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Dal 20 al 26/6/25″Per il tutto mutar natura è bella” Mostra personale di Giovanni Bonfiglio al Medina Art Gallery

Dal 20 al 26 giugno 2025

MEDINA ART GALLERY – VIA MERULANA, 220

Per il tutto mutar natura è bella

Mostra personale di 

Giovanni Bonfiglio

“Per il tutto mutar natura è bella” di Giovanni Bonfiglio a cura di Livia Occhigrossi

Nel lavoro pittorico di Giovanni Bonfiglio si avverte il battito costante di una meraviglia antica: quella che nasce dall’osservazione, dalla contemplazione paziente del mondo, dalla curiosità genuina di chi ha passato l’infanzia a smontare vecchie radio per risalire ai segreti della materia. L’artista non si limita a rappresentare: egli interroga, disseziona, riassembla. La sua arte è figlia di un’intelligenza analitica e di una sensibilità estetica coltivata negli anni, nutrita da un’educazione alla tecnica, alla natura e al cosmo.

Fin da giovane, Bonfiglio ha vissuto la realtà come un insieme di misteri affascinanti da decifrare. Che si trattasse di insetti, minerali o costellazioni, il suo sguardo era sempre animato da un desiderio profondo di comprensione, come se ogni elemento dell’universo fosse un tassello di un grande disegno da restituire per immagini. Non stupisce quindi che l’immagine, il linguaggio visivo, sia divenuta il mezzo espressivo privilegiato, capace di sintetizzare ciò che la parola spesso non riesce a dire: il rapporto tra struttura e poesia, tra forma e essenza.

La pittura di Bonfiglio…

…non nasce da un’urgenza decorativa, ma da una ricerca di equilibrio. Un equilibrio che si gioca tra forma, colore e luce, e che mira a suscitare nell’osservatore una reazione intima, un sentimento di pace, di silenziosa approvazione. Non si tratta di imporsi, ma di dialogare. Le sue tele, realizzate con tecnica acrilica su tela o legno, sembrano voler accordare la complessità del mondo alla semplicità dell’esperienza umana.

Lungi dall’essere un gesto improvvisato, l’arte di Giovanni Bonfiglio è un atto disciplinato, fondato su una profonda onestà intellettuale. Ogni opera è il frutto di una riflessione etica ed estetica insieme: un processo di decantazione lenta, in cui l’idea trova forma solo quando ha raggiunto un grado sufficiente di chiarezza e verità. E se da giovane amava copiare fotografie o cartoline per comprendere meglio la realtà, oggi la sua pittura esprime una visione più matura, consapevole, capace di esaltare ciò che per lui è essenziale: la struttura, la luce, l’armonia sottile tra gli elementi.

Nonostante le sue radici liguri…

…e un forte legame con il mare, compagno silenzioso della sua crescita, Bonfiglio ha scelto di non lasciarsi definire dal luogo, ma dall’esperienza. Il suo percorso artistico è stato coerente ma non rigido, segnato da un rispetto profondo per la propria evoluzione personale. E se potesse tornare a parlarsi da giovane, non rinnegherebbe nulla. Anzi, ringrazierebbe quel ragazzo per aver tracciato la rotta.

L’opera di Giovanni Bonfiglio non cerca l’universalità attraverso l’uniformità, ma attraverso la libertà dello sguardo. Ogni osservatore è invitato a trovare la propria lettura, a costruire un significato intimo e personale, come accade con le costellazioni: ciascuna connessa da linee invisibili, tracciate dallo sguardo di chi osserva e sogna.

In fondo, come nella scienza e nella natura, anche nell’arte di Bonfiglio ciò che conta è la tensione verso la comprensione. Una pittura che non offre risposte definitive, ma apre porte. E che ci ricorda, con la delicatezza di chi conosce il mistero della materia, che osservare è il primo passo per amare.

Dal 13 al 19/6/25 “Art Evolution” Mostra collettiva al Medina Art Gallery

Dal 13 al 19/6/25

MEDINA ART GALLERY – VIA A. POLIZIANO 4, 6

Art Evolution

Mostra collettiva

A Roma la mostra Internazionale “Art Evolution” a cura di Francesca Callipari

Nel cuore del centro di Roma, a pochi passi dalle basiliche di Santa Maria Maggiore e San Giovanni in Laterano, tra Colle Oppio, il Colosseo e il Rione Esquilino, crocevia di culture e linguaggi. Un contesto perfetto per accogliere il progetto curato dalla storica e critica d’arte Francesca Callipari, che si presenta come un viaggio internazionale nel contemporaneo, dove sperimentazione e visione si intrecciano in un dialogo creativo e vibrante.

