12 aprile 2023 ore 19:00
MERCATO CENTRALE – SPAZIO FARE
La valigia di Francesca
洋葱饼 YANGCONG BING piadine cinesi
宫保鸡丁 GONGBAO JIDING Pollo gongbao
涼拌黃瓜 LIANGBAN HUANGGUA cetrioli in insalata con salsa speciale
12 aprile 2023 ore 19:00
MERCATO CENTRALE – SPAZIO FARE
Dal 12 al 23 aprile 2023
TEATRO AMBRA JOVINELLI
| Presentato da | Nuovo Teatro diretta da Marco Balsamo in coproduzione con Fondazione Teatro Della Toscana e Lotus Production |
| con (in ordine alfabetico) | Dino Abbrescia, Alice Bertini, Marco Bonini, Paolo Calabresi, Massimo De Lorenzo, Anna Ferzetti, Valeria Solarino |
| regia | Paolo Genovese |
| scene | Luigi Ferrigno |
| costumi | Grazia Materia |
| luci | Fabrizio Lucci |
| Orari spettacolo | dal martedì al sabato ore 21:00 giovedì 13, venerdì 14 e mercoledì 19 aprile ore 19:30 domenica ore 17:00 sabato 15 aprile doppia replica ore 16:30 e ore 21:00 |
I problemi all’Esquilino, si sa, non mancano ma il 2023 è iniziato con diversi sold out per eventi vari, spettacoli e mostre, segno che l’interesse per la cultura ma anche per ciò che può offrire il nostro Rione sta crescendo in maniera notevole. Ecco alcuni esempi


Un interessantisimo articolo tratto dal sito “vaticannews.va” su una misteriosa quanto importante reliquia custodita presso la Basilica di Santa Prassede nella Cappella di San Zenone
In una cappella della basilica romana sull’Esquilino si trova esposto il cippo tradizionalmente ritenuto quello cui fu legato Cristo per essere fustigato. Un oggetto devozionale antico ed enigmatico che interroga sul significato profondo delle reliquieMaria Milvia Morciano – Città del Vaticano
Lungo la navata destra della basilica paleocristiana di Santa Prassede, accanto allo scintillante e magnifico sacello di San Zenone, si apre una piccola cappella dove, dentro un reliquiario a forma di tempietto dorato, opera in stile Art Nouveau dell’artista Duilio Cambellotti e datato al 1898, è esposta una colonnina di pietra bianca e nera. In essa sarebbe stata riconosciuta la colonna alla quale fu legato Cristo per la flagellazione.
Un singolare elemento architettonico
Alta solo 63 cm, è leggermente rastremata, misura circa 40 cm di diametro alla base. La pietra è un tipo di granito, il gabbro diorite, a grossi cristalli bianchi, proveniente dalla parte settentrionale del Deserto orientale egiziano. Si tratta di un luogo lontano, impervio e desertico. Con probabilità i cavatori appartenevano alle classi sociali più povere, i damnati, gettati senza speranza a lavorare arrampicati su pareti verticali. Il trasporto dei blocchi era lungo e difficile e difficile era anche lavorare questa pietra, benché molto pregiata. La sua importazione a Roma avviene soprattutto in periodo Giulio Claudio, cioè nel I secolo d. C. La forma della colonnetta farebbe pensare a un trapezoforo, sostegno di un tavolo, oppure di un labrum, un bacile, ma ciò non esclude un suo riuso successivo. Anche quello di colonna per la flagellazione.
La flagellazione, tortura crudele
Diversa dalla fustigazione, la flagellazione era un supplizio molto diffuso nell’antica Roma, che si effettuava con il flagrum, una frusta con dei terminali acuminati che laceravano le carni. Ogni domus, casa signorile, ricorda Cicerone, aveva una colonna alla quale legare e punire i propri schiavi. Sappiamo anche che la flagellazione precedeva sempre la pena capitale, soprattutto la crocifissione. Nei Vangeli non si fa mai accenno ad alcuna colonna, ma tre parlano concordemente e in modo inequivocabile, per Cristo, di flagellazione (Mc 15, 15; Mt 27, 26, Gv 19, 1), mentre Luca fa riferimento a una generica punizione (Lc 23, 22).
