Dal 12 al 19 ottobre 2024
MUEF ARTGALLERY
Mostra personale
di
Dal 12 al 19 ottobre 2024
MUEF ARTGALLERY
Mostra personale
di
Dal 4 al 10 ottobre 2024
MEDINA ART GALLERY – VIA A. POLIZIANO 4,6
Mostra bipersonale di
e
È lì – oltre – che si cela il significato, capace di trascendere l’ultima pennellata. È nell’apparente conclusione dell’opera che l’arte ha inizio. Al suo epilogo si innesta un nuovo prologo. Un flusso che si alimenta nello scambio continuo tra creatore e fruitore. L’artista dona vedute, simboli, intuizioni e l’osservatore, come abbandonandosi tra le sue braccia, si lascia trasportare attraverso un viaggio, senza troppi indugi. Al di qua della veste pittorica magari un messaggio c’è, ma – se c’è – non va inseguito e, semmai, si trova al di là, nei più reconditi meandri del nostro inconscio. Un viaggio immaginifico, dunque, che ha connotazioni surrealiste, ma che non è mai fuga dalla realtà, piuttosto un allontanamento temporaneo negli alentours della nostra anima. La narrazione artistica, qui, si delinea attraverso un linguaggio che è innanzitutto respiro, prende vita dal vissuto, e al suo esalare, ci viene consegnata sotto forma di reminiscenza emotiva.
Tutto parte dunque da un’esigenza comunicativa che intraprende però due percorsi ben distinti.
Daniele Sbaraglia
L’espressione presso Sbaraglia è imperante. Lo sguardo dell’osservatore viene travolto da simboli, figure accennate, paesaggi allegorici, quasi visioni oniriche, un po’ sfocate, dunque, ma che portano con sé un messaggio significativo. L’arte di Sbaraglia cerca di smuovere l’osservatore su qualcosa di imminente, inerente al secolo e alla società in cui vive. Il risultato è antitetico, a volte incoerente nell’apparenza: l’artista agisce con un segno essenziale, leggero, e al contempo dinamico e deciso, così personale che all’osservatore appare criptico e impenetrabile, quasi a voler proteggere la sua arte, tenerla per sé, per poi riconsegnarla ad un mondo che la rifaccia sua. Difatti, gli elementi che riempiono lo spazio della tela sembrano apparentemente estranei alla rappresentazione, mentre svolgono una funzione all’interno dell’opera, ma che prende vita a sé stante.
L’osservatore, dunque, deve approcciarsi alla cripticità della tela con una tale sensibilità da estrapolare il proprio di significato, facendosi guidare attraverso questo viaggio introspettivo dalle morbide suggestioni che l’artista gli affida. Una visione artistica che trova la sua ragion d’essere in una particolare inclinazione dell’artista, la sua profonda empatia. Sbaraglia si pone in ascolto con il mondo. Ogni esperienza passa per il filtro della sua recettività, per poi riversarsi sulla tela sotto forma di gesto artistico. In questo processo di trasposizione, la velocità del pensiero fa sì che reale e surreale si sovrappongano, plasmando una composizione, il cui progetto artistico appare misterioso e sereno al contempo, perturbante dunque. Il risultato è senza dubbio affascinante.
Alessandro Trani
L’artista ci regala un mondo diverso. Qui regna la calma. Non assistiamo a un mare in burrasca, al massimo, si può scorgere un’onda timida, che a volte non segue il corso previsto. Lo sguardo si perde nell’infinito, generato dall’incontro tra il cielo e il mare, con una luna, a volte presente, ma sempre cangiante, come l’animo umano. I suoi mari guidano l’osservatore attraverso un mondo interiore, ovattato, lontano dal caos, dalla foga del vivere.
Trani dipinge come un poeta romantico, i suoi paesaggi marini sono luoghi dell’anima, appartengono a una dimensione metafisica dove rifugiarsi e meditare. Per un attimo l’anima sembra calmarsi e il cuore battere al ritmo di quell’onda che si riversa sulla riva. Una sensazione di quiete a tratti ipnotica, data da un’estrema eleganza della sua pittura, quasi sussurrata all’orecchio, il cui suono riecheggia, come il rumore del mare, capace di appagare l’anima di chi lo guarda. L’artista riesce a fissare l’istante, immortalando un paesaggio marino che sfugge alla definizione temporale o di luogo, portando l’osservatore ad una interpretazione intima e catartica della vita stessa.