La stessa curatrice, descrive “una mostra che non solo celebra la creatività, ma anche il processo di ricerca che spinge ogni artista a spostare costantemente i confini della propria disciplina”.

Il concept è, infatti, incentrato sull’evoluzione dell’arte come processo dinamico, vitale e in continua trasformazione, evidenziando come ogni opera nasca da una profonda ricerca individuale. Gli artisti selezionati, orientati dalla propria visione e ispirati dalle correnti internazionali, hanno sviluppato un linguaggio personale, lasciando un segno autentico e riconoscibile che li ha resi protagonisti di questo evento espositivo.

A colpire è poi l’ampiezza del panorama internazionale rappresentato dagli artisti partecipanti, provenienti da diversi Paesi tra cui: Italia, Armenia, Grecia, Polonia, Giappone, Repubblica Ceca, Bulgaria, Romania e persino Barbados. Una dimensione internazionale che arricchisce ulteriormente il percorso, offrendo uno sguardo esteso e autentico sulle molteplici direzioni dell’arte contemporanea.

Artisti in esposizione

Arianna Aleah, Paola Carosiello, Tatev Gasparyan, Aida Hambardzumyan, Ioannis Kaiserlis, Nada Kelemenová, Zara Mkrtchyan, Svetla Mandeva, Romina Mobrici, Giampiero Murgia, Viviana Nitu, Mikiko Omori, Stefania Popoli, M. Antonietta Sparano, Alicja Szczukowska, Domenica Vecchio, Dorota WB.

 

Dal 30/5 al 12/6/25 “Chronogenics” Mostra fotografica di Francesco Grigori Di Bene al Medinna Art Gallery

Dal 30 maggio al 12 giugno 2025

MEDINA ART GALLERY – VIA A. POLIZIANO 4, 6

Chronogenics

Mostra fotografica di

Francesco Grigori Di Bene

Testo a cura di Grazia Mocci

Il progetto “Chronogenics” di Francesco Grigori Di Bene è un’indagine fotografica focalizzata sul volto come deposito genetico e spirituale, come superficie di passaggio tra ciò che saremo e ciò che siamo stati. Attraverso un ventaglio di ritratti in bianco e nero, l’artista mette in scena il dialogo silenzioso tra generazioni, tra padri, madri e figli che si specchiano vicendevolmente, talvolta con evidenza, talvolta in modo misterioso e celato, come se una linea sottile unisse i tratti più sfuggenti dell’identità.

Chronogenics nasce da un’esigenza profonda: lasciare una traccia di sé nel mondo. Se infatti la necessità creativa è un surrogato della necessità di procreare, qui le immagini cercano la somiglianza, la evocano, anche laddove è invisibile. Costruendo una geografia affettiva fatta di occhi, linee del volto, gesti e memorie condivise. Lasciando un’eredità che non è solo biologica, ma anche simbolica.

La scelta del bianco e nero…

…risponde a una precisa intenzione formale e concettuale: l’assenza del colore agisce quale strumento di sottrazione e costringe lo sguardo a concentrarsi sulle linee, sulla struttura, sulle simmetrie e sulle discrepanze. La forma emerge così con nitidezza e il medium si fa veicolo di verità, l’immagine si avvicina all’essenza, come fosse un’istantanea che resta quando il tempo scava.

La serie di foto, con un ampio spettro, si articola intorno ad un asse: la somiglianza intesa non solo come elemento morfologico, ma anche come tensione visiva tra presenza e assenza. Le immagini operano per fusione, giustapposizione o ibridazione dei tratti somatici, mettendo in luce le convergenze, ora manifeste, ora impercettibili. E suggerendo una riflessione sulla trasmissione genetica come narrazione visiva nel tempo.

La mostra non si limita a una semplice esposizione…

…ma esorta a chiederci: cosa lasciamo realmente di noi? Quali tracce resistono alla forza erosiva del tempo e della memoria? La fotografia, qui, non documenta, ma interpreta. È una forma di procreazione e, come un figlio, ogni immagine nasce dall’urgenza di continuità, dalla volontà di restare. La pratica artistica si fa dunque atto di incarnazione, di trasmissione, di amore.

