alcune delle scuole più prestigiose come, ad esempio, la scuola internazionale Comics e la Scuola Romana del Fumetto.

Forse per via della sua formazione in ambito psichiatrico, Miralli ha sempre avvertito quel bisogno di liberarsi dai contenuti emotivi producendo opere astratte dalla forte impronta cromatica, a tratti viscerale. Infatti, il colore per lui è fonte di vita, “vibra”.

Nelle sue opere cerca sempre di trovare un equilibrio, che gli permetta di far tacere il caos che porta dentro e questa ricerca di un bilanciamento lo porta a spaziare tra gli stili: si passa da opere che richiamano lo stile giapponese e la sua pacatezza, ad opere richiamanti Pollock e l’action painting. La potenza delle pennellate di colore sulla tela tradisce una rabbia che lo porta a lottare contro se stesso e contro i suoi pensieri quotidiani.

La pittura, per Miralli, rappresenta lo strumento principale con il quale riesce ad esprimere i diversi stati d’animo che lo attraversano e vuole che, davanti una sua opera, lo spettatore esprima le sensazioni che l’opera suscita in lui, in modo da creare un dialogo con l’artista.

Una caratteristica della sua produzione pittorica, inoltre, è il riutilizzo delle tele. L’atto di dipingere su tele già utilizzate in precedenza rappresenta per lui l’esigenza di raccontare una nuova storia, di descrivere un nuovo stato d’animo superando quelli precedenti.

L’overview di Martina Luffarelli

Antonio Miralli ha esposto le proprie opere in alcuni paesi del viterbese, in varie edizioni con i 100 pittori di Via Margutta e con l’associazione Art Studio Tre presso Piazza di Spagna. Ha partecipato alla mostra di arte contemporanea di Vitorchiano nel 2013 organizzata dall’associazione “Marzio 58”, nel 2019 ha partecipato al concorso “9margini” promosso dallo Studio Lab 138 Pavona di Castel Gandolfo mentre nel 2020 ha partecipato alla seconda edizione della mostra “luce&tenebre – cammini di fede” nell’abbazia di Santa Maria di Grottaferrata. Sue opere sono state esposte nelle Fiere d’Arte di Padova (Contemporary Art Talent Show) nel 2022 e di Forlì (Vernice Art Fair) nel 2023 e nella collettiva d’arte contemporanea organizzata in occasione del Festival del Dialogo ad Orvieto nel 2023.

Ciò che mi ha colpito delle sue opere è la trasfigurazione che mette in atto servendosi di sagome simili ad omini posizionate sopra le opere. Questi “omini” sembrano voler uscire dal quadro e creano un ponte tra l’opera e lo spettatore, che, mentre guarda l’opera, si libera dalla ragione e si lascia guidare dall’istinto, dal gusto, dal desiderio, in modo tale che l’opera parli senza l’intermediazione di nessun altro.

In conclusione, della pittura di Antonio possiamo dire che l’artista non segue un progetto, non sviluppa un disegno, ma esprime la propria creatività in un atto spontaneo e irrazionale, non privo di casualità. La sua pittura non nasce sul cavalletto; l’artista prima di mettersi a dipingere raramente tende le tele e preferisce invece fissarle, senza intelaiatura, sul muro o posarle a terra. L’energia che guida la sua mano è quindi istintiva, proviene dall’inconscio, ma appare poi anche rimodulata in corso d’opera in un processo di recupero della memoria o di visionarietà tra il vissuto presente e le aspirazioni future.

Dal 12 al 18/4/24 “Valèrie Honnart – Stiamo ballando su un vulcano” Mostra personale al Medina Ast Gallery

Dal 12 al 18 aprile 2024

MEDINA ART GALLERY – VIA A. POLIZIANO, 4-6

Mostra personale di

Valèrie Honnart

Stiamo ballando su un vulcano

Danzare sul vulcano

Stiamo ballando su un vulcano… Da quando esistono i primi esseri umani, essi sono sempre stati alla ricerca delle bocche di fuoco che le vesciche dei vulcani creano sulla pelle della terra. Quando, durante le loro migrazioni, si imbattono in una di queste bocche del diavolo, fumanti o ruttanti, lo raggiungono con i loro rami di legno. Fascino, ma anche pericolo. A volte riportano la fiamma, a volte ne vengono inghiottiti. Il fuoco, questo primo essere, mobile, sfuggente, pericoloso e prezioso. Per migliaia di anni, i nostri antenati hanno cercato di domare il tremante e violento “Fiore Rosso” conservando le sue braci in vasi di terra.