La prima testimone
La prima a parlarne fu Egeria nel suo Itinerarium, nel 383, durante la funzione del Venerdì Santo, a Gerusalemme: “Non è ancora sorto il sole; dopo il congedo tutti di slancio vanno a Sion, a pregare presso la colonna della flagellazione”. Il luogo di cui parla Egeria, il monte Sion, corrisponde al luogo dove sorge la chiesa degli Apostoli.
La colonna a Roma
Secoli dopo, la colonna sarebbe stata portata da Gerusalemme a Roma dal cardinale Giovanni Colonna, durante la V Crociata, nel 1223. Non sfuggirà che il cognome del legato pontificio in Oriente è lo stesso della reliquia e può essere letta in entrambi i modi: la prova che si tratti di un’invenzione, un artificio per guadagnarsi la benevolenza di Papa Onorio III o, al contrario, un dono provvidenziale, come lui stesso riteneva. La colonna fu posta nella basilica di Santa Prassede della quale era titolare il porporato. La solennità della colonna fu approvata dalla Santa Sede e celebrata nella quarta domenica di Quaresima.
Nel tempo sembra che l’anello di ferro che stava ancorato sulla sommità, per far passare la corda e legare i polsi, fosse stato donato nel 1240 al re di Francia san Luigi IX. Nel 1585 papa Sisto V donò una scheggia della colonna agli abitanti della città di Padova.
L’annosa questione sull’originalità delle reliquie
Le obiezioni circa l’autenticità o meno della colonna partono dall’altezza ridotta della colonna, come si è detto 63 cm, che avrebbe costretto il condannato a subire il supplizio assumendo una postura innaturale. Ma proprio questo particolare la rende plausibile: i colpi della flagellazione non dovevano toccare gli organi vitali perché questo avrebbe favorito il rischio di morte. Ad esempio non si doveva ferire l’area del cuore. Legato a un supporto così basso, il progioniero era costretto a stare curvo in avanti evitando così di esporre ai colpi la parte del corpo da preservare. Sotto questo aspetto, la colonna di Santa Prassede avrebbe un’altezza coerente.
La colonna di santa Prassede nell’arte
L’iconografia particolarmente drammatica e crudele della flagellazione di Cristo è assai diffusa e con essa si sono misurati moltissimi artisti, dai minori ai più grandi, basti pensare a Piero della Francesca, fino a Bramante e Caravaggio.
La colonna è sempre alta e slanciata, coronata da un capitello di tipo antico oppure una statua. Oppure immaginata come se proseguisse oltre i contorni del dipinto, svettando verso l’alto, come nel caso di Antonello da Messina. La colonna riassume in sé l’intero mondo pagano. La figura di Cristo, con il suo sacrificio, ne è il contraltare, il riscatto.
Invece la forma leggermente troncoconica uguale a quella di Santa Prassede, oltre che rintracciarla in alcuni affreschi della basilica dove è custodita, come nell’affresco del pittore fiorentino Agostino Ciampelli, artista della Controriforma, si trova anche altrove, come tra gli angeli di Ponte Sant’Angelo con gli strumenti della Passione. E’ uno dei più belli, tiene tra le braccia la colonna di Santa Prassede. Sulla base della statua l’emblematica iscrizione: Tronus meus in columna, “il mio trono è su una colonna” (Sir 24, 7). Questa scultura è di Antonio Raggi, eseguita su disegno del Bernini del quale era collaboratore e allievo.
Dal XVII secolo nell’iconografia della flagellazione si diffonde grandemente la forma a rocchetto della colonnina romana, segno della diffusione della sua devozione anche oltre l’Urbe, presso diversi artisti toscani ma anche veneti e di altre zone. Ancora in particolare, in un dipinto nella Badia Fiesolana, un artista anonimo fioretino seicentesco non tralascia di raffigurare minuziosamente anche i caratteristici cristalli bianchi sul fondo nero della colonna.
Il significato della reliquia
La colonna è un oggetto che non può dire più di quello che è possibile. Non è un’iscrizione come il Titulus Crucis e ancora di più non è la mappa dettagliata della Sindone. È però un elemento che si inserisce in modo concorde nel racconto della Passione. La basilica di Santa Prassede è legata alla vita della omonima fanciulla vissuta nel II secolo, che si prodigò per nascondere i cristiani perseguitati dando loro sepoltura. Secondo la tradizione, il sangue dei martiri fu da lei asciugato con una spugna e raccolto nel pozzo che si trova al centro della chiesa, nel punto in cui vi è un disco di porfido.