Chronogenics è, in fondo, un archivio di legami, una riflessione pungente sull’identità come dono e come destino, sull’essere nel tempo e attraverso il tempo. E sulla bellezza di essere parte di una narrazione che ci precede e ci oltrepassa

Dal 16 al 29/5/25 “Apeiron” Mostra al Medina Art Gallery

Dal 16 al 29 maggio 2025

MEDINA ART GALLERY – VIA A. POLIZIANO 4,6

Rosario Oliva
Luca Tridente

Apeiron

 

La mostra Apeiron di Luca Tridente e Rosario Oliva – Testo di Giulia Bonetti

Nell’opera di Luca Tridente e Rosario Oliva, il concetto di apeiron si dispiega come un vuoto, un’infinità che si cela sotto le forme e le apparenze, ma che in realtà rimanda a una condizione di perenne oscillazione tra l’individuo e il mondo. Per entrambi, l’arte diventa il mezzo per esplorare ciò che non ha confini, ciò che si estende senza sosta e senza risposte definitive.

Le figure di Tridente, sottili e consumate dal passare del tempo, evocano l’arcano archetipo di Alberto Giacometti, con la sua essenza al limite del visibile. Sono immagini che, pur nella loro scarna fisicità, non sono riconducibili al singolo individuo, ma piuttosto a una condizione universale e collettiva, un simulacro della fragilità esistenziale. Attraverso l’utilizzo della grafite, del carboncino e della pittura acrilica, Tridente si affida a un linguaggio astratto per rappresentare l’uomo in una condizione sospesa tra la vita e la morte, tra il qui e l’altrove. Queste figure, prive di occhi e bocche, diventano emblematiche di un’esistenza segnata dalla distorsione, ma anche dalla speranza di una rinascita. L’oro, che per l’artista può rivelarsi un potente simbolo di potere, rimanda non solo alla dimensione sovrannaturale, ma anche a una riflessione critica sulla ricchezza e sull’economia. In questo senso, l’oro diventa il simbolo di un mondo che tende a estorcere valore dalle sue contraddizioni, un apeiron che si fa materia di sfruttamento e di alienazione, ma anche di speranza nel suo possibile rovesciamento.

La confusione tra cielo e terra, l’elemento metallo come simbolo di un potere astratto e opaco, ci porta a riflettere sulla nostra condizione contemporanea: quella di esseri che, sospesi tra il divino e il terreno, vivono nel conflitto eterno tra creazione e distruzione.

Diversamente, Rosario Oliva presenta un apeiron che assume una deriva negativa, un infinito che si svela nell’illusione di un progresso tecnologico senza limiti. Nei suoi lavori figurativi, i paesaggi e le scene di vita quotidiana non sono mai naturali, ma sono restituiti attraverso una visione antinaturalistica che non si limita a rappresentare la realtà, ma la trasforma in un flusso discontinuo, frantumato, dove i colori artificiali e le forme distorte evocano una realtà filtrata dalla tecnologia. Il ricorso a tonalità vivide e a una composizione che sfida l’armonia naturale, suggerisce una condizione di solitudine e disconnessione che ci accomuna nella nostra epoca iperconnessa.

Il mondo di Oliva, pur radicato nel figurativo, diventa così un terreno ambiguo, dove l’uomo, nel tentativo di emergere dalla frenesia del virtuale, si dissolve nella sua stessa alienazione, spinto in un ciclo senza fine di ricerca e di non-identità.

La sua opera, in cui il paesaggio diventa una simulazione di esperienze quotidiane filtrate dalla tecnologia, parla della nostra schiavitù all’infinito, possibilità che la tecnologia ci offre, ma che ci sottrae la consapevolezza del nostro essere. In entrambi gli artisti, apeiron non è solo il principio dell’infinito, ma anche un luogo in cui l’individuo è costantemente interrogato e frammentato.

Se per Tridente la tensione tra l’umano e l’universale si risolve in una speranza di rinnovamento, per Oliva la deriva è quella di una tecnologia che annulla ogni vero contatto, dove il divenire si trasforma in una perpetua reiterazione. Così, entrambi indagano l’immensità dell’inespresso e dell’incontrollabile, ma con una consapevolezza che rimanda a un futuro che si tinge di luci ambigue, tra speranza e inquietudine.