Il mare, come l’uomo…
…custodisce misteri insondabili che non si rivelano facilmente a chi vede, ma solo a chi osserva. I mari di Trani ci costringono a fermarci, e per un attimo l’uomo vince su questo stravivere tossico, imposto dalla società. Come Charles Baudelaire scrisse in L’homme et la mer “Il mare, se sei libero, ti sarà sempre caro!”. In un mondo di apparenze, la sua arte emerge come faro di sincerità, di libertà da tutte quelle sovrastrutture, che ci conduce ad una riscoperta della vera identità di ognuno di noi.
Testo critico a cura di Matilde Spedicati
per la mostra di Alessandro Trani e Daniele Sbaraglia
Dal 13 al 19 settembre 2024
MEDINA ART GALLERY – VIA A. POLIZIANO, 4-6
Mostra personale di
Danzare sul vulcano
Stiamo ballando su un vulcano… Da quando esistono i primi esseri umani, essi sono sempre stati alla ricerca delle bocche di fuoco che le vesciche dei vulcani creano sulla pelle della terra. Quando, durante le loro migrazioni, si imbattono in una di queste bocche del diavolo, fumanti o ruttanti, lo raggiungono con i loro rami di legno. Fascino, ma anche pericolo. A volte riportano la fiamma, a volte ne vengono inghiottiti. Il fuoco, questo primo essere, mobile, sfuggente, pericoloso e prezioso. Per migliaia di anni, i nostri antenati hanno cercato di domare il tremante e violento “Fiore Rosso” conservando le sue braci in vasi di terra.
Danzano sul vulcano per celebrare i suoi benefici: allontanare le bestie feroci, combattere il freddo, addolcire la carne cruda, i tuberi e i semi. Ma sa come protestare quando gli uomini abusano delle danze spensierate. La terra si ricopre allora di pustole gonfie che sputano fuoco devastante. E il fuoco che prima guariva diventa la bocca di un drago che sputa il male.
Neanderthal e Sapiens
Sui Campi Flegrei, a pochi chilometri da Napoli, 400.000 anni fa l’uomo di Neanderthal ballava molto perché la terra rimaneva accessibile, come lo è ora, in mezzo alle sue fumarole. Poi, 39.000 anni fa, un’enorme bolla eruttò qui, formando una caldera che sputò polvere di cenere così lontano che il sole si spense e il cielo azzurro divenne uniformemente grigio. L’Europa orientale e l’Asia sud-occidentale furono investite da un inverno vulcanico. Morirono piante e animali. Gli uomini di Neanderthal non potevano più mangiare né respirare. Scomparvero dalla terra come i dinosauri prima di loro. Il vulcano si vendicò delle loro affermazioni. In seguito, avrebbe fatto lo stesso nella vicina Pompei o sull’isola di Santorini in Grecia. O a Stromboli… Neanderthal, incosciente, aveva ballato troppo.
Poi, dalle profondità dell’Africa, arrivò Sapiens. Attraversò le terre e rispettò i vulcani, ma non danzò più sulla loro pelle, preferendo invece i lampi delle tempeste che gettano fuoco sui corpi degli alberi. Raccoglie i rami che bruciano finché non sa come conservare le braci come il “Fiore Rosso” dei suoi anziani…
Con il passare dei millenni, il Sapiens non si limitò più a raccogliere il fuoco, come il Neanderthal, ma imparò a produrlo: percussione della selce sulla pirite, lungo sfregamento di bastoncini di legno… Si dimenticò il Dio che glielo aveva portato. Mangiava grazie al fuoco, lavorava la pietra e poi il metallo con il fuoco, si difendeva con il fuoco, ma uccideva anche, conquistava e violava con la forza del fuoco.
