Dal 3 al 9 aprile 2026
MEDINA ART GALLERY – VIA POLIZIANO, 4-6
Battiti Silenziosi
Mostra personale di
Konstantinos Liotis
‘Battiti Silenti” è ciò che non sempre può essere espresso attraverso parole, ma che necessita di essere percepito. Il lavoro di Konstantinos Liotis emerge da paesaggi interiori in cui l’identità si frammenta, si riformula e pulsa sotto lo strato dell’esperienza. Le opere appaiono come cartografie emotive: spazi in cui il linguaggio si dissolve, il silenzio diventa pressione e il colore assume il ruolo della voce. Attraverso una vivida intensità cromatica, figure distorte e geometrie fluide, Liotis traduce stati interiori in narrazioni visive che respirano, fremono e si trasformano.
Al centro della sua esperienza artistica c’è la tensione tra frammentazione e totalità: i volti si moltiplicano, i corpi si dissolvono, le mani protendono, i cuori si spezzano e si riformano. Non identità fisse ma stati in divenire, istanti in cui l’io è sospeso tra il collasso e la creazione. Che si tratti di lotte personali, traumi collettivi, ansia tecnologica o felicità radicale, le opere insistono sull’identità: mai statica, forgiata mediante la pressione, la contraddizione e le scelte coraggiose. Il silenzio pulsa attraverso cardiogrammi, bocche serrate, mani aperte e linee elettriche. Tutto rifiuta di rimanere immobile: la creazione diviene sopravvivenza, la felicità un atto di sfida, l’amore diviene riconoscimento. Anche il dolore e l’ingiustizia non sono rappresentati come punti finali, ma come forze che richiedono memoria, responsabilità e trascendenza.
Il linguaggio visivo fonde forme organiche e geometriche…
…caos e struttura, intuizione e intenzione. Il colore non è decorativo ma viscerale, qualcosa che si assapora, si respira e si sopporta. Le linee si piegano e si fondono come correnti emotive, mentre i simboli ricorrono come incipit: bocche che parlano e urlano, mani che si tendono e combattono, occhi che testimoniano, semi che si schiudono, cuori che resistono. Konstantinos Liotis approccia la pittura sia come esplorazione di sé che come narrazione aperta. Le sue opere non dettano il significato, ma lo stimolano. “Battiti silenti” è in definitiva una mostra sul recupero: il recupero della voce, dell’emozione, della presenza. È un promemoria: anche nel silenzio, qualcosa pulsa… e se ascoltiamo attentamente, potremmo sentire noi stessi in divenire.