Maggiori informazioni

Dal 2/5 al 15/05/25 “Rome International Art Fair 2025” al Medina Art Gallery

Dal 2 al 15 maggio 2025

MEDINA ART GALLERY – VIA A. POLIZIANO 32. 34, 36 e 4, 6

Rome international Art Fair 2025

 

Fino al 15 Maggio 2025 nelle galleries di Via Angelo Poliziano 32-34 e 4-6 a Roma, l’exhibition presenta uno straordinario insieme di artisti internazionali: PHOTOGRAPHY, PAINTING, VIDEO ART, INSTALLATION/SCULPTURE AND PERFORMANCE ART, in un forum per la condivisione ed il networking di idee, contatti e relazioni tra collezionisti, artisti, fotografi, designer, curatori ed operatori di settore. La mostra analizza la relazione fra corpo e spazio con l’ibridazione tra identità e contesti culturali / fisici / sociali / urbani del contemporaneo. Due le sezioni principali: MIXING IDENTITIES and FUTURE LANDSCAPES.

La prima, attraverso un’esperienza immersiva, analizza i labirinti complessi della nostra coscienza. Il corpo umano è un sistema  in evoluzione collegato ad altri corpi nello spazio, per percepire la realtà circostante: un sistema di comunicazione forte con un proprio linguaggio e infinite modalità di espressione. Il concept della seconda sezione, più astratto, si focalizza sulle strutture tra corpo, mente e anima, che ridefiniscono limiti e confini, trasformando le superfici in un flusso aperto di idee pure.

Ancora una volta Roma offre una piattaforma perfetta, fondendo la propria unica e magnifica eredità classica con innovazione, visione e prospettiva contemporanea.

Rome International Art Fair… segui le pagine Medina Art Gallery sui social: Facebook, Instagram e Youtube

 

Dal 30/5 al 5/6/25 “Nelson Flores: Sogni di libertà” Mostra al Medina Art Gallery

Dal 30 maggio al 5 giugno 2025

MEDINA ART GALLERY – VIA MERULANA, 220

Nelso Flores

Sogni di Libertà

“Sogni di Libertà” di Nelson Flores con testo curatoriale di Livia Occhigrossi

Nel paesaggio pittorico di Nelson Flores, la figura del gigante si staglia come un’entità arcaica e al tempo stesso profondamente personale. Nata inizialmente da un processo inconscio, essa si è evoluta in una chiave simbolica che intreccia riferimenti teologici, antropologici e filosofici. Il gigante diventa così una metafora dell’essere umano gettato nel mondo, alla ricerca del proprio destino in un’esistenza che lo sovrasta e lo interroga. Per l’artista, il gigante è un guerriero, un’entità resiliente che avanza con passi decisi verso un sogno di libertà, rielaborando un’infanzia segnata dalla solitudine e dalla necessità di lottare.

Questa ricerca di identità si riflette nella scelta di paesaggi evocativi e solitari, sospesi tra realtà e visione onirica. Strade, deserti, montagne e cieli nuvolosi emergono come scenari interiori, specchi della memoria dell’artista e della sua esperienza del mondo. L’uso della fantasia diventa quindi un processo essenziale, un elemento imprescindibile per catturare l’essenza dell’esistenza e restituirla sulla tela con immediatezza e profondità emotiva.

Dal punto di vista cromatico…

…la tavolozza scelta dall’artista è dominata da gamme monocromatiche con contrasti studiati, in cui il blu assume un ruolo preponderante. Questo colore, oltre a conferire un senso di malinconia ed eternità, riflette lo stato d’animo dell’autore e la sua visione esistenziale, segnata da un sentimento di solitudine e da una costante tensione tra fragilità e resistenza.

Il suo processo creativo si configura come un vero e proprio viaggio, che parte da schizzi ispirati a ricordi ed esperienze vissute e si sviluppa attraverso una tecnica pittorica attenta alla costruzione dell’atmosfera. L’uso dell’olio diventa un mezzo privilegiato per esprimere la profondità della sua ricerca, conferendo alle opere un’aura umana e tangibile, dove le pennellate creano un dialogo tra pieni e vuoti, tra materia e assenza.