Valérie Honnart, Danzare sul vulcano
Il caos e il vulcano ci ricordava l’uomo. Ha eruttato da tutte le sue vesciche terrene, ha vomitato i suoi torrenti di fuoco. E l’uomo si trovò gettato nel caos creato dai torrenti incandescenti. Fuggì dalla sua bocca e si gettò ai suoi piedi, diventando suo prigioniero, nell’oscurità dei rampicanti e dei tronchi d’albero carbonizzati. E così fù per il ballerino nero ai piedi del vulcano. Il caos ha precipitato la caduta degli esseri umani. Nel quadro di Valérie Honnart, ad esempio, il corpo di una ballerina capovolta viene risucchiato nel vuoto dell’aria, sospeso, levitante e fatalmente distrutto. La pittura aerea di Valérie contrasta con i suoi disegni festosi.
Dopo averci invitato a danzare sul vulcano, ci trascina nelle frane, dall’eruzione sui pendii vertiginosi alle profondità abissali. Il passaggio dal disegno alla pittura. Il potere del colore del pigmento per immaginare e condividere il rosso del fuoco interiore. E Valérie stigmatizza la rivolta del vulcano: “la caduta” è l’opera cardine che ci porta dalla danza armoniosa alla rottura dell’equilibrio, segnalando la nascita del caos. Il vulcano scuote bruscamente le spalle e la danzatrice cade. Di fronte a una massa di materia in movimento, nulla può fermare il suo ruzzolare tra cielo, terra e acqua. Una pittura senza peso. Un passaggio obbligato verso il rombo del fuoco e a causa di esso.
La fiamma e la cenere
Dopo la caduta, il fascino della bocca del fuoco ritorna sempre più spesso. La fotografia è impotente e la pittura è l’unico modo per avvicinarsi all’interno della terra, al suo fuoco interiore e centrale. Colori rossi e neri: fiamma e cenere. Una lunga e lenta combustione. Un’opera che richiama il fuoco al centro della creazione. Un appello a Prometeo, dio degli artisti, della terra bruciata degli scultori, ladro del fuoco riservato agli Dei per donarlo agli uomini. Prometeo punito a sua volta da Giove. La prova della libertà. Soffrite come lui. Ma non abbiate paura di giocare con il fuoco.
Dipingere il cuore stesso del fuoco, viaggiare al centro della terra, dove fuoco e acqua si mescolano: il vapore. Grotte di fuoco, cavità dove fuoco e acqua si mescolano: motore. E così andare avanti. Avanzare contro il caos. Il mistero del nero delle origini. In principio non c’era nulla, quindi nero! Nero, quindi luce in rilievo, come dipinto da Pierre Soulages. Con la luce del fuoco. In principio era il fuoco! Come dice Empedocle, non c’è creazione dal nulla né distruzione assoluta. Tutte le nascite e le morti sono semplicemente la combinazione o la disunione di elementi primordiali. Da qui i quattro elementi, da qui il ritorno al fuoco.
Dal 30 agosto al 12 settembre 2024
MEDINA ART GALLERY
11° edizione di
Fino al 12 Settembre nelle galleries di 𝘝𝘪𝘢 𝘈𝘯𝘨𝘦𝘭𝘰 𝘗𝘰𝘭𝘪𝘻𝘪𝘢𝘯𝘰 32-34 𝘦 4-6 a Roma, l’exhibition, a cura di Luca Curci , presenta artisti internazionali: PHOTOGRAPHY, PAINTING, VIDEO ART, INSTALLATION/SCULPTURE AND PERFORMANCE ART, in un forum per la condivisione ed il networking di idee, contatti e relazioni tra collezionisti, artisti, fotografi, designer, curatori ed operatori di settore. La mostra analizza, con un approccio immersivo, la relazione fra corpo e spazio con l’ibridazione tra identità e contesti culturali / fisici / sociali / urbani del contemporaneo. Due le sezioni principali: MIXING IDENTITIES and FUTURE LANDSCAPES.

Dal 2 al 7 luglio 2024
MEDINA ART GALLERY – VIA A. POLIZIANO, 32-34
WAG International Artistic Organization è una rete internazionale di artisti, di tutte le discipline, con filiali nazionali e membership in tutto il mondo: dal 2008 un movimento costituito da più di 1.000 artisti per 70 nazioni, che ha pubblicato 18 libri, ricevuto il supporto di molte istituzioni tra le quali l’IPB (International Peace Bureau) ed organizzato 7 grandi festival artistici internazionali multidisciplinari: l’ultimo a Parigi prima di Roma 2024.