La colonna della flagellazione, quindi, riassume in sé il significato di testimonianza viva di Cristo e della sua Passione nella quale si rispecchia il sacrificio dei martiri. Il gran numero di reliquie conservate nella basilica sembra rievocare questo legame. Il culto della colonna di Santa Prassede non si lega a un’evidenza storica materiale, ma è memoria reale della storia.
Altre colonne della flagellazione
La colonna romana non è l’unica ritenuta della flagellazione. Una seconda si trova a Gerusalemme, nella basilica del Santo Sepolcro, ricordata da un pellegrino anonimo di Bordeaux in uno scritto datato al 333, mentre san Cirillo di Gerusalemme la ricorda in una catechesi del 348. Alcuni studi cercano di accordare entrambe le tradizioni facendo riferimento a due distinte flagellazioni di Cristo: la prima nel pretorio con Pilato, la seconda nel palazzo di Caifa. Ancora altre due colonne sono ritenute quelle della flagellazione: a Istanbul e nella basilica del Santo Sepolcro a Bologna.
Dal 6 aprile al 21 maggio 2023
PALAZZO MERULANA
Palazzo Merulana, in sinergia con Fondazione Elena e Claudio Cerasi e CoopCulture, è lieto di ospitare la mostra del pittore Peter Flaccus, “The painting is a place”, a cura di Francesco Cochetti.
Americano di nascita e di formazione, Peter Flaccus, all’inizio degli anni ’90, ha scelto di trasferirsi a Roma, dove l’incontro con l’arte classica ha determinato una svolta nel suo percorso creativo, con l’abbandono della pittura a olio a favore di una tecnica antica, la pittura a encausto.

Dal 5 al 17 aprile 2023
MUEF ART GALLERY
Peronali a confronto
Dal 7 al 30 aprile 2023
TEATRO BRANCACCIO
Dai produttori di £Alice in Wonderland”

Dopo il grande successo di Alice in Wonderland il circo contemporaneo torna al Teatro Brancaccio con Il mago di Oz.
La geniale fiaba de Il Mago di Oz, viene proposta in questo mirabolante family show in una chiave scenica del tutto originale: il linguaggio del musical e del circo contemporaneo si fondono in una nuova dimensioneRegia di Maxim Romanov
musiche originali di Andrei Zubets
produzione Light Dance
distribuzione MG Distribuzione
Dal 7 aprile al 31 maggio 2023
MUSEO NAZIONALE ROMANO – TERME DI DIOCLEZIANO
Aprirà al pubblico a partire da venerdì 7 aprile, presso le Terme di Diocleziano, la mostra “Acqua nell’Arte e Arte dell’Acqua – Fontane e Nasoni di Roma”, a cura di Stéphane Verger e di Vincenzo Lemmo; l’evento, promosso da Acea Gruppo, è organizzato dal Museo Nazionale Romano e dal Centro Europeo Turismo e Cultura. L’esposizione celebrerà il rapporto tra Roma e l’acqua, attraverso una ricca selezione di opere del Museo Nazionale Romano solitamente conservate nei depositi: opere recuperate dalle acque o opere che dell’acqua si fanno in qualche modo interpreti.La Mostra sarà aperta fino al 31 Maggio 2023.
Roma, Museo Nazionale Romano, Terme di Diocleziano – Via Enrico de Nicola, 78 – 00185
martedì – domenica ore 11:00-18:00 – la biglietteria chiude alle ore 17:00
6 aprile 2023
TEATRO BRANCACCIO
Giorgio Panariello
Produzione FRIENDS&PARTNERS
Durata 2 ore (senza intervallo)
regia di Giorgio Panariello
Dopo il successo delle date teatrali che hanno impegnato Giorgio Panariello tra gennaio e marzo, il nuovo spettacolo dell’attore e comico toscano LA FAVOLA MIA, nato per festeggiare i 20 di carriera dal successo di “Torno Sabato”, sarà in scena al teatro Brancaccio con una NUOVA DATA LUNEDì 6 MARZO 2023.
Tante risate, un pizzico di irriverenza, attualità e grandi classici del suo repertorio: saranno questi gli ingredienti di questo nuovo spettacolo in cui Panariello racconta e si racconta ripercorrendo in una veste inedita e attuale i 20 anni che lo hanno visto protagonista tra teatro, cinema e televisione.
Radio Subasio è partner de “LA FAVOLA MIA”.

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