Ma oltre all’introspezione…

…l’arte di Flores si carica di una forte valenza sociale e politica. Il suo sguardo critico sulla società contemporanea emerge attraverso una pittura che denuncia l’alienazione dell’uomo moderno, smarrito in un mondo che ha perso il contatto con la bellezza autentica e con la dimensione spirituale dell’esistenza. L’arte diventa così non solo un mezzo di espressione personale, ma anche uno strumento di pedagogia e di resistenza contro le tirannie, indipendentemente dalla loro matrice ideologica.

Il legame con l’identità indigena e con la cultura Chillaos si manifesta in una volontà di preservare e diffondere la memoria di un popolo e delle sue tradizioni. Attraverso i suoi giganti, l’artista si fa erede di una storia ancestrale, riportando alla luce le radici di una civiltà e integrandole in un discorso artistico universale.

Infine, il concetto di cammino assume un valore centrale nella poetica dell’artista, in un rimando costante alla celebre frase di Antonio Machado: “Camminatore, non c’è sentiero, il sentiero si fa camminando”. Il cammino è esistenza, è trasformazione, è ricerca di senso. E nella sua arte, ogni pennellata è un passo verso la libertà, un invito a non fermarsi, a continuare a sognare e a costruire il proprio destino con la forza e la determinazione di un gigante.

Dall’11 al 17/4/25 “En plein air” mostra di Marco Carloni al Medina Art Gallery

Dall’11 al 17 aprile 2025

MEDINA ART GALLERY – VIA A. POLIZIANO, 4 – 6

En plein air

Mostra di

Marco Carloni

La pittura di Marco Carloni è un viaggio nella luce e nel colore, un’osservazione attenta del mondo che si traduce in pennellate rapide e incisive.

Dipingere all’aperto, per l’artista, non è solo una scelta tecnica ma un’esigenza: significa entrare in dialogo diretto con il paesaggio e affrontare la pittura con l’urgenza di catturare un momento preciso, consapevole della rapida mutevolezza della luce che impone sintesi immediata.

Questa mostra raccoglie una selezione delle sue opere ad olio più significative, testimonianza di un percorso artistico intenso. Ogni dipinto di Carloni è un frammento di luce e di vita, un invito a guardare il mondo con occhi nuovi, con la stessa passione e lo stesso stupore che hanno sempre guidato il suo sguardo.

Dall’11 al 17/4/25 “Ettore Giaccari – Cattedrali della conoscenza” mostra al Medina Art Gallery

Dall’11 al 17 aprile 2025

MEDINA ART GALLERY – VIA MERULANA, 220

Ettore Giaccari

Cattedrali della conoscenza

 

Testo curatoriale e presentazione di Giada Gasparotti

Un vero e proprio vocabolario per immagini, in cui perdersi per ritrovarsi. Sì, perché l’arte del Maestro umbro Ettore Giaccari, narratore appassionato, apre infinite riflessioni su ciò che era e ciò che sarà. Lo fa attraverso uno sguardo attento, che trasla su tela il vissuto attraverso il suo tocco materico e strabordante, specifico del suo “fare arte”, tramite una narrazione non solo pittorica. Narrazione che emerge da una orchestrale tavolozza che gioca con varie e ripetute tonalità: dal bianco candido- etereo al blu Oltremare, dal giallo al rosso sanguigno.

La sua pittura a tratti “scultorea”, che rivive “tra pensieri filosofici di aristotelica memoria, storiche citazioni e platonici riferimenti”, diviene in “Cattedrali della conoscenza ” – questo il titolo della sua prima personale romana – un viaggio che si perde nei meandri delle dottrine, tra “l’amore del sapere”, in un linguaggio che trova  spazio vitale nel “piacere della domanda”.

Durante le mie conversazioni nello studio del Maestro Giaccari…

…circondati da quello che è a tutti gli effetti un “Metaverso” di materia e di colore, ho spesso sostenuto che il grande merito di questo artista è quello di provocare pensiero. Lo dimostra ancora una volta in questa esposizione. 15 le tele esposte che accompagnano lo sguardo alla scoperta della conoscenza, in questa mostra in cui arte e filosofia si uniscono. In 7 di questi dipinti di ultima produzione, i simboli disseminati sui supporti, che necessitano di uno sguardo attento per essere apprezzati nella loro totalità narrativa, emergono da uno sfondo nebuloso su cui si stagliano le “Cattedrali della conoscenza”.

