Gatsby Cafè
Il 5/4, live. Selezioni di carni e improvvisazione jazz
Al sangue, cottura media o bene cotto, il bel pezzo di jazz servito con contorno di arietta fresca del portico. Annaffiare con vino rosso a temperatura.
Siamo stati tra i primi a segnalare questo problema (vedi) in tempi non sospetti, all’inizio di Marzo, quando nessuno parlava di siccità e sembrava francamente incredibile che agli ultimi piani di alcuni stabili dell’Esquilino mancasse l’acqua. Poi il fenomeno si è esteso e complice anche l’eccezionale carenza di piogge di questi ultimi mesi è esploso in tutta la sua gravità investendo non solo il nostro Rione ma anche tante altre zone di Roma. Già a marzo abbiamo additato come principale causa di questo problema lo stato pietoso delle condutture idriche della città, cosa ammessa recentemente anche dall’ACEA stessa che lamenta perlomeno un 50 % di dispersione, ma per quanto riguarda l’Esquilino paventiamo una situazione addirittura peggiore cosa che obbliga a diminuire drasticamente la pressione per limitare i guasti . Alla fine dello scorso anno ci sono state ben tre rotture di condutture idriche con allagamento stradale, due a via Giolitti e una a via Pianciani (vedi) ebbene a via Giolitti nei pressi del cd. Tempio di Minerva Medica e nei pressi del tunnel di Santa Bibiana il problema si è riaffacciato anche in questi giorni praticamente negli stessi punti.
Questo vuol dire che le tubazioni sono in uno stato allarmante e i lavori di sostituzione delle stesse dovrebbero essere prioritari e non procrastinabili. Tra l’altro le continue infiltrazioni di acqua nelle fondamenta di palazzi e monumenti già particolarmente provati dalle vibrazioni continue dovute al traffico veicolare e al treno Laziali Centocelle non fanno che aumentare i timori che si verifichino nuovi problemi con voragini, crepe e crolli. Deve succedere per forza la catastrofe perchè le autorità competenti prendano finalmente delle decisioni sensate e responsabili per il futuro di questa via?
21 luglio 2017 ore 20,00
Parco di via Carlo Felice
Giuseppe De Gregorio in concerto
Dice di sé
“Sono un vero e proprio ponte tra Europa, Africa, America del Sud e Stati Uniti.
Ho vissuto gli ultimi 15 anni della mia vita a contatto con altre culture (Olanda, Spagna, Francia, Svezia, Marocco, Stati Uniti).
La musica che compongo e suono da più di un decennio è pervasa dal patrimonio multiculturale di questi viaggi, incontri ed esperienze, artistiche e di vita.”
20 luglio 2017 dalle ore 17,00
Gatsby Cafè
Paolo Morseletto, un pianoforte, i portici musicali…
[ in collaborazione con Scatola Sonora-Corsi Musicali, Scatola Sonora Strumenti musicali – Roma ]

Ieri sera, mi è arrivata questa mail, che mi ha strappato un sorriso amaro
Estonian Night” 21.7 – Street Art estone a Roma
Per celebrare il suo 100 ° anniversario e la Presidenza del Consiglio dell´Unione Europea, l´Estonia fa un regalo ad alcune capitali europee.
Edward von Lõngus realizzerà una sua opera in piazza Bologna a Roma, probabilmente per il 21 luglio (si tratta di un artista misterioso che non crea pubblicamente ma di notte).
Le opere di Edward von Lõngus che combinano arte di strada e tecnologia digitale daranno una nuova vita a una serie di personaggi colorati da 100 anni di storia, costruendo un ponte tra il passato ed il presente.A prima vista potranno sembrare degli osservatori stranieri, che sulle strade inviteranno i passanti a conoscerli meglio utilizzando smartphone e tablet. La realtà aumentata (o realtà mediata dall’elaboratore) porterà i personaggi alla vita.
È un nuovo concetto di…
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Dal sito “Roma Sotterranea”
Un cancelletto lungo Via Luzzatti, stretto fra due edifici: da qui si accede all’ipogeo degli Aureli, un piccolo ma prezioso luogo di sepoltura privato, appartenuto ad una ricca famiglia di liberti imperiali.