Danzano sul vulcano per celebrare i suoi benefici: allontanare le bestie feroci, combattere il freddo, addolcire la carne cruda, i tuberi e i semi. Ma sa come protestare quando gli uomini abusano delle danze spensierate. La terra si ricopre allora di pustole gonfie che sputano fuoco devastante. E il fuoco che prima guariva diventa la bocca di un drago che sputa il male.

Neanderthal e Sapiens

Sui Campi Flegrei, a pochi chilometri da Napoli, 400.000 anni fa l’uomo di Neanderthal ballava molto perché la terra rimaneva accessibile, come lo è ora, in mezzo alle sue fumarole. Poi, 39.000 anni fa, un’enorme bolla eruttò qui, formando una caldera che sputò polvere di cenere così lontano che il sole si spense e il cielo azzurro divenne uniformemente grigio. L’Europa orientale e l’Asia sud-occidentale furono investite da un inverno vulcanico. Morirono piante e animali. Gli uomini di Neanderthal non potevano più mangiare né respirare. Scomparvero dalla terra come i dinosauri prima di loro. Il vulcano si vendicò delle loro affermazioni. In seguito, avrebbe fatto lo stesso nella vicina Pompei o sull’isola di Santorini in Grecia. O a Stromboli… Neanderthal, incosciente, aveva ballato troppo.

Poi, dalle profondità dell’Africa, arrivò Sapiens. Attraversò le terre e rispettò i vulcani, ma non danzò più sulla loro pelle, preferendo invece i lampi delle tempeste che gettano fuoco sui corpi degli alberi. Raccoglie i rami che bruciano finché non sa come conservare le braci come il “Fiore Rosso” dei suoi anziani…

Con il passare dei millenni, il Sapiens non si limitò più a raccogliere il fuoco, come il Neanderthal, ma imparò a produrlo: percussione della selce sulla pirite, lungo sfregamento di bastoncini di legno… Si dimenticò il Dio che glielo aveva portato. Mangiava grazie al fuoco, lavorava la pietra e poi il metallo con il fuoco, si difendeva con il fuoco, ma uccideva anche, conquistava e violava con la forza del fuoco.

Valérie Honnart, Danzare sul vulcano

Il caos e il vulcano ci ricordava l’uomo. Ha eruttato da tutte le sue vesciche terrene, ha vomitato i suoi torrenti di fuoco. E l’uomo si trovò gettato nel caos creato dai torrenti incandescenti. Fuggì dalla sua bocca e si gettò ai suoi piedi, diventando suo prigioniero, nell’oscurità dei rampicanti e dei tronchi d’albero carbonizzati. E così fù per il ballerino nero ai piedi del vulcano. Il caos ha precipitato la caduta degli esseri umani. Nel quadro di Valérie Honnart, ad esempio, il corpo di una ballerina capovolta viene risucchiato nel vuoto dell’aria, sospeso, levitante e fatalmente distrutto. La pittura aerea di Valérie contrasta con i suoi disegni festosi.

Dopo averci invitato a danzare sul vulcano, ci trascina nelle frane, dall’eruzione sui pendii vertiginosi alle profondità abissali. Il passaggio dal disegno alla pittura. Il potere del colore del pigmento per immaginare e condividere il rosso del fuoco interiore. E Valérie stigmatizza la rivolta del vulcano: “la caduta” è l’opera cardine che ci porta dalla danza armoniosa alla rottura dell’equilibrio, segnalando la nascita del caos. Il vulcano scuote bruscamente le spalle e la danzatrice cade. Di fronte a una massa di materia in movimento, nulla può fermare il suo ruzzolare tra cielo, terra e acqua. Una pittura senza peso. Un passaggio obbligato verso il rombo del fuoco e a causa di esso.

La fiamma e la cenere

Dopo la caduta, il fascino della bocca del fuoco ritorna sempre più spesso. La fotografia è impotente e la pittura è l’unico modo per avvicinarsi all’interno della terra, al suo fuoco interiore e centrale. Colori rossi e neri: fiamma e cenere. Una lunga e lenta combustione. Un’opera che richiama il fuoco al centro della creazione. Un appello a Prometeo, dio degli artisti, della terra bruciata degli scultori, ladro del fuoco riservato agli Dei per donarlo agli uomini. Prometeo punito a sua volta da Giove. La prova della libertà. Soffrite come lui. Ma non abbiate paura di giocare con il fuoco.