Ada Blau, lsrael
Beatrice Bracha Laszlo, lsrael
Ronit Koren lllouz, lsrael
Cristina Carri, Argentina
Lula Carri, Argentina
Vanessa Garside, United Kingdom
Janet Glynn Smith, United Kingdom
Richard Holt, United Kingdom
Aune MattiIa, FinIand
Agnes Mupariwa, Zimbabwe
Boris Pervan, Croatia
Rumy Renan, lsrael
Shula Ross, lsrael
Hanna Shahar, lsrael
Laila Sharmeen, Canada
Mark Thompson, United Kingdom
Iris Vrus, Croatia
Peter Weisz, Croatia
Mi Hyo Kim, South Korea
***
WAG International Artistic Organization is an international network of artists, of all art disciplines with national branches and members around the world. From 2008 till today more then 1.000 artists from more then 70 states, published 18 books and got support by institutions, like IPB (International Peace Bureau). Seven big international multidisciplinary art festivals: the last one in Paris before Rome 2024.
Segui 8th WAG Art Festival – Rome | Italy | 2024 sulle pagine social di Medina Art Gallery:
Dal 21 giugno al 4 luglio 2024
MEDINA ART GALLERY – VIA A. POLIZIANO, 4/6
Sandra Tiberti, artista che ha esordito presso Medina Art Gallery con la sua mostra fotografica “dai Fiordi” nel Giugno 2023, torna quest’anno con un repertorio artistico che, combinando fotografie e affreschi, percorre quel sentiero dell’arte che conduce alla memoria del passato e all’indissolubile legame con la sua città d’origine, L’Aquila. È qui che inizia i suoi studi, poi le passioni e i sogni la portano altrove, più precisamente a Milano, in seguito a Napoli e infine a Roma, città dove ha l’opportunità di formarsi in diverse discipline, quali l’arte, l’architettura e la valorizzazione del patrimonio culturale.
La serie degli affreschi sicuramente riflette una scelta che, al giorno d’oggi, non può che essere definita eccezionale, essendo appunto l’affresco una tecnica pittorica oramai in disuso, ma che in questo contesto appare sicuramente significativa e affascinante. Gli affreschi, inoltre, rappresentano una perfetta sintesi dei suoi studi: l’utilizzo di vari materiali esecutivi, quali il cemento, la calce, la sabbia, la polvere di marmo, e il rapporto tra pittura e inserti a rilievo, esplicano chiaramente la volontà dell’artista di creare un connubio tra architettura e arte figurativa.
L’artista qui si fa ideatrice, progettista ed infine anche carpentiere, un processo che richiede diverse competenze artigianali e artistiche. Gli elementi tridimensionali sono lì a ricreare l’aspetto architettonico, da sempre elemento guida delle sue opere. L’archetto della bifora, per esempio, composto da mattoncini ritagliati e disposti in successione, rappresenta dunque non solo un dettaglio decorativo, ma un vero e proprio elemento costruttivo. I materiali utilizzati che vanno a creare i vari strati costitutivi della base su cui dipingere, in questo caso i muri, sono cruciali per la riuscita dell’opera. Un primo strato di arricciato (intonaco grezzo applicato sulla muratura), in seguito l’intonaco (uno strato più fine rispetto all’arricciato, che serve da base per il successivo strato) e infine la polvere di marmo che, mescolata con la calce nell’intonaco finale, crea una superficie estremamente liscia e riflettente, ideale per la pittura. L’ultima fase del processo, chiamata pittura a fresco, va eseguita con particolare attenzione affinché i colori diventino parte integrante della superficie murale. Per garantire la corretta legatura chimica dei pigmenti colorati con la calce è essenziale che l’intonaco rimanga fresco e umido, motivo per il quale l’affresco deve essere completato entro una giornata lavorativa, al fine di prevenire la seccatura, facilmente raggiungibile nel giro di poche ore.
Diversi sono i paesaggi e soggetti che figurano, ma la luce è sicuramente protagonista indiscussa delle fotografie dell’artista aquilana. Tiberti, infatti, per ogni soggetto artistico studia con attenzione le esposizioni, giocando con l’equilibrio tra luminosità e contrasto, per catturare, nelle sue fotografie, le diverse luci della giornata.