Il cimitero fu scoperto nel 1919 durante gli scavi per la realizzazione di un garage sotterraneo, all’incrocio tra viale Manzoni e via Luzzatti. Si trova pertanto a 200 metri da Porta Maggiore. Ricade quindi all’interno della cinta muraria definita da Aureliano nel 273 d.C., e poiché nell’antica Roma le sepolture dovevano avvenire al di fuori del pomerio, va da sé che esso fu costruito e utilizzato antecedentemente a tale data.L’ipogeo si sviluppa su due piani: una sala superiore solo in parte sotterranea – di cui rimane solo la parte inferiore – e due ambienti posti al di sotto di essa. Proprio il mosaico pavimentale presente nella stanza inferiore di destra ha permesso di conoscere il nome della famiglia: su di esso Aurelius Felicissimus dedica il sepolcro ai suoi fratelli e coliberti. Su una parete lungo le scale si trova una piccola lastra di marmo in cui Aurelius Martinus con la moglie Iulia Lydia ricordano Aurelia Myrsina la loro figlia defunta.Ma ciò che maggiormente attira l’attenzione sono sicuramente le numerosissime, misteriose e affascinanti rappresentazioni pittoriche presenti sui muri del cimitero. Al di là di cornici geometriche o che ridefiniscono gli angoli e i cambi di direzione dei muri, realizzati in rosso e verde, ovunque sono rappresentati volatili, mostri marini, figure togate.Nel cubicolo superiore, alcune pitture rappresentano scene che in passato furono interpretate come il peccato originale (una donna e un serpente) e la creazione del primo uomo (due figure maschili di cui una molto più grande dell’altra). Oggi questa chiave di lettura è stata messa fortemente in dubbio Sulle pareti laterali una città e quattro figure togate, forse gli evangelisti. A sinistra e a destra due arcosoli che accoglievano le sepolture, disposte anche al di sotto del pavimento,Scendendo agli ambienti inferiori, si riconoscono all’interno di un arcosolio 12 persone togate (forse gli apostoli), e un uomo con barba che legge un rotolo. In un’altra pittura è rappresentato un uomo su un cavallo davanti ad un arco seguito da un gruppo di persone che indossano la laena, il tipico mantello da viaggio, mentre altre sostano davanti alle mura di una città accoglierloDopo 10 anni di restauro,nei quali si è dovuto far fronte agli enormi danni causati dal riversamento involontario di grandi quantità di benzina all’interno degli ambienti, nel giugno 2011 la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra (PCAS) ha terminato un complesso lavoro di restauro e recupero dell’ipogeo, utilizzando anche strumenti laser che hanno permesso di gettare una nuova luce sull’interpretazione, da sempre complessa, degli affreschi, che rimangono difficili da interpretare e da collegare ad un credo religioso e ideologico univoco. In pieno periodo di cambiamento religioso, dovuto all’affermarsi del Cristianesimo, è lecito ipotizzare che i componenti di questa famiglia non fossero ancora pagani e non fossero del tutto già cristiani. In aggiunta, non dovendo rispondere a programmi iconografici specifici, gestirono il loro cimitero privato in completa autonomia. Ecco allora rappresentazioni di pastori, insegnanti, richiami alla cultura ellenistica, scene mitologiche classiche, ma soprattutto filosofi, rappresentati con un rotolo di pergamena e una vergaUna delle scene più singolari però si rifa probabilmente all’epica omerica: vi è rappresentato l’episodio descrito nell’Odissea in cui i compagni di Ulisse sono trasformati in maiali dalla Maga Circe. Di fianco a questa immagine il laser è riuscito a mettere in luce una figura femminile che compiange due persone avvolte in un sudario e situate su un letto funebre, all’interno di un recinto funerario, collocato presso un edificio, forse la tomba stessa o una villa rustica. Si suppone che i due defunti siano i due fratelli Aurelius Onesimus e Aurelius Papirius“Questa scoperta insieme a una migliore definizione della scena omerica e delle adiacenti rappresentazioni del banchetto funebre e di una vivace teoria di beati, perfezionano le nostre conoscenze su un complesso programma decorativo, che raffigura i tre Aureli, ricordati da un’iscrizione musiva, calati in un beato locus amoenus e rappresentati come pastori, filosofi, commensali, retori e cavalieri, in perfetta sintonia con il desiderio di autorappresentazione della classe sociale dei liberti, che elabora un’idea dell’aldilà estremamente eclettico, all’insegna dell’otium campestre e della riflessione filosofica, che si consumano in un habitat oltremondano che prepara e annuncia il paradiso dei Cristiani”, ha spiegato il Prof. Fabrizio Bisconti della PCAS, che ha aggiunto: “Lo stato attuale delle ricerche attribuisce all’ipogeo una definizione sincretica, in perfetta coerenza con il clima multireligioso che si respirava a Roma nella prima metà del III secolo d.C.”
Bibliografia: F.Bisconti: “L’ipogeo degli Aureli in Viale Manzoni. Restauri, tutela, valorizzazione e aggiornamenti interpretativi” . Pontificia Commissione di Archeologia Sacra – 2011
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