Dipingere il cuore stesso del fuoco, viaggiare al centro della terra, dove fuoco e acqua si mescolano: il vapore. Grotte di fuoco, cavità dove fuoco e acqua si mescolano: motore. E così andare avanti. Avanzare contro il caos. Il mistero del nero delle origini. In principio non c’era nulla, quindi nero! Nero, quindi luce in rilievo, come dipinto da Pierre Soulages. Con la luce del fuoco. In principio era il fuoco! Come dice Empedocle, non c’è creazione dal nulla né distruzione assoluta. Tutte le nascite e le morti sono semplicemente la combinazione o la disunione di elementi primordiali. Da qui i quattro elementi, da qui il ritorno al fuoco.

Testo per Mostra personale di Valérie Honnart “Stiamo ballando su un vulcano. Per quanto tempo ancora?”

Dal 5 all’11/4/24 “Serenity” Mostra collettiva al Medina Art Gallery

Dal 5 all’11 aprile 2024

MEDINA ART GALLERY – VIA A. POLIZIANO, 4, 6

Serenity

Mostra collettiva

The meaning of spiritual peace as experienced as a personal choice. As an experience or as the human being, nowadays, envisions it as a condition, either in the future or in some given moments. Captured in visual artworks, Serenity is the subject of this particular exhibition.

Serenity and nature are intricately intertwined, forming a symbiotic relationship that allows us to find peace and solace in the world around us. Nature’s beauty and wisdom serve as a constant reminder of the vastness and significance of the world, grounding and inspiring us.

Georgia Trouli

Dal 5 al 18/4/24 “Ri-composizioni” Mostra di Fabio Masotti al Medina Art Gallery

Da 5 al 18 aprile 2024

MEDINA ART GALLERY – VIA A. POLIZIANO, 32 – 34

Fabio Masotti

Ri-composizioni

Il focus della curatrice

Fabio Masotti, nato a Roma nel Giugno del ’57, ha iniziato il suo percorso artistico come designer d’interni e d’arte, per poi dedicarsi esclusivamente alla pratica artistica. Attraverso la sua carriera, Masotti ha manifestato un interesse profondo per la dimensione spirituale dell’essere umano, preferendo esplorare il mondo invisibile piuttosto che l’estetica convenzionale. Le sue prime opere pittoriche erano caratterizzate da un’espressione metafisica e surreale, ma negli anni ’90 si è evoluto verso una pittura più materica, con costruzioni geometriche che riflettevano il suo interesse per gli elementi fisici e materiali.

Masotti ha gradualmente abbracciato la scultura, pur continuando a creare opere destinate alle pareti. La sua ricerca artistica ha spesso preceduto la forma, incoraggiando una partecipazione attiva del pubblico che interagiva direttamente con le sue opere. Nel corso degli anni, ha sviluppato una particolare fascinazione per il cuore umano come simbolo potente, riconoscibile in tutto il mondo e ricco di significati sia sacri che profani.

Per l’Artista, il cuore rappresenta non solo il centro fisico del corpo umano, ma anche l’anima stessa. Attraverso la sua iconografia, l’artista trasmette un racconto profondo che invita gli spettatori a esplorare il proprio mondo interiore. L’uso del cuore come forma iconica gli permette di comunicare in modo laico, lasciando all’interpretazione individuale la ricchezza dei suoi significati.

La mostra “Ri-Composizioni”…

…propone un viaggio attraverso i filoni artistici che Masotti ha esplorato nel corso degli anni. Il concetto di rinascita, sia terrena che spirituale, è al centro di questa esposizione, ispirata dalla personale esperienza dell’artista con la malattia. Le opere presentate sono un’evoluzione delle sue riflessioni sulla vita, la morte e la trasformazione. Attraverso la pratica delle “ri-composizioni”, Masotti offre una nuova vita agli elementi che compongono il cuore, simboleggiando così la possibilità di rinascere e rigenerarsi. Utilizza principalmente materiali come lo zinco puro per rivestire le sue opere, conferendo loro non solo resistenza alla corrosione del tempo, ma anche un aspetto visivamente intrigante. La scelta di questo materiale non è casuale, ma riflette l’importanza che l’Artista attribuisce alla durabilità e alla preservazione delle sue opere nel tempo.

Attraverso la sua ricerca, Masotti invita il pubblico a esplorare il significato profondo e universale del cuore umano, simbolo di vita, amore e rinascita. “Ri-Composizioni” è un’opportunità per riflettere sulla nostra natura e sulle possibilità di trasformazione e rigenerazione che risiedono in ognuno di noi.