Le foto ritraenti la modella, infatti, sono state prese in vari momenti della giornata, senza utilizzo di flash, con lunghe esposizioni e cavalletto. Il risultato è sicuramente quello di immagini che mantengono un’atmosfera naturale e morbida.
Altro soggetto è il così chiamato Chiassetto del Campanaro, un vicolo nel centro della città de L’Aquila, molto caro all’artista poiché affascinata dall’ambientazione particolarmente medievale e intima, ricreata dalla presenza di questi archetti che si susseguono. Insieme al Chiassetto, la foto ritrae anche un dettaglio della Porta Santa della Basilica di Collemaggio (L’Aquila): intende catturare un particolare gioco di luci e ombre, in questo caso ben marcato dalla scelta della foto in bianco e nero, che fa sì che essa sembri realizzata con inchiostro di china, tecnica artistica che attribuisce all’immagine un aspetto molto nitido e contrastato, grazie ad una forte presenza di linee e dettagli.
Infine la terza raccolta: dedicata alla Rocca di Calascio (L’Aquila), ambientazione di diversi film, quali Il nome della Rosa (1986) e Ladyhawke (1985). La Rocca, situata a 40 km dalla città de L’Aquila, con i suoi 1500 m, si erge al titolo di rocca più alta d’Europa. Una lunga camminata precede l’arrivo in cima, indispensabile però per godere di tale magnificenza: le imponenti mura di pietra, le maestose torri e le vedute panoramiche circostanti, contribuiscono a creare un’atmosfera che trasporta il visitatore indietro nel tempo, ad un Medioevo improvvisamente vivo e palpabile. Ed ecco una serie di foto realizzate con sopra e sotto esposizioni, durante momenti diversi della giornata (dall’alba al tramonto, fino alla notte fonda), a colore e in bianco e nero.
L’arte di Tiberti, una straordinaria combinazione di tecniche e sensibilità artistica, è capace di evocare memorie storiche, di creare profonde connessioni emotive e di portare alla luce le bellezze della terra aquilana.
In collaborazione con Foto Pettine L’Aquila
Matilde Spedicati
Dal 24 maggio al 6 giugno 2024
MEDINA ART GALLERY – VIA A. POLIZIANO, 32-34
ITSLIQUID Group is pleased to announce the opening of the 10th edition of RIAF10 ROME INTERNATIONAL ART FAIR 2024, international exhibition of photography, painting, video art, installation/sculpture and performance art, on May 24, 2024, at 06:00 PM at Medina Art Gallery, in Rome. The exhibition will run until June 6, 2024.
ROME INTERNATIONAL ART FAIR 2024 analyzes the relationship between body and space, and the hybridization between identities and cultural/physical/social/urban settings in contemporary times, through two main sections: MIXING IDENTITIES and FUTURE LANDSCAPES.
MIXING IDENTITIES analyzes the hidden parts of our identities, through an immersive experience inside the fascinating universe of the complex labyrinths of our consciousness. The human body is a changing system that connects us with other bodies and spaces to perceive the surrounding reality; a strong communication system with its own language and infinite ways of expression.
FUTURE LANDSCAPES are abstract, infinite and conceptual, associated with a sense of freedom and infinite extension. Primarily experienced with the mind, spaces redefine their limits and borders, transforming surfaces in an open flow of pure ideas. This section focuses on the concept of the borders and the structures between body, mind and soul, the human identity and the city, the space and the ground.
Dal 17 al 23 maggio 2024
MEDINA ART GALLERY – VIA A. POLIZIANO 32, 34
INTERNATIONAL EXHIBITION a cura di Nomadi del Futuro
organized by Arte a Fresa
Protagoniste della Mostra Internazionale “NOMADI DEL FUTURO: Una Sosta nel Deserto” sono le opere dell’Unione Internazionale di Artisti Nomadi del Futuro, per i quali il deserto è la metafora dell’assenza della casa: “Una terra desolata o mai destinata all’uomo. Il luogo da cui proveniamo e dove potremmo ritornare”.