È un viaggio nel tempo e nella storia in cui l’artista, ripercorrendo alcuni tra i più conosciuti archetipi filosofici, da Talete ad Aristotele, passando per Empedocle, ci e si interroga sul concetto di felicità, di trascendenza e spiritualità. E quello che a prima vista può sembrare un mero cammino tra le pietre miliari della filosofia è in realtà una ricerca personale di crescita e consapevolezza. Un cerchio che inizia nel VII sec. e si conclude nel IV sec. a.C.

Ed è proprio sulla fine che mi voglio concentrare ora.

Eudaimonia, (“eu” buono, “daimon” genio) questo il titolo della tela che chiude la prima serie pittorica di Giaccari dedicata alla teoretica, è termine che richiama la felicità come fondamento dell’etica. Un concetto antico che, partendo dai presocratici ha attraversato la filosofia e che in Giaccari rivive in chiave Aristotelica come l’insieme delle virtù che, attraverso la conoscenza del sé e la giusta misura, portano l’uomo alla propria piena realizzazione.

In quest’olio su tela, una sorta di racconto autobiografico in cui il messaggio è già interamente insito nei simboli, l’artista raggruppa molti degli elementi cari alla sua poetica: corpi senza identità, cavalli sospinti da nobile sentimento, soffici piume, cicatrici, “porte-soglia” e al centro della composizione il drappo sacro-pagano. Su di un “palcoscenico” dalla velata resa prospettica, l’artista pone se stesso sotto forma di una silhouette antropomorfa dal “volto-senza volto”. Dietro di lui si staglia una grande vetrata gotica, il cui candore illumina l’intera composizione. La scena è “abitata” da altri fondamentali elementi che rendono l’opera un vero e proprio “testo”, di lettura non banale.

In una sorta di testamento visivo…

…l’artista sembra palesare la sua personale Eudaimonia. Lo fa attraverso la raffigurazione della piuma, simbolo di conoscenza e parola, lo fa attraverso il verbo, altro elemento alla base della sua grammatica. Nella parte inferiore della tela, sulla destra, compaiono rivelatrici queste parole: “Cosa porti sulle labbra socchiuse? La piuma della parola che anela conoscenza. Quale parola fra le labbra socchiuse? Eudaimonia perché la piuma vola alta.”

Questi i versi che il Maestro Ettore Giaccari imprime sulla tela, svelando il suo Daimon.

E il vostro qual è?

Dal 4 al 10/4/25 “Yulia Gladkaya in arte Birò: THE WALL” al Medina Art Gallery

Dal 4 al 10 alrile 2025

MEDINA ART GALLERY – VIA MERULANA, 220

Yulia Gladkaya in arte Birò: THE WALL

 

Gladkaya in arte Birò nel testo critico a cura di Grazia Mocci

La mostra personale di Birò si configura come un’avventura ai confini tra organico e artificiale. E invita il visitatore ad immergersi in un universo ibrido in cui creature cibernetiche prendono forma attraverso il tratto essenziale e incisivo della penna a sfera. L’artista, con ritmo morbido e ventoso, trasforma lo strumento d’uso quotidiano in un mezzo d’indagine visiva che interroga il rapporto tra umanità e tecnologia, tra corpo e macchina.

Nata a San Pietroburgo e laureata all’Accademia di Brera, Birò traduce nelle sue opere un intreccio tra memoria personale e immaginario globale, in cui le sue radici culturali emergono come una traccia sottile ma persistente. Ogni opera nasce dall’ascolto di una canzone, prevalentemente rock, che diviene per l’artista una musa ispiratrice capace di tradurre le vibrazioni sonore in segni visivi. Questa connessione con la musica non è soltanto la prima tappa del processo creativo, ma anche un ponte emotivo che incita il pubblico ad entrare nell’opera e navigare con la propria mente. Nel concept dell’artista, proprio il pubblico dovrebbe lasciarsi trasportare aldilà della superficie del disegno, per agevolare la propria creatività ed esplorare liberamente il proprio immaginario. Come un extraterrestre che osserva per la prima volta la terra, con comportamenti e movimenti umani, cambiando di volta in volta angolatura.

