Dal 27 febbraio al 9 marzo 2025
TEATRO BASILICA
Dal 27 febbraio al 9 marzo 2025
TEATRO BASILICA
Un articolo di Giovanni Gardini pubblicato sul suo sito relativo ai mosaici situati nell’arco absidale all’interno della Basilica di Santa Maria Maggiore. Non solo arte e religione ma un interessantissimo approfondimento storico che ci proietta nella Roma di diversi secoli fa.
Il mistero dell’incarnazione nell’arco absidale di Santa Maria Maggiore a Roma
25 e 26 febbraio 2025
TEATRO BRANCACCIO
Produzione DNA Concerti
24 febbraio 2025
TEATRO BRANCACCIO
Savà – Produzioni Creative
23 febbraio 2025
TEATRO BRANCACCIO
Prodotto da Stefano Francioni Produzioni
Musiche Davide Cavuti | Light designer Marco Palmieri | Comunicazione Paolo Basile
23 febbraio 2025 ore 11:00
ACQUARIO ROMANO – CASA DELLìARCHITETTURA
Ingresso libero
La tradizione dell’attuale Banda del Corpo di Polizia Locale di Roma Capitale affonda le sue radici storiche all’inizio dell’800 quando venne costituita la “Banda delle Guardie di Città”. Dal 1987, con la direzione del Maestro Nello Giovanni Maria Narduzzi, la Banda ha adottato importanti innovazioni, inserendo accanto alle marce e ai brani classici più noti brani di autori contemporanei e musiche da film, rendendo i concerti di sicuro interesse anche per i non addetti ai lavori e la musica fruibile ad un vasto pubblico. Ad oggi la banda, sotto la direzione del Maestro Direttore Alberto Di Gianfelice, continua ad essere un prezioso veicolo di diffusione della cultura musicale.
Evento promosso da
Casa dell’Architettura
Ordine Architetti Roma
Acquario Romano
In collaborazione con
Stato Maggiore della Difesa – Italian Armed Forces
22 febbraio 2025 ore 21:00
23 febbraio 2025 ore 19:00
PALAZZO MERULANA
Palazzo Merulana, sede della Fondazione Elena e Claudio Cerasi, gestito e valorizzato da Coopculture, è lieto di ospitare lo spettacolo “Ci Siamo Già Visti?”.
Quante volte ci troviamo accanto a delle persone che non conosciamo? Inconsapevoli continuiamo ad incontrarci senza vederci e a condividere pezzi di storia senza saperlo.
In fila alla posta, imbottigliati nel traffico, al cinema, in pizzeria e perché no nella sala di un museo intenti a vedere uno spettacolo.
Un’occhiata di sfuggita e poi via a rincontrarci e a condividere spazio, tempo, emozioni senza sapere che ci siamo già visti!
“Ci Siamo Già Visti?” è uno spettacolo di teatro danza in cui il pubblico diventa attore riconoscendosi nella storia dell’altro e l’attore diventa pubblico condividendo, spalla a spalla, storie di vita che potrebbero essere la propria.
Una fusione di diversi linguaggi artistici, danza, teatro, pittura, scultura, magistralmente interpretata dalla compagnia di danza CUS Roma Dance Company e Silvano Vecchio, Anna Lombardi, Chiara Moscatelli, Giacomo Leandro Palmeri.
Testi e Coreografie: Tiziana Persichetti Auteri e Lorenzo Gautieri
Diretto da: Tiziana Persichetti Auteri
BIGLIETTI | ACQUISTO ONLINE
Euro 10.00
Diritti di prevendita euro 2.00
Il progetto datato 1669 riguarda la parte absidale della Basilica di Santa Maria Maggiore. Prevedeva oltre a un colonnato imponente, 47 statue di santi.
In questo articolo, Mario Cipollone del gruppo Facebook “Roma da scoprire” descrive la storia e i retroscena che portarono alla revoca non solo del progetto absidale ma anche di quelli delle tombe papali all’interno delle cappelle Sistina e Paolina
BERNINI. L’avessero lasciato fare il volto di Santa Maria Maggiore a Roma oggi sarebbe ben diverso.Attorno al 1670 quando, per l’età e l’amarezza di alcuni insuccessi, era ormai in fase declinante, Gian Lorenzo Bernini ricevette per Santa Maria Maggiore tre incarichi: il monumento funebre a papa Clemente IX (1667–1669), la statua di bronzo di Filippo IV e soprattutto la ristrutturazione dell’altare e della parte absidale.L’avesse eseguiti, il volto della Basilica sarebbe cambiato per sempre. E invece, per fortuna o forse no, non ne portò a termine nessuno.Il primo incarico gli fu revocato.Il secondo fu eseguito da un suo allievo e in modo diverso da come lui l’aveva concepito.Quanto al terzo, il più cospicuo, elaborò il progetto, costruì un modello in legno come usava fare, avviò i lavori ma fu fermato.Clemente X (1670–1676), succeduto nel frattempo a Clemente IX che gli aveva conferito l’incarico, non si poteva più permettere certe spese. Tanto che, in sei anni di pontificato, non andò oltre la costruzione della seconda, modesta fontana di piazza San Pietro. E in effetti, a stargli appresso, Bernini avrebbe fatto spendere al povero Clemente una montagna di denaro.***Aveva passato i settant’anni, non aveva più la fantasia sfrenata di un tempo, ma gliene restava in abbondanza. E comunque, per sua natura, era capace di concepire solo idee grandiose. E così, l’avessero lasciato fare, avrebbe alzato sull’abside di Santa Maria Maggiore una terza cupola che, con le due già esistenti, avrebbe formato una specie di triangolo, conferendo alla struttura una vaghezza orientale. Avrebbe costruito sul retro un portico sostenuto da quattordici colonne corinzie, popolandolo con una selva di quarantasette statue di santi, quasi a richiamare il colonnato di San Pietro. E a quel punto non si sarebbe più capito quale fosse la facciata principale.Quanto all’interno, avrebbe voluto ripetere l’accoppiata Sistina – Paolina, cioè realizzare due nuove cappelle simmetriche per accogliere le tombe di Clemente IX e Alessandro VII, nonché sostituire i mosaici del Torriti con affreschi di Carlo Maratta. Il che la dice lunga su come, non solo il cardinale Domenico Pinelli, ma anche grandi artisti tenevano in considerazione all’epoca i mosaici medioevali.Aveva cominciato a rimuovere le figure di Francesco e di Antonio, dei due campioni francescani, dall’abside, quando fu fermato.***Fu Carlo Rainaldi, architetto e musicista, autore tra l’altro delle due note chiese gemelle in piazza del Popolo, ad armonizzare i due lati retrostanti la Basilica che armonici non erano mai stati. Lo fece in modo apparentemente semplice, sobrio e naturale. E senza spendere una fortuna, come si confaceva a un uomo quieto ed equilibrato, alla ricerca di una terza strada dopo le intemperanze di Bernini e Borromini.Secondo alcuni, l’opera segnò la fine del Barocco preannunciando linee architettoniche meno nervose e infiammate. E così ad affacciarsi dalla balconata della Basilica su piazza dell’Esquilino, invece dei quarantasette santi previsti dal Bernini, sono appena quattro e non si sa come assortiti: Pietro, Paolo, Domenico e Davide; tutti irriconoscibili salvo l’ultimo. E per una piazza pressoché deserta, frequentata quasi solo da sparuti gruppi di protesta e da barboni, da piccioni e ultimamente anche da gabbiani, basta e avanza.( da Santa Maria Maggiore di Mario Cipollone, mmc edizioni, venduto da Amazon e piattaformi )
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