Martina Raffa

Dal 22 al 28/3/24 “Amor ” 23 artisti per celebrare Amore, Roma e Arte al Medina Art Gallery

Dal 22 al 28 marzo 2024

MEDINA ART GALLERY – VIA A. POLIZIANO 32,34,36

Amor

23 artisti per celebrare Amore, Romae Arte

E’ ÀMOR la mostra collettiva inaugurata dal vernissage di Venerdì 22 Marzo alle ore 18:00 presso la Galleria Medina di Roma, in via Angelo Poliziano 32/34, curata dalla dott.ssa Nicoletta Rossotti, storica dell’arte, critica d’arte e curatrice d’arte.

Un titolo, ÀMOR, che rimanda a uno dei nomi sacri e segreti di Roma. Al suo rito di Fondazione, tra Storia, Mito e Spirito Arcaico. Ma qui, nella collettiva, il titolo amplia la visione fino all’approfondimento nella suggestione dell’Amore in diverse culture e civiltà, per arrivare a parallelismi con la conoscenza e la sapienza.

In qualità di Coordinatrice Nazionale dell’Accademia Internazionale Medicea – che ha concesso il proprio Patrocinio alla mostra – la curatrice presenterà alcuni artisti come nuovi interpreti della realtà contemporanea, analizzando la complessità materica, simbolica e concettuale sviluppata dalle opere.

Interverranno, insieme alla Dott.ssa Rossotti: il Rettore dell’Accademia Internazionale Medicea di Firenze, Prof. Michele Coppola, la Dott.ssa Ludovica Rossotti dell’Università La Sapienza di Roma e CEO di Performativa Academy, il Prof. Uliano Conti dell’Università degli studi di Perugia, la Dott.ssa Michela Colella Archeologa specializzata Fondazione Nino Lamboglia, il Dott. Carlo Valerio Cozzella, Archeologo e l’Arch. Elisabetta Sinibaldi.

Ben 23 artisti in esposizione fino al 28 Marzo: Alessandra Meschini, Alessio Mariani, Carla Patella, Eleonora Perillo, Elisa Curto, Milo Pepe, Enzo Monterosso, Ilaria Di Fabio, Lorenzo Pazzuello, Luca Bandini, Maurizio Saletti, Nadia Gaggioli, Paola D’Antuono, Piergiorgio Dessì, Pierpaolo Mancinelli, Roberto Pestarino, Nunzia Romeo, Sabrina Barbagallo, Sylvia Teri, Strimi 21, Veronica Van Saften, Giuseppe Virgilio Pascuzzi (Gip), Vittoria Marziari.

Nicoletta Rossotti

Dal 18 al 25/11/23 “E sono quasi dieci” Mostra collettiva al Muef Art Gallery

Dal 18 al 25 novembre 2023

MUEF ART GALLERY

E sono quasi dieci

Mostra collettiva

Vernissage

18 novembre dallr ore 17:30

Comunicato stampa

In occasione del nostro anniversario, quello del “quasi decennale”, di esercizio, intendiamo fare un excursus visivo con gli artisti. Più che altro, vogliamo festeggiare, ora che inizia questo fatidico decimo anno di attività espositiva, culturale e spettacolare del MUEF ArtGallery, e vogliamo farlo con una mostra che sia una sorta di inaugurazione per il “fare e operare” dei prossimi mesi. Questa mostra è dunque una porta che si apre sul futuro, la visionarietà degli artisti ci accompagna, ed è questo è il dono inestimabile che il loro talento e la loro sensibilità fanno a tutti noi esseri umani, dirci chi siamo ma soprattutto chi saremo. Artisti partecipanti: Tommaso Andreocci, Raffaele Arringoli, Elisabetta Bertulli, Giovanni Bonfiglio, Antonella Catini, Letizia Cavallo, Luca Ciaccia, Volker Klein, Luciano Lombardi, Massimo Mammucci, Mauro Molinari, Alessandro Moriggi, Viviana Pallotta, Nadia Righini, Freddy Toledo, Carlo Torrisi, Federica Virgili.

