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“Yes, we can” anche all’Esquilino

Lo scorso giovedì 22 settembre, dopo  un significativo ed accurato  restauro, è stata inaugurata la storica fontana dell’Acquario Romano ora Casa dell’Architettura. Cerimonia sobria in un ambiente che ci ha suggerito una semplice ma importante  riflessione: il giardino di fronte al monumento nonostante  sia  aperto al pubblico é pulito, curato, in una sola parola, bellissimo. E’ sorvegliato e chiuso di notte e a questo si aggiunge una particolare cura  da parte del personale addetto per il prato, le piante e i vialetti. Il risultato è incredibile specie se confrontato con realtà vicine (il giardino di Piazza Vittorio per esempio).

Tutto questo per sottolineare che con semplici ingredienti (pulizia, manutenzione, sorveglianza e organizzazione) si pùò arrivare a dei livelli di decoro molto  elevati anche in una zona “difficile” come quella di piazza Manfredo Fanti situata tra la Stazione Termini e, appunto, Piazza Vittorio. E questa sinergia tra pubblico, privato e cittadinanza non è l’unico esempio nel nostro Rione, c’è un’altra realtà, infatti, anche se ovviamente in divenire, riscontrabile a Piazza Dante dove, per ora,  una parte del giardino è stata ripulita , riqualificata e ridonata alla cittadinanza grazie all’interesse della Presidenza del Consiglio dei Ministri a cui fanno capo gli uffici dei Servizi Segreti che a lavori terminati prenderanno possesso dello storico edificio dela Cassa Depositi e Prestiti a Piazza Dante. Non resta che suggerire alle autorità competenti di prendere lo spunto da queste situazioni per cercare di risolvere i gravi problemi di degrado ambientale che affliggono molte altre zone del Rione.

“Festa della Semina” sabato 20 aprile dalle ore 10 in Piazza M. Fanti

Manifesto col A4mod

Ortolino – sperimentazione di orticultura urbana

Il bisogno di mettere le mani nella terra, di avere un contatto diretto con posti e persone, di riappropriarsi dello spazio pubblico, ha portato a una rete diffusa di realtà, alcune più grandi e visibili, altre minute ma di grande importanza sociale per una città come Roma che si caratterizza oggi per una fortissima connotazione agreste che sopravvive a dispetto delle incessanti tendenze di espansione urbana e dei crescenti processi di evoluzione socio-produttiva che ne hanno accompagnato, spesso in maniera scriteriata, le fasi di sviluppo. Questa rete costituita da esperienze di orticultura urbana collettiva e plurale, seminando fiori e ortaggi nelle “crepe” cittadine, traccia segni visibili nel paesaggio urbano, addolcendone i contorni e animando gli spazi residuali, restituendoli di fatto alle comunità locali e determinando così un nuovo paesaggio metropolitano. L’orticultura urbana si propone infatti sia come valida soluzione di riqualificazione urbana, occupando ritrovati spazi pubblici dal carattere fortemente innovativo, capaci di dare una concreta risposta alla crescente domanda di paesaggio e natura in ambito urbano, sia come occasione per innescare importanti politiche di inclusione sociale, basate sul coinvolgimento attivo della popolazione nella progettazione e gestione degli spazi in modo da aumentare il senso di comunità e la responsabilizzazione nei confronti dello spazio pubblico. L’obiettivo è quello di far crescere un modello rurale-urbano innovativo creando sinergie tra mondo educativo, comunità locali, associazioni di cittadini e istituzioni al fine di creare una rete indispensabile per il trasferimento di esperienze e cosi formare una cultura dell’ambiente fondamentale per una crescita sostenibile di un territorio che si riappropria dei suoi ritmi naturali.

In questo panorama programmatico si inserisce il progetto Ortolino, promosso dalla scuola Di Donato e dalla Casa dell’Architettura di Roma e finanziato dalla Provincia di Roma, un orto condiviso didattico che si propone non solo come strumento di pedagogia attiva, ovvero dell’imparare facendo, ma anche come attrattiva per i cittadini del multietnico quartiere Esquilino che saranno coinvolti attivamente nella gestione dell’orto. Dal punto di vista didattico l’orto costituirà l’oggetto di un apprendimento attivo, multidisciplinare e trasversale, laboratorio privilegiato per l’osservazione diretta dei processi biologici e occasione per ragionare in modo critico sull’ambiente, sugli usi alimentari e le relative diversità culturali, e sulla sostenibilità ambientale ed economica della nostra catena alimentare. Ortolino si propone, quindi, come strumento di apprendimento multidisciplinare e di conoscenza della natura attraverso esperienze sensoriali, tattili, olfattive, emotive, e visive per insegnare in modo empirico alcuni fondamenti delle materie scientifiche e i principi di botanica ed agronomia, di ecologia e del rispetto dell‘ambiente. Invece dal punto di vista sociale l’orto, proponendosi come permanente laboratorio di integrazione multiculturale, di sostenibilità ambientale, sociale e umana nel cuore del quartiere, costituirà un centro di aggregazione, di integrazione, di collaborazione e condivisione di obiettivi e buone pratiche per la cittadinanza e come volano di integrazione delle diverse culture presenti nel quartiere attraverso la condivisione dei saperi e delle rispettive tradizioni.

Il progetto realizzativo è stato sviluppato da un gruppo di giovani architetti e pianificatori dell’università La Sapienza. L’idea progettuale alla base è la rilettura del tracciato storico di ingresso dell’Acquario Romano che conduce appunto dalla struttura al cancello ormai in disuso. Per sviluppare quest’idea si è pensato a una successione di vasche destinate alla coltivazione disposte in sequenza tale da dare profondità e indirizzare lo sguardo verso un punto focale definito. Tali vasche sono state realizzate per lo più con dei bancali da trasporto riciclati per garantire da una parte la sostenibilità economica del progetto, sensibilizzando al tempo stesso a pratiche di riciclaggio e di riuso creativo dei materiali e garantendo al progetto un imprescindibile carattere di mobilità. Infatti l’Ortolino è stato pensato come una struttura mobile capace di adattarsi alle varie esigenze e funzionalità di un giardino urbano e di seguire la ciclicità delle stagioni. Sono stati inoltre coinvolti a vario titolo alcuni agronomi, sia indipendenti che facenti parte della rete di Campagna Amica, che hanno selezionato una serie di piante e ortaggi non convenzionali e quindi di notevole importanza didattica, ed è stata favorita la consociazione tra piante.