Si definiscono “NOMADI DEL FUTURO” in un mondo in crisi d’identità. Seguendo la tradizione avviata dall’organizzazione che nacque nel 1997 ad Amsterdam, “NOMADI, Unione Internazionale di Artisti” (NOMADS, International Union of Artists), gli artisti partecipano ad un’attività residenziale, soggiornando in case messe a disposizione, come in un “albergo diffuso”. L’organizzazione è di “Arte a Fresa” che ha già programmato la seconda tappa in autunno a Londra, con l’obiettivo di raggiungere altre città del mondo ed ampliare il movimento.
IL CONCEPT
Questa mostra nasce dall’idea degli organizzatori di lanciare un invito, una open call universale, a pittori, scultori, fotografi e altri artisti internazionali (digitali, multimediali, ecc.), sfidandoli a portare in Italia opere sul tema del deserto. Intepretando metaforicamente come “deserto” tutti i sentimenti e i valori positivi, aridità di buone intenzioni, comprensione e rispetto reciproci, per risvegliare la capacità di armonizzarsi con la natura.
Il concept generale del progetto è la rinascita dell’uomo nel deserto, come metafora della continua ricerca, della perdita dei punti di riferimento, dell’indistinguibilità del percorso, che è particolarmente percepita nella nostra contemporaneità. L’idea della rinascita dell’uomo nel deserto è un’alternativa al pensiero e allo stile di vita occidentali abituali dei nostri giorni. Solo chi si espone e sopravvive ai climi estremi, ai pericoli e alle privazioni della vita nel deserto, riuscirà a credere di nuovo nella capacità dell’uomo di rinnovarsi.
Dal 3 all’9 maggio 2024
MEDINA ART GALLERY – VIA A. POLIZIANO 32, 34
Mostra personale
A 14 anni realizza la sua prima opera trasponendo su tela una sua decorazione dipinta su un piatto di porcellana. Da questo momento, con una “mistura policroma”, nasce il suo stile. Che indaga sul tempo e sulla relazione degli umani con la propria esistenza.
Daniele Martella definisce la sua espressione come “Circolarismo”, una risposta che offre al mistero della vita. Attraverso una narrazione artistica che origina dall’ambito tecnologico, astronomico, sociale e della scoperta scientifica.
Il Circolarismo, è l’arte che guarda al passato, vive nel presente si proietta verso il futuro, crea attraverso lo stile un nuovo sistema simbiotico ed eterno tra la comunicazione visiva culturale e le esigenze più intime personali. Con “macchie” di colore che hanno la funzione, nella giustapposizione tonale delle stesse, di creare un movimento notevole all’interno della struttura del dipinto. E con la direzione delle pennellate, che suggeriscono la forma con pochi tratti di trascinamento del colore stesso.
Dal 26 aprile al 2 maggio 2024
MEDINA ART GALLERY – VIA A. POLIZIANO, 4-6
La Collettiva d’Arte “EtruriArt – Roma 2024” è una esposizione di opere, tra cui dipinti, sculture, ceramiche artistiche, del gruppo di artisti della Tuscia, associati in EtruriArt aps. Impegnati da molti anni in attività sociali per la divulgazione e valorizzazione dell’Arte in ogni sua forma, sviluppano fusioni di stili e correnti in una sintesi indissolubile dell’unione tra artista e storia. Un repertorio di opere uniche nel loro genere, con la partecipazione di 17 artisti di particolare pregio:
Graziana Celaschi, Rosanna Chiani, Raffaella Cristofari, Marco de Santis, Adele Franchi, Giuliana Garrone, Delia Gionfrida, Catia Lelli, Adalberto Manfellotto (Manf), Piero Mariani, Beniamino Molon, Maura Muscogiuri, Maria Pacetti, Marco Pintus, Rosanna Troncarelli, Carla Vaccarelli, Loredana Vitiello.
Direttore artistico: Marco De Santis.
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«Certa gente è fatta così, deve spremere ogni opera d’arte fino all’ultima goccia e gridarlo ai quattro venti» (E. Jelinek, "La pianista")
FATTI NON FOSTE A VIVER COME BRUTI, MA PER SEGUIR VIRTUTE E CANOSCENZA
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ROME - THE IMPERIAL FORA: SCHOLARLY RESEARCH & RELATED STUDIES.
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