Dal 31/10 al 9/11/23 ““Rome Solo Exhibit di Zoja Sperstad” al Medina Art Gallery

Dal 31 ottobre al 9 novembre 2023

MEDINA ART GALLERY – VIA MECENATE 32,34,36

Mostra personale di

Zoja Sperstad

Con recensione e presentazione del Prof. Ermanno Di Sandro Art & Architecture Critic

L’Artista e la Sua Visione

Come analizzato nel testo di recensione del Prof. Arch. Ermanno di Sandro Art & Architecture Critic, Zoja Sperstad, artista naturalizzata norvegese, è una pittrice orgogliosamente figurativa di caratura internazionale. Caratterizzata da capacità artistico-compositive strabilianti, è ricca di inesauribili risorse creative e di fertili esperienze scaturite dal suo vissuto e dai suoi studi filosofici. Nonché da riflessioni etiche e artistiche sulle sorti del mondo.

Fuoriclasse nei campi che fanno capo al linguaggio iconico-espressivo, Zoja – come adora farsi chiamare – è capace di veicolare con immediatezza il suo armonioso mondo che si fa portavoce di un chiaro messaggio e un’innata visione di libertà e ottimismo. Per fare ciò utilizza un linguaggio molto raffinato, ma che appare al contempo semplice e accattivante, armonioso quanto profondo, bello quanto universale.

Lo Stile e l’Arte di Zoja

L’artista è moderna ma anche contemplativa, saldamente legata al classicismo figurativo, che predilige a discapito del freddo astrattismo. Nelle sue opere ama trasmettere serenità e amore, e non tensioni, perché il suo vastissimo mondo interiore è meraviglioso e sereno; tratto caratteristico è, infatti, la sua anima sognante, ciò che prova e che la fa emozionare, e il suo contatto speciale con la natura. La mission dell’artista è salvare il mondo anche grazie alla bellezza delle sue opere, veri e propri pezzi d’arte che possano aiutare gli eletti e le persone sensibili a vivere in un mondo migliore.

Roma e la Missione dell’Artista

Zoja considera la città di Roma la sua meravigliosa e straordinaria quanto dinamica scena artistica; la città eterna è prestigioso sipario della nostra civiltà e può ancora oggi salvare tutte le culture del mondo, soprattutto quelle del mondo occidentale, che sono attanagliate da una grave crisi di identità e numerosi conflitti.

Nella capitale italiana, nella Medina Art Gallery, esporrà con un vernissage figurativo e di grande impatto, quadri ispirati alla meravigliosa Roma Barocca avente come rappresentanti figure quali Gian Lorenzo Bernini e Francesco Borromini, grandi papi e importanti famiglie nobiliari. Ma si ispirerà anche alla Roma Imperiale e al classicismo raffinato del sommo Antonio Canova e di Giuseppe Valadier.

Dal 20 al 26/10/23 “Chiara Gizzi, mostra personale” al Medina Art Gallery

Dal 20 al 26 ottobre 2023

MEDINA ART GALLERY – VIA A. POLIZIANO 4,6

Chiara Gizzi

Mostra personale

Chiara Gizzi : un’artista poliedrica

Chiara Gizzi è un’artista poliedrica. Ha sperimentato molto nel mondo della pittura, della danza e del teatro. Nata nel 1972 a Roma, ha iniziato il suo percorso formativo presso il liceo artistico di Via Ripetta, e parallelamente ha intrapreso la carriera nel campo dell’animazione, focalizzandosi in particolare sui cartoni animati.

Con il passare degli anni, ha accumulato una vasta gamma di esperienze: da decoratrice d’interni a scenografa per il Teatro dell’Opera di Roma. Fino a contribuire alla creazione in Mediaset, di ambientazioni pittoriche per il programma televisivo “Ciao Darwin” su Canale 5. Inoltre, ha dato vita a scenografie di grande impatto presso gli Studios di Cinecittà.

La carriera artistica

La Gizzi ha sviluppato una dimensione artistica più intima con numerose mostre personali, esponendo le sue opere al Porto Turistico di Roma, alla Casa della Cultura nella capitale, nell’ambito della manifestazione “Lettere in Viaggio” di Ostia, alla galleria Artotek, etc… Inoltre, ha entusiasmato il pubblico con performance di live-painting presso il Roma 70 Village e con la pubblicazione di opere su Le Letterate Magazine.

La “Tools Collection” e la Magia della Luce

Negli ultimi anni si è dedicata alla pittura, attraverso la creazione di una sua “Tools Collection”. Oggetti di uso quotidiano, permeati di una loro anima, entrano in relazione con la pittrice assumendo un valore artistico emozionale e poetico. La sua “Tools Collection” diventa un mezzo per rappresentare ritratti suggestivi di luoghi, persone, momenti ed emozioni che ci accompagnano nel day-by-day. Spesso questi oggetti sono recuperati in strada, fotografati e proiettati sulla tela come metafora di un percorso.