Al centro dell’esposizione si erge un’installazione che s’ispira al “The Wall” dei Pink Floyd: una parete costruita come un mosaico di circa cinquanta opere, che si fondono in un’unica struttura visiva. Come un mattone, ogni disegno contribuisce alla costruzione di un muro che non separa, ma apre porte. Questa composizione stratificata è una sorta di concept-album artistico di Birò, una banca della memoria personale con tutti i suoi file, dove l’artista riflette sull’identità contemporanea e sulla permeabilità dei confini tra reale e virtuale. Le figure cibernetiche e mitologiche che abitano il percorso espositivo sembrano provenire da una realtà distopica, ma racchiudono in sé un’umanità fragile e necessaria. I corpi ibridi, privi di equilibrio, evocano un dialogo costante tra evoluzione e perdita, tra il tentativo di trascendere i limiti dell’uomo e la nostalgia per ciò che resta irrimediabilmente umano. L’adozione della Bic e del formato A4 accentuano il contrasto tra la complessità delle forme e l’umiltà del mezzo, mettendo in luce un’intenzione quasi artigianale in un contesto che esplora l’oltre-umano. L’artista, che intende sfidare la rapidità dell’era digitale, invita a una profonda e meditativa riflessione dove ogni linea diviene resistenza, memoria e interrogazione.

Questa mostra non è soltanto esplorazione estetica, ma anche indagine sulle tensioni della realtà attuale. Il muro di disegni è concepito come una metafora di barriere visibili e invisibili: quelle tra l’uomo e la macchina, tra l’individuo e la collettività, tra il sé e le proprie ombre. Eppure, ogni mattone sembra voler aprire una breccia, invitando a gettare lo sguardo altrove, a interrogarsi su cosa significhi essere umani e sulla natura della propria individualità nell’epoca della tecnologia pervasiva.

Dal 4 al 6/4/25 “Brunello Bonanni su eroi Bretoni e Normanni” Mostra fotografica al Medina Art Gallery

Dal 4 al 6 aprile 2025

MEDINA ART GALLRY – VIA A. POLIZIANO 4,6

Eroi Bretoni e Normanni

Mostra fotografica di

Brunello Bonanni

Il pensiero scorre nel tempo e il tempo scorre nel pensiero.

Un binomio che ha mille sfaccettature, difficili da cogliere e facilmente sfuggenti. Ma è possibile fermarli insieme in un momento? Dono di uno stato d’animo, comunicativo di emozioni, reso visuale perché il suo immaginario possa raggiungerci con tutta la potenza del suo ignoto?

E’ quello che l’artista intende far vivere al visitatore attraverso questa esposizione fotografica che racconta la capacità di leggere l’emozione di un momento per fermala in uno scatto. E proiettarla in un mondo chimerico con l’impiego dell’Intelligenza Artificiale Generativa.

Brunello Bonanni è alla sua seconda esposizione personale dopo aver partecipato con il tema “Fotografare il Silenzio” alla rassegna artistica organizzata dal comune di Alatri. Pur rimanendo nello spazio della fotografia amatoriale, si distingue per la capacità di saper cogliere nei suoi scatti il brio di un momento, la vitalità di una scena con la freschezza di una inquadratura non pre-costruita!

L’esposizione è rappresentativa di sguardi sul festival “Les Grandes Medievales”…

…una ricostruzione storico-culturale degli usi e costumi francesi del tardo Medioevo, ambientata a Fort La Latte Château de la Roche Goyon in Bretagna. Un posto iconico sede di numerosi set cinematografici tra i più famosi “Milady” 2023, “The last Mistress” 2007, “Chouans!” 1988, “The Vikings” 1958.

L’esperienza immersiva, oltre a suscitare con linguaggio fotografico una risposta emotiva, sviuppa un’auto-narrazione dei personaggi ambientata nel contesto dell’epoca: Britannia e Normandia del XIV secolo.

I protagonisti degli scatti, attraverso un sofisticato utilizzo dell’Intelligenza Artificiale Generativa di ultimissima generazione (quindi eco sostenibile), si raccontano nei loro trascorsi con pensieri e ricordi, esprimendo desideri e passioni, per guardare avanti con sogni ed aspirazioni.

Ringraziamenti sentiti vanno allo “Château de la Roche Goyon” per aver concesso all’artista il consenso di pubblicare fotografie scattate nella proprietà, con figuranti e interpreti dei personaggi come soggetti.