Nella creazione delle sue opere, Chiara Gizzi pone una particolare attenzione sugli effetti della luce: come ombre e riflessi si manifestano sulle diverse superfici. Questo studio consente all’oggetto stesso di riflettere il mondo circostante e di dare vita ad una narrazione all’interno della narrazione. L’artista, come una vera e propria “gazza ladra,” è attratta irresistibilmente da tutto ciò che è lucente.

Dal 13 al 19/10/23 “Bosco Oscuro: da Berlino a Roma al Medina Art Gallery

Dal 13 al 19 ottbre 2023

MEDINA ART GALLERY – VIA A. POLIZIANO 4,6

Waldgang | Bosco Oscuro

da Berlino a Roma

Olga Lunow e Susanna Cardelli

Da Berlino a Roma : il progetto artistico di Olga Lunow e Susanna Cardelli

Nell’incantevole sinfonia della natura, due artiste berlinesi, Olga Lunow e Susanna Cardelli, si incontrano per abbracciare il mistero del Waldgang, il “bosco oscuro”, un sentiero nel bosco che guida l’anima attraverso le vie della morte, del commiato, per giungere, infine, all’accettazione e all’armonia della speranza. Questa straordinaria convergenza artistica dona la vita ad un’installazione unica, dove la pittura e la calligrafia si fondono in un dialogo profondo tra due diverse lingue artistiche.

Il mondo visionario di Olga Lunow

Nel mondo visionario di Olga Lunow, la pittura diventa un medium per esplorare il confine tra la vita e la morte. Le sue tele verticali si ergono come sentinelle tra gli alberi, trasformando il bosco in un palcoscenico per la memoria. Qui, le figure dipinte si confondono con gli alberi, diventando alter-ego dei cari defunti. Questa rappresentazione evoca il desiderio umano di avvicinarsi all’eternità, ma è la stessa foresta millenaria a offrire la chiave per comprendere la nostra mortalità. Il bosco, custode della vita, diviene il luogo in cui possiamo confrontarci con la morte e, in questo processo, riscoprire noi stessi.

Susanna Cardelli e la calligrafia

Nel mondo della calligrafia di Susanna Cardelli, le parole prendono vita in una danza di caratteri delicati e decorativi, alternati a una scrittura più audace e personale. Questo flusso di coscienza registra desideri, gioie, ma anche la paura e il rifiuto della nostra finitezza. Le sue parole, trascritte spontaneamente giorno dopo giorno su un rotolo di carta di 26 metri, diventano un dialogo con la natura quando portate nel bosco. Posate sulla terra, si piegano e torcono, mimetizzandosi tra le foglie secche e i ramoscelli. Queste parole, alla ricerca di un luogo dove perdurare, sembrano serpeggiare tra gli arbusti, cercando di annientare l’ineluttabile.

Il Bosco Oscuro a Berlino

La prima tappa di questo progetto è avvenuta nel cuore di una riserva naturale limitrofa a Berlino, il 21 luglio 2023, con un’installazione temporanea, ma profondamente significativa. In un’esperienza senza pubblico, le due artiste hanno dato vita a un’opera straordinaria che ha cercato di catturare l’essenza stessa della foresta. L’installazione è stata un atto di improvvisazione, guidato dalla foresta stessa. Non c’è stato alcun danno causato all’ambiente naturale, ma piuttosto un rispetto profondo e un adattamento all’atmosfera circostante. Le opere d’arte e la foresta si sono fuse in un’unione straordinaria, creando un’armonia visiva e spirituale.

Il Bosco Oscuro a Roma

Dopo il trascinante “exploit” nella foresta tedesca, le opere di Susanna Cardelli ed Olga Lunow trovano dimora a Roma, nella sede espositiva di Medina Art Gallery. Qui, le tele e la calligrafia originali saranno esposte insieme alla documentazione fotografica dell’installazione nel bosco. Questo trasferimento geografico rappresenta una transizione dalla Germania lineare, con la sua tradizione protestante severa, all’anima barocca, indomita e imprevedibile di Roma. Le artiste affermano che a Roma si sentiranno “tranquille e (ri)composte” all’interno della cornice, metaforica e reale, della galleria Medina.

In questo incontro tra arte, natura e memoria, Waldgang si svela come un viaggio verso la comprensione della nostra mortalità e il ritrovamento della speranza, celebrando la bellezza e l’eternità intrinseca alla vita e alla natura stessa.